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L’ISOLA DELLE ROSE: UN SOGNO DI LIBERTÀ ANCORA VIVO

Mentre a Parigi gli studenti della Sorbona protestavano contro una riforma scolastica definita classista e si scontravano con la gendarmeria francese, dando vita a quello che la Storia avrebbe poi conosciuto come il “Maggio francese”, in Italia, a undici chilometri dalle coste di Rimini, nasceva una delle più straordinarie e meravigliose utopie della nostra storia: l’Isola delle Rose.

Uno Stato libero e indipendente

Stiamo parlando di una piattaforma artificiale di circa 400 metri quadrati che sorgeva nel mar Adriatico, a 500 metri dalle acque territoriali italiane. Il primo maggio 1968 si dichiarò Stato indipendente con il nome di “Libera Teritorio de la Insulo de la Rozoj”; lingua ufficiale: l’esperanto; inno nazionale: il brano “Steuermann! Laß die Wacht!” (“Timoniere! Smonta di guardia!”), tratto dall’opera lirica “L’Olandese volante” di Richard Wagner; capo di Stato, Giorgio Rosa, l’ingegnere bolognese che l’aveva ideata nel 1958 e finita di costruire nel 1967.

Uno Stato dove gli intelligenti fossero al potere

Cosa spinse l’ingegner Rosa a realizzare questo visionario progetto? Lo racconta lui stesso ne “Il fulmine e il temporale di Isola delle rose”: quello che può essere considerato il suo memoriale.

Era il 1956… avevo constatato come l’America avesse introdotto in Italia, dopo la sua vittoria che ci aveva distrutti, la schiavitù. Non potevi fare nulla che i politici non volessero, e questa schiavitù ogni giorno di più ti soffocava. I preti, con le loro assurde teorie e le loro sette, ti inchiodavano e volevano che tu non facessi nulla che a loro non garbasse; i comunisti cercavano di combattere i signori e di portargli via con la terra anche la loro ragione di esistere; solo i politici, asserviti ai russi o agli americani, avevano un futuro”.

Analogie con i nostri giorni

Giorgio, tu stai descrivendo il 2020/2021, altro che il 1956!

Se ai preti sostituiamo i virologi da salotto, che vogliono rinchiuderci in casa, magari chiusi sotto uno scafandro e ai comunisti sostituiamo gli uomini dell’alta finanza che cercano di portarci via tutto, compresa la ragione d’esistere, abbiamo pari pari l’Italia dei nostri giorni nostri. I politici, oggi come ieri, sono sempre gli stessi, asserviti ai potenti di turno.

Io, che sono stato sempre libero, pensai che l’unica prospettiva era di andare in un Paese indipendente dove gli intelligenti potessero comandare e gli idioti servire”.

Qui Giorgio Rosa sembra anticipare quella famosa frase di Giovanni Falcone: “Dove comanda la mafia, i posti nelle Istituzioni vengono tendenzialmente affidati a dei cretini” e noi, in Italia, in quanto a cretini non ci siamo fatti mancare niente. Che dite?

Una stagione indimenticabile

Nell’estate del ’67 e nella primavera del ’68, l’Isola delle Rose fu luogo di libertà e meta cult per giovani da tutto il mondo che la raggiungevano per prendere il sole e ballare sulla piattaforma.
Benché l’Isola delle Rose avesse ufficialmente un residente stabile (Pietro Bernardini), avesse iniziato a emettere francobolli e a dotarsi di una propria moneta (il Milo), nessun altro Stato la riconobbe come tale e l’Italia (presidente della Repubblica Giuseppe Saragat) le impose un blocco navale.

La repressione dello Stato italiano

55 giorni dopo la dichiarazione d’indipendenza, martedì 25 giugno 1968 alle 7:00 del mattino, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza circondarono la piattaforma e ne presero possesso.
Il “Governo della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose” inviò un telegramma al Presidente della Repubblica Italiana Saragat per protestare contro «la violazione della relativa sovranità e la ferita inflitta sul turismo locale dall’occupazione militare».
Nel febbraio del 1969 la Marina Militare italiana fece esplodere la piattaforma e un sogno di libertà si inabissò nelle acque del mar Adriatico.
A Rimini furono affissi manifesti a lutto, firmati dagli abitanti della Costiera romagnola.

L’Isola delle Rose nella cultura

Recentemente su Netflix (ogni tanto fanno qualcosa di interessante anche loro) è uscito un film che racconta la storia dell’Isola, in cui Giorgio Rosa è interpretato da un sempre straordinario Elio Germano. Ancor prima Walter Veltroni aveva scritto un romanzo ispirato alla storia del creativo ingegnere bolognese e Martyn Mistère, il fumetto della Sergio Bonelli, vi aveva dedicato un albo.

Perché il sogno di Giorgio Rosa è ancora vivo?

L’isola delle Rose si chiamava così non solo per il cognome del suo ideatore, Giorgio Rosa, ma perché suo sogno era di “veder fiorire le rose sul mare”.
Chissà che questa visione e che l’utopia dell’Isola delle Rose non sia fonte di ispirazione per tutti i Giorgio Rosa di oggi, che anelano a realizzare il loro sogno di libertà.

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