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COSA RIMANE DEL MOVIMENTO NO GLOBAL?

COSA RIMANE DEL MOVIMENTO NO GLOBAL?

Il prossimo luglio verranno celebrati i 20 anni dalle storiche manifestazioni di Genova contro il G8.

Nonostante l’esito tragico di quei giorni, la violenta repressione e i sospetti di infiltrazione nei gruppi più violenti per giustificare poi le cariche indiscriminate contro persone inermi giunte nel capoluogo ligure da tutto il mondo, si trattò comunque del momento di massima espressione di un movimento mondiale che, con notevole lungimiranza, era riuscito a mettere a fuoco le diseguaglianze e le ingiustizie che la globalizzazione neoliberista avrebbe di lì a poco dispiegato in tutto il mondo.

I No-global si ispirarono inizialmente ai campesiños messicani dell’EZLN e alla loro ribellione contro il trattato commerciale NAFTA, che, tra le altre cose, avrebbe consentito alle aziende americane di delocalizzare le proprie fabbriche sfruttando a prezzi bassissimi la manodopera del posto. C’era poi stata un’altra enorme manifestazione a Seattle nel 1999 contro il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e poi diverse altre in tutto il mondo: a Praga, contro il Fondo Monetario Internazionale, a Davos contro il World Economic Forum, in Brasile a Porto Alegre e in Argentina, ridotta alla fame dalle pesantissime condizioni dei prestiti del FMI.

Ma gli obiettivi non erano soltanto quelle istituzioni internazionali il cui potere, negli anni successivi, abbiamo visto espandersi a dismisura, ma anche le corporation, le multinazionali, i fondi d’investimento, le banche che già cominciavano a sovvertire le politiche pubbliche degli stati piegandole ai propri interessi privati. Inoltre, consapevole della influenzabilità dei grandi media, il movimento si era dotato di propri strumenti di informazione, primo tra tutti il network ‘Indymedia‘, il cui motto era “Don’believe the media, become it”: non credere nei media, diventa tu il media.

Cosa rimane oggi di quel movimento che aveva tentato di mettere in discussione i meccanismi economici alla base della globalizzazione?

Se guardiamo al movimento di Greta Thumberg, vediamo che proprio quelle istituzioni oggetto delle intransigenti contestazioni dei No-global, come il World Economic Forum, sono diventate tra i palcoscenici più frequentati dalla giovane attivista svedese e che addirittura il film recentemente prodotto su di lei, viene promosso in home-page da Amazon, la multinazionale più grande del mondo, che movimenta merci in tutto il pianeta, peraltro con enorme impatto energetico e ambientale.

Oppure movimenti come Antifa o Black Lives Matter, che hanno del tutto rimosso dalle proprie rivendicazioni la contestazione ai meccanismi economici neoliberisti e che vengono spesso promossi da quelle stesse multinazionali che il movimento No-global contestava, ad esempio la Puma o la Adidas o dall’immancabile World Economic Forum di Davos.

A voler fare i complottisti, verrebbe voglia di rovesciare la lettura di tutto questo e sospettare che siano ormai questi stessi movimenti a sponsorizzare, inconsapevolmente e a costo zero, istituzioni e multinazionali che un tempo erano invece oggetto di dure e legittime contestazioni.

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