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Per Youtube il Parlamento italiano viola le Norme della Community

Cari italiani, il 14 maggio – come tante altre volte abbiamo fatto per tanti altri eletti – abbiamo caricato sul nostro canale Youtube le riprese del discorso dell’Onorevole Sara Cunial alla Camera dei Deputati del Parlamento italiano. Ci teniamo a sottolineare “Onorevole”, “Camera dei Deputati” e “Parlamento italiano”, perché sono i luoghi sacri della democrazia del nostro popolo. I cittadini che si trovano al loro interno sono i vostri rappresentanti e godono di immunità totale rispetto alle opinioni e alle idee espresse in aula, proprio perché nel tempio della democrazia il popolo officia il rito più sacro di tutti: si esprime, dibatte, si confronta. Le istituzioni sono emanazione diretta della nostra Carta Costituzionale e dunque non vi è nulla di più sacro, se non i cittadini stessi, ai quali l’articolo 1 attribuisce la sovranità di quella che (non a caso) è una “Repubblica parlamentare”.

Siamo abituati ormai al nuovo corso della gestione di Youtube, che rimuove video perfettamente legali, educati, civili, in linea con le leggi vigenti sulla stampa, contenenti interviste a scienziati o ricercatori universitari, a capo di gruppi di lavoro nei nostri atenei, solo perché non si limitano a ripetere a pappagallo le linee guida dell’OMS, che peraltro spesse volte si è contraddetta. Quell’OMS di cui il finanziatore più influente è Bill Gates (chiamato in causa dal discorso di Sara Cunial). Negli ultimi due mesi ce ne siamo visti oscurare ben sette!

Mai e poi mai, tuttavia, avremmo pensato che un giorno Youtube sarebbe arrivata a rimuovere il discorso in aula di un deputato della Repubblica italiana, con la motivazione che “Viola le Norme della Community“! Un discorso già tradotto in molte lingue e condiviso da molti altri cittadini del mondo.

Sara Cunial youtube

Potete pensarla come volete su quello che Sara Cunial ha detto in aula: che è stata coraggiosa o che ha esagerato. Quello che però non dovete accettare, come cittadini italiani, è che una multinazionale straniera che opera sul suolo italiano si permetta di dire che il discorso di un Deputato della Repubblica italiana “viola le norme” della loro “community” (innanzitutto che la chiamassero comunità, visto che stanno parlando in italiano).

Se il popolo sovrano che si esprime nell’aula parlamentare viola le norme di una azienda straniera, quella azienda straniera implicitamente sta violando le norme della nostra democrazia.

Non capire questo, vale tanto quanto abbandonare ogni forma di rivendicazione dei diritti, perché equivale a riconoscere che il nostro Parlamento può essere sfregiato, disonorato, umiliato e che tutto questo sia assolutamente normale.

Provate voi ad andare in America e aprire una società dove dite che la Costituzione americana o il Congresso violano le norme che vi siete dati. Vi cacciano a calci in culo dieci minuti dopo, non prima di avervi stordito con il taser e portati via in manette. E fanno anche bene!

Faccio una domanda ai presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, non senza rivolgermi parimenti al Presidente della Repubblica: è accettabile che le istituzioni di cui cui voi siete garanti, nell’esercizio delle loro funzioni siano giudicate incompatibili con le “Norme” che si dà una società privata straniera che opera sul nostro suolo? E se non lo è, non trovate allora doveroso levare più che una semplice voce di protesta, chiamando i responsabili aziendali a riferire in aula, come è stato costretto a fare Mark Zuckerberg di fronte al Congresso americano, per spiegare se ritengono che i lavori dell’assemblea, cioè le nostre regole democratiche, siano o meno compatibili con gli interessi aziendali perseguiti dalla loro società?

Se non lo fate, il prossimo discorso che un social network oscurerà potrebbe essere il vostro, magari quello del Presidente del Consiglio, se non a lor signori non aggrada (del resto, Twitter si permette di correggere i messaggi del Presidente degli Stati Uniti d’America), oppure addirittura quello del Presidente della Repubblica stesso.

Abbiamo spesso sentito dire la frase “ci sarà pure un giudice a Berlino!“, riferendosi a una giustizia non imparziale o corrotta, ma oggi io vorrei riformularla così: “ci sarà pure un politico in Parlamento!“. Perché se c’è, oggi è quel giorno in cui dovrebbe parlare.


p.s. dobbiamo andare sul digitale terrestre e dobbiamo farlo subito. A settembre, se ci date una mano, tutti insieme potremo affrancarci da questi comportamenti ormai divenuti inaccettabili, e rispondere unicamente alle leggi italiane, le sole “norme della comunità” che vogliamo rispettare.

Andiamo sul Digitale Terrestre!

46% raccolto

Non so come siamo arrivati fino a qui. Abbiamo attraversato ogni sorta di difficoltà. Hanno fatto esposti contro Byoblu. Ci hanno oscurato ben sette video. Ci hanno attaccato perfino dagli Stati Uniti (NewsGuard). C’è stato il coronavirus. Eppure siamo ancora qui, siamo ancora in piedi. In questi mesi incredibilmente duri abbiamo sempre continuato a lavorare per informarvi, perché era la cosa giusta da fare. E non è stata l’informazione a senso unico di tv e giornali: vi abbiamo davvero portati sull’altra faccia della luna. Quaranta milioni di video visti e centoquaranticinquemila nuovi iscritti tra febbraio e maggio lo testimoniano come una bandiera piantata nella pietra. Oggi siamo quasi a mezzo milione di iscritti. Più ci attaccano e più ci rendono forti. Ma è solo la forza della verità. La verità non ha bisogno di niente, se non di essere mostrata.

La Tv dei Cittadini è un successo spettacolare, e il fatto che nessuno ne parli se non per tentare di chiuderla è la vostra migliore garanzia. Così come la forma di finanziamento che abbiamo scelto: niente pubblicità, niente fondi pubblici, niente erogazioni da Soros o da Bill Gates. Solo microdonazioni diffuse! Il perché è semplice: se siete in tanti a donare o a fare l’abbonamento, nessuno potrà mai fare una chiamata e dirci cosa possiamo dire e cosa no. Ma perché siate in tanti, serve infondere fiducia: serve essere credibili, onesti, altrimenti non funziona. Spiegatelo agli altri, a quelli che hanno bisogno di milioni di euro provenienti da grandi finanziatori, per partorire un topolino. A quelli che per tentare di rendere credibili le loro balle hanno bisogno di istituire task force di Governo, perché altrimenti non riuscirebbero a convincere nessuno. A quelli che per farsi ascoltare hanno bisogno di mettere a tacere ogni altra voce, perché hanno idee deboli, e allora fanno oscurare i video dei cittadini. Con loro il finanziamento popolare non funzionerà mai, perché non sono credibili.

Ma non è finita, perché questa è una gara che non finisce mai: non si può mai smettere di correre. Adesso, cari Cittadini (con la C maiuscola), dobbiamo gettare il cuore oltre l’ostacolo, fare un altro grande salto in avanti. Siamo appena diventati una Testata Editoriale, e a giorni avremo le App tanto attese, ma dobbiamo aumentare l’organico, e dobbiamo arrivare sul digitale terrestre. Subito, non si può più attendere: già da settembre. Non esiste una scorciatoia: non c’è una via di uscita. Abbiamo sfidato il mondo e adesso dobbiamo affrontarlo, a testa alta: la Tv dei cittadini deve diventare l’ottava televisione italiana.

Già 90 mila persone hanno firmato il Manifesto del Patto per la libertà di espressione (e presto tutti riceverete istruzioni). Sosteneteci in questo sprint finale. Con un euro a testa a settembre trasmetteremo sulle vostre televisioni.

Aggiungiamo una cosa: forse non è neppure tanto importante vincere in sé e per sé, né come usciremo da questo scontro frontale contro poteri tanto forti. Quello che davvero conta, per tutti, è resistere. Nessuno è mai riuscito a resistere contro il potere. Ma se questa volta tutti noi, insieme, riusciremo a tenergli testa… E se alla fine di ogni trasmissione noi saremo ancora lì, e nessuno sarà riuscito ad impedirci di andare in onda, noi sapremo per la prima volta che i cittadini, insieme, non sono sempre e solo destinati a subire. Noi sapremo che esistiamo, e che non possiamo essere cancellati. E, quel che più conta, lo sapranno anche loro.

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20 commenti

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  • fac simile che ho inviato da qui https://presidente.camera.it/10

    Buongiorno Roberto Fico, mi rivolgo a Lei (a te, visto che sei diventato Presidente della Camera anche grazie a persone come me che si sono impegnate per anni sui territori senza mai ambire a diventare politici) per segnalare il grave abuso di posizione dominante che i giganti tecnologici stanno esercitando sempre più sul territorio italiano. Mi riferisco in particolare a Youtube che attraverso la scusa delle “norme della Community” vorrebbe fare quello che vuole con video e canali pubblicati sulla piattaforma. Come sicuramente saprai proprio pochi giorni fa, domenica 14 giugno, ha rimosso per 26 ore il canale Youtube di Radio Radio, un’emittente dotata di licenze e autorizzazioni fornite dallo Stato italiano riportando un’accusa molto grave “pedofilia”. A seguito della sollevazione della società civile, e all’infondatezza delle infamanti accuse, Youtube è stata costretta a riaprire il canale dell’emittente Radio Radio che conta circa 200.000 iscritti. Altro fatto molto grave, e vengo al punto, è la censura avvenuta sul video che riporta l’intervento in Parlamento di Sara Cunial del 14 Maggio 2020 fatto da Byoblu. La denuncia è riportata qui https://www.byoblu.com/2020/06/17/per-youtube-il-parlamento-italiano-viola-le-norme-della-community/
    Alla luce di questi gravissimi fatti chiedo al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico di ripristinare immediatamente la libertà di parola sancito dall’art 21 della Costituzione Italiana. Perchè la Presidenza della Camera dei deputati dovrebbe permettere a Youtube di censurare l’intervento di un deputato della repubblica?
    Rimango in attesa di una cordiale risposta,

  • Sacrosanto.
    Ma questo ci fa intendere quanto importante sia il tema della sovranità, in quanto concetto legato indissolubilmente a quello della libertà e dell’essenza stessa della democrazia. E non soltanto nei riguardi di mostri come la cosiddetta Unione Europea, ma anche e soprattutto nei riguardi di quelli ancor più spaventosi delle multinazionali le quali si permettono di sopraffare con i loro regolamenti le stesse leggi degli stati democratici.
    La community vale più del popolo italiano e si declama in lingua inglese perchè anche quella vale più della nostra lingua madre.
    Permettimi però caro Claudio di osservare come gli italiani ed in particolare i giornalisti su questo abbiano ben poco da dare lezioni, visto con quale gioioso autolesionismo si dedicano alla rottamazione del proprio idioma introducendo passivamente nella comunicazione migliaia di anglicismi che stanno ibridando e snaturando la nostra parlata naturale e quindi di fatto la nostra identità. E finchè lo fanno quelli di regime, vabbè è nella loro natura, purtroppo il malvezzo è dilagato anche in quelli cosiddetti alternativi. Solo in questo tuo scritto possiamo trovare il “social network” che dovrebbe essere una rete sociale e la “task force” un’unità speciale. Una semplice questione di pignoleria lessicale? Non direi, purtroppo è una subdola e pericolosa forma di colonialismo ed a spiegartelo molto meglio di quanto mai potrei farlo io è l’avvocato Giuseppe Palma in questo bellissimo video (sempre se nel frattempo youtube non l’ha rimosso).
    https://www.youtube.com/watch?v=yLvUiO9Hbmo
    Un caro saluto.

  • È da luglio scorso, quando in Europa si votò per il copyright, che ho previsto tutto ciò. Strano che nessuno allora e nei mesi successivi, si è reso conto dove si andava a parare.

  • Gridiamo basta!!!!!!!!!!!!!
    DOBBIAMO, DOBBIAMO salvaguardare i nostri figli, dobbiamo essere responsabili di aver partecipato a questo suicidio!!!!!!!
    Io ci sono, ci sarò, in prima fila anche per amore di quelli che ho vissuto.
    Grazie!!!!

  • Dite a YouTube che chi lavora in Italia deve pagare le tasse nel nostro paese, altri hanno fatto cause milionarie a Google per lo stesso motivo…ora basta

  • milioni di persone come Sara ci vogliono!!!
    Esageratamente fotonica!
    GRANDE DONNA…
    e le zecche e pecore reclamano.

  • Non credo che ci siano dubbi sulla piega preoccupante che una Politica mediocre e debole, quindi facilmente condizionabile, e delle Istituzioni di conseguenza scarsamente rappresentative e contiuamente sminuite, stiano prendendo. I principi basati sulla cultura del diritto sulla base dei quali è stata costituita la nostra carta costituzionale non è gradita agli operatori del mercato che premono affinché i cittadini siano più consumatori e meno pensatori. Si deve ripartire dalla Scuola e dalle nostre Istituzioni fondamentali ridando ad esse la centralità dovuta e dalla Politica seria fatta da persone consapevoli e rispettose delle Istituzioni democratiche della nostra Repubblica.

  • Salve,
    mi fa tanto piacere aver trovato altri canali di informazione indipendente, seria, responsabile come questo. Grazie a tutta la redazione per il gran lavoro di scoprire la veritá e dare spazio alla voce del popolo e delle persone que si sono risvegliate da un lungo sogno.
    Mi vedo d’accordo con quello che si scrive in questo articolo, in tutto, peró mi piacerebbe prima di tutto firmare il Manifesto del Patto per la libertà di espressione, secondo trovare alternative a questi portali di condivisione, che pero non ci sfrittellino poi la solita sbobba.
    ¿Quali portali potrebbero essere una buona alternativa a Youtube? Vimeo per esempio?
    Suggerimenti?
    Grazie mille. Vi auguro una grande crescita sempre nel cammino della luce!

  • Siamo pronti noi utenti a censurare e lasciare youtube. Adesso hanno esagerato.
    Ma voi di Google la capite o no la libertà di opinione, se no uno è il significato che siete al soldo di qualcuno e fallire te, almeno qui in Italia.

  • Mi sembrano strani Vs lamenti: ma chi ha permesso alle aziende straniere di entrare in questo Paese? E cosa vi aspettavate dagli STRANIERI, le caramelle? Speriamo bene. Ma sapete cos’è l’autonomia e di conseguenza cos’è l’indipendenza?

  • Carissimo Claudio
    , pienamente d accordo con la TUA esposizione e richiesta al Presidente ,al Senato,alla Camera!!!… Purtroppo non risponderanno in difesa degli Italiani!!!

  • Egregio direttore di bioblu
    Ho appreso solo oggi che il video dell’intervento dell’on. Sara Cunial del 14 giugno alla Camera è stato rimosso da Youtube, non essendo un assiduo frequentatore della rete.
    Il 19 giugno ho inviato una lettera ai miei contatti telefonici per sondare la sensibilità dei miei conoscenti al tema dell’informazione e della libertà di manifestazione del pensiero, con riferimento alla seduta del Consiglio d’Europa del 9 giugno in seno alla quale è stato trattato il tema della lotta contro la disinformazione. La finalità di tale lettera era provocare un confronto, sospettandomi “complottista”, in quanto vedo in questo impegno del Consiglio dell’UE, non ancora tradotto in provvedimento, un rischio per la libertà del cittadino di manifestare le proprie opinioni.
    Il testo, per chi avesse la curiosità di leggerla, è riportato in calce. *
    Purtroppo rispetto al tema delle libertà l’Italiano medio si pone come l’asin bigio di Carducci, lo prende in considerazione solo quando non può più ignorarlo perché il danno è attuale e irreversibile e colpisce interessi strettamente personali, cioè quando è tardi, e anche allora ci sarà sempre chi si dedicherà al mercato nero e chi andrà sulle montagne a riconquistare la libertà di tutti.
    Così, oggi gli Italiani immemori della storia, si distinguono in quelli che annusano il pericolo e quelli che, infastiditi, chiamano complottisti costoro.
    Ciò che mi stupisce e mi preoccupa è l’assenza di reazioni delle Autorità che hanno poteri d’intervento e, alla luce di tale inerzia, appare velleitario, ancorché giustificato ( come l’ultima spiaggia ), l’appello da lei rivolto alle massime cariche istituzionali: Presidenti delle due Camere e Capo dello Stato che portano il mio pensiero nostalgico a personaggi del passato come Pertini, Berlinguer, Moro De Gasperi, Nenni, Saragat che hanno legato gli Italiani alle Istituzioni.
    Con la rimozione dei video da Youtube comincia a prendere forma, in anteprima, l’intesa del Consiglio dell’UE sulla disinformazione, realizzando esattamente quello che il predetto Consiglio asserisce di voler combattere: la disinformazione che secondo l’accezione comune è la negazione dell’informazione e la cattiva informazione. In queste pieghe degli eventi tutti i cittadini dovrebbero sempre mettere il naso, gli occhi e la mente, tra un master chef e un talent show, per capire se ciò che accade è ordinaria quotidianità o un pericoloso passo avanti nella limitazione dei diritti civili, prima di sorprenderci a considerare ordinaria quotidianità qualunque abuso.

    * Testo della nota
    Cari amici, vi chiedo di concedermi dieci minuti per segnalare alla vostra attenzione un evento di attualità che ritengo non vada sottovalutato, perché ciascuno possa valutarne la portata e, volendo, rivolgere a se stesso le domande del caso.
    Con nota 9/6/20 della segreteria del Consiglio dell’UE, con l’oggetto “Shaping Europe’s Digital Future ( Dare forma al futuro digitale )”, è stato comunicato ai delegati il resoconto della seduta di quel giorno. Tale documento, rinvenuto in rete in formato pdf che invio a corredo, se non è un falso è meritevole di approfondimento.
    Al punto 36 di detto documento si legge quanto segue.
    Testo originale:
    36. STRESSES that the roll out of new technologies such as 5G/6G should preserve the abilities of law enforcement authorities, security authorities and the judiciary to perform their legitimate functions effectively. TAKES into account the international guidelines concerning the health impact of electromagnetic fields. EXPRESSES the importance of fighting against the spread of misinformation related to 5G networks, with special regard to false claims that such networks constitute a health threat or are linked to COVID-19.

    Testo tradotto:
    36. SOTTOLINEA che l’introduzione di nuove tecnologie come il 5G/6G dovrebbe preservare la capacità delle autorità di contrasto, delle autorità di sicurezza e della magistratura di svolgere efficacemente le loro legittime funzioni. TIENE CONTO degli orientamenti internazionali relativi all’impatto dei campi elettromagnetici sulla salute. ESPRIME l’importanza della lotta contro la diffusione della disinformazione relativa alle reti 5G, con particolare riguardo alle false affermazioni secondo cui tali reti costituiscono una minaccia per la salute o sono collegate a COVID-19.

    Si badi bene che si tratta di un riassunto delle intese raggiunte nel corso dei lavori di una seduta del Consiglio dell’Unione, non di disposizioni cogenti; tali intese, però, sono suscettibili, in prospettiva, di originare direttive ( queste sicuramente imperative ) conformi ai contenuti delle stesse, considerato che le sedute del Consiglio non sono tenute per diletto.
    Il nodo da sciogliere è cosa si intende per “disinformazione“, cosa s’intende per “lotta contro la diffusione della disinformazione” e in quale modo entrano in gioco le autorità di contrasto, le autorità di sicurezza e la magistratura per mettere in atto questa lotta.
    Nel nostro ordinamento giuridico la libertà di espressione è protetta dall’art. 21 della Costituzione ed è già limitata dalla legge.
    In relazione a questo evento e ad altri che concernono il tema dei diritti in generale vi sottopongo le considerazioni che seguono.
    Quando ero studente ho avuto una straordinaria professoressa di lettere che ci sollecitava a usare lo spirito critico nello studio delle opere dell’ingegno. Analogamente, nello studio della storia, ci suggeriva di analizzare la concatenazione degli eventi, asserendo che solo attraverso il rapporto causa/effetto è possibile comprendere i singoli eventi.
    Questo metodo, applicato all’osservazione della realtà, ci aiuta a individuare le cause di eventi passati e a scoprirne gli effetti possibili su quelli futuri.
    Se una serie di eventi, storicamente accertati, sono ragionevolmente convergenti verso uno stesso effetto, in quanto suscettibili di generare un evento futuro che li presupponga necessariamente, questo evento futuro va considerato come possibile, prescindendo dalla sua verosimiglianza poiché questa è determinata dal
    condizionamento indotto dal complesso delle cognizioni acquisite dall’esperienza e dallo studio nonché dalle analisi altrui.
    Tali eventi, atteso che nessuno è testimone diretto degli accadimenti di tutto il mondo, sono conosciuti attraverso la narrazione che di essi fanno i canali d’informazione ( mass media e rete internet ); pertanto, esercitare quella vigilanza è possibile solo in quanto siamo messi nella condizione di conoscere la verità dei fatti attraverso una narrazione corretta degli stessi.
    La crescente divergenza tra la narrazione dei canali d’informazione tradizionali ( stampa su carta e mezzo radiotelevisivo ) e la rete internet ha introdotto di recente uno strumento molto efficace a difesa della narrazione dominante: l’attribuzione dell’etichetta di fake news o bufale a tutte le notizie, provenienti dalla rete, difformi da quelle provenienti dalla grande stampa e dai mezzi radiotelevisivi, generando confusione e dubbi.
    Al riguardo, va considerato che le cosiddette fake news, consistono, in linea di massima, in riflessioni su eventi reali, non contestabili, in ordine ai quali si sollevano dubbi, si sollecitano interrogativi e si ipotizzano retroscena possibili, donde l’epiteto di complottisti per gli autori di tali riflessioni.
    Diversamente, l’attribuzione della qualifica di fake news, lungi dal costituire la conclusione di dibattiti pubblici o, quanto meno, di analisi basate sulla logica e sulla documentazione dei fatti, si limita all’affermazione apodittica di tale qualifica, quasi un dogma. Un tempo Renzo Arbore ironizzava “Lo dice la TV”.
    Considerato, inoltre, che alle informazioni provenienti dalla rete internet accedono solo i navigatori (ricercatori della notizia) mentre quelle diffuse dalla televisione (che entra in tutte le case) sono recapitate a domicilio e quindi arrivano al grande pubblico, è ragionevole ritenere che le reti televisive si giovino di un privilegio che, da solo, ne fa la fonte dominante se non monopolistica dell’informazione. Conseguentemente la stragrande maggioranza della collettività conosce gli eventi solo nella versione fornita dalla TV e ignora quelli che sono del tutto assenti nei notiziari.
    In tal modo la voce dei c.d. complottisti, già relegata ad un ruolo marginale dal traboccantee spazio occupato dalla televisione, è sepolta dal discredito.
    Perché queste considerazioni?
    Perché la disattenzione e, peggio, la disinformazione ci impediscono di conoscere la realtà che ci circonda e, quindi, ci privano degli elementi necessari per prefigurarci gli eventi futuri con cognizione di causa.
    Quando ci troviamo a osservare cose di cui non comprendiamo il senso, dovremmo sempre chiederci il perché, onde scoprire se ciò dipende da limiti culturali oppure da ragioni nascoste, in quanto il dubbio è l’anima della conoscenza ma esso è estraneo a chi non presta attenzione alla realtà.
    Il tempo che viviamo è un tempo rivoluzionario sotto il profilo tecnologico ed etico, il primo in termini potenzialmente e apparentemente positivi ed il secondo nel senso di un degrado senza limiti, che ha modificato e sta modificando la cultura e il costume, pesantemente condizionati da un valore nuovo (invero un disvalore): il potere economico che pervade profondamente il tessuto sociale e politico.
    In questo contesto appare vitale, come mai prima, l’esigenza di una voce affidabile (refrattaria a condizionamenti e interessi di parte) ed è tanto più indispensabile quanto più è latitante.
    Qual è la soluzione?
    Le fake news (da distinguere tra errori di comunicazione, anche per omissione, e manipolazioni) non sono un’astrazione ma un fenomeno reale che, però, interessa tanto le pubblicazioni della rete internet quanto le narrazioni della stampa e della televisione; il loro scostamento dalla verità è generato da una serie di cause che vanno dalla incapacità o dalla stupidità alla malafede di chi racconta e commenta.
    La soluzione è la ricerca ( la più ampia possibile ) di fonti alternative d’informazione ( ritenendo solo la nuda notizia, al netto dei commenti ), congiunta all’approfondimento in ordine ai fatti narrati, correlando questi ad altri eventi connessi soggettivamente ( stesso attore ) od oggettivamente ( stesso contesto/stessa materia ) e valutandone la compatibilità, al fine di avvicinarsi alla verità il massimo possibile; quanto ai narratori e ai commentatori è sufficiente verificarne l’attendibilità che è deducibile dalla loro storia personale e dalle loro relazioni politiche ed economiche.
    Molti passaggi della storia dell’uomo ci hanno stupiti e talvolta inorriditi per l’efferatezza degli autori responsabili di atti disumani. Ciò accade perché ci riesce difficile concepire che l’uomo possa commettere tali atti che consideriamo incredibili prima che accadano e ripugnanti dopo. Questo atteggiamento ci fa onore, per un verso, perché significa che accreditiamo l’intera umanità degli stessi valori etici che animano il nostro comportamento ma, per altro verso, ci rende vulnerabili rispetto a comportamenti che tali valori calpestano e che quindi ci colgono impreparati. Da ciò l’esigenza di una vigilanza attiva sugli eventi che condizionano la nostra esistenza, per affrontare il futuro con aspettative basate sulla consapevolezza, in special modo laddove sono ravvisabili compressioni dei diritti.
    Antonio Monte

    • Grazie.
      Solo per precisare: il direttore di Byoblu (testata giornalistica regolarmente registrata) è Virginia Camerieri.

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