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Allarme bomba: altri 3 voli da e per l’Italia dirottati oggi. L’escalation è ormai evidente. Chi non la vede è cieco.

Tre voli legati all’Italia dirottati, almeno nove in una settimana. Tra cyberattacchi e caccia in volo, l’UE paga l’escalation con Mosca?
Byoblu·05 novembre 2026
Cronaca — Byoblu

Allarme bomba sui cieli d’Europa, e questa volta l’Italia è in prima fila. Stamattina tre voli diretti a Roma o partiti da Milano sono finiti in procedura d’emergenza per minacce di ordigni a bordo. Un Aer Lingus Dublino-Roma è stato deviato in una base militare francese in Normandia. Un volo da Helsinki è atterrato a Fiumicino scortato dai caccia dell’Aeronautica Militare. Un aereo Milano-Varsavia è stato isolato all’arrivo in Polonia, con lo scalo chiuso temporaneamente. È l’ultimo episodio di una serie che, nella sola settimana in corso, ha colpito almeno nove voli in Europa. Gli artificieri finora hanno trovato solo aerei vuoti. I costi, invece, sono concreti.

I tre voli di oggi legati all’Italia

Dublino-Roma. È il volo EI402 di Aer Lingus, un Airbus A320 con 151 passeggeri e sei membri d’equipaggio. Poco più di un’ora dopo il decollo viaggiava regolarmente a 37.000 piedi, circa 11.000 metri, a ovest di Parigi. Poi, secondo i tracciati di FlightRadar24, la discesa, una serie di giri d’attesa e l’atterraggio alla base aerea di Évreux-Fauville, in Normandia, con la scorta dei caccia francesi. Fonti dell’Aeronautica francese hanno confermato all’agenzia Afp il decollo degli intercettori «non appena è giunta la segnalazione della minaccia». L’ufficio del primo ministro francese Sébastien Lecornu ha seguito la vicenda parlando di «allerta bomba». Più tardi ha comunicato che gli artificieri erano sul posto e che passeggeri ed equipaggio erano stati trasferiti in un luogo sicuro. La compagnia irlandese ha spiegato che il volo è stato deviato «per precauzione di sicurezza» ed è atterrato senza problemi.

Helsinki-Roma. L’aereo decollato dalla capitale finlandese è atterrato a Fiumicino intorno alle 9.30, accompagnato dai jet dell’Aeronautica Militare.

Milano-Varsavia. L’allerta è scattata in Polonia. Il velivolo è atterrato d’emergenza a Varsavia, è stato isolato e l’aeroporto è stato chiuso per il tempo necessario alla bonifica degli artificieri.

Una precisazione sul lessico. «Dirottato», in questi casi, significa deviato: l’aereo cambia destinazione su indicazione delle autorità, e i piloti restano ai comandi. Quando arriva una minaccia, la difesa aerea fa decollare i caccia intercettori, che affiancano il velivolo civile e lo accompagnano verso uno scalo designato. Spesso è una base militare o un’area isolata, dove gli artificieri possono lavorare lontano dai terminal.

Una settimana di allarmi: l’elenco dei voli colpiti

Lunedì. Un Wizz Air partito da Londra Luton e diretto a Sofia è stato deviato a Budapest. Il ministro della Difesa ungherese ha riferito che un caccia Gripen si è alzato in volo per scortarlo. Dopo i controlli, l’aereo ha ripreso il viaggio verso la Bulgaria.

Martedì. La giornata più pesante, con sette voli coinvolti.

  • Ryanair Dublino-Fiumicino e Ryanair Lisbona-Fiumicino: entrambi ispezionati dopo l’atterraggio, il primo arrivato sotto scorta dell’Aeronautica Militare. Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali della capitale, ha dichiarato il cessato allarme e ha precisato che la minaccia riguardava gli aerei e non l’aeroporto. Un episodio di cui Byoblu si era già occupato.
  • Ryanair Manchester-Murcia: 114 passeggeri e sette membri d’equipaggio fatti scendere e controllati. Francisco Lucas, delegato del governo spagnolo nella regione, ha comunicato che la Guardia Civil ha escluso la presenza di esplosivi.
  • Ryanair Dublino-Sofia: atterrato con 185 passeggeri, ispezionato senza esito.
  • Wizz Air Bergamo-Sofia: 176 passeggeri. Secondo il ministro dei Trasporti bulgaro Georgi Peev, le minacce contro i due voli diretti a Sofia sono arrivate in mattinata via email.
  • LOT Londra Heathrow-Varsavia: 181 persone a bordo, deviato sullo scalo di Varsavia-Modlin, atterrato alle 10.01. L’aeroporto ha sospeso le operazioni e le ha riprese verso mezzogiorno.
  • SAS Copenaghen-Varsavia: atterrato al Chopin e controllato. Le autorità polacche hanno escluso che la minaccia fosse reale.

Sempre martedì, nel porto greco di Syros, è scattata un’operazione di sicurezza attorno alla nave da crociera Crown Iris, battente bandiera panamense e diretta ad Haifa, in Israele. Un anonimo aveva sostenuto che un ordigno fosse stato fissato allo scafo.

Metà ottobre. Un volo Austrian Airlines Tel Aviv-Vienna era stato deviato a Sofia mentre sorvolava la Romania. Lo aveva scortato un MiG-29 dell’aviazione bulgara. A bordo c’erano 51 passeggeri e sei membri d’equipaggio. Dopo l’ispezione, il volo è ripartito per Vienna.

Cosa lega gli episodi

In nessun caso è stato trovato un ordigno. In Bulgaria le minacce sono arrivate per posta elettronica. Le destinazioni si ripetono: Sofia, Varsavia, Roma. Alcuni osservatori citati dal sito turco Gzt sottolineano che la maggior parte dei voli presi di mira era diretta verso l’Europa orientale, e che Sofia è stata colpita più volte di seguito.

C’è anche un secondo filo, che porta altrove: il volo Austrian partito da Tel Aviv e la nave diretta ad Haifa hanno entrambi un collegamento con Israele. Le autorità dei Paesi coinvolti non hanno attribuito gli allarmi a nessuno, e nessuno li ha rivendicati.

Frigoriferi, sangue, aerei

Gli allarmi bomba arrivano in parallelo a un’altra serie di attacchi. Stando a quanto riportato da Gzt, in Francia alcuni hacker sono entrati nei sistemi di refrigerazione dell’Établissement français du sang, l’ente pubblico che raccoglie e conserva il sangue per gli ospedali. Le celle, mantenute a meno 30 gradi, sarebbero state impostate su temperature fino a 110 gradi. Un tecnico del turno di notte si è accorto dell’anomalia in tempo e nessun campione è andato perso.

In Romania, Dan Cîmpean, direttore della Direzione nazionale per la sicurezza informatica, ha reso nota un’attività anomala e sospetta negli impianti di refrigerazione di sei punti vendita di una grande catena della distribuzione. Secondo lo stesso sito, si inserisce in un’ondata di attacchi informatici contro i supermercati europei, già seguita da Byoblu nelle settimane scorse.

L’Europa paga il conto dell’escalation

Per «guerra ibrida» si intende l’insieme delle azioni ostili condotte sotto la soglia del conflitto armato: attacchi informatici, sabotaggi, disinformazione, falsi allarmi. Colpiscono un Paese senza dichiarargli guerra, e chi le subisce fatica a individuarne l’autore.

Quanto accade nei cieli e nelle infrastrutture europee ha esattamente questa forma, ed è la risposta alla politica di scontro frontale che l’Unione Europea ha scelto nei confronti della Russia: sanzioni, armi a Kiev, una retorica sempre più bellicosa. Tre argomenti.

Il primo è l’asimmetria dei costi. Una email anonima costa nulla. Dall’altra parte si alzano caccia militari, si chiudono aeroporti, si evacuano aerei, si mobilitano artificieri e forze dell’ordine, si accumulano ritardi per migliaia di passeggeri. È la logica tipica della guerra ibrida: spendere poco per far spendere molto.

Il secondo sono i bersagli. Trasporti, catena alimentare, sanità: le arterie di un’economia europea già in affanno. Nessuno degli episodi ha provocato vittime. Ognuno, però, logora la fiducia dei cittadini e la tenuta dei servizi essenziali.

Il terzo è la geografia. Varsavia e Sofia sono capitali di Paesi in prima linea nel sostegno all’Ucraina, e ricorrono con insistenza nell’elenco dei voli colpiti.

Gli elementi che complicano il quadro restano: nessuna autorità ha indicato la Russia, e due episodi rimandano a Israele. Il disegno complessivo, tuttavia, è coerente con una pressione sistematica sull’Europa, e chi ha scelto l’escalation non può stupirsi se il conflitto bussa anche alle porte di casa.

C’è poi la risposta delle istituzioni. Le scorte dei caccia sono la parte visibile della sicurezza, spettacolare e costosa, e intervengono quando la minaccia è già in volo. La partita decisiva si gioca prima: risalire a chi invia i messaggi, condividere le informazioni tra le intelligence, coordinare Paesi che oggi gestiscono ciascuno il proprio allarme mentre le minacce attraversano cinque o sei confini nello stesso giorno. Nel frattempo, i ritardi ricadono sui passeggeri.

Sui tre velivoli di oggi le verifiche di artificieri e forze dell’ordine sono ancora in corso.

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