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LA BATTAGLIA DELL’INFORMAZIONE NEI MEDIA OCCIDENTALI – Glenn Diesen

Si può essere stimati professori universitari, collaborare con un canale televisivo in qualità di editorialista ed essere accusato di essere un agente della disinformazione al soldo del nemico?

Sì, ed è quanto è accaduto a Glenn Diesen, ospite di un’intervista esclusiva su Byoblu24, professore di geopolitica ed economia dell’Eurasia all’Università del Sud-Est della Norvegia.

Diesen è anche editorialista del canale televisivo russo RT, emittente finanziata dal governo russo e, proprio per questo, considerata megafono di Vladimir Putin. Il professore si è visto attaccare con l’accusa di diffondere propaganda filorussa in Norvegia, proprio dentro l’Università in cui lavora. “Si può essere d’accordo o meno con le politiche della Russia – spiega il professore – ma questo non significa che un accademico non possa esprimere le proprie posizioni”.

La critica del professor Diesen si sofferma sul fatto che “i mezzi di comunicazione non entrano in merito alle argomentazioni, ma preferiscono concentrarsi sulla persone che le esprime, attaccandola o denigrandola”.

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1 commento

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  • Avendo vissuto in Russia per cinque anni fino al giugno scorso, e tenendomi ancora al corrente di quanto là avviene, posso confermare la faziosità dell’informazione occidentale riguardo alla Russia. Le notizie che vengono date su di essa sono distorte in negativo, oppure ne vengono taciuti i dettagli essenziali per farle sembrare qualcos’altro, o alle volte vengono inventate di sana pianta. Le uniche volte che le notizie sarebbero vere, vengono riferite con l’unico scopo di dare del paese un ritratto negativo, del tipo: “arrestato in Siberia maniaco sessuale e omicida seriale, che da anni terrorizzava alcuni centri abitati”. Vi sembra una notizia importante e degna di essere riferita in Italia dalla TV di Stato, mentre si tace di moltissime altre notizie?
    Posso adesso citare solo alcune notizie false o distorte, diramate dai nostri “professionisti dell’informazione”. La questione della Crimea, ad esempio. La penisola venne annessa alla Russia nel 2014 su richiesta della prima. Vi si tenne infatti un referendum, dove vinse il SI con una percentuale attorno al 96%. E la Russia accettò la richiesta di annessione. Va anche aggiunto che la popolazione della Crimea è per la stragrande maggioranza russa, non ucraina. Inoltre, la Crimea sarebbe oggi probabilmente ancora in Ucraina, se questa non avesse iniziato da qualche anno una politica furiosamente anti-russa, che ha portato tra l’altro a considerare la minoranza russa in Ucraina come cittadini di serie B. Oggi, mentre il russo è la seconda lingua nazionale e molti abitanti sono proprio russi, esso è ufficialmente fuori legge, è cioè vietato parlarlo. Questo con il beneplacito dell’Unione Europea, e la sua attenzione per le minoranze. Ebbene, un grande giornale italiano scrisse in un articolo di un paio d’anni fa che la Crimea sarebbe stata occupata “manu militari” da Putin, dando cioè una notizia completamente falsa. Si guardano bene dial parlare del referendum, o dei festeggiamenti annuali della popolazione per l’anniversario dell’annessione. Cosa si dovrebbe fare, secondo gli autori di questa propaganda? Mandare i carri armati e costringere la gente a stare in una nazione il cui governo odia la loro cultura e la loro lingua, proibita per legge?
    Anche il paventato pericolo di invasione russa delle repubbliche baltiche è una colossale notizia falsa, che punta solo a far salire le tensioni tra queste e la Russia, ma che si poggia sul nulla. La Russia non ha la minima intenzione di invadere le dette repubbliche: lì nessuno ne parla, né i partiti, né il governo, né Putin hanno mai toccato l’argomento, e la cosa non è neppure nell’aria. Come se oggi si dicesse che l’Italia vorrebbe invadere la Croazia per riprendersi la Dalmazia. Balle e panzane, insomma.
    Anche la recente questione di Alexej Navalnij viene manipolata ad arte, e questo a prescindere dalla direzione occidentale del fenomeno dell’attivista russo oppositore di Putin. Innanzitutto ci si dice che Navalnij è stato arrestato, ma si omette di menzionarne la ragione, sì da indurci a pensare che sia stato incarcerato in quanto oppositore di Putin. Ebbene no. Navalnij è stato arrestato per la ripetuta violazione del regime di libertà vigilata con obbligo di firma in questura, al quale era sottoposto per reati penali. Già prima, e poi durante il suo esilio volontario in Germania (in una villa di lusso da 500 Euro al giorno pagata dal governo tedesco, come riferito dai telegiornali russi, ma non dai nostri) Navalnij ha mancato di presentarsi in questura più volte. Il suo arresto non appena avesse rimesso piede in Russia era più che scontato, praticamente una mossa da lui pianificata. Forse che per lui bisognerebbe fare un’eccezione? E per gli altri in libertà vigilata no? Capite che qui la logica non c’è; c’è solo la volontà di dare un ritratto della Russia e della dissidenza molto lontano dalla realtà, per presentare Putin come un dittatore da rimuovere. Questi, però, con grande dispetto dei suoi detrattori, è molto popolare tra la gente, ed è stato eletto con una maggioranza del 75% tra altri 8 candidati e dopo una furiosa campagna elettorale. Navalnij, infine, ha un seguito molto limitato in patria, benché rumoroso e amplificato dai nostri media. A Mosca il suo partito a rosicchiato qualcosa, ma la candidata alle presidenziali di San Pietroburgo Sonja Sobčak, che esplicitamente si richiamava a Navalnij, ha preso meno del 2% dei voti, neppure abbastanza per i rimborsi elettorali, Egli non è quindi il temibile avversario di Putin di cui si dice, che per la paura l’avrebbe fatto pure avvelenare (sbagliando tutto e lasciando tracce e indizi in ogni dove).
    La nostra informazione “ufficiale” opera quindi una vivace propaganda anti-russa, servendosi di ogni pretesto, bugia e mistificazione. E le sanzioni contro la Russia che l’Italia ha accettato di appoggiare, danneggiano più di tutti il nostro comprato agroalimentare, che in Russia esportava una quantità di prodotti, amati e ricercati dai russi. Ora, invece, in mancanza del Parmigiano, si accontentano del “Parmesan”, per la felicità di qualche furbo imprenditore locale. Furbo più dei nostri, che neppure hanno protestato troppo per questo regime di forzata ostilità che gli è stato imposto da lontano.

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