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“COME TRUCCAVO I VOTI POSTALI”, LE CONFESSIONI DI UN INSIDER

L’inchiesta del New York Post

Confessioni di un truffatore elettorale: ero un maestro nel falsare i voti postali”, così titolava un articolo del 29 agosto scorso, pubblicato dal New York Post, che metteva in guardia sulla facilità con cui i voti postali negli Stai Uniti possono essere truccati.
Secondo il testimone, un esponente democratico a cui il giornale ha garantito l’anonimato, la frode con i voti postali costituisce più la regola che l’eccezione. Avrebbe truccato per decenni elezioni comunali e federali nello stato del New Jersey, attuando un sistema molto semplice.

Il sistema per truccare i voti postali

Il comune di appartenenza consegna all’elettore che intende votare per posta il kit necessario in una grande busta. Quest’ultima contiene la scheda elettorale, il “certificato di iscrizione al voto” che l’elettore deve firmare e la busta postale di ritorno, cioè la busta che l’elettore dovrà imbucare sigillando al suo interno la scheda elettorale con il voto espresso e il certificato elettorale. È in questo momento che i frodatori entrano in azione.

La scheda elettorale non ha caratteristiche di sicurezza specifiche, come un francobollo o una filigrana. L’insider ha rivelato e dimostrato di essere in grado di fare schede elettorali perfettamente identiche a quelle originali.
Paradossalmente sono più sicure e difficili da ricopiare le buste di ritorno. Per questo motivo le buste di ritorno devono essere prese dagli elettori reali.


La tecnica per farlo è semplicissima. Basta mandare in giro per le case diversi agenti che convincano gli elettori a lasciar loro spedire per posta le buste, offrendosi come servizio pubblico. Gli agenti o meglio gli scagnozzi portano le buste sigillate a casa e le aprono con il vapore per allentare la colla. A quel punto basta togliere la scheda vera, inserire quella falsa e risigillare la busta. Un gioco da ragazzi, “cinque minuti per ogni voto al massimo”, garantisce il testimone.

L’unica accortezza da seguire “è non infilare le schede false in poche cassette postali pubbliche, ma spargerle in giro per la città”. “Una vera e propria miniera di voti postali facilmente falsificabili”, racconta l’insider, “sono poi le case di cura per anziani”. Lì non c’è nemmeno bisogno di tutto questo sistema, basta un’infermiera compiacente che compila direttamente la scheda per loro.


Un altro sistema è poi coinvolgere un postino. Ne basta uno per eliminare centinaia e migliaia di voti. “Un postino rabbioso anti-Trump che lavora in una roccaforte repubblicana, può prendere le buste e sapendo che il 95% andrà al candidato repubblicano, può semplicemente buttarle nella spazzatura o bruciarle”. In alcuni casi, i dipendenti delle poste erano membri della sua “squadra di lavoro”, vagliavano le schede della posta e le consegnavano all’agente. “Bastano 500 o mille voti truccati per capovolgere l’esito elettorale in alcuni Stati“, assicura l’insider del New York Post.

Le anomalie in Michigan, Wisconsin e Pennsylvania

Questo sistema facilmente falsificabile è stato molto sponsorizzato in campagna elettorale dai democratici per evitare la diffusione del coronavirus. I voti postali rischiano però di decidersi l’elezione più importante al mondo, quella del presidente degli Stati Uniti d’America.


In Michigan e Wisconsin, stati assegnati a Joe Biden, Donald Trump e il suo entourage hanno già annunciato il ricorso. I voti postali hanno completamente ribaltato il risultato in maniera sorprendente soprattutto in Michigan. Con l’82% dei voti scrutinati Trump era in testa con il 51,3% contro il 47% di Biden. La partita si è chiusa con il 50,4% per Biden e il 48% per Trump.


Anche in Pennsylvania sta accadendo qualcosa di simile. Ieri, con il 75% di voti scrutinati, Trump era saldamente in testa con il 55,7%, mentre Biden era fermo al 43,6%. Quando lo scrutinio è proseguito e arrivato all’89%, Trump ha perso 5 punti percentuali e Biden ne ha guadagnati altrettanti. Al momento la situazione è in bilico, con Trump al 50,7% e Biden al 48,1.

Il caso dell’Arizona

In Arizona ha fatto molto discutere l’assegnazione da parte dell’emittente televisiva Fox News dello Stato a Biden, quando lo scrutinio è ancora fermo all’86% di schede elettorali. Nella contea di Maricopa molti supporter del presidente in carica hanno protestato di fronte l’edificio del dipartimento elettorale di Phoenix. La folla ha gridato “Contate i voti” e le forze dell’ordine hanno dovuto scortare gli scrutinatori all’uscita del seggio. La competizione per la Casa Bianca è tesissima.

Le dichiarazioni di Rudolph Giuliani

Rudolph Giuliani, l’ex sindaco di New York e attuale capo del pool di avvocati di Donald Trump, ha rilasciato delle dichiarazioni: “Vinceremo noi le elezioni. Lo abbiamo già fatto, si tratta solo di contare i voti in modo equo. Quello in atto è uno sforzo concentrato dei criminali che gestiscono il Partito democratico. Quando governi un luogo per 20, 30 o 100 anni, la corruzione di tutti i tipi dilaga. La frode elettorale è uno dei principali metodi con cui mantengono il potere. Non lasceremo che la facciano franca, queste elezioni verranno decise dal popolo. Non sappiamo neanche se quelle schede sono vere, potrebbero provenire da Marte per quanto ci riguarda”.

La nuova lettera di monsignor Viganò

È certo dei dubbi anche monsignor Carlo Maria Viganò che ha scritto una nuova lettera in cui invita i Cristiani e i fedeli cittadini a pregare contro la truffa elettorale che sarebbe stata attuata a danno del presidente in carica. “Vi sono Stati in cui il numero dei voti è superiore a quello dei votanti; altri in cui il voto per corrispondenza pare esclusivamente a favore di Joe Biden; altri in cui lo spoglio delle schede viene sospeso senza motivo o dove sono scoperte clamorose manomissioni: sempre e solo contro il Presidente Donald J. Trump, e sempre e solo a vantaggio di Biden”, ha scritto monsignor Viganò.

“Stoppate i conteggi” dice Trump

A ormai quasi quarant’otto ore dalla chiusura dei seggi tutto è bloccato. Dati aggiornati non arrivano più. Donald Trump ha pubblicato un tweet in cui dice di interrompere i conteggi. Evidentemente il presidente vuole vederci chiaro. Restano ancora da assegnare i grandi elettori di Nevada, Arizona, Pennsylvania, Georgia e Nord Carolina. Se Biden ne vincesse uno solo, sarebbe eletto. La sensazione è che il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America sarà deciso in un’aula di Tribunale, dai giudici della Corte Suprema.

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