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LOCKDOWN TERRITORIALE IN VALLE D’AOSTA, 3 PAESI CHIUSI E PRESIDIATI DALLE FORZE DELL’ORDINE

L’ordinanza regionale che dispone un mini lockdown

Il timore di lockdown territoriali si avvera. Tre paesi della Valle d’Aosta, Saint Denis, Chambave e Verrayes, sono completamente chiusi dalla mezzanotte del 16 ottobre. L’ordinanza 422 del presidente della Giunta regionale uscente, Renzo Testolin, ha istituito una zona rossa da cui non si può più entrare né uscire. Le strade di accesso pedonale e veicolare sono infatti sbarrate e presidiate dalle forze dell’ordine.

È davvero colpa di una festa?

La motivazione ufficiale del provvedimento amministrativo è la salita dell’indice di contagio Rt al livello 2. Secondo le voci che si sono rincorse nella piccola comunità, sette ragazzi sono risultati positivi al virus Sars Cov-2: cinque asintomatici e due con sintomi che sono passati dopo alcuni giorni. La colpa del contagio di questi ultimi è stata attribuita a una festa tradizionale che una ventina ragazzi hanno organizzato, ma un gruppo di cittadini vuole vederci chiaro. Per questo motivo hanno istituito un comitato per la liberazione della Valle d’Aosta e presentato un ricorso al TAR per chiedere l’annullamento dell’ordinanza. Secondo Luca Vesan, il presidente del comitato, non ci sono prove che il contagio sia avvenuto durante la festa, visto che “i ragazzi sono costretti ogni mattina a prendere mezzi pubblici pieni dove la distanza fisica non è rispettata”.

Il ricorso al Tar contro l’ordinanza

Per sette positivi, di cui solo due sintomatici, un’intera comunità di 2800 persone viene dunque completamente rinchiusa. L’ordinanza ha imposto inoltre un monitoraggio epidemiologico nei comuni di Chambave, Saint Denis e Verrayes e la popolazione è stata sottoposta a tappeto al test PCR con tampone nasofaringeo.
Da un punto di vista fattuale, la chiusura totale dei tre Comuni è una misura del tutto sproporzionata e inadeguata”, dice Maurizio Giordano, l’avvocato che ha curato il ricorso al TAR, nonché referente regionale del ComiCost, il comitato per le libertà costituzionali. “Come detto più volte da illustri virologi, essere positivi al virus non equivale sempre a essere malati e contagiosi”, ricorda l’avvocato Giordano, “ma questo dato ormai acquisito pare che i vertici delle Istituzioni non lo abbiano compreso a pieno”.
“Da un punto di vista giuridico, l’ordinanza lede l’articolo 13 della Costituzione, un principio fondamentale della nostra Carta”. Il provvedimento amministrativo dispone infatti “l’obbligo di permanenza domiciliare che è una misura restrittiva della libertà personale. In base all’articolo 13 della Costituzione, una simile misura penale può essere imposta solo sulla base di una legge e per atto motivato dell’autorità giudiziaria, non da un’ordinanza che è un atto amministrativo”, spiega l’avvocato.
Ad emetterla è stata poi il presidente della Giunta Regionale uscente che “si sarebbe dovuto limitare ad atti di ordinaria amministrazione. Per questo motivo chiederemo al nuovo presidente della Giunta regionale di annullare l’ordinanza in autotutela”, annuncia l’avvocato Giordano .

I danni economici subiti dalla cittadinanza

Nell’attesa che la politica o la giustizia si pronuncino, i cittadini del comitato valdostano denunciano le gravi ripercussioni economiche e psicologiche che avrebbero già subito. “Ci sono famiglie divise; alcuni mariti che lavorano fuori dalla zona rossa non possono più tornare a casa, perché, se lo facessero, rischierebbero di non poter più lavorare”, racconta Luca Vesan. “Molti sono stati costretti a rinviare operazioni e visite mediche anche urgenti”.
Il ComiCost annuncia di prendere in considerazione tutte le denunce per i danni subiti dai cittadini della Valle d’Aosta in conseguenza dell’ordinanza per agire sia in sede penale che civile.

 

 

 

 

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