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LA FINE DELL’UGUAGLIANZA SOCIALE – Ugo Mattei

Vi proponiamo l’intervento del giurista e scrittore Ugo Mattei, tratto dal ventunesimo appuntamento di “Parole Guerriere Incontri Evoluzionari” tenutosi a Montecitorio il 17 febbraio e intitolato “L’ora della scelta”.

“È saltato quel principio fondamentale intorno al quale l’intera tradizione giuridica, non soltanto giuridica, ma anche politica dell’occidente, in realtà è venuta organizzandosi, che era il principio di uguaglianza. Il fatto che si debba essere almeno relativamente uguali di fronte alla legge. Voi sapete che è stata uno dei dibattiti politici e giuridici più importanti, anche filosofici dai tempi dell’antica Grecia fino ad oggi, che ha portato tantissimi compromessi ma che sicuramente ha portato tutti a credere che fosse necessario un minimum di uguaglianza perché il sistema non fosse corrotto, cioè la mancanza di uguaglianza produce corruzione. Si trova questo tipo di riflessioni in tantissime fonti, si trova anche in Giordano Bruno che è una delle ragioni per le quali Bruno viene ucciso, come sapete, è proprio la sua ricerca di un principio universale d’uguaglianza, cioè lui aveva questa idea del comune umano, che all’epoca era un’idea molto rivoluzionaria perché riteneva che l’eguaglianza fosse un’eguaglianza legata sulla fisicità universale in un momento in cui come sapete i giuristi invece negavano per esempio l’umanità ai conquistati dell’America del sud. Tutta la questione del grande saccheggio coloniale, della grande distruzione da parte dell’occidente delle popolazioni etnicamente inferiori, aveva creato tutta una serie di dibattiti nella tradizione giuridica proprio fra i fautori di un’universalismo umanistico da un lato, e quelli che invece credevano che l’uguaglianza fosse un concetto politico che andava circoscritto nel quadro per l’appunto della polis, quindi nel quadro di rapporti legati sostanzialmente a una certa organizzazione politico-istituzionale. Ecco questo quadro salta perché saltano i rapporti di forza, perché oggi purtroppo la diseguaglianza ha raggiunto dei livelli tali da non farci più essere parte di una stessa specie. Un signore che vanta un patrimonio di 60 miliardi di euro, di dollari per la verità, Mr Bloomberg, sta provando a diventare Presidente degli Stati Uniti d’America, avendo come competitor un altro signore che di miliardi di dollari ne ha soltanto due o tre. Questi signori vengono considerati in qualche modo liberi e indipendenti in quanto non devono andare a chiedere soldi ad altri poteri forti coi quali poi contraggono dei debiti. Invece questo paradosso sostanziale per cui soltanto il ricco, soltanto il potente, soltanto colui che è parte di un’altra umanità, perché quale tipo di uguaglianza potrà mai esserci tra un signore che ha 60 miliardi di euro e i tanti che chiedono l’elemosina nelle strade di New York? Quale uguaglianza ci può essere? C’è un’uguaglianza fisica, la vecchia uguaglianza fisica che veniva riconosciuta da tanti, veniva riconosciuta da Antifonte, addirittura al quinto secolo a.C. quindi stiamo parlando di concetti antichissimi, ma oltre a quell’uguaglianza fisica non c’è altro, perché non esiste l’uguaglianza come persone. Ecco questo passaggio è il passaggio che ha creato sostanzialmente una difficoltà enorme in sistemi normativi di essere legittimi. Cioè la legge è il prodotto non già del bene comune, dell’interesse generale, ma è il prodotto di interessi specifici, particolari, che sono però interessi paganti in quanto accompagnati da forte accumulo di capitale. Il che significa che la legge è diventata sempre e soltanto legge del più forte. Di fronte alla legge del più forte, la tradizione giuridica del diritto, quindi non della legge, invoca un principio. Un principio molto importante, il principio per il quale è morto Giordano Bruno, che era il diritto di resistenza. Diritto di resistenza che viene codificato nella tradizione giacobina, ma soprattutto viene codificato intorno alla rivoluzione francese, era parte della triade dei valori fondamentali della rivoluzione borghese, ma che era già stato una trasformazione perché nel 1600 non si parlava di diritto individuale di resistenza, ma di dovere collettivo di resistenza. Cioè il diritto di resistenza non era diritto dell’individuo, il quale se resiste gli succede una sola cosa, come la nostra compagna della Valle di Susa, Nicoletta Dosio che è andata in galera per non dover chiedere a una Corte mercé per un comportamento politico molto importante che aveva fatto. Quindi il diritto di resistenza esercitato dal singolo ti porta sostanzialmente a cadere, ti porta sostanzialmente a finire in prigione oggi, all’epoca ti portava magari proprio sul rogo. Invece il dovere di resistenza teorizzato dai giuristi e quindi parte della tradizione del diritto, era un dovere collettivo in capo a quelle che si chiamavano le magistrature inferiori. In altre parole laddove il sovrano, quindi in questo caso il potere politico forse globale o il potere politico nazionale concentrato, sempre che esista ancora sovranità locale, qui c’è una grande questione aperta, qualora il sovrano portasse alla rovina il popolo, scattava il dovere di resistenza delle magistrature inferiori, cioè erano quei soggetti che avevano il potere costituito ad un livello più basso rispetto alla sovranità, a dover reagire e resistere”.


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