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PIOGGIA DI SOLDI PER CONTROLLARE L’INFORMAZIONE: LA MOSSA DI CONTE CHE I MEDIA NON DICONO

PIOGGIA DI SOLDI PER CONTROLLARE L'INFORMAZIONE: LA MOSSA DI CONTE CHE I MEDIA NON DICONO

C’è un Paese dove l’informazione è controllata da poche persone. Nello stesso Paese il Governo ha istituito una task force per controllare l’informazione durante un periodo di emergenza. Sempre nello stesso Paese il Governo decide di riempire di soldi tutte quelle emittenti che useranno il loro palinsesto per far passare messaggi pre confezionati dallo stesso Governo. Penserete che stiamo parlando della Russia, dell’Ungheria o forse della Corea del Nord? No, siamo in Italia.

Il decreto passato nel silenzio dei media

Con un decreto legge del 12 ottobre scorso del Ministero dello Sviluppo Economico e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 novembre, il Governo ha istituito il cosiddetto Fondo Emergenza emittenti locali. Detta così sembra si tratti di una generosa e lodevole iniziativa per aiutare imprese in difficoltà. In realtà a leggere bene il decreto, l’aiuto del Governo Conte non è disinteressato, anzi.

Il fondo infatti prevede un’erogazione totale di 50 milioni di euro da distribuire alle emittenti televisive e radiofoniche locali che ne faranno domanda, ma ad una condizione. E cioè quella di impegnarsi a trasmettere i messaggi di comunicazione istituzionali relativi all’emergenza sanitaria all’interno dei propri spazi informativi.

Messaggi ad arte confezionati dall’esecutivo e che quindi ne seguiranno la linea politica di fondo. Ci dobbiamo quindi aspettare un insieme raffazzonato di spot a metà tra il paternalismo e l’allarmismo ipocondriaco. Da “lavati le mani” e “ricordati di mettere la mascherina” fino a improbabili raccomandazioni su come bisogna stare distanziati a tavola in vista del cenone di Natale. Le emittenti locali si potranno così trasformare in un grande megafono governativo.

Un’offerta che non si può rifiutare

D’altronde l’offerta sul piatto è più che allettante e i tanti soldi messi a disposizione in un momento così delicato assumono i contorni di una strada senza via d’uscita. Per le televisioni commerciali si parla di un compenso che parte da una base di 750.000 euro in cambio del passaggio di almeno 20 spot giornalieri in fasce orarie ben specificate dalle indicazioni del Governo.

Il tariffario comprende così diverse opzioni con differenti compensi in base al numero di spot pubblicati. In sostanza più spazio offri per farti portavoce del Governo e più guadagni. Sono già numerosissime le emittenti che hanno fatto domanda e che a partire dal prossimo mese potranno passare all’incasso e alla pubblicazione dei contenuti. Più di 400 televisioni e quasi 500 radio sono nella graduatoria e alcune di loro possono ambire a ricevere addirittura oltre 1 milione di euro per il servizio.

Preoccupante è la celerità con cui sono stati trovati e stanziati questi fondi, in un momento in cui il Governo tentenna invece nell’erogazione dei ristori per le attività costrette alla chiusura. Questo decreto rappresenta l’ultimo atto di un Governo che sembra voler porre sempre più sotto il suo controllo il mondo dell’informazione, trasformando televisioni, giornali e radio in una grande Pravda o in un nuovo Istituto Luce.

Con una task force al proprio servizio, con l’aiuto di Youtube che sta chiudendo canali non allineati e con il martellante utilizzo di spot diffusi su tutto il territorio, il Governo Conte si è creato un’autostrada per silenziare ogni tipo di contraddittorio?

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Fermati e rifletti: che tu sia giovane o che abbia alle spalle ormai diverse primavere, quante volte ti è capitato di vedere una televisione che nascesse per l’esclusiva volontà dei cittadini? Sta avvenendo oggi, e sta accadendo in Italia. Per la prima volta abbiamo la possibilità di finanziare non un giornale, non un semplice canale youtube, ma un’informazione diversa, al vertice della piramide dell’informazione, che possa raggiungere milioni di italiani e che sia davvero libera.

In questo video Claudio Messora e Virginia Camerieri vi raccontano la magia che sta avvenendo sotto ai vostri occhi, e vi chiedono di crederci. Non è mai bastato così poco per ottenere così tanto, perché Democrazia è Confronto, e già solo offrire un punto di vista diverso a milioni di cittadini, nell’era della censura social e del pensiero unico dominante, è un atto rivoluzionario.

Non è più il momento di essere nichilisti né quello di dividersi: sarà una televisione di tutti, e per averla ti chiediamo solo di partecipare con il tuo piccolo atto di fiducia mensile. Riusciresti a sopportare, quando un giorno ogni spazio dovesse chiudersi – come già avvenuto in passato – il rimorso o il rimpianto di non averci provato quando sarebbe bastato così poco per far accadere il miracolo?

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2 commenti

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  • La presa di coscienza del nuovo quarto stato
    Settembre 5, 2019 / gpcentofanti
    Nell’intervento https://gpcentofanti.altervista.org/le-due-nuove-classi-sociali/ rilevo il possibile formarsi di una ristretta casta di nuovi chierici, intellettuali, alti funzionari, di fatto al servizio del pensiero unico individualista-consumista della finanza, di pochi signori del denaro. E di una crescente massa di persone espropriate della propria storia, di una ricerca a partire dalla formazione libera e condivisa. Una situazione che sta svuotando la società in ogni campo e la sta conducendo ad una implosione. Le crisi assumono titoli molteplici, demografica, economica, ambientale, spirituale, culturale, comunitaria… ma hanno l’unica suddetta matrice.

    La storia stessa sembra chiarire l’emergere di questi due raggruppamenti nonostante, come osservo in https://gpcentofanti.altervista.org/il-polso-della-situazione/ , gli appigli di ogni tipo che la citata oligarchia cerca per sopravvivere. Ci si può dunque domandare se questa pseudoelite potrà di volta in volta barcamenarsi fino a spegnere il consolidarsi della classe subalterna. Il potere detiene quasi tutti i mezzi per impedire la più piena presa di coscienza del costituirsi sociale di una nuova massa di spogliati. Ma la dinamica annichilente a tutto campo della situazione sembra rendere difficile il prevedere nel lungo periodo altri possibili sbocchi.

    Stiamo a vedere ma non mi meraviglierei se fosse dunque la storia stessa a far emergere con crescente chiarezza i punti decisivi del conflitto in atto. Tra i quali certamente quelli delle libere o meno educazione e informazione. Le due classi si distinguono proprio, tra l’altro, per queste due leve essenzialissime del potere odierno. Pure se, come osservo nel primo intervento summenzionato, l’oligarchia è meramente a servizio di pochi potenti. Traendone vantaggi lavorativi, di denaro e di prestigio ma appunto a prezzo della propria libera espressione. Dunque stimolata ad evitare un’autentica, partecipata, ricerca del vero.

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