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Si scrive “lotta alle fake news”, si legge “guerra ai cittadini”. Il caso di Luca Donadel

Il problema di chi detiene il potere sono le fake news. Non la disoccupazione. Non l’economia che va a rotoli. Non avere tagliato miliardi dalla spesa pubblica destinati alla sanità, avere chiuso ospedali, avere cacciato medici… no! Niente di tutto questo: il loro problema sono le fake news. Hanno tutto, possiedono tutti i giornali, possiedono tutte le televisioni, manganellano, strillano, strepitano a reti unificate su tutti i media, si fanno i complimenti da soli, si intervistano da soli, si applaudono da soli, si premiano da soli, occupano le strade con la grande distribuzione e occupano anche l’aria controllando le frequenze del digitale terrestre, ma niente… non gli basta ancora! Il loro problema sono le fake news. E per fake news intendono qualsiasi cosa che non scrivano loro, che non dicano loro, che non trasmettano loro, che non stampino loro. Le fake news per loro siamo noi: siamo noi per il semplice fatto di esistere. Siamo noi che non siamo loro, noi che abbiamo idee, pensieri, parole diverse da quelle che usano loro. Noi che ci esprimiamo nell’unico luogo che non controllano del tutto: la rete. Questo, per loro, è intollerabile. Come ci permettiamo noi, miserabili cittadini senza nobili natali, privi di casta, privi di loggia, privi di appartenenza a uno qualunque dei loro Ordini Professionali, privi di autorizzazione, di bollino statale, privi di santi in paradiso, noi burattini senza fili, noi volgari popolani che emettiamo rumore in luogo di parole, che verghiamo scarabocchi in luogo di articoli dotti, come ci permettiamo di osare non essere d’accordo? È intollerabile che il popolo pensi diversamente da quello che è autorizzato a pensare. E così  fanno regolamentazioni, censurano, oscurano, fanno Task Force per contrastare le fake news. E no, chiaramente, non quelle di televisioni e giornali: quelle dei cittadini che si parlano nell’unico media che ancora non sono riusciti a imbavagliare: la rete. Come è possibile che i cittadini usino la rete, da loro pensata ad esclusivo scopo militare, per parlarsi e pubblicare contenuti visti anche milioni di volte? Libertà di pensiero ed opinione va bene, ma senza esagerare, perdio! Potete essere liberi di parlare con vostra madre, vostra nonna, forse anche col vicino di casa, ma come potete pensare di potere parlare a qualche milione di persone? Non vi è consentito. La Costituzione non lo vieta, certo, me è chiaro che non è ammissibile. Devono parlare solo loro. E se stai esagerando con questo benedetto l’Articolo 21, nell’indifferenza generale ti spengono, ti cancellano, ti rendono un desaparecido digitale. Hai la libertà di non rompere le scatole. Occupati di gattini, tendine colorate, di ricette, di ombretti e maquillage, ma stai lontano dalle cose che contano. Altrimenti parte la Task Force, la commissione di dotti, medici e sapienti, il comitato censore, la spedizione punitiva, la macchina del fango.

Ecco, la macchina del fango, i manganellatori con il tesserino. Loro sono i professionisti dell’informazione, e lo rivendicano con orgoglio. Ma i cittadini sono dilettanti delle fake news, mentre loro sono veri e proprio campioni: sono i professionisti della menzogna. In questo paese puoi mentire quanto vuoi, ma devi farlo da professionista e in base a un preciso mandato.

Sentite cosa è successo al blogger Luca Donadel, guardate come agiscono i professionisti dell’informazione verso i quali nessun ordine prenderà mai provvedimenti. Il video è in cima a questo post.

Intanto, esistono ancora giornalisti iscritti all’Ordine che non ci stanno. Ecco una lettera tra le tante che riceviamo quotidianamente.

Un piccolo sfogo da giornalista, quale sono, in merito al Vostro video appena visionato…
SGARBI A MARTELLA: “CHIUDETE LA TASK FORCE GOVERNATIVA SULLE FAKE NEWS!” MARTELLA RISPONDE

Stanco di vedere a più riprese Governi, appoggiati e spinti da organismi sovragovernativi e sovranazionali che fanno letteralmente il lavaggio del cervello al cittadino e che si accaparrano una buona fetta di popolazione che supinamente si fa alfiere della censura a priori, ho oggi stesso firmato il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione.

Le fake news esistono, certo, e sono sempre esistite: nascono da più parti e per qualsiasi ragione. Nascono per insipienza, per buonafede mal riposta o per dolosa malafede. Partono da opposizioni, dal Governo di turno, da frange extraparlamentari, sono endogene o esogene. Le fake news (fino a qualche anno fa chiamate semplicemente bufale o leggende metropolitane) fanno parte della natura umana.

Oggi (come ieri e come domani) le fake news sono la parola chiave di chi detiene il controllo mediatico per alzare il Firewall dell’informazione, Firewall che brucia qualsiasi opinione dissidente, qualsiasi critica verso qualsiasi argomento scottante e strumentalizzato per fini superiori, che sono chiari, ma non espliciti.

Roberto Burioni, citato da Vittorio Sgarbi, di fatto ha emesso la prima fake news il 2 febbraio da Fazio quando disse che il rischio contagio era ZERO! Dopodiché, i virologi SCELTI e deputati a emettere cattedraticamente indicazioni sul Covid hanno detto tutto e il suo contrario.

Non vorrei più sentir parlare di fake news. In malafede, la commissione che supporta questa task force sembra voler combattere questo fenomeno solo per l’emergenza sanitaria in atto, ma sono anni che per ogni argomento scottante si strumentalizzano le fake news, e sarà così per i prossimi anni ancora. E lo dico da giornalista iscritto all’albo!

Le cosiddette fake news, nella stragrande maggioranza dei casi, sono opinioni legittime, più o meno aderenti alla realtà, che vengono divulgate dal cittadino qualsiasi, dal professionista, dal politico, dall’economista, dal medico, dal luminare e perfino dal giornalista che ha una scorta di dati sulla quale fonda le basi per un articolo, un reportage, uno scoop. La verità assoluta, per ovviare al rischio di un’informazione parziale, è spesso pressoché impossibile da accertare, salvo casi oggettivamente inconfutabili. Persino la verità processuale si basa su indizi, testimonianze, ricostruzioni che quasi mai rendono completamente fede alla realtà dei fatti.

Sta al discernimento, al senso critico e alla ricerca, confutare, smentire o corroborare le notizie che vengono emesse e diffuse su tutti i media, da quelli istituzionali a quelli alternativi e liberi da influenze eterodirette. La censura mai, grazie!

Francesco Quaglio Bruno,
giornalista iscritto all’albo.


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  4. Firma e fai firmare il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione Hanno già firmato 70mila persone!

    Firma il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione e di Manifestazione del Pensiero

    Il patto per la libertà di espressione e manifestazione del pensiero nasce per iniziativa di un gruppo di cittadini italiani, di diversa estrazione culturale e professionale, intenzionati a promuovere i valori non negoziabili sanciti dall’articolo 21 della Costituzione: la norma fondamentale sulla tutela assoluta, inderogabile e imprescindibile della libertà di espressione e di manifestazione del pensiero.

    Il patto viene “stipulato” e sottoscritto per una evidente ragione di necessità, oltre che di principio: dal secondo dopoguerra, mai come in questo periodo storico, il diritto intangibile, e costituzionalmente garantito, della libertà di espressione è stato minacciato.

    La minaccia proviene da una serie di fattori.
    In particolare:
    a) dalla concentrazione dei canali mediatici più diffusi nelle mani di un numero sempre più ristretto di soggetti;
    b) dalla tendenza del Sistema di informazione cosiddetto “mainstream” a veicolare e propagandare in ogni modo una visione unica del mondo, delle cose, della realtà;
    c) dal controllo e dall’utilizzo strumentale dell’apparato mediatico pubblico da parte delle forze governative che, di volta in volta, si alternano alla guida del Paese;
    d) dal palese confitto di interessi tra il sistema economico e politico attuale (ispirato alla logica della mera competizione) da un lato e i media privati e pubblici (che da quel sistema traggono finanziamenti e fondi) dall’altro;
    e) da una sempre più marcata insofferenza del potere costituito e del sistema dell’informazione ufficiale nei confronti della informazione indipendente: quei canali, cioè, in grado di mettere in discussione, o anche solo di sottoporre a un vaglio critico e a un esame ragionato e dialettico, le “verità” di regime;
    f) dalla ossessiva “narrazione” connessa al tema delle fake news e dell’odio online: rispettivamente, un “fatto” e un “sentimento”. Un fatto e un sentimento reali, sempre esistiti da che mondo è mondo, ma oggi impiegati strumentalmente per istituire forme, sottili o dozzinali, di censura. Una censura preventiva o punitiva nei confronti di chi non si uniforma alla “ortodossia” culturale e intellettuale vigente;
    g) dal diffondersi di ideologie dogmatiche, pericolosissime per le sorti della libertà di espressione, che adombrano i principi ispiratori della Scienza, una delle più importanti risorse dell’essere umano.

    Il patto per la libertà di espressione intende agire non tanto (e non solo) “contro” le situazioni sopra denunciate, quanto piuttosto (e soprattutto) “a favore” di una riscoperta della straordinaria portata dell’articolo 21 della Costituzione italiana. Nella convinzione che solo radicandoci nel passato (e nei principii e valori iscritti nella Suprema Carta del 1948) sapremo acquisire e diffondere i giusti anticorpi: quelli indispensabili per impedire che la libertà di parola muoia; e anche per evitare che il seme dell’intolleranza, della censura, dell’ignoranza possa produrre i frutti velenosi sopra denunciati.

    Proprio per queste ragioni, il patto si basa sui primi due enunciati dell’articolo 21 della Costituzione, riletti e approfonditi come le circostanze attuali richiedono e, come di seguito, senza pretesa di esaustività si cercherà di illustrare.

    1) TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE
    a) Tutti significa “tutti”, a prescindere dal titolo accademico e/o professionale, dalla provenienza etnica, dalla nazionalità, dalle condizioni personali e sociali e da ogni altra differenza di cui parla l’articolo 3 della Costituzione;
    b) la qualità di una affermazione, o di una tesi, non si misura dal curriculum di chi la propone, o la espone, ma dalla solidità delle argomentazioni a supporto;
    c) una affermazione, o una tesi, non sono mai vere, e definitive, in assoluto. Questo significa essere sempre aperti alla dialettica del pensiero critico, del contraddittorio, anche della polemica costruttiva. Solo nella messa in discussione di ogni sapere può esservi la progressione della consapevolezza individuale, delle cultura personale e collettiva, della coscienza critica e persino delle acquisizioni scientifiche;
    d) nessuna disciplina ha, né può pretendere di avere, la primazia su tutte le altre. È finito il Medioevo e, con esso, anche la supremazia indiscussa del dogmatismo teologico, rispetto al quale tutte le altre “materie” fungevano da ancelle. Oggi ciò vale in primo luogo per il sapere scientifico che ha una sua indubbia e fondamentale validità, ma non può esprimersi su svariati altri ambiti che, semplicemente, non gli competono: dal diritto alla morale, dalla spiritualità alla filosofia eccetera. Deve essere sempre riaffermata la pari dignità di tutte le discipline dello scibile umano, ciascuna destinata ad arrecare – nel suo settore di competenza – un prezioso contributo alla formazione e alla crescita individuali e collettive;
    e) va promossa e diffusa, a tutti i livelli (scolastici, universitari e sociali in senso lato) la cultura del dibattito, della comunicazione persuasiva, della conoscenza delle tradizioni della retorica classica, greca e romana; anche attraverso l’insegnamento delle tecniche e della strategia del discorso persuasivo: per imparare sia l’arte di argomentare in modo valido sia la capacità di individuare le falle (o fallacie, come dicevano gli antichi) nei ragionamenti altrui;
    f) va promossa e diffusa una nuova “etica del dibattito pubblico e privato” basata sull’imprescindibile rispetto per le opinioni altrui e sul rifiuto di ogni tentazione di censura o di “criminalizzazione” dell’avversario;
    g) è necessaria un’operazione culturale di riaffermazione dell’autentica caratteristica del sapere scientifico: quella di essere, per definizione, dialettico, falsificabile, smentibile. Bisogna recuperare e diffondere l’insegnamento dei grandi epistemologi della fine del Novecento (da Paul Feyerabend a Thomas S. Khun a Imre Lacatos) i quali hanno spiegato in cosa consista davvero la “validità” e in cosa, invece, i “limiti” del sapere scientifico;
    h) va introdotto, nei curricula studiorum delle facoltà scientifiche, l’insegnamento e l’esame – propedeutico alla laurea – della storia della filosofia della scienza e delle correnti epistemologiche della filosofia del Novecento;
    i) vanno promosse e favorite la “sensibilità” e la “cultura” della verifica della attendibilità delle fonti. È sacrosanto il diritto di espressione, ma lo è altrettanto il dovere – per chiunque si esprime attraverso qualsiasi canale mediatico o attraverso la rete – di verificare l’origine delle informazioni su cui si basano le conseguenti asserzioni. Soprattutto in un momento storico in cui le notizie “volano” e si diffondono alla velocità della luce attraverso una miriade di vettori. Il Patto per la libertà di espressione, insomma, è anche un patto per la “serietà” dell’informazione, a qualunque livello.

    2) LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE NON PUÒ ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE
    Questo deve costituire un impegno solenne non solo dei Pubblici poteri nei confronti dei cittadini, ma anche dei cittadini tra loro. Chiunque aderisca al Patto si impegna a non ricorrere mai ad azioni penali (salva ovviamente la ricorrenza dei reati di calunnia o diffamazione previsti dal codice penale) come “contromisura”, preventiva o punitiva, verso un soggetto il quale abbia espresso e manifestato una opinione o posizione divergente.

    3) LA RETE INTERNET DEVE ESSERE VALORIZZATA E TUTELATA RISPETTO AGLI ATTACCHI ESTERNI
    Il Patto per la Libertà di Espressione e Manifestazione del Pensiero riconosce alla rete Internet il ruolo che le è proprio, di insostituibile sorgente di ricchezza per il dibattito pubblico, elemento fondamentale senza il quale qualsiasi forma di governo che si definisca democratica diviene nei fatti un vuoto simulacro, terreno di dominio incontrastato del potere costituito. Una rete Internet libera dalle ingerenze della politica, dalle pressioni dei gruppi di potere in qualunque forma organizzati, dalle ingerenze delle lobby e da ogni forma di censura deve essere riconosciuta come un diritto fondamentale dei cittadini, in quanto strumento insostituibile per esercitare la libertà di espressione e di parola sancita dall’Articolo 21. Deve essere introdotto nella Costituzione italiana, così come già avvenuto in altri paesi quali la Finlandia, il diritto per tutti ad avere un collegamento ad alta velocità alla rete Internet, dalle prestazioni garantite. Non sono necessarie leggi separate o regolamentazioni specifiche per governare il dibattito pubblico sulla rete internet o sui social network, oltre alle leggi già esistenti.

    PRIMI FIRMATARI:
    Claudio Messora
    Francesco Carraro
    Ugo Mattei
    Vittorio Sgarbi
    Diego Fusaro
    Paolo Becchi
    Mauro Scardovelli
    Enzo Pennetta
    Giuseppe Palma
    Alberto Micalizzi
    Fabio Frabetti
    Ivan Catalano
    Red Ronnie
    Alberto Micalizzi
    Comitato Popolare Stefano Rodotà per la difesa dei beni pubblici e comuni

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Andiamo sul Digitale Terrestre!

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Non so come siamo arrivati fino a qui. Abbiamo attraversato ogni sorta di difficoltà. Hanno fatto esposti contro Byoblu. Ci hanno oscurato ben sette video. Ci hanno attaccato perfino dagli Stati Uniti (NewsGuard). C’è stato il coronavirus. Eppure siamo ancora qui, siamo ancora in piedi. In questi mesi incredibilmente duri abbiamo sempre continuato a lavorare per informarvi, perché era la cosa giusta da fare. E non è stata l’informazione a senso unico di tv e giornali: vi abbiamo davvero portati sull’altra faccia della luna. Quaranta milioni di video visti e centoquaranticinquemila nuovi iscritti tra febbraio e maggio lo testimoniano come una bandiera piantata nella pietra. Oggi siamo quasi a mezzo milione di iscritti. Più ci attaccano e più ci rendono forti. Ma è solo la forza della verità. La verità non ha bisogno di niente, se non di essere mostrata.

La Tv dei Cittadini è un successo spettacolare, e il fatto che nessuno ne parli se non per tentare di chiuderla è la vostra migliore garanzia. Così come la forma di finanziamento che abbiamo scelto: niente pubblicità, niente fondi pubblici, niente erogazioni da Soros o da Bill Gates. Solo microdonazioni diffuse! Il perché è semplice: se siete in tanti a donare o a fare l’abbonamento, nessuno potrà mai fare una chiamata e dirci cosa possiamo dire e cosa no. Ma perché siate in tanti, serve infondere fiducia: serve essere credibili, onesti, altrimenti non funziona. Spiegatelo agli altri, a quelli che hanno bisogno di milioni di euro provenienti da grandi finanziatori, per partorire un topolino. A quelli che per tentare di rendere credibili le loro balle hanno bisogno di istituire task force di Governo, perché altrimenti non riuscirebbero a convincere nessuno. A quelli che per farsi ascoltare hanno bisogno di mettere a tacere ogni altra voce, perché hanno idee deboli, e allora fanno oscurare i video dei cittadini. Con loro il finanziamento popolare non funzionerà mai, perché non sono credibili.

Ma non è finita, perché questa è una gara che non finisce mai: non si può mai smettere di correre. Adesso, cari Cittadini (con la C maiuscola), dobbiamo gettare il cuore oltre l’ostacolo, fare un altro grande salto in avanti. Siamo appena diventati una Testata Editoriale, e a giorni avremo le App tanto attese, ma dobbiamo aumentare l’organico, e dobbiamo arrivare sul digitale terrestre. Subito, non si può più attendere: già da settembre. Non esiste una scorciatoia: non c’è una via di uscita. Abbiamo sfidato il mondo e adesso dobbiamo affrontarlo, a testa alta: la Tv dei cittadini deve diventare l’ottava televisione italiana.

Già 90 mila persone hanno firmato il Manifesto del Patto per la libertà di espressione (e presto tutti riceverete istruzioni). Sosteneteci in questo sprint finale. Con un euro a testa a settembre trasmetteremo sulle vostre televisioni.

Aggiungiamo una cosa: forse non è neppure tanto importante vincere in sé e per sé, né come usciremo da questo scontro frontale contro poteri tanto forti. Quello che davvero conta, per tutti, è resistere. Nessuno è mai riuscito a resistere contro il potere. Ma se questa volta tutti noi, insieme, riusciremo a tenergli testa… E se alla fine di ogni trasmissione noi saremo ancora lì, e nessuno sarà riuscito ad impedirci di andare in onda, noi sapremo per la prima volta che i cittadini, insieme, non sono sempre e solo destinati a subire. Noi sapremo che esistiamo, e che non possiamo essere cancellati. E, quel che più conta, lo sapranno anche loro.

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1 commento

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  • Luca Donadel uno di noi!
    Bravo Luca ti stimiamo.
    Non smettete mai di darci il buon esempio e indicarci la via della giusta informazione e della retta azione! Dio vi benedica e vi sostenga fratelli.

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