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MI HANNO TRATTATO COME UNA BESTIA – Paolo Becchi fermato dalla Polizia si sfoga a #Byoblu24

Paolo Becchi racconta a #Byoblu24 la sua disavventura: mentre andava a comprare le medicine è stato bloccato da agenti della polizia che – denuncia il professore di Filosofia del Diritto all’Università di Genova – lo avrebbero trattato “come una bestia”. Ma allora ci domandiamo: si può uscire per andare a fare la spesa si o no? Perché se si può uscire, bisogna anche avere la garanzia di non essere “trattati come una bestia” da nessuno.


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    Firma il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione e di Manifestazione del Pensiero

    Il patto per la libertà di espressione e manifestazione del pensiero nasce per iniziativa di un gruppo di cittadini italiani, di diversa estrazione culturale e professionale, intenzionati a promuovere i valori non negoziabili sanciti dall’articolo 21 della Costituzione: la norma fondamentale sulla tutela assoluta, inderogabile e imprescindibile della libertà di espressione e di manifestazione del pensiero.

    Il patto viene “stipulato” e sottoscritto per una evidente ragione di necessità, oltre che di principio: dal secondo dopoguerra, mai come in questo periodo storico, il diritto intangibile, e costituzionalmente garantito, della libertà di espressione è stato minacciato.

    La minaccia proviene da una serie di fattori.
    In particolare:
    a) dalla concentrazione dei canali mediatici più diffusi nelle mani di un numero sempre più ristretto di soggetti;
    b) dalla tendenza del Sistema di informazione cosiddetto “mainstream” a veicolare e propagandare in ogni modo una visione unica del mondo, delle cose, della realtà;
    c) dal controllo e dall’utilizzo strumentale dell’apparato mediatico pubblico da parte delle forze governative che, di volta in volta, si alternano alla guida del Paese;
    d) dal palese confitto di interessi tra il sistema economico e politico attuale (ispirato alla logica della mera competizione) da un lato e i media privati e pubblici (che da quel sistema traggono finanziamenti e fondi) dall’altro;
    e) da una sempre più marcata insofferenza del potere costituito e del sistema dell’informazione ufficiale nei confronti della informazione indipendente: quei canali, cioè, in grado di mettere in discussione, o anche solo di sottoporre a un vaglio critico e a un esame ragionato e dialettico, le “verità” di regime;
    f) dalla ossessiva “narrazione” connessa al tema delle fake news e dell’odio online: rispettivamente, un “fatto” e un “sentimento”. Un fatto e un sentimento reali, sempre esistiti da che mondo è mondo, ma oggi impiegati strumentalmente per istituire forme, sottili o dozzinali, di censura. Una censura preventiva o punitiva nei confronti di chi non si uniforma alla “ortodossia” culturale e intellettuale vigente;
    g) dal diffondersi di ideologie dogmatiche, pericolosissime per le sorti della libertà di espressione, che adombrano i principi ispiratori della Scienza, una delle più importanti risorse dell’essere umano.

    Il patto per la libertà di espressione intende agire non tanto (e non solo) “contro” le situazioni sopra denunciate, quanto piuttosto (e soprattutto) “a favore” di una riscoperta della straordinaria portata dell’articolo 21 della Costituzione italiana. Nella convinzione che solo radicandoci nel passato (e nei principii e valori iscritti nella Suprema Carta del 1948) sapremo acquisire e diffondere i giusti anticorpi: quelli indispensabili per impedire che la libertà di parola muoia; e anche per evitare che il seme dell’intolleranza, della censura, dell’ignoranza possa produrre i frutti velenosi sopra denunciati.

    Proprio per queste ragioni, il patto si basa sui primi due enunciati dell’articolo 21 della Costituzione, riletti e approfonditi come le circostanze attuali richiedono e, come di seguito, senza pretesa di esaustività si cercherà di illustrare.

    1. TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE
      a) Tutti significa “tutti”, a prescindere dal titolo accademico e/o professionale, dalla provenienza etnica, dalla nazionalità, dalle condizioni personali e sociali e da ogni altra differenza di cui parla l’articolo 3 della Costituzione;
      b) la qualità di una affermazione, o di una tesi, non si misura dal curriculum di chi la propone, o la espone, ma dalla solidità delle argomentazioni a supporto;
      c) una affermazione, o una tesi, non sono mai vere, e definitive, in assoluto. Questo significa essere sempre aperti alla dialettica del pensiero critico, del contraddittorio, anche della polemica costruttiva. Solo nella messa in discussione di ogni sapere può esservi la progressione della consapevolezza individuale, delle cultura personale e collettiva, della coscienza critica e persino delle acquisizioni scientifiche;
      d) nessuna disciplina ha, né può pretendere di avere, la primazia su tutte le altre. È finito il Medioevo e, con esso, anche la supremazia indiscussa del dogmatismo teologico, rispetto al quale tutte le altre “materie” fungevano da ancelle. Oggi ciò vale in primo luogo per il sapere scientifico che ha una sua indubbia e fondamentale validità, ma non può esprimersi su svariati altri ambiti che, semplicemente, non gli competono: dal diritto alla morale, dalla spiritualità alla filosofia eccetera. Deve essere sempre riaffermata la pari dignità di tutte le discipline dello scibile umano, ciascuna destinata ad arrecare – nel suo settore di competenza – un prezioso contributo alla formazione e alla crescita individuali e collettive;
      e) va promossa e diffusa, a tutti i livelli (scolastici, universitari e sociali in senso lato) la cultura del dibattito, della comunicazione persuasiva, della conoscenza delle tradizioni della retorica classica, greca e romana; anche attraverso l’insegnamento delle tecniche e della strategia del discorso persuasivo: per imparare sia l’arte di argomentare in modo valido sia la capacità di individuare le falle (o fallacie, come dicevano gli antichi) nei ragionamenti altrui;
      f) va promossa e diffusa una nuova “etica del dibattito pubblico e privato” basata sull’imprescindibile rispetto per le opinioni altrui e sul rifiuto di ogni tentazione di censura o di “criminalizzazione” dell’avversario;
      g) è necessaria un’operazione culturale di riaffermazione dell’autentica caratteristica del sapere scientifico: quella di essere, per definizione, dialettico, falsificabile, smentibile. Bisogna recuperare e diffondere l’insegnamento dei grandi epistemologi della fine del Novecento (da Paul Feyerabend a Thomas S. Khun a Imre Lacatos) i quali hanno spiegato in cosa consista davvero la “validità” e in cosa, invece, i “limiti” del sapere scientifico;
      h) va introdotto, nei curricula studiorum delle facoltà scientifiche, l’insegnamento e l’esame – propedeutico alla laurea – della storia della filosofia della scienza e delle correnti epistemologiche della filosofia del Novecento;
      i) vanno promosse e favorite la “sensibilità” e la “cultura” della verifica della attendibilità delle fonti. È sacrosanto il diritto di espressione, ma lo è altrettanto il dovere – per chiunque si esprime attraverso qualsiasi canale mediatico o attraverso la rete – di verificare l’origine delle informazioni su cui si basano le conseguenti asserzioni. Soprattutto in un momento storico in cui le notizie “volano” e si diffondono alla velocità della luce attraverso una miriade di vettori. Il Patto per la libertà di espressione, insomma, è anche un patto per la “serietà” dell’informazione, a qualunque livello.

    2. LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NON PUÒ ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE
      Questo deve costituire un impegno solenne non solo dei Pubblici poteri nei confronti dei cittadini, ma anche dei cittadini tra loro. Chiunque aderisca al Patto si impegna a non ricorrere mai ad azioni penali (salva ovviamente la ricorrenza dei reati di calunnia o diffamazione previsti dal codice penale) come “contromisura”, preventiva o punitiva, verso un soggetto il quale abbia espresso e manifestato una opinione o posizione divergente.

    3. LA RETE INTERNET DEVE ESSERE VALORIZZATA E TUTELATA RISPETTO AGLI ATTACCHI ESTERNI
      Il Patto per la Libertà di Espressione e Manifestazione del Pensiero riconosce alla rete Internet il ruolo che le è proprio, di insostituibile sorgente di ricchezza per il dibattito pubblico, elemento fondamentale senza il quale qualsiasi forma di governo che si definisca democratica diviene nei fatti un vuoto simulacro, terreno di dominio incontrastato del potere costituito. Una rete Internet libera dalle ingerenze della politica, dalle pressioni dei gruppi di potere in qualunque forma organizzati, dalle ingerenze delle lobby e da ogni forma di censura deve essere riconosciuta come un diritto fondamentale dei cittadini, in quanto strumento insostituibile per esercitare la libertà di espressione e di parola sancita dall’Articolo 21. Deve essere introdotto nella Costituzione italiana, così come già avvenuto in altri paesi quali la Finlandia, il diritto per tutti ad avere un collegamento ad alta velocità alla rete Internet, dalle prestazioni garantite. Non sono necessarie leggi separate o regolamentazioni specifiche per governare il dibattito pubblico sulla rete internet o sui social network, oltre alle leggi già esistenti.

    PRIMI FIRMATARI:
    Claudio Messora
    Francesco Carraro
    Ugo Mattei
    Vittorio Sgarbi
    Diego Fusaro
    Paolo Becchi
    Mauro Scardovelli
    Enzo Pennetta
    Giuseppe Palma
    Alberto Micalizzi
    Fabio Frabetti
    Ivan Catalano
    Red Ronnie
    Alberto Micalizzi
    Comitato Popolare Stefano Rodotà per la difesa dei beni pubblici e comuni

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Grazie a voi stiamo producendo tante trasmissioni ogni giorno. Abbiamo un Tg, un TgTalk, facciamo tante interviste e riusciamo anche a riprendere i convegni che dovreste proprio vedere. Stiamo lavorando a una tv che sia dei cittadini. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti.

Adesso bisogna raccogliere questa sfida: dimostrare che la Tv dei Cittadini sta in piedi da sola, ogni mese, senza l’aiuto di gruppi di potere organizzato, di interessi di parte o della politica. In televisione, per fare una sola puntata alla settimana ci vogliono decine di giornalisti e decine tra tecnici e registi. Ogni mese, per una sola trasmissione spendono centinaia di migliaia, se non milioni di euro. Noi invece siamo in undici, poi ci sono gli affitti, i servizi, le utenze, i materiali che si consumano, quelli ancora da comprare… ma Byoblu costa solo 40 mila euro al mese. Come ci riusciamo? Lavoriamo con passione, dalla mattina alla sera, e non sprechiamo nulla.

Siamo in centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. Già così è un’impresa storica: quattrocentomila iscritti su Youtube, quasi centomila in più ogni mese, centinaia di migliaia sugli altri social network, centotrenta milioni di video visti, ma nessuno ne parla: questa è la dimostrazione che siamo veramente liberi. E adesso stiamo costruendo le App: potrai vedere Byoblu (e non solo) sul tuo smartphone, sui computer, sui tablet e sulle smartTv. Manca poco ormai!

Non ti basta per deciderti ad essere dei nostri? Aiuta la nuova televisione dei cittadini a trasmettere anche questo mese. La tua generosità sarà ricompensata.

Grazie!
Claudio Messora

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€20,00 22 Gennaio 2021

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Bravi, continuate così

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Sono molto preoccupato per la deriva autoritaria che ci tocca vivere.
Pur troppo mi ha toccato vivere sotto una dittatura militare in passato
e non è stato per niente bello.
Spero che questa piccola donazione aiuti a far sentire tutte le voci e a far conoscere tutte… Leggi tutto

Sono molto preoccupato per la deriva autoritaria che ci tocca vivere.
Pur troppo mi ha toccato vivere sotto una dittatura militare in passato
e non è stato per niente bello.
Spero che questa piccola donazione aiuti a far sentire tutte le voci e a far conoscere tutte!!! l'idee.
buon lavoro.
Claudio

MQ

Mirella Quagliotto

€50,00 21 Gennaio 2021

Siete fantastici andate avanti così.

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Baci e abbracci

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€20,00 21 Gennaio 2021

37 commenti

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  • Buongiorno,
    Non sono d accordo con questa spiegazione dai toni catastrofici. Da che mondo è mondo se si viene fermati da una pattuglia è necessario fornire i documenti. Gli anziani, fascia più debilitata, hanno riempito le terapie intensive, quindi sono soggetti più sensibili alla situazione. La pattuglia risponde ad ordini, a loro è stato chiesto di fermare persone, chiedere documenti e far rispettare regole. Purtroppo si crede che l anziana età vada di pari passo con un ammorbamento del rispetto delle regole. Le dico per certo che è così, molti anziani si sentono eroi della nazione e liberi da alcuni obblighi. Questa cosa non può esistere, a maggior ragione in questo periodo. Le hanno chiesto semplicemente documenti e autocertificazione. Nulla di più. Agenti che svolgevano il loro lavoro proprio come lei svolgeva la professione di cittadino. Il mio non è un attacco, assolutamente, è solo una presa di posizione riguardo al tono tenuto in questo video, volto a sminuire la figura di chi è li per far rispettare regole. Consegnare una carta d identità…semplicemente.
    Spero di ricevere una risposta.
    Grazie

    • Assurdo. L unica regola che dovrebbe valere sono L adozione dei dispositivi di sicurezza come mascherine e guanti ( ma solo in pubblico, non certo se si sta all interno di un auto) e la distanza di sicurezza.
      Questi controlli sulla mobilità individuale sono inutili e hanno il solo scopo di preparare un regime autoritario fondato sulla paura

    • nella società civile c’è gentilezza, comunicazione precisa, informazione utile e mirata alla capacità di comprendere delle persone nelle loro differenti modalità, non servono eroi, ne ladri o poliziotti…
      le persone “anziane” ed i “bambini” sono persone innanzitutto in questo momento i più vessati e presi di mira.., non i più compresi…

      • Si dà il caso che il Coronavirus abbia il brutto “difetto” di uccidere le persone, un vero “screanzato”, mentre le Forze dell’Ordine cercano di proteggere le persone.

  • Senza documento, senza autocertificazione, senza mascherina o qualcosa che copra bocca e naso…
    Facendo ironia e poi sbraitando pure, perché come dice è un po’ nel suo carattere…
    Mi scusi, ma viene anche a lamentarsi pubblicamente?

      • I direi di più, come si sono azzardate le Forze dell’Ordine a svolgere il loro dovere finalizzato a salvargli la vita.
        Perché, per chi se ne fosse dimenticato, gli anziani sono quelli che rischiano di più.

        • Visto che sono anziani e quindi con una certa esperienza di vita saranno anche in grado di decidere come vivere? Vuoi sostenere che non si debba vivere per paura di morire?

          Ps ti consiglio di dormire le giuste ore di sonno e di scaricarti l’app. Dreams e di farti tutti i vaccini che ti proporranno

  • Assurdo. L unica regola che dovrebbe valere sono L adozione dei dispositivi di sicurezza come mascherine e guanti ( ma solo in pubblico, non certo se si sta all interno di un auto) e la distanza di sicurezza.
    Questi controlli sulla mobilità individuale sono inutili e hanno il solo scopo di preparare un regime autoritario fondato sulla paura

    • Senza i controlli sulla mobilità individuale probabilmente adesso ci sarebbero 800.000 morti.
      Forse qualcuno non ha ancora capito che siamo in “Stato di Emergenza Nazionale”, non è un videogame.

      • ma dimmi un po’ questi numeri sono frutto di chiaroveggenza oppure ti basi sui dati della John Hopkins University?
        Ti informo che anche in USA hanno abbandonato questo modello..ma certo non c’entra niente Bill Gates e nemmeno Identiy2020..
        Per fortuna che noi abbiamo Burioni e Ricciardi scienziati di calibro internazionale riconosciuti come tali in tutto il mondo…

  • I documenti si devono avere quando si viene fermati. La mascherina è un gesto di civiltà cosa le costa metterla? Il virus le ha cambiato la vita? Non direi almeno non per ora, e le auguro di non aver bisogno di andare in ospedale, forse, grazie ai mesi che abbiamo fatto chiusi in casa lei potrà essere curato bene. Non faccia polemica dove non ce ne è proprio bisogno e abbia rispetto per le forze dell’ordine!

    • Non è obbligatorio esprimere la propria opinione, per lo meno se non si sa di cosa si parla. La legge di P.S. in italia prevede l’obbligo di fornire le proprie generalità e non quello di avere con se il documento. I pulotti hanno la possibilità, nel caso di dubbio sulla veridicità delle informazioni fornite, attraverso la radio con la Centrale Operativa che ha accesso all’anagrafe. SVEGLIA!
      UN PROVERBIO INDIANO DICE PRIMA DI PUNTARE IL DITO CONTRO QUALCUNO, OSSERVA LA TUA MANO, SORPRESA, HAI TRE DITA PUNTATE CONTRO DI TE,,,

      NAMASTE’

      • In realtà i “pulotti” hanno il diritto di portarti in Questura per accertamenti, anche contro la tua volontà.

        • si ma solo se hanno dei dubbi sulle dichiarazioni da te fornite e come già detto possono verificare attraverso la Centrale Operativa. Ma vedo che siamo un po’ duri di comprendonio..
          Mi sa che sei dalla parte giusta del manganello.. ma ti ricordo che (per lo meno giuridicamente e formalmente) siamo ancora in uno stato di diritto. Poi certo quando arriverà Eurogenforce allora in quel caso si che ti potranno anche sparare senza incorrere in alcuna sanzione..buona vita

          • Forse quello duro di comprendonio sei tu.
            La verifica attraverso la Centrale Operativa spesso non è sufficiente.
            Perciò ti consiglio di girare con un documento d’identità valido in tasca.

  • Girare senza documenti non costituisce reato a condizione che si forniscano le proprie generalità. Però le Forze dell’Ordine non sono tenute a prendere per buone le generalità fornite verbalmente (se le generalità fornite non risultassero vere come si farebbe, poi, a rintracciarlo?) e possono portare la persona, anche con la forza, a loro insindacabile giudizio, in Questura oppure in Caserma per accertamenti.
    Pertanto il professore di Filosofia del Diritto dovrebbe ringraziare le Forze dell’Ordine per avergli creduto sulla parola e non averlo accompagnato, anche con la forza, in Questura o in Caserma per accertamenti.
    Non escludo che Il modo di fare un po’ brusco delle Forze dell’Ordine fosse finalizzato a valutare l’attendibilità delle generalità fornite.
    E adesso basta con questi piagnistei.
    Se qualcuno non lo avesse ancora capito siamo in “Stato di Emergenza Nazionale”!!!

    • Nulla da eccepire sugli ordini ricevuti. Dura lex, sed lex. Si può andare anche oltre. basta sapere qual é il limite. Altrimenti saremmo ancora a fare sacrifici umani agli…dei.
      Ma noi siamo progressisti e civili vero?

  • I commenti qui sotto sono ancora peggio della terribile esperienza del povero Paolo Becchi.

    Ogni popolo ha il governo e le forze dell’ordine che si merita.

    Dobbiamo solo sperare nella forza dei pochi che, come Becchi, non accettano soprusi e violenze, né fisici né tanto meno psicologici; le violenze psicologiche sono ancora più subdole, dolorose e dannose delle percosse.

    Il capo della polizia aveva condiviso un video in cui chiedeva ai suoi agenti di usare “umanità”. Evidentemente non ha funzionato.
    Conte ha il dovere di intervenire pubblicamente, e di re-instaurare un livello di decenza degno della democrazia a cui, fino a prova contraria, apparteniamo.

  • La cosa che non è chiara è chi lo ha fermato non era la Polizia di Stato, perché il reparto citato da Becchi non è della Polizia di Stato. So bene di cosa parlo. Quindi andrebbe chiarito bene questo dettaglio. Sul post però si vede la Polizia di Stato. In attesa del chiarimento il dettaglio della foto forse andrebbe cambiato.

  • Lo capisco purtroppo è successo anche a me. Non sono stato trattato “da bestia”, i poliziotti non sono stati scortesi, ma mi hanno verbalizzato un illecito amministrativo, in forza degli illegali dpcm di Conte, con una sanzione fino a 400 euro, per avermi trovato a “passeggiare” da solo e la domenica di Pasqua a circa 1 km da casa, che a Roma non è nulla. Svolgevo attività motoria, come previsto tra l’altro dal dpcm (che ho fatto verbalizzare), in prossimità della mia abitazione, l’agente mi ha detto che la prossimità ognuno la interpreta come vuole e che per lui era troppo, del resto mi ha detto che dobbiamo stare a casa perché “lo dice la TV” .Ovviamente non pagherò la sanzione e farò ricorso al prefetto (sperando che a seguire torni ad esserci un minimo di giustizia costituzionale in questo disgraziato paese), ma comunque mi costerà tempo e spese, oltre alla stessa sua sensazione di essere stato trattato come un carcerato, con i diritti personali inviolabili calpestati

  • Caro Becchi
    Scommetto che neanche lei si sarebbe aspettato una sfilza di commenti di zelanti patrioti che le rimproverano praticamente tutto, compreso anche di essere anziano.
    La situazione é questa, ci hanno proprio staccato la spina al cervello e ormai siamo ridotti cosí, incarogniti e servili all’inverosimile.
    Un abbraccio illegale…..

    • Mi scuso a nome di tutti quei cittadini “incarogniti e servili all’inverosimile” che ritengono, ovviamente erroneamente, che la tutela della salute giustifichi una parziale limitazione della libertà personale.

      • Si in effetti i suicidi, la depressione, le malattie psichiatriche, il non assumere la giusta quantità di vitamina d dai raggi solari, l’impossibilità di passeggiare liberamente è fatta per il tuo bene…

    • Non vi è nessuna legge che obbliga i cittadini a girare con i propri documenti di identità (tranne nel caso della patente se si è alla guida). Cosa succede, però, se si viene fermati dalla polizia o dai carabinieri per fornire le proprie generalità?
      Poichè non sussiste l’obbligo di portare dietro i documenti di identità, qualora i carabinieri o la polizia chiedessero le generalità si è obbligati a fornire nome, cognome, residenza e data di nascita poichè non è richiesto ricordare a memoria il numero del documento o il proprio codice fiscale.
      Se il cittadino è invitato a fornire oltre alle proprie generalità anche i documenti se li ha con se dovrà fornire o la carta di identità, la patente o il passaporto (va bene anche la tessera sanitaria). Ma come abbiamo poco fa anticipato, non si è costretti a portare sempre con se i propri documenti di riconoscimento. Se il cittadino, quindi, ne è privo perchè li ha a casa non gli può essere contestato nessun tipo di reato e può fornire, tranquillamente, a voce le proprie generalità. Lo stesso Codice Penale indica l’obbligo di fornire ai pubblici ufficiali le proprie generalità ma non che sia necessario documentarle. Anche il rifiuto di fornire i propri documenti di riconoscimento, fornendo però le proprie generalità non comporta reato. Il reato scatta soltanto quando il cittadino sprovvisto di documenti si rifiuta di fornire le proprie generalità alle forze dell’ordine in caso di controllo.

Marcia Della Liberazione

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