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VI SPIEGO LE CURE DI CUI NESSUNO PARLA. IL VACCINO? COSÌ È PERICOLOSO – Giuseppe Di Bella

Il medico chirurgo Giuseppe di Bella porta avanti con orgoglio l’eredità del padre Luigi e prosegue la sua ricerca scientifica sulla base del cosiddetto “Metodo Di Bella”, contestato tra la fine degli anni ’90 e il primo decennio del Duemila quando sia il Ministero della Salute che il Consiglio Superiore di Sanità lo bocciarono definendolo inefficace.
Oggi Giuseppe Di Bella dice la sua riguardo il Covid-19: “Si continua a dire il falso e a negare l’esistenza di una serie di elementi in grado di combattere con successo questo virus”.

Dal caso “The Lancet” ai dubbi sulle terapie utilizzate

Il riferimento è innanzitutto alla clorochina, “demonizzata – dice – quando tutti conoscono l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco, tra l’altro usato da moltissimi anni per altre patologie”. Le maggiori multinazionali, lo diceva già mio padre nel 1998, hanno acquistato le più prestigiose testate scientifiche internazionali, è sconvolgente quanto accaduto con “The Lancet” che ha pubblicato un falso clamoroso sulla pericolosità della clorochina, che invece ha dei meccanismi d’azione documentati scientificamente sia nel tumore, sia nel Covid. Per quale motivo fanno questo? Per quale motivo hanno oscurato pubblicazioni sulla melatonina che si sa avere una potente capacità di attivazione immunitaria?
E sottolinea, poi, l’importanza delle prevenzione: “Come per tutte le malattie, la prevenzione è la cura migliore, nel caso del Covid-19 il complesso vitaminico composto dalla C, D, E può sicuramente contribuire a migliorare la nostra risposta immunitaria. Ma perché tutte queste cose non ce le dicono?”
Infine, sulla questione vaccino Di Bella appare molto scettico sia sulla sua sicurezza sia sulla sua efficacia: “Siamo di fronte ad un virus fortemente mutevole, sono altre le strade da percorrere”.

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4 commenti

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  • Cui prodest?
    Febbraio 6, 2020 / gpcentofanti

    Certo che i 50 ricchi diano ad un mondo di poveri è cosa buona e giusta. Sarebbe decisivo però che si cercassero invece di nasconderle le vie perché i poveri si affranchino dalla loro condizione di sfruttati e manipolati. Il punto mi pare sia che si continua a parlare di incontro senza, almeno nei tempi e nei modi adeguati, libera scelta dal basso della formazione anche scolastica nella identità ricercata e nello scambio con le altre. Il solo incontro è, spesso inconsapevolmente, un’altra declinazione del falso neutralismo, del civismo omologante… Tutte cose che il potere dei 50 apprezza molto e diffonde tramite i suoi apparati. Infatti la falsa svuotante fratellanza rende l’uomo un mero individuo cosumatore perso in una massa anonima. E allora avanti con le proposte calate dall’alto, con i tecnicismi. Invece di cercare le autentiche vie della crescita della gente, le autentiche vie della partecipazione. Ma con questa logica della tecnica il mondo sembra andare appunto meccanicamente verso il crollo senza che nessuno possa fare niente. Si giungerà al punto in cui anche per esempio la cultura, l’informazione, saranno opera dei robot. Non si vede già che i media dell’apparato dicono tutti le stesse cose? I robot serviranno a mostrare la meccanicizzazione già in atto. E a far comprendere meglio la necessità di una libera rinascita dal basso. Dove le guide escano da questa autentica, liberamente differenziata, maturazione di tutto il popolo e non da oligarchie di pseudoilluminati avulsi da esso.

    POTERE A CHI IL COVID NON CONVIENE

    Ci vuole poco a capire i riferimenti di una testata. Vi è bisogno di un salto di qualità: far parlare chiunque ha cose interessanti da dire. Anche da punti di vista diversi tra loro. Allora emergono le persone mai allineate, quelle che cercano il vero, con l’aiuto di tutti.

    https://gpcentofanti.altervista.org/manifesto-del-cuore-divino-umano-gesu-2/

  • La cultura del cui prodest
    Novembre 23, 2020 / gpcentofanti

    Nella società degli apparati emergono con la ribadita evidenza di un martello pneumatico i riferimenti per esempio di una testata. Una società nella quale la ricerca del vero, con il variegato aiuto di tutti, sembra essere quasi del tutto sparita. Da cosa finiscano per dipendere le testate lo si vede anche proprio dal suicidio di spegnere la viva ricerca dei più, il desiderio di leggere, di informarsi, con le solite parole d’ordine.

    Ma cosi si va verso il crollo. Vi è un estremo bisogno di luoghi di dialogo aperto, dove si dia voce a chi ha contributi da dare alla ricerca a tutto campo del vero. E anche a ciascuna persona, in quanto tale portatrice di esperienze, speranze, domande, difficoltà, che possono far molto riflettere chi si lascia mettere in discussione. Non dare voce meramente in base alle veline, ai ruoli formali, alla notorietà. Ossia ai criteri appunto degli apparati. Allora emerge chi è in cerca del vero, le intuizioni originali, il dialogo aperto, che stimola una vita viva, dal vivo, non spenta nelle astrazioni del solo virtuale.

    È possibile tutto ciò? Bisogna animare dal basso, per esempio creando testate coordinate da pochi professionisti e con i contributi gratuiti di molti. Uscendo dunque dalle logiche del mercato. La società della tecnica sta spogliando l’uomo di tutto, l’uomo-apparato viene sempre più sostituito dalla macchina, al punto che magari solo dal crollo di ogni cosa emergerà il bisogno di una società che favorisca la libera maturazione, partecipazione, di ciascuno. La complementarietà e non la concorrenza tra la persona e la macchina.

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