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BANKITALIA CHIEDE PIÙ EUROPA PER SALVARE LA MONETA UNICA

Le parole di Draghi sull’irreversibilità della scelta dell’euro e sull’Unione europea sempre più integrata non sono cadute al vento.

L’euro? C’è bisogno di uno Stato europeo per farlo durare

Ci ha pensato infatti Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, a raccogliere l’invito di Draghi per rilanciarlo in maniera ancora più perentoria.

Una moneta senza Stato può durare fino a un certo momento ma poi c’è bisogno di uno Stato e di un’unione di bilancio

Ha così dichiarato Visco in un incontro con i rappresentanti dei media nell’ambito del riesame della strategia di politica monetaria della BCE. Il Primo Ministro italiano e il Governatore del principale istituto bancario del Paese sono quindi concordi sul futuro dell’Italia: occorrerà procedere alla cessione progressiva di quote di sovranità all’Unione europea per garantire la sopravvivenza della moneta unica.

Tre passi per arrivare al super Stato europeo

E i prossimi passi per arrivare a questo saranno principalmente tre: la finalizzazione dell’unione bancaria, il raggiungimento di un bilancio comune europeo e la nomina di un Ministro europeo dell’Economia. Visco è fiducioso che tutto questo si possa compiere nel breve periodo anche a causa della diffusione del virus che, secondo il Governatore di Bankitalia, starebbe spingendo in quella direzione.

E in effetti proprio negli ultimi mesi l’Eurogruppo ha dato una sterzata decisiva per il completamento dell’Unione bancaria. Stesso discorso vale per il Recovery Fund, nato proprio durante l’emergenza virus e che, secondo alcuni suoi fautori, potrà essere inteso come un primo tentativo preliminare per la creazione di un debito comune europeo.

Completati questi due passaggi sarà un gioco da ragazzi trovare la formula per nominare un Ministro per l’Economia, che poi si tratterebbe semplicemente di rafforzare il ruolo e le competenze dell’attuale commissario per gli affari economici.

L’ultimo ostacolo all’integrazione europea? La Germania

Un piano perfetto, quello di Draghi e Visco, che però ha di fronte un ostacolo non indifferente: la legislazione degli Stati nazionali. In Italia, per esempio, la Costituzione parla chiaro: non c’è spazio per cessioni della sovranità, che deve rimanere nella disposizione del popolo italiano.

Nel testo esiste solo un riferimento ad eventuali limitazioni di sovranità in condizione di parità tra Stati. Sappiamo però come la Costituzione italiana sia stata nel tempo facilmente aggirata senza che magistratura e Corte Costituzionale opponessero resistenza. C’è però un altro Paese, insospettabile, che non sembra intenzionato a cedere troppo facilmente la propria sovranità. Ed è la Germania.

Il Paese, considerato a torto tra i più europeisti, non è infatti disposto a trasformare il Recovery Fund in un bilancio comune.

Il Recovery Fund deve rimanere una misura di crisi chiaramente definita e non aprire le porte ad un indebitamento permanente della Ue

Aveva dichiarato Jens Weidmann Presidente della Bundesbank. Concetto confermato dalla stessa Angela Merkel che aveva escluso l’ipotesi di introdurre un debito comune.

C’è quindi un insospettabile alleato a Berlino contro questa folle corsa anticostituzionale per la cessione totale della sovranità nazionale.

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2 commenti

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  • Il bilancio comune europeo è appunto la condivisione del debito, ovvero avere un debito pubblico comune con la Germania.
    Ora al di là di qualsiasi considerazione economica e legale l’idea di convincere i tedeschi a farsi carico del nostro debito pubblico, che poi sarebbe l’unico modo per tenere insieme l’unione europea, esattamente come l’Italia è rimasta unita 150 anni perché il Nord si faceva carico del Sud regalando soldi ogni anno e in cambio vendendo merci al meridone, o come la Germania Ovest regala soldi (in realtà è l’unione europea…) alla Germania Est e in cambio le vende le merci, è semplicemente fuori dalla realtà.
    Quindi l’unione europea prima o poi (inteso in anni non secoli) farà il botto.
    Il problema, mi pare, è non farsi depredare di tutto, come sta avvenendo, prima dell’inevitabile implosione.

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