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I PENALISTI DI TRIESTE CONTRO IL GOVERNO DEI DECRETI – Alessandro Giadrossi #Byoblu24

La sproporzione tra la necessità dell’emergenza e il dispiegamento di forze per limitare i movimenti dei cittadini. Questo uno dei nodi della critica al sistema dei decreti governativi mossa da Alessandro Giadrossi, avvocato e Presidente della Camera penale di Trieste, in una lettera aperta ai penalisti italiani. “Continuano a essere mantenuti in vigore provvedimenti eccezionalmente limitativi delle libertà fondamentali dei cittadini” scrive Giadrossi. “Un clima che ha visto il suo epilogo durante le feste pasquali che hanno visto il dispiegamento da parte delle forze dell’ordine e dell’esercito di uomini e mezzi, anche di elicotteri e droni, allo scopo di individuare persone ree solamente di essersi allontanate di qualche centinaio di metri dalla loro abitazione” prosegue. Per Giadrossi “…l’epidemia sembra stia diventando un laboratorio per sperimentare nuove forme di governo contrarie ai principi costituzionali”. Seguite l’intervista completa su #Byoblu24


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    Firma il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione e di Manifestazione del Pensiero

    Il patto per la libertà di espressione e manifestazione del pensiero nasce per iniziativa di un gruppo di cittadini italiani, di diversa estrazione culturale e professionale, intenzionati a promuovere i valori non negoziabili sanciti dall’articolo 21 della Costituzione: la norma fondamentale sulla tutela assoluta, inderogabile e imprescindibile della libertà di espressione e di manifestazione del pensiero.

    Il patto viene “stipulato” e sottoscritto per una evidente ragione di necessità, oltre che di principio: dal secondo dopoguerra, mai come in questo periodo storico, il diritto intangibile, e costituzionalmente garantito, della libertà di espressione è stato minacciato.

    La minaccia proviene da una serie di fattori.
    In particolare:
    a) dalla concentrazione dei canali mediatici più diffusi nelle mani di un numero sempre più ristretto di soggetti;
    b) dalla tendenza del Sistema di informazione cosiddetto “mainstream” a veicolare e propagandare in ogni modo una visione unica del mondo, delle cose, della realtà;
    c) dal controllo e dall’utilizzo strumentale dell’apparato mediatico pubblico da parte delle forze governative che, di volta in volta, si alternano alla guida del Paese;
    d) dal palese confitto di interessi tra il sistema economico e politico attuale (ispirato alla logica della mera competizione) da un lato e i media privati e pubblici (che da quel sistema traggono finanziamenti e fondi) dall’altro;
    e) da una sempre più marcata insofferenza del potere costituito e del sistema dell’informazione ufficiale nei confronti della informazione indipendente: quei canali, cioè, in grado di mettere in discussione, o anche solo di sottoporre a un vaglio critico e a un esame ragionato e dialettico, le “verità” di regime;
    f) dalla ossessiva “narrazione” connessa al tema delle fake news e dell’odio online: rispettivamente, un “fatto” e un “sentimento”. Un fatto e un sentimento reali, sempre esistiti da che mondo è mondo, ma oggi impiegati strumentalmente per istituire forme, sottili o dozzinali, di censura. Una censura preventiva o punitiva nei confronti di chi non si uniforma alla “ortodossia” culturale e intellettuale vigente;
    g) dal diffondersi di ideologie dogmatiche, pericolosissime per le sorti della libertà di espressione, che adombrano i principi ispiratori della Scienza, una delle più importanti risorse dell’essere umano.

    Il patto per la libertà di espressione intende agire non tanto (e non solo) “contro” le situazioni sopra denunciate, quanto piuttosto (e soprattutto) “a favore” di una riscoperta della straordinaria portata dell’articolo 21 della Costituzione italiana. Nella convinzione che solo radicandoci nel passato (e nei principii e valori iscritti nella Suprema Carta del 1948) sapremo acquisire e diffondere i giusti anticorpi: quelli indispensabili per impedire che la libertà di parola muoia; e anche per evitare che il seme dell’intolleranza, della censura, dell’ignoranza possa produrre i frutti velenosi sopra denunciati.

    Proprio per queste ragioni, il patto si basa sui primi due enunciati dell’articolo 21 della Costituzione, riletti e approfonditi come le circostanze attuali richiedono e, come di seguito, senza pretesa di esaustività si cercherà di illustrare.

    1) TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE
    a) Tutti significa “tutti”, a prescindere dal titolo accademico e/o professionale, dalla provenienza etnica, dalla nazionalità, dalle condizioni personali e sociali e da ogni altra differenza di cui parla l’articolo 3 della Costituzione;
    b) la qualità di una affermazione, o di una tesi, non si misura dal curriculum di chi la propone, o la espone, ma dalla solidità delle argomentazioni a supporto;
    c) una affermazione, o una tesi, non sono mai vere, e definitive, in assoluto. Questo significa essere sempre aperti alla dialettica del pensiero critico, del contraddittorio, anche della polemica costruttiva. Solo nella messa in discussione di ogni sapere può esservi la progressione della consapevolezza individuale, delle cultura personale e collettiva, della coscienza critica e persino delle acquisizioni scientifiche;
    d) nessuna disciplina ha, né può pretendere di avere, la primazia su tutte le altre. È finito il Medioevo e, con esso, anche la supremazia indiscussa del dogmatismo teologico, rispetto al quale tutte le altre “materie” fungevano da ancelle. Oggi ciò vale in primo luogo per il sapere scientifico che ha una sua indubbia e fondamentale validità, ma non può esprimersi su svariati altri ambiti che, semplicemente, non gli competono: dal diritto alla morale, dalla spiritualità alla filosofia eccetera. Deve essere sempre riaffermata la pari dignità di tutte le discipline dello scibile umano, ciascuna destinata ad arrecare – nel suo settore di competenza – un prezioso contributo alla formazione e alla crescita individuali e collettive;
    e) va promossa e diffusa, a tutti i livelli (scolastici, universitari e sociali in senso lato) la cultura del dibattito, della comunicazione persuasiva, della conoscenza delle tradizioni della retorica classica, greca e romana; anche attraverso l’insegnamento delle tecniche e della strategia del discorso persuasivo: per imparare sia l’arte di argomentare in modo valido sia la capacità di individuare le falle (o fallacie, come dicevano gli antichi) nei ragionamenti altrui;
    f) va promossa e diffusa una nuova “etica del dibattito pubblico e privato” basata sull’imprescindibile rispetto per le opinioni altrui e sul rifiuto di ogni tentazione di censura o di “criminalizzazione” dell’avversario;
    g) è necessaria un’operazione culturale di riaffermazione dell’autentica caratteristica del sapere scientifico: quella di essere, per definizione, dialettico, falsificabile, smentibile. Bisogna recuperare e diffondere l’insegnamento dei grandi epistemologi della fine del Novecento (da Paul Feyerabend a Thomas S. Khun a Imre Lacatos) i quali hanno spiegato in cosa consista davvero la “validità” e in cosa, invece, i “limiti” del sapere scientifico;
    h) va introdotto, nei curricula studiorum delle facoltà scientifiche, l’insegnamento e l’esame – propedeutico alla laurea – della storia della filosofia della scienza e delle correnti epistemologiche della filosofia del Novecento;
    i) vanno promosse e favorite la “sensibilità” e la “cultura” della verifica della attendibilità delle fonti. È sacrosanto il diritto di espressione, ma lo è altrettanto il dovere – per chiunque si esprime attraverso qualsiasi canale mediatico o attraverso la rete – di verificare l’origine delle informazioni su cui si basano le conseguenti asserzioni. Soprattutto in un momento storico in cui le notizie “volano” e si diffondono alla velocità della luce attraverso una miriade di vettori. Il Patto per la libertà di espressione, insomma, è anche un patto per la “serietà” dell’informazione, a qualunque livello.

    2) LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NON PUÒ ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE
    Questo deve costituire un impegno solenne non solo dei Pubblici poteri nei confronti dei cittadini, ma anche dei cittadini tra loro. Chiunque aderisca al Patto si impegna a non ricorrere mai ad azioni penali (salva ovviamente la ricorrenza dei reati di calunnia o diffamazione previsti dal codice penale) come “contromisura”, preventiva o punitiva, verso un soggetto il quale abbia espresso e manifestato una opinione o posizione divergente.

    3) LA RETE INTERNET DEVE ESSERE VALORIZZATA E TUTELATA RISPETTO AGLI ATTACCHI ESTERNI
    Il Patto per la Libertà di Espressione e Manifestazione del Pensiero riconosce alla rete Internet il ruolo che le è proprio, di insostituibile sorgente di ricchezza per il dibattito pubblico, elemento fondamentale senza il quale qualsiasi forma di governo che si definisca democratica diviene nei fatti un vuoto simulacro, terreno di dominio incontrastato del potere costituito. Una rete Internet libera dalle ingerenze della politica, dalle pressioni dei gruppi di potere in qualunque forma organizzati, dalle ingerenze delle lobby e da ogni forma di censura deve essere riconosciuta come un diritto fondamentale dei cittadini, in quanto strumento insostituibile per esercitare la libertà di espressione e di parola sancita dall’Articolo 21. Deve essere introdotto nella Costituzione italiana, così come già avvenuto in altri paesi quali la Finlandia, il diritto per tutti ad avere un collegamento ad alta velocità alla rete Internet, dalle prestazioni garantite. Non sono necessarie leggi separate o regolamentazioni specifiche per governare il dibattito pubblico sulla rete internet o sui social network, oltre alle leggi già esistenti.

    PRIMI FIRMATARI:
    Claudio Messora
    Francesco Carraro
    Ugo Mattei
    Vittorio Sgarbi
    Diego Fusaro
    Paolo Becchi
    Mauro Scardovelli
    Enzo Pennetta
    Giuseppe Palma
    Alberto Micalizzi
    Fabio Frabetti
    Ivan Catalano
    Red Ronnie
    Alberto Micalizzi
    Comitato Popolare Stefano Rodotà per la difesa dei beni pubblici e comuni

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Non so come siamo arrivati fino a qui. Abbiamo attraversato ogni sorta di difficoltà. Hanno fatto esposti contro Byoblu. Ci hanno oscurato ben quattro video. Ci hanno attaccato perfino dagli Stati Uniti (NewsGuard). C’è stato il coronavirus. Eppure siamo ancora qui, siamo ancora in piedi. In questi mesi incredibilmente duri abbiamo sempre continuato a lavorare per informarvi, perché era la cosa giusta da fare. E non è stata l’informazione a senso unico di tv e giornali: vi abbiamo davvero portati sull’altra faccia della luna. Quaranta milioni di video visti e centoquaranticinquemila nuovi iscritti tra febbraio e maggio lo testimoniano come una bandiera piantata nella pietra. Oggi siamo quasi a mezzo milione di iscritti al canale Youtube. Più ci attaccano e più ci rendono forti. Ma è solo la forza della verità. La verità non ha bisogno di niente, se non di essere mostrata.

La Tv dei Cittadini è un successo spettacolare, e il fatto che nessuno ne parli se non per tentare di chiuderla è la vostra migliore garanzia. Così come la forma di finanziamento che abbiamo scelto: niente pubblicità, niente fondi pubblici, niente erogazioni da Soros o da Bill Gates. Solo microdonazioni diffuse! Il perché è semplice: se siete in tanti a donare o a fare l’abbonamento, nessuno potrà mai fare una chiamata e dirci cosa possiamo dire e cosa no. Ma perché siate in tanti, serve infondere fiducia: serve essere credibili, onesti, altrimenti non funziona. Spiegatelo agli altri, a quelli che hanno bisogno di milioni di euro provenienti da grandi finanziatori, per partorire un topolino. A quelli che per tentare di rendere credibili le loro balle hanno bisogno di istituire task force di Governo, perché altrimenti non riuscirebbero a convincere nessuno. A quelli che per farsi ascoltare hanno bisogno di mettere a tacere ogni altra voce, perché hanno idee deboli, e allora fanno oscurare i video dei cittadini. Con loro il finanziamento popolare non funzionerà mai, perché non sono credibili.

Ma non è finita, perché questa è una gara che non finisce mai: non si può mai smettere di correre. Adesso, cari Cittadini (con la C maiuscola), dobbiamo gettare il cuore oltre l’ostacolo, fare un altro grande salto in avanti. Dobbiamo aumentare l’organico, dobbiamo diventare una testata editoriale (così da essere protetti dalle leggi sulla stampa), dobbiamo lanciare le App su tutti i dispositivi, che permetteranno di vedere in un unico posto tutta l’informazione seria di cui avete bisogno, e dobbiamo arrivare sul digitale terrestre. Non esiste una scorciatoia: non c’è una via di uscita. Abbiamo sfidato il mondo e adesso dobbiamo affrontarlo, a testa alta: la Tv dei cittadini deve diventare l’ottava televisione italiana.

Già oltre 80 mila persone hanno firmato il Manifesto del Patto per la libertà di espressione (e presto tutti riceverete istruzioni). Sosteneteci in questo sprint finale. Con un euro a testa a settembre trasmetteremo sulle vostre televisioni.

E sapete… forse non è neppure tanto importante vincere in sé e per sé, né come usciremo da questo scontro frontale contro poteri tanto forti. Quello che davvero conta, per tutti, è resistere. Nessuno è mai riuscito a resistere contro il potere. Ma se questa volta tutti noi, insieme, riusciremo a tenergli testa… E se alla fine di ogni trasmissione noi saremo ancora lì, e nessuno sarà riuscito ad impedirci di andare in onda, noi sapremo per la prima volta che i cittadini, insieme, non sono sempre e solo destinati a subire. Noi sapremo che esistiamo, e che non possiamo essere cancellati. E, quel che più conta, lo sapranno anche loro.

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3 commenti

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  • Egregi giornalisti di BYoblu,
    voglio puntualizzare sull’intervista ” I PENALISTI DI TRIESTE CONTRO IL GOVERNO DEI DECRETI”quando si dice che c’è “una sproporzione tra la necessità dell’emergenza e il dispiegamento di forze per limitare i movimenti dei cittadini”.
    Io non sono a favore di questo governo giallo-rosso o i giallo-viola ecc. ma dovete invitare a parlare qualche medico che conosce la malattia che si scatena con il coronavirus. E’ una malattia sistemica invalidante. Chi arriva al respiratore si sa, ma dovete considerare che il virus colpisce tutti i vasi dell’organismo umano per cui qualcuno avrà un ictus per andar bene se non un decadimento cognitivo, altri un infarto miocardico o peggio ancora un’insufficienza cardiaca, altri un infarto renale con progressiva insufficienza renale, se vengono colpitii i vasi dei muscoli si ha un deterioramento muscolare localizzato o generalizzato con impotenza muscolare. Questo per dirvi degli organi più importanti. Con questa malattia non si sa, per chi si ammala, che fine deve fare fra qualche anno. La maggior parte potranno rimanere invalidi.
    Pertanto siccome le grandi TV dello stato e dei dei buffoni che si fanno la pubblicità che hanno i giornalisti garantiti, non hanno mai parlato della malattia, fatelo voi così vedremo se i giudici non faranno il loro dovere e farebbero una lettera aperta così solleciteranno i colleghi, per mettere in galera quelli che hanno fatto cadere il ponte Morandi.
    Saluti Liborio Meliota

  • Signori penalisti, secondo me la gravita è piu pesante.
    Sono state limitate le libertà personali a partire dalla dichiarazione del governo e delle autorita di uno stato emergenziale di tipo pandemia virale. Ore se cosi è, nell’arco del piu breve tempo possibile, il parlamento doveva raccogliere prove ad alto contenuto di garanzia dello stato di emergenza di tipo pandemia. Ovvero si sarebbero dovuti consulatare diversi gruppi indipendenti dalla politica e dall’economia di medici che davano dati e un analisi dei dati in modo oggettivo, portando garanzie di queste oggettivita. Ad esempio per una situazione cosi grave come questa, si dovrebbero far dichiarare i dati e le analisi da scienziati mentre sono sottoposti alla macchina della verita davanti a una schiera di giornalisti come testimoni. IL PROBLEMA DEI NUMERI, DEI DATI E DELLE ANALISI, E’ CHE DEVONO ESSERE FORNITI DA PERSONE COMPETENTI, ONESTE, OGGETTIVE, IMPERSONALI. E’ NECESSARIA L’ONESTA E L’INDIPENDENZA DA QUALUNQUE GRUPPO DI POTERE CHE MAGARI DESIDERA DICHIARAZIONI DI UN CERTO TIPO PERCHE VI SI AVVANTAGGIA. E siccome è difficile da provare l’onesta, servono prove ad alto contenuto di garanzia come quelle che ho ipotizzato. Gruppi di esperti diversi, indipendenti tra loro che portano le loro analisi e menttre portano le loro informazioni devono essere sottoposti alla macchina della verita in sede pubblica. E i verbali devono essere pubblici.
    Il parlamento deve prendere atto di tali informazioni e poi prendere decisioni.

    Ora questo non puo essere fatto in pochi giorni da quando scoppia l’emergenza. Ma i DPCM devono essere temporanei e poi bisogna attivarsi con ATTIVITA PARLAMENTARE che lavora e consulta scienziati e dottori, cercando di costruire analisi di dati ad alto contenuto di garanzia DIMOSTRATO come PROVE. E prendere decisioni su queste informazioni. NON VEDO NIENTE DEL GENERE MA SOLO SEQUENZE DI IMMAGINI TELEVISIVE CHE PARLANO DI MORTI CON PERSONE CHE DANNO BOLLETTINI NUMERICI. QUESTO NON E’ A GARANZIA DI NIENTE, NIENTE, NIENTE.
    Non ci si puo fidare di dati cosi. Le morti ci sono state sicuramente, ma tutti quelli che si sono semplicemente informati dalle immagini televisive, non sanno nulla sulla causa della morte. La causa delle morti è un informazione molto confusa e non provata da prove ad alto contenuto di garanzia. La garanzia è un metodo per portare queste prove in modo che diano “garanzia di onesta e oggettivita”.

    La situazione nel suo insieme, fa pensare che ci siano sotto altri interessi. Ci sono dichiarazioni di medici che non passano sui media main stream che parlano di protocolli di guarigione in alcuni ospedali che funzionano. Qui vi è il sospetto che SI STIA STRUMENTALIZZANDO TUTTA LA SITUAZIONE PER OTTENERE ALTRI FINI. NON SI STA FACENDO NULLA NELLO SPIRITO DELLA VERITA E TRASPARENZA. SOLO PAROLE, DPCM, RESTRIZIONE DELLE LIBERTA. Questo puo essere ammesso per un periodo breve per far fronte alla situazione, ma poi si devono vedere significativi passi verso norme FATTE DAL PARLAMENTO in modo trasparente per gestire la situazione. Qui come cittadini ormai abbiamo tutte le carte in regola per CITARE CONTE E IL GOVERNO IN TRIBUNALE PER ATTI CONTRO LA COSTITUZIONE ATTRAVERSO ORDINANZE INCOSTITUZIONALI E TUTTI COLORO CHE FANNO ESEGUIRE TALE ORDINANZE CHE SONO ILLEGALI COSTITUZIONALMENTE. E’ perche costa denaro a fare esposti alla magistratura, altrimenti ce ne sarebbero gia diversi suppongo

    • Sono assolutamente d’accordo, sono una cittadina comune e ignoro le prassi ed i protocolli, ma mi chiedo PERCHE’ GIUDICI, AVVOCATI, MAGISTRATI ..PM e tutte le figure che ruotano intorno alla giustizia, ..
      PERCHE’ NESSUNO AD OGGI HA DENUNCIATO QUESTI ABUSI E QUESTA SPROPORZIONALITA DELLE SANZIONI?sallvo questa LETTERA APERTA DA TRIESTE E AD AOSTA?? TUTTI GLI ALTRI DOVE SONO??
      e .. le forze dell’ordine(a tutti i livelli) lavorano per noi ( O CONTRO DI NOI)
      abbiamo RAMBO con elicotteri.. mancano solo i carri armati.. ma prima di questo teatrino.. tutti questi agenti dov’erano??
      la criminalità dovrebbe essere azzerata se abbiamo in forze ( pagati) tutti questi agenti che possono girare per boschi a cercare il vecchietto col cagnolino allora anche i delinquenti VERI.. li possono trovare non crede??
      chiedo:
      ma li vedo solo io??
      INSPIEGABILE!!

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