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Ecco la situazione reale di molti ospedali italiani. Scenari di guerra.

Ecco la fotografia reale di molti ospedali italiani, in un video ricevuto da un interno e pubblicato dal giornalista Paolo Barnard sul suo canale YouTube e che nessuna televisione ha pubblicato. Posti letto ricavati in ogni angolo, pazienti ammassati, l’uno accanto all’altro. Non c’è più un solo spazio libero. La situazione è drammatica. Le strutture fanno fronte come possono allo tsunami di pazienti, e il personale dà il massimo, ma è evidente che la sanità pubblica, uscita devastata dopo decenni di tagli che hanno portato via fondi per 37 miliardi  e 70mila posti letto, come ha spiegato ieri Marco Rizzo a #Byoblu24, non poteva fronteggiare un tale aumento di ricoveri, per moderato o grave che fosse. È vero che la mortalità da Covid19 non sia certamente quella altissima che si ipotizzava inizialmente in Lombardia (frutto di calcoli tutti da rifare)  e anche riguardi, per la stragrande maggioranza dei casi, persone con una o spesso più comorbilità, ma questo non cambia il fatto che le strutture ospedialiere siano al collasso e che i pazienti da gestire, dietro i quali – comorbilità o meno – si nascondono persone e non numeri, siano tanti, troppi per una sanità pubblica già stremata dalle insensate misure di austerity. Questo è il motivo per cui l’Italia, e sempre più paesi nel mondo, è dovuta ricorrere a misure drastiche di mitigazione del contagio, che per il momento stanno dando i loro frutti. Se fosse sopraggiunto un numero di pazienti maggiore, sarebbero stati abbandonati fuori dagli ospedali. E molti di più sarebbero morti. Se c’è una sola certezza che dovremmo ricavare da questa crisi, è che i servizi essenziali dello stato non possono essere ricondotti, come gli economisti della scuola di Chicago vorrebbero e hanno rivendicato per anni, a una mera logica aziendalista, fatta di tagli, di profitti e di sprechi da evitare. Tutto ciò che ruota intorno alla persona umano non può essere considerato uno spreco. Strutture e lavoratori preposti alla salvaguardia della salute sono da considerarsi un valore irrinunciabile da finanziare attraverso politiche economiche, anche in deficit, fuori da qualunque patto di stabilità, perché quando si parla della vita non può valere la vecchia battuta: “l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”. La vita è il bene più prezioso da tutelare: prima si difende quella, e poi si pensa al resto.

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Fermati e rifletti: che tu sia giovane o che abbia alle spalle ormai diverse primavere, quante volte ti è capitato di vedere una televisione che nascesse per l’esclusiva volontà dei cittadini? Sta avvenendo oggi, e sta accadendo in Italia. Per la prima volta abbiamo la possibilità di finanziare non un giornale, non un semplice canale youtube, ma un’informazione diversa, al vertice della piramide dell’informazione, che possa raggiungere milioni di italiani e che sia davvero libera.

In questo video Claudio Messora e Virginia Camerieri vi raccontano la magia che sta avvenendo sotto ai vostri occhi, e vi chiedono di crederci. Non è mai bastato così poco per ottenere così tanto, perché Democrazia è Confronto, e già solo offrire un punto di vista diverso a milioni di cittadini, nell’era della censura social e del pensiero unico dominante, è un atto rivoluzionario.

Non è più il momento di essere nichilisti né quello di dividersi: sarà una televisione di tutti, e per averla ti chiediamo solo di partecipare con il tuo piccolo atto di fiducia mensile. Riusciresti a sopportare, quando un giorno ogni spazio dovesse chiudersi – come già avvenuto in passato – il rimorso o il rimpianto di non averci provato quando sarebbe bastato così poco per far accadere il miracolo?

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3 commenti

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  • Come fa la gente che è terrorizzata da bare carri funebri ospedali pieni a essere razionale?CONDIZIONATI TOTALMENTE. SU 1203 IL 3% HA UN QUADRO CRITICO CHE RICHIEDE LA TERAPIA INTENSIVA. I NUMERI SONO INCONFUTABILI. SE PENSIAMO CHE IN ITALIA IN UN ANNO CI SONO 600000 FUNERALI VUOL DIRE CHE IN MEDIA MUOIONO 1500 PERSONE AL GIORNO .IERI SONO MORTE 812 PERSONE. QUINDI DI COSA STIAMO PARLANDO?..

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