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PARLANO DI PANDEMIA E NON ESISTE UN PROTOCOLLO UNICO DI TERAPIA DOMICILIARE

Nonostante siano passati ormai più di nove mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, non esiste un protocollo di terapia domiciliare stabilito a livello nazionale. Ogni Regione ne segue uno diverso dall’altro e i medici di medicina generale non hanno ricevuto istruzioni precise da seguire per indirizzare al meglio i loro pazienti.

“L’Italia delle mille sanità”

Di fronte a quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito una pandemia, è di fatto rimesso tutto alla scienza e coscienza del singolo medico. “È l’Italia delle mille sanità nelle mille regioni”, dice nell’intervista su Byoblu il professore Pietro Luigi Garavelli, primario di malattie infettive all’ospedale di Novara, uno dei medici che ha curato molti pazienti somministrando loro, alla comparsa dei primi sintomi, l’idrossiclorochina.

Lo scandalo dell’idrossiclorochina

Sappiamo com’è andata con questo noto farmaco. L’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, e le omologhe autorità di tutto il mondo hanno sospeso l’autorizzazione al suo utilizzo nella cura del Covid-19. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha di fatto bloccato l’utilizzo dell’idrossiclorochina a seguito di test in cui il farmaco veniva somministrato in una fase avanzata della malattia, quando è ormai inutile. In questa situazione è molto difficile che un medico si assumi la responsabilità di prescriverla.

L’esperienza del Piemonte orientale

Nel Piemonte orientale e in alcune zone dell’Emilia Romagna, somministrando in via precoce l’idrossiclorochina, abbiamo ottenuto lo sfebbramento rapido dei pazienti e pochissimi hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. Un protocollo di terapia domiciliare efficace consentirebbe di ridurre i ricoveri ospedalieri. In sua assenza invece “c’è un assalto agli ospedali, perché arrivano sia pazienti gravi, sia pazienti con forme lievi”. Questi ultimi “nell’esperienza primaverile venivano invece curati a casa”, dice il professore Garavelli.
Il governo nazionale dovrebbe stabilire con urgenza un protocollo di terapie domiciliari e rafforzare il sistema della medicina di base. Avremmo così due strumenti importanti per evitare l’affollamento degli ospedali. È la nostra opinione e quella del professore Garavelli che la chiede a gran voce anche insieme ai gruppi di “Terapia domiciliare Covid19 in ogni regione”, promossi dall’avvocato Erich Grimaldi.

Qual è la situazione oggi nell’ospedale di Novara?

Una terapia certa e univoca manca, il tema delle cure sembra disinteressare i grandi media e non essere al centro delle priorità del governo ed è tabù anche l’attuale situazione degli ospedali. “In base ad un disposto regionale – rivela il professore Garavelli – purtroppo non posso dire nulla sui dati e sui numeri dei pazienti che sono ricoverati nell’ospedale, l’unico che può farlo è il direttore generale”. Si tratta di una disposizione regionale che contrasta con il tanto decantato principio di trasparenza della pubblica amministrazione, in un momento in cui i cittadini avrebbero bisogno invece di chiarezza e sostegno.

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3 commenti

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  • Purtroppo non è così. In una casa di riposo a Trieste 38 anziani vaccinati ,fatto il tampone ,risultato positivo .il papà di un’amica no ha voluto fare il vaccino, luo tampone negativo!

  • Buongiorno,

    Ottimo serivzio ma mi è sembrato che questo medico sia molto sicuro di riuscire a scindere quelli che contraggono una influenza da quelli invece positivi al COVID. Lui suggerisce, come del resto il 99% dei medici, che assolutamente il vaccino antinfuenzale serve per esclude una patologia dall’altra… bene, questo ritornello lo abbiamo già sentito.
    Perchè a questo dottore non li chiedete di commentare questo articolo:

    https://www.bmj.com/content/368/bmj.m626/rr

    Sarebbe interessante avere la sua opinione sull’interferenza virale e altri effetti causati dal vaccino contro l’infuenza.

    Un caro saluto a tutti e complimenti per il vostro lavoro.

  • Tra le persone che conosco che in passato avevano fatto il vaccino antinfluenzale si sono poi ammalate lo stesso e in modo più grave (come ad esempio bronchite). Perché nessuno parla di aumentare il sistema immunitario invece di somministrare il vaccino?

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