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LE PRIMAVERE ARABE 10 ANNI DOPO: IL FALLIMENTO DI OBAMA

LE PRIMAVERE ARABE 10 ANNI DOPO: IL FALLIMENTO DI OBAMA

Sono passati 10 anni dall’inizio delle Primavere arabe. Da quando cioè nel dicembre del 2010 un venditore ambulante tunisino, Mohamed Bouazizi, si diede fuoco davanti al Palazzo del Governatore di Sidi Bouzid, una cittadina situata nel centro della Tunisia.

Una grande chance democratica?

Si ritiene che quest’evento abbia dato l’avvio ufficiale a quel fenomeno conosciuto con il nome di Primavere arabe e che ha cambiato la maggior parte degli ordinamenti politici del Nord Africa e del Medio Oriente. Tunisia, Libia ed Egitto, ma anche Siria e Yemen. Uno dopo l’altro questi Paesi sono stati contagiati da questi sconvolgimenti sociali e politici.

Quest’evento venne allora celebrato con entusiasmo da diversi politici ed opinionisti dell’emisfero occidentale. Su tutti Barack Obama, ex Presidente degli Stati Uniti, vero e proprio ispiratore e sponsor delle rivolte del mondo arabo. Obama ebbe addirittura a dire che “Gli Stati Uniti hanno supportato queste forze di cambiamento perché abbiamo riconosciuto la nostra fede nelle aspirazioni di queste persone”.

Anche diversi intellettuali progressisti non esitarono a farsi sponsor di questi movimenti, come il francese Bernard Henri Levy che si diceva “orgoglioso e fiero di essere associato a questo evento”, allo stesso modo Gad Lerner si diceva sicuro che il mondo arabo stava assistendo ad una “grande chance democratica”. Dopo dieci anni possiamo quindi trarre un bilancio di quell’evento e comprendere quanto ci sia di vero in queste parole. Partiamo dalla Libia.

Dalla Libia alla Siria: una scia di guerre dal Nord Africa al Medio Oriente

Dopo oltre quarant’anni di Gheddafi, che in un modo o nell’altro aveva garantito una stabilità politica al Paese, la Libia con le Primavere arabe è sprofondata nel caos. Gheddafi è stato ucciso nel 2011 e da allora il Paese è diviso in diversi gruppi armati che si sono scontrati per ottenere il potere senza soluzione di continuità. Il bilancio? Quasi 50 mila morti civili e una nuova ondata migratoria verso l’Europa, quasi assente prima del 2011. Di democrazia in Libia non c’è invece traccia.

Anche in Yemen la guerra civile continua senza sosta e il Paese si trova ad affrontare quella che la Croce Rossa Internazionale ha definito come la più grande catastrofe umanitaria dopo la seconda guerra mondiale. Analogo discorso può essere fatto per la Siria, dove la grande chance democratica si è rapidamente trasformata in opportunità di conquista per potenze straniere, come la Turchia che è riuscita ad impossessarsi di parte del territorio settentrionale della Siria.

Dopo nove anni di guerra civile con il rischio di cadere nella mani dell’ISIS, il Paese sta ora con fatica tornando alla normalità nel segno del regime politico che doveva essere cambiato. E anche guardando all’Egitto il bilancio non sembra positivo. Dopo la parentesi di Governo dei Fratelli Musulmani, che avevano introdotto una durissima legislazione islamica, il generale Al Sisi ha preso il potere con un colpo di Stato militare, instaurando un regime ben più autoritario di quello che c’era prima del 2011.

La responsabilità che pesa su Barack Obama

Infine la Tunisia, il Paese dove tutto ebbe inizio. Se questo Stato almeno ha evitato la guerra civile, tuttavia non si può dire che la nuova democrazia abbia migliorato la qualità della vita dei cittadini. Il tasso di disoccupazione, prima del 2011 fermo al 10%, è esploso fino al 20% dopo il cambio di regime, mentre la disoccupazione giovanile arriva oggi fino al 50%. Una crisi economica e sociale che è causa principale del fenomeno di immigrazione illegale verso l’Europa.

Quale lezione trarre quindi dalle Primavere arabe? Si è trattato di un fenomeno complesso, composto da reali esigenze della popolazione che tuttavia sono state quasi subito sfruttate dagli interessi di fondamentalisti religiosi e potenze straniere. Di certo un grave errore di interpretazione è stato commesso da chi, come Obama, credeva che le primavere arabe sarebbero state un percorso entusiasmante e indolore verso la democrazia.

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