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IL COVID BLOCCA DIAGNOSI E CURE DEI TUMORI, GLI ONCOLOGI LANCIANO L’ALLARME

IL COVID BLOCCA DIAGNOSI E CURE DEI TUMORI, GLI ONCOLOGI LANCIANO L’ALLARME

In questi ultimi mesi non sono soltanto emerse le criticità del nostro sistema ospedaliero, dai posti letto alle attrezzature, alla carenza di personale. Sono anche state rallentate le ricerche, le cure e soprattutto le diagnosi e la prevenzione di molte malattie, da quelle più banali a quelle più importanti e drammaticamente comuni, come il tumore.

Al Cracking Cancer Forum 2020, al quale hanno preso parte oncologi tra i più importanti del mondo, è emersa una grande emergenza: l’oncologia è in crisi, molti esami vengono rinviati, le diagnosi vengono fatte in ritardo proprio in un ramo della sanità dove la prevenzione è determinante e può salvare la vita. “La sospensione degli screening per 2-3 mesi ha dato un fermo a una delle azioni più forti contro il tumore, ovvero l’anticipazione diagnostica”, ha detto Gianni Amunni, direttore generale dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica.
“Non è vero che stiamo garantendo i percorsi oncologici”, ha dichiarato nel suo intervento Oscar Bertetto, direttore del Dipartimento rete oncologica Piemonte-Valle d’Aosta.
“C’è – ha aggiunto – una estrema carenza di servizi diagnostici, in molte strutture non possiamo inviare pazienti perché non sono state separate dalle aree Covid”.

“La prossima pandemia sarà il cancro”

Di cancro muoiono ogni anno nel mondo circa 13-15 milioni di persone, “con questi numeri – ha affermato Attilio Bianchi, direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli – la prossima pandemia sarà il cancro”.
“I tumori – ha detto invece Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia medica dell’Università degli Studi di Padova e coordinatore della Rete oncologica del Veneto – purtroppo sopravviveranno al Covid e nonostante decreti e documenti non è vero che l’oncologia viene preservata perché si appoggia a radiologia, endoscopia e altri servizi che sono pesantemente influenzati”.
E questo stesso professore ha poi sollevato un importante interrogativo: “Si parla di modello Italia per il Covid – ha detto – ma il nostro Paese ha la stessa mortalità del Messico, quattro volte quella della Germania, il doppio di Francia e Inghilterra. Bisognerebbe spiegare il perché”.

Il primo pronto soccorso a decine di chilometri

Ci sono interi ospedali trasformati in strutture Covid e fin quando questo accade all’interno di grandi città dove altri due o tre ospedali rimangono disponibili per le normali urgenze tutto sommato è ancora accettabile, ma sempre più spesso intere comunità, paesini che insieme raccolgono decine di migliaia di persone si ritrovano l’unico ospedale della zona trasformato interamente in una struttura Covid. Questo significa che per qualsiasi urgenza si è spesso costretti a percorrere alcune ore di macchina per poter raggiungere un pronto soccorso accessibile, con tutti i rischi che ne derivano. Le segnalazioni arrivano quasi da ogni regione, sono soprattutto le aree interne a lamentare criticità di questo tipo con la crescente preoccupazione di intere comunità che ormai da mesi hanno perso i loro punti di riferimento.


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1 commento

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  • L’articolo qui sopra sottolinea l’ennesimo dramma di una società frammentata, svuotata.
    E l’arte è specchio della cultura. Oggi vediamo per esempio non di rado un’architettura vivisezionata. Tratto tale argomento con riferimento allo stile delle chiese nel corso dei secoli.

    Continuo con le mie domande, che cerco di porre sulla vissuta via del cuore divino e umano di Cristo. Partirei qui dal chiedermi, dal chiedere, come mai non poche persone avvertono che in modo così particolare tante chiese romaniche o del primo gotico avvicinano profondamente alla preghiera, aiutano a percepire la presenza di Dio. È vero tutto ciò? Se lo è a cosa può essere dovuto? Tante sono le risposte che possono aiutare a intuire varie possibili sfaccettature di tale questione.

    Qui vorrei osservare che forse non a caso il romanico e il gotico si sviluppano, potremmo dire, al termine di circa un millennio di fede cristiana quando tale spiritualità aveva pervaso, sotto non pochi aspetti e in non pochi casi, la vita di tante popolazioni. Ogni cosa, dalla più profonda meditazione spirituale e culturale al più semplice lavoro manuale veniva tendenzialmente vissuta da tanti comunque in uno sguardo, in una mentalità di fondo, di fede cristiana.

    Naturalmente in questa spiritualità tante problematiche stavano maturando, per esempio nella direzione del bisogno confuso di un raccordo più profondo ed equilibrato tra il cielo e la terra, tra Dio e il cammino autentico, non forzato etc., dell’uomo. Lo slanciarsi verso l’alto del gotico può forse venire letto anche, proprio, come l’estremo tentativo di appoggiarsi a Dio in un mondo che esprime sempre nuove perplessità nei riguardi della fede…

    Ecco allora che vediamo che l’arte più profonda e coinvolgente forse non può nascere facilmente da una persona isolata ma più facilmente in ogni suo aspetto riflette il sentire di un popolo, di una comunità viva, in dialogo, la fondamentale, vissuta, visione di ogni cosa alla luce di un nucleo unitario di valori vitali. Successivamente alle epoche citate la crisi della cristianità e anche le problematiche all’interno della comunità rimasta credente si sono accentuate, per esempio col rispondere con forme di razionalismo alle sollecitazioni delle scoperte scientifiche (ma anche in precedenza con tante domande sull’uomo, etc., che andavano emergendo).

    Forse nel tardo gotico e poi ancor più, per esempio, nel barocco si può intravedere questo progressivo appesantirsi, ripiegarsi, dell’uomo su se stesso, anche sul suo ragionare a tavolino. Emerge talora, nel tempo, un intellettualismo, un tecnicismo specialistico, variamente disgiunto da un tutto vitale, vissuto. Non può accadere di sperimentare la sensazione che alcune chiese moderne non fanno che riflettere questa devitalizzazione, questa frammentazione, questo tecnicismo, che si riscontrano forse talora, per esempio, nel vario giustapporsi di tecnici specializzati, l’architetto, l’ingegnere, il liturgista, etc.? L’arte sembra rivelarsi un campo in cui quasi naturalmente, anche dunque in varia misura inconsapevolmente, si riflette la reale situazione esistenziale, delle singole persone, della comunità, nella realtà storica, spirituale, umana, culturale.

    Forse anche a tal proposito ci stiamo gradualmente avviando a sbloccare le possibili occlusioni, frammentazioni, del cuore, spiritualiste, intellettualiste, pragmatiste. Nella comunità cristiana imparando ad affidarci sempre più a Cristo. Su questa via anche sempre più imparando a cercare di apprendere da tutti in Cristo stesso. Nella condivisione, nella vicinanza, etc., con ogni uomo, comunità… Il cuore divino e umano di Cristo rivela, aiuta a leggere, l’arte di Dio stesso e dell’uomo in Lui.
    Forse in molti modi e per molte vie il cuore divino e umano di Cristo si potrà rivelare sempre più la chiave di ogni cosa.

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