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CARO ANONIMO FACT-CHECKER DI FACTA.NEWS, QUESTA LETTERA APERTA È PER TE.

facta

Milano, 9 febbraio 2021

Gentile anonimo di Facta,

avrei voluto rivolgermi a te, scrivendo il tuo nome e cognome, ma constato che la prassi di Facta news è di non far firmare gli articoli ai suoi redattori. Noi, invece, siamo abituati a metterci la faccia dinanzi ad ogni notizia che diamo e opinione che manifestiamo, ma tant’è.

Hai scritto che abbiamo riportato una notizia falsa, ti confesso che in un primo momento avrei voluto risponderti usando la stessa tecnica che voi siete abituati a mettere in atto per screditare il lavoro altrui.
La tecnica – la ricordo a beneficio di chi sta leggendo – consiste nel prendere la copertina di un articolo e apporre il vostro bollino di “notizia falsa”, nonostante non ci sia nulla di falso e anche quando la notizia sia palesemente vera.
Avrei dunque voluto prendere il tuo articolo e corredarlo del bollino “fact checking diffammatorio”, ma non l’ho fatto e ho maturato la decisione di scrivere questa lettera aperta.
Utilizzando la vostra stessa tecnica avrei solo alimentato l’odio, la confusione e la contrapposizione fine a se stessa. Noi, invece, respingiamo tutto questo.
Mi chiedo però cosa spinga te a bollare come falso il lavoro altrui, pur sapendo che non lo è. Ma, prima di addentrarci nel merito di quello che scrivi, ripercorriamo la vicenda proprio con l’intento di far comprendere cosa è successo.

Cosa è successo?

In data 3 febbraio abbiamo pubblicato un articolo dal titolo: “L’idrossiclorochina è efficace, lo dice uno studio americano. Solo il Governo e il Cts tacciono!”.
L’articolo contiene la notizia di uno studio firmato da ventitré professori universitari e pubblicato sull’American Journal of Medicine, secondo il quale il Covid-19 si può e si deve curare a casa utilizzando alcuni farmaci, tra cui l’idrossiclorochina e l’azitromicina.
L’articolo della rivista scientifica statunitense raccomanda l’assunzione, sotto il controllo medico, di determinati farmaci tra i quali appunto l’idrossiclorochina, lo zinco e l’azitromicina di cui analizza in dettaglio le proprietà curative contro il covid.

Tale pubblicazione arriva dopo che diversi medici in Italia e nel resto del mondo hanno curato a casa i pazienti covid somministrando protocolli di cura contenenti i suddetti farmaci e presentando successivamente studi basati sulla loro esperienza applicata sul campo.
Nel nostro articolo precisiamo infatti che i ventitré ricercatori hanno analizzato protocolli di cura analoghi a quelli applicati con successo da diverse realtà mediche italiane e internazionali come IppocrateOrg e medici in prima linea.
In data 4 febbraio Facta news interviene bollando con il marchio di notizia falsa l’articolo di Byoblu.

Il concetto di falsità: quando possiamo dire che un’informazione è falsa?

Ora io vorrei concentrarmi con te sul concetto di falsità, che, seppur banale, sfugge a molti degli autonominati controllori di fatti.
Faccio un esempio per capirci. Napoleone Bonaparte è morto a Milano. Questa è un’informazione falsa perché Napoleone Bonaparte è morto a Longwood nell’Isola di Sant’Elena.
Tornando alla nostra notizia relativa allo studio dell’American Journal of Medicine e applicando questo banale concetto, dove starebbe la falsità della notizia?
Ovviamente non c’è nessuna notizia falsa. L’articolo dell’American Journal of Medicine sottolinea che l’idrossiclorochina ha effetti benefici e tu stesso, articolista anonimo di Facta, sei costretto a riconoscerlo nel testo quando scrivi: “Per quanto riguarda l’idrossiclorochina, l’articolo citato da ByoBlu ne suggerisce l’efficacia basandosi quasi soltanto su una singola analisi condotta dall’Henry Ford Hospital di Detroit e pubblicata il primo luglio 2020“.
Ora, appurato che la notizia è vera, la circostanza che tu sottolinei per cui l’articolo statunitense si baserebbe “quasi soltanto su una singola analisi dell’ospedale Henry Ford di Detroit” è discutibile perché i ricercatori statunitensi fanno riferimento nell’articolo a diversi studi, almeno dodici per la precisione. Bada bene io ho utilizzato l’aggettivo “discutibile”, a parti inverse tu, nei miei confronti, avresti usato “falso”, ma sorvoliamo e proseguiamo nel merito.

Scrivi più volte, riporto il tuo virgolettato, che l’articolo dell’American Journal of Medicine “non è uno studio che evidenzia nuovi dati sui farmaci in esame, ma una rassegna della letteratura su vari potenziali trattamenti per le prime fasi della Covid-19, tra cui appunto idrossiclorochina e azitromicina. L’articolo sostiene che, in assenza di studi clinici conclusivi, potrebbe avere senso trattare la Covid-19 basandosi sul plausibile meccanismo di funzionamento dei farmaci e della patologia”.
Semplifico e ripeto il concetto per rendere il tutto ancor più chiaro: tu dici che quello pubblicato sull’American Journal of Medicine non è uno studio, ma una rassegna di studi presenti in letteratura.
Benissimo, del resto io nel pezzo avevo utilizzato il termine “studio” precisando però che l’American Journal of Medicine analizza diversi protocolli di cura. L’utilizzo del termine “studio” non inficia poi sulla veridicità della notizia che noi abbiamo dato e che tu, scorrettamente, hai definito come falsa.

Gli studi clinici basati sull’esperienza medica

Ora vorrei ribadire un concetto cui ho accennato sopra e che noi di Byoblu abbiamo più volte spiegato, con l’aiuto di professori universitari che si alternano tra gli ospiti. 

Gli studi che abbiamo sull’efficacia dell’idrossiclorochina e dell’azitromicina sono basati sull’esperienza clinica dei medici che hanno curato i pazienti durante l’emergenza e non poteva essere diversamente. Questo perché, come scrive lo stesso American Journal of Medicine, “la rapidità e la natura altamente trasmissibile dell’epidemia di SARS-CoV-2 hanno ostacolato la progettazione e l’esecuzione di studi randomizzati e controllati definitivi di terapia al di fuori della clinica o dell’ospedale”. Gli studi randomizzati sono quelli in cui si somministra a un gruppo il farmaco e a un altro gruppo un placebo per studiarne gli effetti.

Tu, articolista anonimo di Facta, sottolinei più volte il concetto che mancano studi definitivi randomizzati. Tale circostanza è del tutto normale in una situazione di gravità come quella dell’emergenza sanitaria dei mesi di febbraio, marzo e aprile. I medici, come ad esempio il professor Luigi Cavanna, primario dell’ospedale di Piacenza, hanno applicato con successo, nella fase più critica, protocolli di cura basati proprio sull’idrossiclorochina, per redigere poi degli studi che non potevano certo essere randomizzati, data l’emergenza.

L’ordinanza del Consiglio di Stato

Tu, articolista anonimo di Facta, nel tuo racconto parziale ometti anche di dire che il Consiglio di Stato, in una recente pronuncia, ha scritto che bisogna prendere in considerazione tali studi basati sull’esperienza clinica proprio per le ragioni su esplicate.
Il massimo organo di giustizia amministrativa ha scritto che “non vi sono contrarie ragioni che sconsiglino l’impiego generalizzato del farmaco (l’idrossiclorochina, ndr), utilizzato ormai da molti anni…, facilmente reperibile e poco costoso, dietro attenta prescrizione e sotto controllo stretto del medico curante”. “La lotta contro il virus”, si legge nell’ordinanza, “oltre che con lo strumento della prevenzione deve essere condotta anzitutto sul piano della medicina territoriale e quindi con la somministrazione di una appropriata e sicura, precoce ed efficace terapia domiciliare”.
Il Consiglio di Stato ha difatti sospeso la nota del 22 luglio 2020 dell’AIFA (l’Agenzia italiana del farmaco) che, se non direttamente, di fatto vietava la prescrizione off label (ossia per un uso non previsto dal bugiardino) dell’idrossiclorochina nella cura del Covid-19.
Ignorando questa importante pronuncia del Consiglio di Stato, tu, anonimo di Facta, riporti nell’articolo un allegato a tale nota dell’Aifa sull’idrossiclorochina come se fosse una fonte di verità indiscutibile. Non è così, essendo stata sospesa da un organo giudiziario. Aggiungo poi che il documento dell’Aifa, anche se non fosse stato sospeso dai giudici, non costituirebbe comunque un dogma di fede assoluto non suscettibile di essere criticato e discusso. Perché? Cerco di spiegartelo brevemente, ma sono convinto che tu già sia a conoscenza di tali informazioni.

I documenti dell’AIFA

La nota dell’Aifa richiama una rassegna di studi, che tu qualifichi come “ricca sui numerosi studi pubblicati sull’uso dell’idrossiclorochina per contrastare la Covid-19” e che, secondo te, “confermerebbe la completa mancanza di efficacia”.
Ora, anonimo di Facta, tu ometti di riportare che questi studi, basati in prevalenza sui trials Recovery e Solidarity dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono stati ampiamente criticati da molti scienziati in tutto il mondo perché eseguiti su pazienti già ricoverati, mentre l’idrossiclorochina è efficace solo alla comparsa dei primi sintomi, dunque in un trattamento tempestivo.

Facta può ergersi a giudice della verità?

Se tu facessi davvero il controllore dei fatti, avresti dovuto riportare anche queste informazioni, giacché giungono da importanti scienziati come Didier Raoult (probabilmente il più importante virologo al mondo) e da Andrea Savarino, ricercatore dell’Istituto superiore di sanità, considerato uno dei massimi esperti di clorochina per aver avuto l’intuizione di utilizzarla con successo nell’epidemia di Sars Cov-1 di qualche anno fa. E cito soltanto due degli scienziati che hanno espresso simili pareri.
Gli studi riportati nel documento Aifa sono inoltre stati criticati anche per gli alti dosaggi di idrossiclorochina utilizzati.

Mi sembra di aver dimostrato con evidente chiarezza e oltre ogni ragionevole dubbio che tu non puoi affatto ergerti a giudice della verità bollando il lavoro di una testata giornalistica come falso. Puoi fare analisi, critiche, esprimere opinioni in base all’articolo 21 della Costituzione, ma non puoi distribuire bollini di falsità e di verità.
Del resto come potresti tu essere giudice della verità se Facta news collabora con Facebook, una multinazionale partecipata anche da fondi finanziari?
Come puoi essere tu controllore di fatti se Facta è un progetto di Pagella politica, che è firmataria dei Poynter International Fact Checking Principles e il Poynter Institute è finanziato dalla Open Society Foundation di George Soros?

Vorrei poi fare con te un’ulteriore riflessione. Come mai voi di Facta non avete mai fatto il fact checking alle linee guida ministeriali che si limitano a consigliare in presenza di sintomi il paracetamolo, cioè il farmaco conosciuto con il nome commerciale di tachipirina? Eppure, basterebbe sentire qualsiasi medico che confermi che la tachipirina fa al massimo solo abbassare la febbre, ma non ha alcun effetto di contrasto al virus e, addirittura, potrebbe avere effetti negativi. Come mai non avete mai sentito l’esigenza di controllare questa notizia e venite invece qui a sindacare l’utilizzo del termine “studio” anziché “rassegna di studi”, per giunta bollando per questo motivo tutto un articolo come falso?

Qual è la missione di Byoblu?

Detto questo, ti confesso una cosa, caro anonimo di Facta. Noi a Byoblu scriviamo dell’idrossiclorochina e di tutte le cure che sul campo si sono rivelate efficaci e continueremo a farlo, come sempre mettendo il nostro volto.
Lo facciamo perché desideriamo che questa situazione di emergenza sanitaria, in questo momento affievolita, finisca presto del tutto.
Lo facciamo perché desideriamo che le persone sappiano che ci sono cure che possono salvare la vita, se somministrate ovviamente dietro l’attenta osservazione dei medici.
Lo facciamo perché vogliamo che nessuno più muoia da solo in un letto di ospedale in cui, come scrive l’American Journal of Medicine, spesso si arriva quando è troppo tardi.
Lo facciamo perché desideriamo che le attività commerciali e imprenditoriali del nostro Paese riprendano presto a pieno regime, perché sono il tessuto produttivo fondamentale per l’Italia, quindi per tutti noi.
Questi sono i nostri desideri e la nostra missione, che cerchiamo di svolgere nel miglior modo possibile.

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3 commenti

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  • In primo luogo occorre precisare che tale articolo è stato pubblicato per la prima volta sul web il 6 agosto 2020 e, pertanto, i suoi riferimenti sono “datati”.

    Lo scopo dell’articolo non è quello di indicare i farmaci che “funzionano” ma quelli che, sulla base di “alcuni” studi non definitivi, “potrebbero” funzionare.

    Infatti nell’articolo sono riportati come “possibili” farmaci da utilizzare lo zinco, la doxiciclina, il favipiravir e la colchicina, tutti farmaci che, adesso, nessuno si sognerebbe di utilizzare.

    Quindi quanto riportato da Facta è corretto.

    Quanto all’Ordinanza del Consiglio di Stato rappresenta un ottimo esempio del fatto che è meglio che la giurisprudenza non si occupi di cose che non è in grado di comprendere.

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