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#CogitoErgoParlo L’APPELLO A FIRMARE DI DIEGO FUSARO

DIEGO FUSARO – Cari amici vi esorto accuratamente a firmare, quando potete, il patto per la libera informazione: ne va della nostra libertà di sapere e di far sapere, perché è ormai evidente anche a un bambino come funziona il dispositivo emergenziale oggi in auge. In nome dell’emergenza rimuovono ogni tipo di libertà dicendo per di più che lo fanno per il nostro bene: sicché in nome della lotta contro le fake news, parola utilizzata e al tempo stesso mai chiarita, limiteranno ogni tipo di espressione, come già sta avvenendo, classificando come fake news ogni tipo di informazione non allineata con il nuovo ordine mentale che fa da completamento al nuovo ordine globale. In sostanza, se passasse questa norma che sta ormai diventando sempre più abituale, verrebbero sanzionati e ostracizzati tutti coloro i quali pensano altrimenti rispetto a come i signori, i garanti della lotta contro le fake news, hanno deciso e quindi occorre a maggior ragione mobilitarsi per far sentire che non c’è una voce sola, ma ci sono molte voci. Non c’è un monologo del potere, ma c’è una polifonica discussione che prevede anche la possibilità di quanti, come noi, contestano l’ordine globalista imperante e nella fattispecie questo odierno stato terapeutico globalista. Quindi firmate davvero: è importante. Occorre mantenere una pluralità di voci libere a partire dalle nostre.

Firma e fai firmare il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione. Quasi 40 mila firme in due giorni e mezzo!

Firma il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione e di Manifestazione del Pensiero

Il patto per la libertà di espressione e manifestazione del pensiero nasce per iniziativa di un gruppo di cittadini italiani, di diversa estrazione culturale e professionale, intenzionati a promuovere i valori non negoziabili sanciti dall’articolo 21 della Costituzione: la norma fondamentale sulla tutela assoluta, inderogabile e imprescindibile della libertà di espressione e di manifestazione del pensiero.

Il patto viene “stipulato” e sottoscritto per una evidente ragione di necessità, oltre che di principio: dal secondo dopoguerra, mai come in questo periodo storico, il diritto intangibile, e costituzionalmente garantito, della libertà di espressione è stato minacciato.

La minaccia proviene da una serie di fattori.
In particolare:
a) dalla concentrazione dei canali mediatici più diffusi nelle mani di un numero sempre più ristretto di soggetti;
b) dalla tendenza del Sistema di informazione cosiddetto “mainstream” a veicolare e propagandare in ogni modo una visione unica del mondo, delle cose, della realtà;
c) dal controllo e dall’utilizzo strumentale dell’apparato mediatico pubblico da parte delle forze governative che, di volta in volta, si alternano alla guida del Paese;
d) dal palese confitto di interessi tra il sistema economico e politico attuale (ispirato alla logica della mera competizione) da un lato e i media privati e pubblici (che da quel sistema traggono finanziamenti e fondi) dall’altro;
e) da una sempre più marcata insofferenza del potere costituito e del sistema dell’informazione ufficiale nei confronti della informazione indipendente: quei canali, cioè, in grado di mettere in discussione, o anche solo di sottoporre a un vaglio critico e a un esame ragionato e dialettico, le “verità” di regime;
f) dalla ossessiva “narrazione” connessa al tema delle fake news e dell’odio online: rispettivamente, un “fatto” e un “sentimento”. Un fatto e un sentimento reali, sempre esistiti da che mondo è mondo, ma oggi impiegati strumentalmente per istituire forme, sottili o dozzinali, di censura. Una censura preventiva o punitiva nei confronti di chi non si uniforma alla “ortodossia” culturale e intellettuale vigente;
g) dal diffondersi di ideologie dogmatiche, pericolosissime per le sorti della libertà di espressione, che adombrano i principi ispiratori della Scienza, una delle più importanti risorse dell’essere umano.

Il patto per la libertà di espressione intende agire non tanto (e non solo) “contro” le situazioni sopra denunciate, quanto piuttosto (e soprattutto) “a favore” di una riscoperta della straordinaria portata dell’articolo 21 della Costituzione italiana. Nella convinzione che solo radicandoci nel passato (e nei principii e valori iscritti nella Suprema Carta del 1948) sapremo acquisire e diffondere i giusti anticorpi: quelli indispensabili per impedire che la libertà di parola muoia; e anche per evitare che il seme dell’intolleranza, della censura, dell’ignoranza possa produrre i frutti velenosi sopra denunciati.

Proprio per queste ragioni, il patto si basa sui primi due enunciati dell’articolo 21 della Costituzione, riletti e approfonditi come le circostanze attuali richiedono e, come di seguito, senza pretesa di esaustività si cercherà di illustrare.

1) TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE
a) Tutti significa “tutti”, a prescindere dal titolo accademico e/o professionale, dalla provenienza etnica, dalla nazionalità, dalle condizioni personali e sociali e da ogni altra differenza di cui parla l’articolo 3 della Costituzione;
b) la qualità di una affermazione, o di una tesi, non si misura dal curriculum di chi la propone, o la espone, ma dalla solidità delle argomentazioni a supporto;
c) una affermazione, o una tesi, non sono mai vere, e definitive, in assoluto. Questo significa essere sempre aperti alla dialettica del pensiero critico, del contraddittorio, anche della polemica costruttiva. Solo nella messa in discussione di ogni sapere può esservi la progressione della consapevolezza individuale, delle cultura personale e collettiva, della coscienza critica e persino delle acquisizioni scientifiche;
d) nessuna disciplina ha, né può pretendere di avere, la primazia su tutte le altre. È finito il Medioevo e, con esso, anche la supremazia indiscussa del dogmatismo teologico, rispetto al quale tutte le altre “materie” fungevano da ancelle. Oggi ciò vale in primo luogo per il sapere scientifico che ha una sua indubbia e fondamentale validità, ma non può esprimersi su svariati altri ambiti che, semplicemente, non gli competono: dal diritto alla morale, dalla spiritualità alla filosofia eccetera. Deve essere sempre riaffermata la pari dignità di tutte le discipline dello scibile umano, ciascuna destinata ad arrecare – nel suo settore di competenza – un prezioso contributo alla formazione e alla crescita individuali e collettive;
e) va promossa e diffusa, a tutti i livelli (scolastici, universitari e sociali in senso lato) la cultura del dibattito, della comunicazione persuasiva, della conoscenza delle tradizioni della retorica classica, greca e romana; anche attraverso l’insegnamento delle tecniche e della strategia del discorso persuasivo: per imparare sia l’arte di argomentare in modo valido sia la capacità di individuare le falle (o fallacie, come dicevano gli antichi) nei ragionamenti altrui;
f) va promossa e diffusa una nuova “etica del dibattito pubblico e privato” basata sull’imprescindibile rispetto per le opinioni altrui e sul rifiuto di ogni tentazione di censura o di “criminalizzazione” dell’avversario;
g) è necessaria un’operazione culturale di riaffermazione dell’autentica caratteristica del sapere scientifico: quella di essere, per definizione, dialettico, falsificabile, smentibile. Bisogna recuperare e diffondere l’insegnamento dei grandi epistemologi della fine del Novecento (da Paul Feyerabend a Thomas S. Khun a Imre Lacatos) i quali hanno spiegato in cosa consista davvero la “validità” e in cosa, invece, i “limiti” del sapere scientifico;
h) va introdotto, nei curricula studiorum delle facoltà scientifiche, l’insegnamento e l’esame – propedeutico alla laurea – della storia della filosofia della scienza e delle correnti epistemologiche della filosofia del Novecento;
i) vanno promosse e favorite la “sensibilità” e la “cultura” della verifica della attendibilità delle fonti. È sacrosanto il diritto di espressione, ma lo è altrettanto il dovere – per chiunque si esprime attraverso qualsiasi canale mediatico o attraverso la rete – di verificare l’origine delle informazioni su cui si basano le conseguenti asserzioni. Soprattutto in un momento storico in cui le notizie “volano” e si diffondono alla velocità della luce attraverso una miriade di vettori. Il Patto per la libertà di espressione, insomma, è anche un patto per la “serietà” dell’informazione, a qualunque livello.

2) LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NON PUÒ ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE
Questo deve costituire un impegno solenne non solo dei Pubblici poteri nei confronti dei cittadini, ma anche dei cittadini tra loro. Chiunque aderisca al Patto si impegna a non ricorrere mai ad azioni penali (salva ovviamente la ricorrenza dei reati di calunnia o diffamazione previsti dal codice penale) come “contromisura”, preventiva o punitiva, verso un soggetto il quale abbia espresso e manifestato una opinione o posizione divergente.

3) LA RETE INTERNET DEVE ESSERE VALORIZZATA E TUTELATA RISPETTO AGLI ATTACCHI ESTERNI
Il Patto per la Libertà di Espressione e Manifestazione del Pensiero riconosce alla rete Internet il ruolo che le è proprio, di insostituibile sorgente di ricchezza per il dibattito pubblico, elemento fondamentale senza il quale qualsiasi forma di governo che si definisca democratica diviene nei fatti un vuoto simulacro, terreno di dominio incontrastato del potere costituito. Una rete Internet libera dalle ingerenze della politica, dalle pressioni dei gruppi di potere in qualunque forma organizzati, dalle ingerenze delle lobby e da ogni forma di censura deve essere riconosciuta come un diritto fondamentale dei cittadini, in quanto strumento insostituibile per esercitare la libertà di espressione e di parola sancita dall’Articolo 21. Deve essere introdotto nella Costituzione italiana, così come già avvenuto in altri paesi quali la Finlandia, il diritto per tutti ad avere un collegamento ad alta velocità alla rete Internet, dalle prestazioni garantite. Non sono necessarie leggi separate o regolamentazioni specifiche per governare il dibattito pubblico sulla rete internet o sui social network, oltre alle leggi già esistenti.

PRIMI FIRMATARI:
Claudio Messora
Francesco Carraro
Ugo Mattei
Vittorio Sgarbi
Diego Fusaro
Paolo Becchi
Mauro Scardovelli
Enzo Pennetta
Giuseppe Palma
Alberto Micalizzi
Fabio Frabetti
Ivan Catalano
Red Ronnie
Alberto Micalizzi
Comitato Popolare Stefano Rodotà per la difesa dei beni pubblici e comuni

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Grazie a voi stiamo producendo tante trasmissioni ogni giorno. Abbiamo un Tg, un TgTalk, facciamo tante interviste e riusciamo anche a riprendere i convegni che dovreste proprio vedere. Stiamo lavorando a una tv che sia dei cittadini. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti.

Adesso bisogna raccogliere questa sfida: dimostrare che la Tv dei Cittadini sta in piedi da sola, ogni mese, senza l’aiuto di gruppi di potere organizzato, di interessi di parte o della politica. In televisione, per fare una sola puntata alla settimana ci vogliono decine di giornalisti e decine tra tecnici e registi. Ogni mese, per una sola trasmissione spendono centinaia di migliaia, se non milioni di euro. Noi invece siamo in undici, poi ci sono gli affitti, i servizi, le utenze, i materiali che si consumano, quelli ancora da comprare… ma Byoblu costa solo 40 mila euro al mese. Come ci riusciamo? Lavoriamo con passione, dalla mattina alla sera, e non sprechiamo nulla.

Siamo in centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. Già così è un’impresa storica: quattrocentomila iscritti su Youtube, quasi centomila in più ogni mese, centinaia di migliaia sugli altri social network, centotrenta milioni di video visti, ma nessuno ne parla: questa è la dimostrazione che siamo veramente liberi. E adesso stiamo costruendo le App: potrai vedere Byoblu (e non solo) sul tuo smartphone, sui computer, sui tablet e sulle smartTv. Manca poco ormai!

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Grazie!
Claudio Messora

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Ciao, non si molla un cazzo 😉

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Vi seguo spesso e vi stimo perché avete una comunicazione perfetta e senza peli. Soprattutto mi fate sempre conoscere le cose così come sono e da fonti veramente attendibili. Grazie

nm

nedjeljko markovic

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buon lavoro,siete grandi,rimanete cosi.un abracio

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2 commenti

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  • Io vorrei porre delle domande e proporre un approccio diverso:

    Perche’ invece di porci sempre contro qualcosa o qualcuno, stavolta non impieghiamo le nostre energie e le nostre menti brillanti a creare un’alternativa migliore di quella di sistem, che parta da noi?

    Abbiamo per caso fatto un tacito contratto che si perde nella notte dei tempi, che siamo obbligati a giocare per sempre nello stesso recinto a fare opposizione?

    Sveglia signori, fuori da quel recinto c’e’ un mondo tutto nuovo, esattamente come lo state immaginando, e’ ora di saltar giu dalla giostra e andare a prenderselo.

    In linea col mio pensiero, propongo di costituire un primo gruppo di lavoro che discuta, progetti e definisca i nuovi standard dell’informazione. La mia bozza di idea e’ la seguente:
    1) dividere le notizie in 2 categorie: Fatti, Opinioni. Ogni video o articolo deve riportare quest’informazione ben visible, perche’ non si puo’ accusare un’opinione di essere fake e i lettori devono avere sempre chiaro se si tratti di un fatto o di un’opinione.
    2) obbligo di citare SEMPRE le fonti. I lettori non si devono fidare ad occhi chiusi (a meno che questo non sia lo scopo “celato” di qualche editore…) oppure perdere ore a cercare riscontri.
    3) trovare un modo per distinguere i social bots dagli umani (no, non attraverso il vaccino digitale) e trovare soluzioni. Stiamo perdendo il nostro paese per colpa di flotte di robots nell’immobilismo piu totale.

    Io posso piu permettermi di perdere tempo con appelli, firme, petizioni, manifestazioni, opposizioni, rappresentazioni, due c*****oni…, eccetera. Mi sono rotto di andare sempre contro e tenere a bada i tentacoli della piovra turbocapitalista 🙂

    Se qualcuno volesse unirsi a provare a costruire un’alternativa, fate un cenno, io ci sono. Anche in collaborazione con Byoblu o gruppi gia esistenti, si intende.

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