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CONTE VUOLE IL GRANDE FRATELLO MA QUESTA È LA REPUBBLICA ITALIANA – Armando Siri

2/11/2020 –  “Dopo 21 giorni che si ripete costantemente fino allo stremo un concetto, soprattutto se negativo, lo stesso si annida nel nostro subconscio e riemerge con dimostrazioni di angoscia, di ansia, di paura e di stati alterati dell’umore”, lo dimostrano le neuro scienze.

“Per questo il Governo deve stare molto attento a maneggiare questi sentimenti”. A sostenerlo è il senatore della Lega Armando Siri ospite su Byoblu24 in una lunga intervista sul futuro del Paese.

Oggi Giuseppe Conte ha riferito in aula e poi al Senato le misure restrittive che con l’ennesimo Dpcm entreranno in vigore a breve. Dopo le comunicazioni, Montecitorio e Palazzo Madama hanno votato le risoluzioni della maggioranza e dell’opposizione, mentre il centrodestra ha presentato un documento congiunto. Documento che il senatore Siri sintetizza così: “Al suo interno si ribadisce che le responsabilità dell’esecutivo sono state quelle di non aver messo a punto un piano che passasse per il potenziamento della medicina di base, delle terapie intensive e del contingentamento delle presenze nei mezzi pubblici” – e prosegue – “c’è un’inconsistenza che è sotto gli occhi di tutti indipendentemente dalle suggestioni circa la diffusione del virus”.

Dal ruolo del Presidente della Repubblica all’assenza di una strategia a lungo termine da parte dell’esecutivo che continua a decidere per la sorte dei cittadini a colpi di dpcm; dalla mancanza di misure economiche valide per sostenere le piccole e medie imprese all’Europa del MES e del Recovery Fund, sono le numerose questioni su cui il senatore Armando Siri dà la sua personale risposta.

Secondo Siri: “Non c’è stata una forte reazione di indignazione verso l’utilizzo dei dpcm, atti di rango inferiore alla legge ordinaria e alla Costituzione, il Paese non si è indignato forse perché manca nel profondo questo senso dell’ordinamento della Repubblica” – e prosegue – “è un campanello di allarme che deve far riflettere tutta la nostra società!”

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In questo video Claudio Messora e Virginia Camerieri vi raccontano la magia che sta avvenendo sotto ai vostri occhi, e vi chiedono di crederci. Non è mai bastato così poco per ottenere così tanto, perché Democrazia è Confronto, e già solo offrire un punto di vista diverso a milioni di cittadini, nell’era della censura social e del pensiero unico dominante, è un atto rivoluzionario.

Non è più il momento di essere nichilisti né quello di dividersi: sarà una televisione di tutti, e per averla ti chiediamo solo di partecipare con il tuo piccolo atto di fiducia mensile. Riusciresti a sopportare, quando un giorno ogni spazio dovesse chiudersi – come già avvenuto in passato – il rimorso o il rimpianto di non averci provato quando sarebbe bastato così poco per far accadere il miracolo?

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5 commenti

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  • Con grave ritardo Siri raccoglie ragioni di curo che con coraggio da marzo disegnano una versione dei fatti Como dal potere. Meglio tardi che mai, a questo punto se in buona fede si chiarisca con Zaia edil front-office Fontana, i quali sono convinti di essere a Chernobyl si apprestano a mettere in ginocchio le 2 regioni più importanti economicamente d’Italia

  • Mai avrei pensato di dover ascoltare i “soliti tromboni” politicanti su questa emittente.
    Una cosa che mi da fastidio è sentirmi essere preso per “ignorante” (nel senso letterale del termine) e “credulone” da taluni personaggi.
    Non sono d’accordo neanche su una parola quanto afferma questo tizio.
    Curiosità: si è proposto lui per l’intervista o è stato invitato?

  • Questo il limite clamoroso di Byoblu! Certo che invitare Siri vi fa proprio onore!
    Ma per piacere, altro che libertà di opinione e altro che ordoliberismo!
    Già la prima risposta è tutto un programma.
    Vergogna Byoblu! Basta! Non vi seguirò più!

  • Uscita di sicurezza
    Ottobre 28, 2020 / gpcentofanti
    Il razionalismo tende a ridurre l’uomo ad un computer. Non a caso stiamo entrando in competizione con la robotizzazione che sempre più toglie lavoro. Mentre in una società più sviluppata l’evolversi della tecnica potrebbe risultare fecondamente di aiuto alla piena espressione delle persone e della comunità.

    Se dell’uomo si considera prevalentemente una in realtà inesistente ragione astratta restano variamente emarginati i suoi valori morali, la sua anima, allora tutt’al più considerata in modo disincarnato, in un ambito etereo e un resto emozionale-pratico del suo vivere quotidiano. La spiritualità, l’etica, diventano spiritualismo, moralismo; la vita quotidiana senza adeguati, meno astratti, riferimenti diventa pragmatismo.

    Succede allora che poco importa se la scuola “privata” sia per esempio cattolica. Il razionalismo può ridurre questa identità ad una mera formalità. Si insegnano le stesse nozioni prive di ricerca vitale, anche in tali istituti i giovani si ritrovano svuotati di slanci profondi, di ricerca appassionata. Poi i giovani vengono criticati con lacrime di coccodrillo per la loro immaturità dal regime che li manipola. O esaltati quando giungono a manifestare in fondo contro sé stessi e a favore del sistema.

    Filosofi come Martin Heidegger hanno da tempo avvertito che l’imperare del razionalismo finisce per sottomettere tutto alla tecnica in una organizzazione meccanicista che inserisce ogni persona in prefabbricati ruoli di un apparato che può venire telecomandato da pochi veri dominatori alfine essi stessi schiacciati da tale pseudoscienza. Ma spesso si è vista questa situazione come irredimibile al punto che il pensatore citato ha affermato che ormai solo un Dio ci può salvare.

    Che Dio sia la fonte di ogni dono di Luce, anche in un ateo, è quello che, come cristiano, credo profondamente. Il punto comunque è che l’uomo non è riducibile ad un’astratta ragione. È necessario un salto di qualità epocale. Si matura crescendo alla luce dei valori in cui si crede e nella condivisione con gli altri. In tale personalissimo sviluppo si vede ogni cosa in modo nuovo. Non si tratta dunque di asfittici ragionamenti a tavolino ma di una ricerca, nei modi e nei tempi adeguati resa possibile fin dalla scuola, nella libera identità vissutamente ricercata e nello scambio con le altre.

    Ecco allora che il giovane si apre alla speranza, al benessere di un autentico cammino di maturazione, agli stimoli del vissuto confronto con gli altri. Ad una autentica partecipazione anche civile. La via di uscita dalla fatalità della tecnica esiste: recuperare l’umano, restituire al popolo, al singolo cittadino, il potere di cui è l’unico legittimo detentore, quello di scegliere la propria formazione e di poter così partecipare all’informazione, alla cultura.

    Le autentiche competenze si sviluppano in questa vissuta crescita comune mentre le pseudoelites a tavolino rivendicano drammaticamente e con arrogante impudenza capacità esclusive che lo sfacelo che stiamo sempre più sperimentando mette in immediata evidenza.

    D’altro canto in tutti i campi la scienza è in crisi, sperimenta la necessità di uscire dalle astrazioni per entrare nel contatto vivo con la realtà. Ma l’intellettualismo la conduce allora dal razionalismo al pragmatismo, ossia ad un approccio meramente pratico con le situazioni reali. Mentre solo maturando l’uomo può penetrare nel mistero della vita.

    Per esempio molte scuole psicologiche, dovendo risolvere i problemi concreti delle persone, prendono ad osservare che solo cercando il senso della vita, che solo scoprendo l’amore, l’uomo può trovare sé stesso. Altrimenti sarà sempre preda di sofferenze anche psicologiche di ogni tipo.

    Però solo la ricerca vissuta, sopra accennata, orienta a scoprire valori non astratti ma umani. Gesù dice di alcuni dottori della legge che gravano gli altri di pesi che loro non vogliono portare nemmeno con un dito. Si osserva per esempio che per un cristiano bisognoso di aiuto a causa di certe difficoltà sarà meglio rivolgersi ad uno psicologo cristiano. Ma in una cultura delle astrazioni una tale figura rischia di finire per trasmettere schematismi spirituali quando tratta dei valori e tecnicismi quando fornisce consigli psicologici.

    L’uomo che deve “fare”, che deve funzionare. Tecnica. L’uomo trova se stesso, mi pare, solo in un amore che comprende, ben al di là degli schemi, il suo personalissimo, libero, cammino. La libera formazione, lo scambio, la partecipazione, sono vie che, insieme, stimolano la vissuta ricerca di ciascuno, la rinascita dell’uomo e della società. Ma va sottolineato che prese ciascuna da sola tali piste diventano un falso bene che svuota. Di che incontro si tratterà se non si sviluppano le identità? Che maturazione identitaria si potrà dare se non si cresce anche insieme agli altri? E senza identità e scambio come si potrà davvero partecipare? Quando identità e scambio si contrastano paradossalmente si spalleggiano nello svuotare le persone.

Marcia Della Liberazione

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