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LE FAVOLE CHE I GIORNALI E LA TV RACCONTANO – Marco Levi #Byoblu24

di Marco Levi

Buongiorno a tutti! Nei giorni scorsi sul Corriere della Sera è apparso un articolo che vi linko, ma il cui titolo vorrei qui recitarvi. Dice così: Firenze è deserta: mamma anatra con i figli va in farmacia. Le foto. Ebbene, nonostante la bonarietà, la simpatia di questo contenuto è comunque possibile fare alcune considerazioni di carattere generale sul giornalismo. Una premessa: l’umanizzazione degli animali è un’arte nobilissima, ma è un’arte che appartiene al mondo delle fiabe, dunque che cosa ci stanno raccontando i giornalisti? Inoltre su questo canto, su questo format di animali al tempo del coronavirus, non c’è solo mamma anatra: c’è un intero zoo che si sta liberando attraverso i racconti mediatici. Ci sono i panda che approfittano della assenza di turisti non per accoppiarsi, ma per fare l’amore e poi soprattutto ci sono queste città che vengono ripopolate di animali che evidentemente prima erano stati mandati in esilio dall’avanzamento della civiltà, quindi quasi un karma che si sta compiendo, quasi una matrice di tipo morale… Sono notizie o sono fiabe? Sicuramente qualsiasi cosa siano sono positive, sono simpatiche, ma gli animali in questo coronavirus hanno anche una maschera funesta: pensiamo per esempio ai pipistrelli. Coi pipistrelli si ride un po’ di meno… e cosa sono i pipistrelli? Beh, lo sappiamo: in primo luogo sono il nero soffio della morte che sta disorientando, che sta bloccando come in un deserto l’intero pianeta, e poi soprattutto dal punto di vista mediatico e giornalistico sono la verità incontrovertibile, sono la verità ufficiale, sono la genesi del coronavirus che non può essere messa in discussione. Certo, non abbiamo né le informazioni, né gli strumenti per poter discutere, dire: no, la verità è un’altra. Tuttavia io vorrei portare la vostra attenzione su COME anche questa verità, COME anche questi pipistrelli ci sono stati raccontati, rivelati… e bisogna riferirsi alla massima fonte di erogazione di questo racconto, la più autorevole: ed è la virologa Ilaria Capua. Ilaria Capua ci racconta la genesi del coronavirus attraverso i pipistrelli: sì, ma COME lo fa? C’era una volta… C’erano una volta questi umani cattivi e avidi che travalicano il loro spazio per andare nella giungla: lo spazio a loro proibito. Vanno nella giungla, nel bosco… Attenzione, cos’è il bosco? È l’inconscio… E nella giungla rapiscono questi pipistrelli nell’oscurità, di cui gli umani sono ghiotti e quindi a forza li portano nelle città, nei mercati per venderli… E quindi che cos’è? È la Fiera dell’Est… E poi tutta l’umanità viene punita per la sua cupidigia. Quindi ancora l’elemento morale. Vedete come anche in questo racconto ufficiale, dentro sia riconoscibile la matrice archetipale, insomma il meccanismo di ogni fiaba. E cos’è questo meccanismo? Appunto, il limite che viene superato. Perché il limite, il brivido del superamento del limite, nell’oscurità, è ciò che consente il viaggio iniziatico: ogni viaggio iniziatico, ogni compimento, ogni presa di coscienza… Esiste al mondo una fiaba che non incominci così? Così comincia Pierino e il Lupo, Cappuccetto Rosso, l’Odissea… Sono tutte fiabe, quindi di che cosa è fatta la realtà umana: di fiaba o non di fiaba? Qual è il confine? E soprattutto il giornalismo, il sistema mediatico, proprio in questo periodo così intriso di paura, di smarrimento, come sta utilizzando queste fiabe? Le sta utilizzando in modo pienamente militare: è un esercizio di verticalità contro un popolo che viene assediato costantemente, che viene sedato; quindi si è oltre la fiaba della buonanotte. Queste sono medicine per addormentare la coscienza, perché sembra quasi che i media non si accontentino più di un pubblico: i media vogliono un pubblico che applauda quando è il momento di applaudire, che si entusiasmi quando c’è qualcosa di così tanto puerile che possa entusiasmare e soprattutto che si turbi quando è il momento di essere turbati… Però schiacciandoci al chakra delle bestie: esiliandoci dunque dalla conoscenza, che è ciò che ci renderebbe umani… E quindi in questa visione sembra quasi che gli animali siamo noi. Siamo noi gli animali in gabbia: costretti, agganciati per le retine ad ascoltare queste fiabe di animali in gabbia, o forse di animali nei laboratori. Siamo noi, sempre pronti ad ascoltare queste fiabe che parlano di animali. Come siamo noi, che cosa siamo? Cosa vogliamo essere? Come ci vedono i media? Non è una bella fiaba… Buona giornata amici.

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10 commenti

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  • Come sono d’accordo. Mi chiedevo se la Capua finché parlava si fosse “fatta”. Come fa un virologa esprimersi in questo modo. Grazie bella riflessione.

  • Molto bello ho letto un parallelo tra Adamo ed Eva ( gli umani) e la mela proibita (la conoscenza dell’ignoto).

  • Trovo interessante la sua riflessione.
    Ma in tutta libertà non la condivido in toto.
    Anche omettendo ,in accordo con lei, quel”c’era una volta”….
    Mi sono chiesta anche io se quelle foto di anatre che vanno a passeggio per le strade deserte siano vere. Mi rimane la domanda ed il punto interrogativo. Una cosa mi è certa:
    Non voglio risposte, su questo tipo di dilemma,
    a che mi servono in questo caso?…
    Mi domando:
    Cosa serve adesso? , In questo momento?
    Ciascuno di noi in cuor suo lo sa. Che faccia la sua parte, però.
    In realtà, voglio dire, in quelle foto rivediamo noi stessi, forse anche ripercorriamo il nostro passato che era di villaggi e di amore e rispetto per quella Madre Natura che,in modi diversi, abbiamo irrispettosamente “usato”. Però
    Non tutta la vita nei villaggi era bella e perfetta, contrariamente al mito Rousseau( Questo il mio pensiero) perché credo che in questo essere terrestri,quali siamo e quindi non assumendo quel titolo quasi autarchico “esseri umani”(perché è davvero difficile essere tali) , siamo duali in tutti gli aspetti nel corso della nostra breve esistenza. Siamo duplici nell’aspetto della generosità perché offrendola in cambio ne viviamo anche l’aspetto del “farci pubblicità” , nel farci vedere quanto siamo”buoni e bravi”. Era solo un esempio.
    Ora è questa dualità che spacca la Terra in Nord e Sud,per esempio…
    Ecco quelle foto rappresentano quell’essere il più vicino possibile alla nostra umanità che è fatta anche di animalità… Noi in realtà siamo tutti e due ecco la confusione che ne deriva ed ecco quello su cui ruota tutta l’informazione, i media.
    Tutti ,dai media, ai politici,fino a ciascuno di noi, anziché cercare di attenuare questa tensione la sottolineiamo, la rendiamo gravida del processo della divisione. E purtroppo fino a che tutti appoggeremo tale modalità di pensiero non ci sarà pace nei nostri cuori, né sulla nostra amata Terra, ma solo divisione (tale è il potere di questo pensiero).
    L’unione fa la forza…e questa malattia forse ce lo dice,ma silenziosamente..per discrezione…per chi lo vuole” sentire” dentro…
    Grazie,per la sua riflessione.
    Vivere in armonia con la Terra , è la grande sfida che ciascuno di noi prima o poi, è chiamato ad affrontare. E questo per me significa responsabilità delle proprie azioni, senso etico, e pacificare le proprie divergenze interiori.

  • Molto bello e vero
    Non è una bella fiaba, soprattutto non voglio ascoltarla, farne parte e raccontarla a mia figlia, da quando è nata le racconto altro…e lei così ha incominciato a raccontare a me nuove cose, nuovi mondi.

  • ho appena perso un grande amico che si e’ tolto la vita.purtoppo girano voci che aveva il covid19…..certe persone sono veramente stupide!!!! si e’ vero si e’ tolto la vita per sto virus ma non perche l’aveva contratto ma bensi’ per questi decreti del ca……o !. Aveva solo bisogno di un po’ di supporto e noi suoi amici non siamo riusciti ad aiutarlo.Sono convinto che una bella spinta verso il baratro gliel’ha data questa situazione che stiamo vivendo!!!

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