Xylella in Puglia: la verità dietro al taglio degli ulivi – Speciale #TgTalk

Per Byoblu: L. Uni, V. Pistillo e M. Serra.

Castellana Grotte, Bari.

Gli ulivi pugliesi: un’immensa architettura identitaria.

Gli ulivi, soprattutto quelli secolari e monumentali, sono emblema dello stretto rapporto fra uomo e natura. Le forme contorte sono infatti il risultato non solo di quella tenacia e forza della pianta nella tensione tra la vita e la morte, ma soprattutto dell’interazione da parte dell’uomo in tutta la ciclicità dell’albero. Essi sono simbolo identitario per eccellenza, in Puglia, essendo lo stemma ufficiale della Regione. Dal rapporto con l’Ulivo nascono molte tradizioni rifunzionalizzate nel tempo, reiterando un ritmo lavorativo scandito ritualmente attraverso culti e festività. La fioritura, la raccolta, la spremitura, la potatura e tutti quei momenti comunitari ricchi di simbolismo che ogni famiglia esprime attraverso balli, canti, preghiere e riti della Tradizione Popolare.

Si dice “pianta un albero per tuo nipote”, a indcare lo stabilirsi di quel lungo legame che viene tramandato di generazione in generazione da tempo immemore.

Xylella: tra miti, realtà e mistificazioni.

La Puglia, come molte altre zone del mondo, corre il pericolo di diventare terra di conquista per poteri senza scrupoli che rischierano di distruggere una cultura ricca di tradizioni e una storia millenaria.

Prima del 2013 non si sentiva parlare molto della Puglia, del Salento e dei suoi ulivi se non per ammirarne le bellezze o per organizzare le vacanze estive. Poi un bel giorno ci hanno raccontato di un’emergenza di proporzioni bibliche, ci hanno raccontato che gli ulivi secolari salentini erano in preda a un attacco devastante che stava causando un vero e proprio olocausto di alberi, causato da un batterio chiamato Xylella Fastidiosa.

Nella comunità scientifica esistono due posizioni prevalenti: una che attribuisce ad una serie di concause il disseccamento degli ulivi (criticità ambientali, incuria, micosi e Xylella fastidiosa) e che quindi propone la convivenza col batterio, un’altra che invece attribuisce la causa unicamente al batterio Xylella fastidiosa e che quindi propone il contenimento dell’infezione.

Cos’è la Xylella Fastidiosa?

Il batterio Xylella, è un batterio gram-negativo, non sporigeno, che si moltiplica all’interno dello xilema delle piante ospiti causando l’occlusione dei vasi che trasportano la linfa grezza (acqua e sali minerali) dalle radici alle foglie. Caratterizzato da diverse sub-specie, questo batterio è particolarmente diffuso negli Stati Uniti e in molte zone dell’America centro-meridionale, ma è stato segnalato anche in Asia, in Francia, in Spagna e in Italia. In Puglia è stato associato al fenomeno del disseccamento rapido degli ulivi.

L’infezione del batterio da una pianta all’altra avviene attraverso la puntura sulle foglie da parte di insetti vettori chiamati Cicaline, che hanno la caratteristica di nutrirsi della linfa attraverso il loro apparato boccale pungente/succhiante. Accade quindi che, quando questi insetti succhiano la linfa dallo xilema di piante infette, acquisiscono anche il batterio il quale viene a sua volta rilasciato all’interno delle foglie di piante non infette nel momento in cui gli stessi vettori vanno a nutrirsi della linfa di queste piante. Sono stati riscontrati numerosi casi di piante infette asintomatiche e numerosi casi di piante con sintomi di disseccamento ma non infette da Xylella fastidiosa. I sintomi principali causati dall’attacco della Xylella sulle piante consistono nel disseccamento fogliare che può interessare porzioni più o meno estese della chioma.

La prima reazione a caldo da parte dei pugliesi e, in particolar modo, degli agricoltori è stata di sgomento ed incredulità. Ancor più se pensiamo che l’unica soluzione che le istituzioni (a livello locale, nazionale ed europeo) e la comunità scientifica hanno “proposto” è stata quella dell’eradicazione sistematica e su larga scala degli ulivi infetti e messa in sicurezza con stesso sistema per quelli vicini.

Tuttavia, per comprendere al meglio molte delle dinamiche legate alla faccenda Xylella è necessario fare un passo indietro di qualche anno.

La distruzione degli ulivi per legge

Il fenomeno del disseccamento degli ulivi in Puglia (CoDiRO ovvero Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo) inizia nel 2008, nell’agro di Gallipoli.

Si parte quindi con il teorizzare un concorso di cause tra cui micosi, inquinamento delle falde e impoverimento del suolo, causato soprattutto da sperimentazioni ed utilizzo massivo di fitofarmaci, pesticidi, erbicidi (Glifosato, per esempio) e fertilizzanti di sintesi. Contribuiscono anche l’incuria e il mancato utilizzo delle cosiddette “buone pratiche agricole” le quali consistono in potature mirate e poco invasive, slupature, inserimento negli uliveti della pratica della consociazione agricola e del sovescio (per non stressare il terreno e non impoverirlo di sostanze organiche e minerali) e della pacciamatura biologica. La maggior parte degli ulivi in Puglia sono in aridocoltura, ovvero vengono coltivati utilizzando poche riserve idriche; paradossalmente sono anzi serbatoi naturali di acqua. Ciò grazie ai loro grandi tronchi e alle profonde radici che, in sinergia con la folta chioma, diventano dei veri e propri contenitori creando una vasta zona d’ombra nel terreno sottostante la pianta e impedendo l’evaporazione naturale dell’umidità dal suolo. In una terra sitibonda e piuttosto arida, gli ulivi tradizionali sono dunque la coltura più adatta. Come già accennato, il paesaggio agricolo pugliese è caratterizzato da una vera e propria architettura arborea da sempre fiore all’occhiello della regione: gli ulivi sono il simbolo della Puglia, non solo per la qualità e le proprietà dell’olio prodotto, ma anche per la bellezza e la storia di tali piante secolari, plurisecolari e millenarie disseminate in molte zone rurali, in campi e oasi protette. Possiamo definirli veri e propri musei a cielo aperto che costituiscono la spina dorsale del settore socio-economico dell’intero territorio. Una risorsa preziosa e unica intessuta a forti tinte nell’identità culturale e paesaggistica della Puglia.

 

Credit: Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio Spoleto (2012)

Dal 2013 si comincia a parlare di Xylella fastidiosa come unica causa di disseccamento: scoppia l’emergenza, la regione Puglia emana le «Misure di emergenza per l’eradicazione del batterio» che prevedono l’abbattimento delle piante infette e di quelle limitrofe situate nell’arco di 100 metri, nonché l’irrorazione con fitofarmaci dell’area interessata. La Regione, inoltre, stabilisce che gli unici enti competenti a studiare il batterio, ad effettuare le analisi di laboratorio e a diffondere i dati sono quelli di Bari (Cnr, Disspa, Crsfa e Ciheam). Da quel momento, nonostante l’emergenza, il resto della comunità scientifica italiana e internazionale non è mai stata coinvolta.

Nel 2014 la Regione Puglia ha chiesto e (a Febbraio 2015) ha ottenuto dal Governo Nazionale lo Stato di Emergenza per ragioni fitosanitarie, un caso unico nella storia italiana. Per l’occasione viene nominato il commissario straordinario Silletti, generale comandante dei carabinieri forestali in Puglia, il quale per contrastare l’emergenza elabora un piano d’azione che prevede, tra l’altro, di abbattere subito 3.000 alberi infetti ed arrestare l’avanzata del batterio oltre all’utilizzo periodico di insetticidi pericolosi per la salute in quanto contenenti neonicotinoidi.

Il piano viene, di fatto, sospeso dalla Procura di Lecce che il 28 dicembre 2015 dispone il sequestro degli alberi. In seguito al fallimento di questo piano iniziale, decide di entrare in campo il Governo tra un groviglio di leggi e decreti che rimbalzano tra la UE, lo stesso Governo e la Regione Puglia; il tutto, ovviamente, contribuisce a creare un clima di confusione nel quale gli agricoltori e i cittadini fanno fatica a farsi un’idea precisa di quanto avviene e si alimentano speculazioni e contrasti. A scendere in campo quindi è direttamente il ministro alle politiche agricole Martina, che con il Decreto Ministeriale 4999 del 13/02/2018 in materia di interventi e politiche per prevenire ed eliminare il batterio nel territorio italiano, cerca di riprendere il lavoro, non portato a termine, del commissario straordinario. Tale decreto, però, non manca di suscitare aspre critiche da parte di associazioni in difesa dell’ambiente e soprattutto della salute in quanto, oltre all’abbattimento degli alberi ritenuti infetti, il Decreto obbliga gli agricoltori ad effettuare interventi periodici sulle piante anche potenzialmente attaccabili dal batterio, con una frequenza addirittura superiore a quella prevista dal piano Silletti. L’ allarme viene lanciato soprattutto dalle associazioni e dagli esperti impegnati nella lotta e ricerca contro il cancro poiché, i prodotti utilizzati per i trattamenti fitosanitari, contengono sostanze dichiarate dalla comunità scientifica altamente pericolose per la salute umana. Polemiche e dubbi vengono sollevati anche in merito al fatto che il Decreto, contrariamente a quanto previsto dalle normative europee vigenti in materia di trattamenti fitosanitari, obbliga gli agricoltori ad effettuare interventi di questo tipo.

Passa qualche mese, e sulla scrivania del Ministero delle politiche agricole e forestali siede il senatore Centinaio. Quest’ultimo, in relazione anche ad altre criticità ed emergenze affrontate dal settore agricolo italiano, chiede ed ottiene dal Consiglio dei Ministri un nuovo Decreto Legge in materia di emergenze che si propone, principalmente, di affrontare la questione Xylella. Tale decreto, tuttavia, pur continuando a spingere per l’abbattimento degli ulivi infetti, pone al centro lo stanziamento di fondi da destinare al settore olivicolo fortemente danneggiato sul piano economico e lo snellimento di tutte le pratiche burocratiche che, secondo il ministro, avevano appesantito enormemente il processo di contrasto all’avanzamento del batterio. In sostanza, dunque, il Decreto aggira le problematiche incontrate sul percorso tortuoso affrontato dai suoi predecessori focalizzandosi maggiormente sugli aspetti puramente economici. È curioso tuttavia riscontrare, per esempio, che tra gli alleggerimenti burocratici previsti dal provvedimento, ci sia uno che semplifica notevolmente le procedure di abbattimento degli ulivi da parte degli stessi proprietari che possono “dare una mano” alle istituzioni preposte eliminando le piante che reputano infette, in maniera autonoma e compilando una semplice comunicazione.

Tutti questi provvedimenti, oltre a prevedere l’abbattimento di piante di olivo infette e non, l’utilizzo diffuso di pesticidi al fine di eliminare l’insetto vettore del batterio ovvero la sputacchina, vietano anche il reimpianto di piante ospiti e di tutte quelle varietà autoctone che possono essere attaccate dal batterio Xylella fastidiosa: alloro, oleandro, ciliegio, mandorlo, albicocco, susino, pesco, noce, fico, lavanda, origano, mirto, fragola, salvia, sorgo, fava, rape, broccoli, cavoli, pomodoro, melanzana e diverse piante forestali tipiche della Macchia mediterranea.

Il primo piano Silletti prevedeva l’espianto di alberi ritenuti infetti e di tutta la vegetazione insistente, infetta o meno, nel raggio di 100 metri; una vera e propria desertificazione programmata! Recenti revisioni da parte di Bruxelles, hanno proposto un ripensamento a questa misura, considerando un raggio di eradicazione pari a 50 metri. E’ evidente la discrezionalità di protocolli stabiliti, apparentemente senza alcun criterio, dallo scranno dell’Europa e senza alcuna considerazione del contesto e del conseguente danno ad un intero territorio. Si chiamano “Misure di contenimento del batterio” e sono diverse a seconda di come sono stabilite le zone e del relativo rischio di diffusione del batterio stesso:

  • Zona Infetta: zona in cui non vige l’obbligo di abbattimento ma in cui è possibile abbattere volontariamente le piante d’ulivo (anche monumentali), chiedendo una semplice autorizzazione.
  • Zona di Contenimento: abbattimento della sola pianta rilevata infetta.
  • Zona Cuscinetto: obbligo di abbattere l’ulivo rinvenuto infetto e il raggio di 100 metri con tutti gli altri ulivi e piante ospiti ( che l’EU sta riconsiderando per il raggio di 50 metri).
  • Zona Indenne: zona ritenuta indenne dal batterio, ma in generale non sono mai stati effettuati rilevamenti e monitoraggi.

Le analisi sugli ulivi per cercare la Xylella

Da subito si parla di emergenza, di epidemia. Ma i numeri raccontano un’altra storia. I dati ufficiali dei monitoraggi fatti dalla regione Puglia parlano di un 2% di piante trovate positive al batterio. In particolare, nei monitoraggi effettuati nel 2018/2019 le piante che risultano infette da Xylella fastidiosa sono il 2,5%; nella zona di contenimento l’1%. Invece, nella zona cuscinetto (barese) su 6.965 piante analizzate solo una, situata a Monopoli, è risultata positiva al batterio. Ma, in seguito al sequestro dell’ulivo da parte della Procura di Bari e a nuove controanalisi richieste dai pm, la stessa pianta si è poi rivelata non infetta. Se non fosse stato per un intervento della giustizia, quella pianta e i 3 ettari di uliveto circostanti sarebbero stati abbattuti. Se si considerano invece le sole piante che presentano evidenti segni di disseccamento (tutte situate nel salentino), le piante trovate positive al batterio Xylella non superano il 10%. Per quale motivo dunque i tanti ulivi salentini che oggi si presentano in pessime condizioni stanno morendo?

 

Credit: Osservatorio Fitosanitario, Istanza di accesso agli atti.

A fronte di non più di un 2% di piante trovate infette, sono state imposte su larga scala pratiche fitosanitarie lesive del principio di precauzione e delle direttive nazionali ed europee in tema di salute pubblica (irrorazioni su tutta l’area con neonicotinoidi e piretroidi imposte per legge più volte all’anno) e si è dato via libera all’abbattimento di migliaia di alberi, secolari e millenari, senza alcuna rispetto della normativa europea e del regolamento EPPO di riferimento e senza alcuna possibilità per il proprietario di effettuare controanalisi. Tutto ciò senza alcuna base scientifica.

Anche autorevoli esperti come il dott. Misciagna, epidemiologo, in suo ultimo scritto del 2019 ha dichiarato che

“l’epidemiologia analitica causale del rapporto tra Xylella e disseccamento dell’ulivo è ancora agli albori in Puglia, per usare un eufemismo, e che l’abbattimento degli alberi di ulivo non ammalati, anche con la Xylella “presente” (tra virgolette, perché tutte le procedure diagnostiche sono, ci sembra, abbastanza aleatorie), sia per lo meno prematuro. Non vorremmo che i nostri ulivi, che hanno resistito per secoli a intemperie di ogni tipo, donandoci i loro frutti benefici per la salute e la loro bellissima presenza, siano alla fine sterminati dalla ignoranza, stupidità e in qualche caso addirittura malafede dell’uomo”.

Molto strano che del pregevole lavoro del dott. Misciagna né la regione Puglia né il Comitato scientifico deputato dalla stessa Regione a occuparsi della questione Xylalla tengano conto. In genere, quando si parla di “epidemie” gli epidemiologi dovrebbero essere coinvolti. Così come quando si parla di “batteri” si dovrebbe richiedere per lo meno il parere di batteriologi. Ma, ad oggi, il Comitato scientifico in questione non ne presenta alcuno (gli scienziati coinvolti dalla Regione nella faccenda Xylella sono virologi dell’Università di Bari. Sulla ricerca c’è stato un vero e proprio muro che ha escluso la comunità scientifica nazionale e internazionale).

Attraverso alcuni decreti regionali, si è stabilito di assegnare il monopolio delle analisi per la diagnosi del batterio alle piante infette agli istituti Selge e Caramia di Bari. Nessun altro ente e laboratorio, Università o centro di ricerca possono effettuare le analisi e maneggiare materiale infetto. Tali analisi non vengono mai nemmeno presentate agli agricoltori: la notifica non arriva mai a casa del proprietario il quale, per verificare la presenza di alberi infetti nelle sue proprietà, deve recarsi nel proprio comune di residenza e controllare se i suoi alberi compaiono tra gli infetti in un albo pretorio esposto periodicamente ( o su quello pubblicato nel sito del Comune). Non si possono chiedere controanalisi; ci sono 10 giorni di tempo dalla notifica dell’espianto, entro i quali il proprietario può presentare ricorso al provvedimento. Trascorso questo tempo gli organi preposti (ARIF e Forestale) possono entrare nella proprietà privata anche senza avvertimenti ed autorizzazioni ed espiantare, seguendo però i protocolli fitosanitari.

Questi metodi di eradicazione aggressivi vengono legittimati dalla delibera regionale 1890/2018 approvata il 24 Ottobre 2018, delibera che ha lo scopo di rendere ancor più semplice l’estirpazione di un numero sempre maggiore di ulivi nel territorio della zona infetta (compresi i plurisecolari e monumentali), nonché l’adozione di pratiche fitosanitarie fortemente impattanti sulla biodiversità, sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e su quella dei consumatori che si ciberanno dei frutti di questa terra. La Delibera in questione consente, infatti, l’individuazione di piante “infette” tramite test di laboratorio considerati poco affidabili (a detta degli stessi istituti di ricerca che hanno il monopolio delle analisi) e, nella zona infetta, tramite una semplice “ispezione visiva”!  È qualcosa che non ha precedenti nella storia del nostro paese. Ovviamente, continua a non essere data la possibilità ai proprietari degli alberi di eseguire controanalisi. Alla faccia della nostra Costituzione, della proprietà privata e del diritto di essere informati!

[Alcuni riferimenti in merito si possono fare analizzando la storia del famoso ulivo di Monopoli”, delle reazioni della cittadinanza, delle associazioni in difesa del territorio e soprattutto da parte delle associazioni di categoria e della comunità scientifica e istituzionale]

Europa e Xylella

Hanno funzione importante in questo dibattito le direttive dell’Europa sul tema delle fitopatologie. Sembrerebbe che quest’ultima emani delle indicazioni e/o intimi di gestire l’Emergenza che lo Stato e le istituzioni locali recepiscono a cascata. La Regione Puglia sembrerebbe recepire tali indicazioni stando libera di poter dare una sua interpretazione, anche se, di fatto, è l’Europa che ha recepito il piano elaborato dalla Puglia, non imponendo nulla, così come l’Efsa non impone nulla e non fa studi propri, ma si limita ad acquisire e valutare materiale elaborato da terzi (in questo caso dal comitato scientifico di Bari).

In questo modo, spesso si assiste a rimbalzi di responsabilità tra l’una e l’altra parte. La Regione giustifica il piano brutale di distruzione degli alberi facendo appello alla volontà dell’Europa (“è l’Europa che ce lo chiede”). L’Europa sanziona l’Italia per il fallimento nel contenere la batteriosi e la colpa finale ricade su chi impedisce gli abbattimenti e l’attuazione dei provvedimenti: attivisti, cittadini che si incatenavano agli alberi, proprietari che fanno ricorso (dopo il Decreto Emergenza del 2019, tutti quanti passibili di una multa che può arrivare ai 30 mila euro per i proprietari e 60 mila euro per i cittadini che solidarizzano). La colpevolizzazione del cittadino, altro strumento di questa strategia della paura (“se non tagli gli alberi, infetti quelli del vicino”), è uno schema che si ripete in tutte le “emergenze”.  Il paradosso consiste in questo: chi solleva dubbi e difende il territorio viene irriso, colpevolizzato e criminalizzato, mentre chi spiana gli ulivi con i bulldozer diviene paradossalmente l’eroe che ama e difende la terra. Il tutto supportato dai media mainstream, che ottengono una gran parte dei finanziamenti direzionati alla gestione dell’emergenza (vedasi il recente piano approvato e annunciato dalla ministra Bellanova con il quale parte dei fondi saranno destinati “all’informazione”, come forma di lotta contro la “disinformazione”). Buona parte della stampa da sempre fa muro al fine di dare una versione unilaterale e non far emergere il contrasto del dubbio, di una opinione non allineata e una ricerca libera.

 

Un gruppo di cittadini esasperato risolleva alcuni alberi di Ulivo, a Torchiarolo nel 2015.

 

Centinaia di Ulivi a terra, a Torchiarolo nel 2015.

La Pac.

La Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta l’insieme delle regole che l’UE ha inteso darsi riconoscendo la centralità del comparto agricolo per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi membri.

A fronte di buoni propositi di facciata, la Politica Agricola Comunitaria sta sempre più avvantaggiando modelli di agricoltura industrializzata, superintensiva, caratterizzata da macro-aziende (cosiddetto “modello atlantico”) a detrimento dell’agricoltura policulturale svolta su piccoli appezzamenti (da 1 a 5 ettari) dei piccoli contadini e dei modelli agricoli di reale sostegno e presidio sociale, nonché sostenibili per l’ambiente e le persone (cosiddetto modello mediterraneo). Il sostegno alla piccola scala comporterebbe poi l’abbattimento di quel meccanismo di concentrazione iniqua delle terre nelle mani di grandi corporazioni e delle multinazionali del cibo e dell’agricoltura oltre che a quelle impegnate nella produzione di prodotti chimici dei quali l’agricoltura intensiva è strettamente dipendente. Inoltre, favorirebbe finalmente l’accesso dei giovani al contesto neo-rurale europeo, così da porre le basi per un mercato sostenibile in cui i prezzi del cibo ritornerebbero ad essere in funzione della qualità. E ciò garantirebbe, inoltre, la possibilità reale di invertire il trend attuale che vede un aumento esponenziale delle malattie connesse agli stili alimentari poco salutari.

Gli ulivi pugliesi, le agromafie e le lobby dell’industria agro-alimentare

La questione Xylella ha aperto un vaso di Pandora il cui contenuto era custodito da sempre nelle terre di Puglia: l’importanza strategica della produzione di uno dei migliori olii extravergine d’oliva al mondo con il conseguente giro d’affari miliardario generato dalla relativa vendita e commercializzazione su scala globale, che hanno inevitabilmente attratto l’interesse delle cosiddette agromafie e delle lobby dell’industria agro-alimentare. Il tutto, come già spiegato in precedenza, in un territorio abbandonato a sé stesso, desertificato, inquinato e svuotato delle sue antiche tradizioni nonché dalle figure principali portatrici della continuità generazionale capace di garantire l’esistenza stessa di una comunità socialmente legata al territorio.

Numerosi ricercatori ed esperti si sono espressi duramente contro la questione Xylella ritenendola, per usare le parole del giornalista e ricercatore salentino Luigi Russo, da poco scomparso, “un cavallo di Troia” attraverso il quale scardinare quelle resistenze naturali, sociali e legislative che avrebbero impedito di portare in Salento dei modelli di sviluppo altamente redditizi ma dal pesante impatto dal punto di vista ambientale. Si prefigura un vero e proprio tentativo già avvenuto in diverse zone del mondo, di land grabbing (accaparramento della terra) da parte di grandi gruppi di potere e multinazionali dotati di ingenti capitali e ampie sfere di influenza a livello politico internazionale. A tal proposito si è espresso il prof. Alberto Lucarelli, docente di diritto costituzionale presso l’università di Napoli Federico II definendo il caso Xylella come “paradigmatico del percorso dell’agricoltura nei nostri tempi. Distruzione dei piccoli contadini a favore del paradigma chimico delle grandi multinazionali. Una nuova forma di land grabbing.

Emblematiche sono le interazioni venute fuori anche grazie ad una indagine avviata dalla procura di Lecce e recentemente archiviata per insufficienza di prove la quale ha comunque dato modo di svelare retroscena decisamente inquietanti su quanto avvenuto durante questa vicenda e soprattutto in precedenza. Notevoli sono anche i collegamenti rilevati tra tutte le parti in gioco in questa faccenda, in particolare emerge il conflitto di interessi tra esponenti di spicco delle istituzioni scientifiche pugliesi che da anni avrebbero lavorato in accordo con multinazionali operanti nel settore agricolo e fitosanitario allo scopo di promuovere nuovi modelli di coltura olivicola industriale e nuove sperimentazioni di prodotti chimici funzionali a tale modello; sarebbero gli stessi esponenti ad avere “creato” l’emergenza grazie ad una straordinaria “intuizione” e ad averla poi cavalcata.

Si tratta di importanti collegamenti, di interazioni tra tutte le parti in gioco che vengono supportate anche dalle testimonianze degli agricoltori locali.

La Xylella e la TAP

Molti addetti ai lavori e molti cittadini osservatori attenti non hanno potuto fare a meno di associare questa controversa storia alla costruzione della TAP. Il gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline) è una condotta terrestre-marina che partendo dal confine Grecia-Turchia porterà gas naturale proveniente dal Mar Caspio in Italia approdando sulla nostra penisola proprio in Puglia e, nello specifico, in Salento. L’approdo è stato designato nella zona di San Foca, una spiaggia dalla bellezza mozzafiato nel bel mezzo di una riserva naturale in prossimità di Melendugno.

Sin dal suo annuncio il gasdotto TAP ha suscitato ampi dibattiti, scontri e opinioni conflittuali sia tra i cittadini che tra le istituzioni e la comunità tecnico-scientifica. Molte comunità locali ed associazioni in difesa del territorio sono scese in campo per raccogliere e manifestare il dissenso e l’opposizione alla costruzione di un mostro ecologico destinato a deturpare ed inquinare un territorio tanto bello quanto fragile e già compromesso sotto alcuni punti di vista. D’altro canto, il consorzio TAP costituito per la costruzione (da Snam, Enagas, BP, Axpo ed altri) si è da sempre speso attivamente per promuovere e sponsorizzare l’opera cercando di sottolineare proprio l’ecosostenibilità e il basso impatto ambientale della TAP, nonché la sua importanza strategica in un futuro in cui i combustibili fossili a basso inquinamento rappresenteranno una chiave di sviluppo fondamentale. Il dibattito è sempre stato molto aspro ed ha portato in numerose occasioni a scontri tra cittadini che presidiavano il territorio e la Polizia.

Nonostante le continue rassicurazioni del consorzio e delle istituzioni sono stati numerosi i dubbi sulla sostenibilità del gasdotto: dubbi che hanno trovato conferme nella recente chiusura di una indagine condotta da Carabinieri e Procura di Lecce e che ha portato al rinvio a giudizio di numerosi vertici del consorzio a vario titolo per reati ambientali e irregolarità sulle concessioni per i lavori. Uno dei reati contestati riguarda proprio l’espianto illegittimo di numerosi ulivi secolari che in qualche modo intercettavano il tracciato del gasdotto. Il dubbio da molti sollevato, infatti, è che l’emergenza Xylella sia stata creata (anche) per “sgombrare” la strada al gasdotto che nel suo percorso di risalita del Salento da Melendugno a Brindisi avrebbe incontrato tanti “ostacoli naturali non altrimenti eliminabili”.

 

Mappa del percorso della TAP

 

Mappa delle Zone di diffusione della Xylella

A proposito di OLIO.

Importante l’approfondimento sulla grave situazione di inquinamento del suolo e delle falde acquifere nel Salento, dovuto all’utilizzo intensivo di fitofarmaci e pesticidi iniziato nei primi anni duemila, come spiegato sopra, ma dovuto anche a un fattore poco citato legato a questioni extraregionali e di approvvigionamento idrico dalle regioni limitrofe.

Impossibile non citare il grave caso collegato alla Val d’Agri, nella Basilicata centro-meridionale, dove è presente il Centro Olio Eni, il più grande bacino di trivellazioni ed estrazione di petrolio di tutta Italia. Recenti indagini e inchieste hanno evidenziato gravi omissioni da parte dei vertici a capo dell’impianto i quali avrebbero mancato di segnalare ingenti sversamenti nelle falde acquifere di idrocarburi e metalli pesanti altamente tossici per la salute umana e per l’ambiente. Tali inquinanti avrebbero raggiunto il vicinissimo bacino artificiale del Pertusillo, costruito negli anni ’70 con i fondi della Cassa del Mezzogiorno per implementare le riserve idriche dell’Acquedotto Pugliese che dalla Basilicata e dalla Campania ha origine. La rete che dal bacino artificiale arriva in Puglia rifornisce una piccola parte della provincia di Bari e BAT e in larga parte l’alto e il medio Salento.

 

Il Centro Olio ENI Val d’Agri a breve distanza dal Pertusillo.

 

La rete di riferimento dell’AQP :in blu la rete che dall’invaso del Pertusillo si snoda dalla zona di Bari, passando per la Valle d’Itria fino al medio Salento.

Indubbiamente, è molto preoccupante l’incremento dei tumori registrato nel Salento negli ultimi anni.

L’identità in pericolo.

La protezione degli ulivi è in fondo una manifestazione identitaria. Solo in un mondo globalizzato e liquido poteva venire in mente di adottare una soluzione tanto drastica di fronte a un’emergenza che non è stata verificata con troppo rigore scientifico e statistico. L’inasprimento delle manifestazioni identitarie prendono vita dal forte legame uomo/natura che fonda nel territorio, quindi nel paesaggio, la sua ancora di esistenza e di resistenza nella liquidità della cultura globalista. Il rapporto diretto con la Terra e le sue ciclicità è base fondante delle culture agropastorali, culture che non ammettono intermediari che non siano divini. Il popolo pugliese, che riceva la solidarietà da chiunque abbia una sensibilità mediterranea, cerca di esprimere se stesso con tutte le forze ancora disponibili.

L’Arte a difesa della terra.

L’Arte è per eccellenza lo strumento di relazione fra l’essere umano e la propria realtà. E’ un ottimo strumento per la manifestazione identitaria sia culturale e sociale che personale: un amplificatore positivo di denunce precise del disagio e della sofferenza che la questione degli ulivi e della Xilella ha suscitato. In questo senso, di grande importanza e di indubbio valore è il lavoro della squadra che ha realizzato il docufilm Legno Vivo, oltre il batterio. Il docufilm, di Elena Tioli, Francesca Della Giovampaola, Filippo Bellantoni e Simone Cannone, per la regia di Filippo Bellantoni, immortala un ritratto molto preciso e ben articolato delle dinamiche che si intersecano intorno alla questione Xylella, dipingendo con realismo un connubio omogeneo tra emozioni popolari ed evidenze scientifiche. Questo il soggetto:

Hanno attraversato secoli di storia, hanno sfamato generazioni di popoli del Mediterraneo. Nell’Antica Grecia era prevista la pena di morte per chi abbatteva un ulivo. Ma oggi per la pianta sacra per eccellenza i tempi sono cambiati: in Puglia chi non abbatte gli ulivi rischia multe salate, attacchi e ritorsioni. Per quale ragione sta succedendo tutto questo? Tutta colpa di un batterio? Le giornaliste Elena e Francesca lo hanno chiesto a scienziati e agricoltori, avvocati e medici, giornalisti e insegnati. A professori e cittadini impegnati per salvare quegli ulivi, che in Puglia sono sinonimo di cultura e identità di un intero popolo

Stefano Mancuso, neurbiologo vegetale di fama mondiale, apre “Legno vivo, oltre il batterio” con queste parole.

L’olivo in Puglia c’è probabilmente da prima di Cristo, non ha mai avuto delle altre patologie? Sì, ne ha avute tantissime, oggi come mai rischia l’estinzione? Io penso che tutto questo entri nello stesso problema che riguarda noi stessi, cioè anche noi stiamo correndo lo stesso rischio, se non cambiamo davvero istantaneamente e se non ci mettiamo in relazione con l’ambiente in maniera diversa, prima estingueremo un numero straordinario di specie, cosa che stiamo già facendo, poi alla fine ci estingueremo anche noi.

E non poteva mancare l’accusa ai documentaristi di essere “anti-scientisti”. Ecco le parole di Elena Tioli, una dei registi del docufilm:

Spesso ci accusano di essere complottisti, negazionisti, anti-scientisti… ti dico solo che tra gli intervistati del documentario abbiamo: Marco Nuti, già ordinario di Microbiologia agraria nelle Università di Padova e Pisa, è professore emerito dell’Università di Pisa e affiliato alla Scuola Sant’Anna di Pisa, autore e co-autore di quasi 400 lavori scientifici sulle più importanti riviste del settore, ha collaborato con diverse agenzie delle Nazioni Unite e come membro del Comitato Scientifico della Commissione Europea e membro dell’Accademia dei Georgofili; Stefano Mancuso, Scienziato di prestigio mondiale, professore all’Università di Firenze, dirige il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV); Margherita Ciervo, docente di Geografia economica all’Università di Foggia; Marco Scortichini, batteriologo e dirigente di ricerca Crea-OFA, i cui studi sul tema Xylella sono stati recentemente pubblicati con regolare peer review che ne certifica la rispondenza ai criteri di scientificità e riproducibilità; Massimo Blonda, biologo e ricercatore del CNR; Margherita D’Amico, biologa e patologa vegetale, tecnologa al Crea; Pietro Perrino, già dirigente di Ricerca CNR, Direttore dell’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari e membro task force della Regione Puglia su Xylella. Per citarne alcuni… ma sono tanti a trovare “incongruenze” sull’argomento, a denunciare cosa sta accadendo, a portare un’altra versione, che però continua ad essere screditata e oltraggiata. 

Musica e ulivi

Il clima arroventato che la Puglia vive riguardo la situazione del suo territorio è molto ben canalizzato da alcuni degli interpreti più famosi della musica popolare. Si tratta di un ambiente ricco di vivacissime armonie che riportano a concetti e sentimenti identitari ricollegabili al rapporto tra essere umano e territorio.

Iniziamo con Il Canzoniere Grecanico Salentino e in particolar modo le sue due canzoni Lu Giustacofane e No Tap.

La prima canzone, con testo in variante linguistica salentina, è una critica allo stile “usa e getta” del mondo moderno a cui si contrappone l’arte del salvare aggiustando, infatti Lu giustacofane è l’aggiustatore di Otri d’olio, mestiere andato perduto dopo gli anni ’60. Attraverso la stessa logica il video mostra l’importanza degli ulivi secolari nel territorio emblematicamente simboleggiati da Teste di Anziani in contrapposizione alle Pale meccaniche che vorrebbero “buttare” qualcosa di guasto.

La seconda canzone, in italiano, ha un testo molto ironico che gioca sull’assonanza tra le parole gas e caz, costruendo un testo che sbeffeggia l’arroganza della posa dei tubi della Tap nella madre terra pugliese come fosse un tentativo di approccio sessuale viscido. Alterna melodie dall’andatura cadenzata e affrettata nel sottolineare alcune istanze esplicite come “No Tap”.

Di fondamentale importanza il contributo di Daniele Durante, etnomusicologo e già Direttore artistico della Notte della Taranta, nonché co-fondatore del Canzoniere sopracitato, con la sua ballata tradizionale Xylella per l’appunto. Un tradizionale canto di dolore e di denuncia dalle sonorità profondamente struggenti. Il testo in variante salentina di Gabriella Della Monaca cita “Mara la sorte de la terra mia mo ca nu tene chiui l’alberi te ulia, mara a ci pe denaru l’anima se vende e vvelena la terra invece cu se la difende”.

Anche Enza Pagliara, artista a tutto tondo della Tradizione popolare pugliese, esorta la popolazione a difendere gli Ulivi con “te ULIA e te OJIO”.

Ancora interessante il lavoro della crew Dancehall reggae più famosa del Sud, i Sud Sound Sistem.

Molto attivi sul territorio hanno scritto una canzone dal titolo emblematico “Casa mia”, raccontando del disagio che vive la popolazione all’arrivo della globalizzazione. Alternano la lingua italiana alla variante salentina e attraverso il ritmo reggae descrivono un sentimento popolare di rivalsa consapevole nei confronti di speculatori e deturpatori del patrimonio culturale collettivo.

Molto ironico e tagliente, infine, anche il brano “Lo facciamo per voi” del gruppo Folkabbestia . Il testo analizza il tema della fiducia della popolazione nelle istituzioni che molto spesso fungono da apripista per gli speculatori. E’ molto rassicurante il fatto che quest’ultimo brano sia stato pubblicato appena l’Autunno scorso: c’è ancora speranza per l’accettazione di una via alternativa all’eradicazione! Speranza che ci fa sognare “Ad occhi chiusi” con Mattia Manco, ma senza bisogno di altre parole.


 Quest’articolo ha lo scopo di mostrare una visione alternativa a quella mainstream sulla Questione Xylella in Puglia. Lungi da noi definire La verità, vorremmo invitare tutti alla ricerca e al ragionamento, come abbiamo provato a fare noi, in modo da poter formulare liberamente ognuno la propria opinione. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questo lavoro.
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5 commenti

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  • Finalmente qualcuno ci racconta la verità… Il nostro olio primo nel mondo. Davamo fastidio a qualcuno più grande del Salento

  • Interessante, specie la questione agro/biologica.

    Volevo fornire due piccoli contributi e mezzo.
    1) Tutti dovrebbero aver visto da circa 15anni qui in pianura Padana, nei vivai dove si vendono vegetali vivi per giardini, molti ulivi secolari sradicati e posti in grosse tinozze nere di plastica, in attesa di essere venduti da mettere in giardino.
    A parte la evidente distonia vegetale, è certo che qualcuno se ne sarà disfatto. Chi? Perché?
    Avranno vita breve perché da noi c’è troppo umido e freddo. Come mai saranno finiti qui a migliaia?

    2)In questo Speciale di Byoblu, manca completamente una minima analisi del mercato dell’olio di Oliva. Scavando anche in quella direzione si scoprirebbero probabilmente molte cose legate agli ulivi.

    Per finire, ma apparentemente fuori argomento, dovete sapere che si è attraversata (2015) la pianura Padana con il metanodotto più grande in Italia, dal passo del Tarvisio a Mortara da D1400mm 75bar. attraversando uno tra i luoghi più fertili al mondo in cui viene prodotto più del 50% del potenziale alimentare italiano, e nessuno, tranne i pochi complottisti, ha nemmeno fiatato.
    Ci sarebbe molto da dire negli studi di Byoblu, compresa la correlata bufala dell’idrogeno.
    Ma credo non “faccia notizia”
    Ciao

    • Stiamo parlando sempre di agromafia… Mio nonno ha dato la vita e la salute per le sue campagne… E adesso è arrivata tap

  • Non ho seguito il video mi è bastato l’incipit per capire che forse era meglio evitare 🙂 tuttavia ho notato un certo scetticismo nella signora studiosa che parla all’inizio del servizio di numeri e campionamenti. A ciò mi riferirò.
    Vorrei chiedere alla signora studiosa: è mai venuta a farsi vedere qui in Salento? È mai venuta a guardare qual è la situazione? O parla da Foggia?
    Quando arriverà anche da voi se cambierà versione mi dà Il permesso per sputarle in faccia? ( metaforicamente parlando è ovvio)
    Dopo questa veloce premessa vorrei puntualizzare:
    A) i 30 milioni ( ero rimasto a 20 Pima della estate ma do per buono il numero nuovo) di alberi colpiti, si riferisce anche alle province di Taranto e Brindisi. La signora studiosa che spero non lavori sulle misure per il contrasto alla xylella, dovrebbe informarsi meglio prima di parlare…
    B) riguardo alla affermazione dei campionamenti dite alla studiosa che quei campionamenti sono stati fatti a macchia di leopardo.
    Ciò ci fa capire che ci fossero dentro alberi appena infettati ( ecco perché ancora in buona salute apparente e produttivi), alberi secchi e alberi ancora sani.
    Perché non tornate a fare un campionamento su un uliveto totalmente disseccato e vediamo quante piante sono infette?
    C) quando è venuto Il ministro leghista centinaio a Lecce, nel 2019, gli hanno fatto fare un giro in elicottero sulle campagne salentine… Dopo esser tornato a Roma ha emesso un decreto d’urgenza. Perché non andate a cercare i filmati del tour in elicottero del ministro centinaio?!
    Assurdo il coraggio che ci vuole per sostenere ancora oggi certe tesi… Venite a Lecce a vedere come stanno le cose.
    Dalle arterie principali di comunicazione magari un po’ sopraelevate si vedono ulivi morti ( TOTALMENTE E ONOGENEAMENTE non a macchia di leopardo) a perdita d’occhio… È uno spettacolo terrificante

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