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PALAMARA RACCONTA “IL SISTEMA”. C’È UNA PROCURA CHE INDAGA?

“La giustizia è amministrata in nome del popolo”, recita l’articolo 101 della Costituzione. In nome di chi, invece, è stata amministrata la giustizia nelle vicende denunciate da Luca Palamara, l’ex membro del Consiglio superiore della magistratura (CSM), già presidente dell’associazione nazionale magistrati (ANM)?

La cupola di potere

Una domanda lecita perché le rivelazioni del dottor Palamara, contenute nel libro intervista “Il Sistema” scritto con Alessandro Sallusti, sembrano quelle di un collaboratore di giustizia che svela appunto l’esistenza di un sistema e di inquietanti inquinamenti della politica (e forse anche di mondi occulti) nell’amministrazione della giustizia italiana.
L’ex giudice, attualmente indagato a Perugia per corruzione, definisce come una “cupola” la magistratura che gestisce il potere tramite le correnti con il beneplacito dei politici ai massimi vertici delle istituzioni.

I rapporti con Giorgio Napolitano

Palamara racconta che nel 2011, quando il governo Berlusconi cadde sotto la minaccia costante dell’aumento dello spread da parte delle agenzie internazionali di rating, l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano approvò la linea dello scontro frontale tra l’esecutivo e la magistratura.
Palamara, nel libro, rivela che ogni sua attività in qualità di presidente dell’ANM era condivisa e decisa con il Capo dello Stato, che – è giusto ricordarlo – presiede anche il Consiglio superiore della magistratura. “È impensabile sostenere che negli anni di cui stiamo parlando l’ANM si sia mossa al di fuori della copertura del Quirinale”, racconta l’ex giudice.

Due pesi e due misure

Secondo Palamara, la “cupola”, nella gestione di importanti inchieste, avrebbe usato due pesi e due misure: mano pesante con il centrodestra guidato da Berlusconi e mano leggera con il centrosinistra.
I riferimenti più gravi sono alle vicende che hanno riguardato Luigi de Magistris e Clementina Forleo.

copertina il sistema

Il caso de Magistris

Il primo, quando svolgeva la funzione di pubblico ministero a Catanzaro, era titolare di tre inchieste: Poseidone, Why not e Toghe Lucane, che crearono forti imbarazzi, per la gravità dei possibili reati, al governo Prodi nel 2006. Tutte le indagini furono tolte a de Magistris, che venne punito disciplinarmente dal CSM. La stessa sorte accade anche ai pubblici ministeri di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, e al procuratore capo Luigi Apicella che indagarono sulle vicende riguardanti de Magistris, ricostruendo che le inchieste furono a quest’ultimo sottratte con atti contrari ai doveri di ufficio, frutto di accordi corruttivi.

Il caso Forleo

Palamara racconta anche come il CSM rimosse da Milano il giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo trasferendola d’ufficio a Cremona. Il giudice Forleo ne uscì pienamente pulita e, anni dopo, il Consiglio di Stato annullò il suo illegittimo trasferimento. La Forleo svolse inchieste sui furbetti del quartierino, un manipolo di finanzieri che avevano tentato l’acquisto di gruppi bancari e sulla scalata di Unipol, la cassaforte del Pds, alla Bnl. La Forleo, contraddicendo i suoi colleghi pm della procura di Milano, chiese l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni che coinvolgevano alcuni parlamentari, come Piero Fassino, Massimo D’Alema,e Nicola Latorre. Il gip chiese di poter inquisire alcuni degli stessi parlamentari che apparivano, nella sua ricostruzione dei fatti, “consapevoli complici di un disegno criminoso”.
Tutte le vicende riguardanti de Magistris e Forleo sono ben raccontate in libri come “Il Caso Genchi” di Edoardo Montolli oppure “Il caso de Magistris” e “Clementina Forleo – un giudice contro” di Antonio Massari.
Adesso Luca Palamara racconta a Sallusti che “la procura di Milano e il Pds non presero bene” queste azioni della Forleo e da lì fu presa la decisione dal CSM di rimuoverla dall’incarico.

Le denunce contenute nel libro “Il Sistema” costituiscono materiale molto ampio per una procura disposta a indagare. Una giustizia davvero amministrata in nome del popolo italiano non può sottrarsi dal fare chiarezza su queste vicende.
È infatti il popolo italiano che lo richiede per aver ancora fiducia nella magistratura.

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