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LO SPETTACOLO È FINITO

di Adalberto Gianuario

Tra i settori maggiormente provati dall’anno appena trascorso si può senz’altro annoverare quello dello spettacolo: concerti, teatri, cinema hanno subito un tracollo senza precedenti per via di restrizioni che, a partire dagli stessi operatori, sono state percepite come incomprensibili, come ha riferito ai nostri microfoni il regista Moni Ovadia:

Io, quello che riguarda la cultura non riesco a capirlo in nessun modo, anche perchè poi ci sono settori che continuano a lavorare. Allora perchè penalizzare gli uni o gli altri? Mi sembra tutto fatto in modo generico e per non correre rischi.

Secondo i dati resi noti da Cinetel, il calo degli incassi nei cinema per l’anno 2020 ha raggiunto il -71,3%, numeri drammatici che raggiungono addirittura il -93% se si prende in considerazione il solo periodo che va dal primo giorno di chiusura delle sale alla fine dell’anno.

Teatri vuoti, ma il festival di Sanremo si fa

Se poi si tiene conto che, un po’ per via delle tecnologie di fruizione domestica, un po’ per via dei servizi di streaming, in Italia negli ultimi anni si è registrato uno stillicidio di sale cinematografiche, non è difficile prevedere che molti cinema non riaccenderanno mai più i propri proiettori.

Per quanto riguarda il teatro poi, i dati comunicati a novembre scorso dall’INPS mostrano un quadro ancora più fosco di quello del cinema, con un calo del fatturato addirittura del 97% nel 2020. Tuttavia, esistono delle eccezioni alle chiusure indiscriminate, ad esempio il prossimo festival di Sanremo, come ci dice Moni Ovadia:

Poi di colpo senti dire una cosa incomprensibile: facciamo il Festival di Sanremo col pubblico. Ma come? I teatri vuoti per mesi e mesi e poi si fa un festival con la presenza di pubblico? Per quale ragione?

È molto semplice, perché molto probabilmente ci sono interessi, allora questo non è giusto per l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Allora io dico: la cultura ci fa sentire una comunità nazionale e questo aiuta una società, non la demolisce”.

Artisti costretti a riadattare il lavoro su internet

Nel frattempo, il governo inglese ha lanciato una campagna che invita gli artisti dello spettacolo a riciclarsi nel mondo di internet. Un suggerimento che gli operatori d’oltremanica, con alle spalle magari anni di esperienza, di studio, di prove, di gavetta hanno trovato irricevibile e offensivo.

Tuttavia, è un dato di fatto che, anche in Italia, un numero enorme di professionisti è ormai costretto a ripiegare su altri lavori, quando è possibile. Sono il 27% di tutto il comparto del settore secondo l’INPS, in particolare giovani. Lo ha detto anche Michele Placido, intervenuto due giorni fa in Senato:

Voi capite che qui ci sono futuri attori, futuri, registi, futuri scultori, futuri creatori della nostra bellezza che in questo momento sono fermi, e non è solo un problema di mantenimento. Molti di loro adesso si arrangiano facendo i camerieri dove è permesso servire un caffè oppure le pulizie in un supermercato. Un generazione umiliata. Non so in quale altro paese civile potrebbe succedere tutto questo.

Mentre i “piccoli” piangono, le multinazionali incassano

Ormai abbiamo appreso che una delle regole di questa crisi è che mentre in molti piangono, in pochi ridono, e spesso anche molto. E il mondo dello spettacolo non fa eccezione. Se dunque diversi cinema, teatri, piccole produzioni, compagnie, gruppi musicali e orchestre saranno costrette a chiudere e a riciclarsi in altri lavori, i giganti dello streaming on line festeggiano incassi e quotazioni da record.

Un fenomeno che ha tanto il sapore di “Grande Reset“, auspicato dal World Economic Forum e dal Fondo Monetario Internazionale.

Netflix, il gigante californiano che accorpa produzione e distribuzione cinematografica on line, ha infatti appena comunicato i dati relativi al 2020, e sono da capogiro. 37 milioni di nuovi abbonati solo nell’anno appena trascorso e una quotazione in borsa che, tra luglio e ottobre scorso, ha toccato il proprio massimo storico: 575 dollari. Davvero un ottimo risultato se si pensa che all’esordio in borsa nel 2013 una singola azione Netflix valeva appena 13 dollari.

Una singola, gigantesca multinazionale che produce centinaia di film e serie televisive in quasi tutte le lingue del mondo e le distribuisce sulla propria piattaforma, rendendo di fatto superflue le sale cinematografiche. E’ questo lo spettacolo della nuova normalità?

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Perchè come dice Noam Chomsky nelle "10 leggi del potere", il potere lo detiene chi sta sotto, se è unito e non si lascia condizionare dall'industria delle P.R.. Ascoltiamo con attenzione quello che esce dal nostro cuore e confrontiamolo con quello che ci propina la così detta "informazione sicura"...... succederà qualcosa di fantastico!!!
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2 commenti

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