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NUOVE OMBRE SUL RECOVERY FUND: I SOLDI NON SARANNO EROGATI PRIMA DEL 2022

NUOVE OMBRE SUL RECOVERY FUND: I SOLDI NON SARANNO EROGATI PRIMA DEL 2022

“Ora dobbiamo correre”. Con queste parole il Primo Ministro Giuseppe Conte si era presentato lo scorso luglio in conferenza stampa per annunciare l’accordo raggiunto con gli altri Paesi europei sul Next Generation EU, lo strumento che viene comunemente chiamato con il nome di Recovery Fund.

Si prevede una lunga attesa per vedere i primi fondi stanziati

Quella del Recovery Fund assomiglia però di più alla corsa di una tartaruga piuttosto che a quella di una gazzella e la pioggia di soldi annunciata da Conte potrebbe arrivare con notevole ritardo. Il Governo italiano ha infatti da poco ottenuto l’ok dalla Commissione Bilancio sulla relazione preliminare che intende individuare le priorità nell’utilizzo del Recovery Fund. Il testo dovrà poi passare al vaglio delle Camere nel corso della settimana. E poi? E poi si aspetterà.

Sei mesi, un anno, forse anche di più. Ciò che è nota è la scadenza del 30 aprile del 2021 fissata per la presentazione dei Piani di ripresa e resilienza, che ogni Paese dovrà sottoporre al vaglio della Commissione europea. Poi i commissari europei avranno altri due mesi per valutare i piani, a cui seguirà verosimilmente una negoziazione bilaterale con ogni Stato membro per fare allineare i documenti alle raccomandazioni e alle linee guida dell’Unione europea. I soldi arriveranno quindi per l’estate 2021? L’ipotesi non sembra realistica.

Il Recovery Fund potrebbe slittare al 2023

L’accordo politico trovato lo scorso luglio prevedeva infatti che il 70% dei fondi del Next Generation EU venisse stanziato entro il 2022. Sappiamo però che nel gergo europeo “stanziato” non equivale a erogato. A differenza di quanto comunemente si pensi, i progetti europei hanno un iter burocratico molto complesso, sono soggetti a regole molto rigide, spesso più stringenti rispetto alle procedure nazionali. Il tutto ha come conseguenza un insostenibile e cronico ritardo nell’erogazione dei fondi e nella conseguente realizzazione concreta dei progetti.

Con un po’ di sano realismo si può quindi ragionevolmente ipotizzare che i primi fondi del Recovery Fund saranno spesi dalla prima metà del 2022, mentre la parte più consistente potrà essere utilizzata solo tra il 2023 e il 2024. A distanza di più di tre anni dall’inizio della diffusione del Covid.

Perché il Governo aspetta l’Europa invece di raccogliere i soldi sul mercato?

Alla luce di questo viene molto difficile condividere le parole di Giuseppe Conte che aveva parlato di “un piano di rilancio ambizioso adeguato a queste necessità che stiamo vivendo”. Perché se di emergenza si tratta, allora necessiterebbe di una risposta immediata e flessibile. L’esatto contrario del Recovery Fund, uno strumento che arriverà in ritardo di tre anni fissando dei rigidissimi paletti.

Fortunatamente nel frattempo esiste una strada alternativa, praticata però con timidezza dal Governo. Si tratta della collocazione dei titoli di Stato sul mercato, che attualmente sono molto richiesti e con un rendimento a costo zero. Nell’ultima asta per esempio il Governo ha collocato 7 miliardi con rendimento negativo a fronte dei 12 richiesti dal mercato.

La domanda che sorge quindi spontanea è: perché il Governo intende aspettare fondi che forse arriveranno tra qualche anno, piuttosto che fare affidamento sulle proprie forze, che sembrano oggi molto più affidabili?

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