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Cronaca

Assalto Cgil, confermate in appello condanne a Fiore e Castellino

La Corte d’Appello di Roma ribadisce le sette pene di primo grado per il 9 ottobre 2021. Fiore: «Ricorreremo in Cassazione».
Byoblu·07 ottobre 2026
Cronaca — Byoblu

Nessuno sconto in secondo grado per l’assalto alla sede nazionale della Cgil. Oggi la prima sezione della Corte d’Appello di Roma ha confermato tutte e sette le condanne del filone principale del processo sui fatti del 9 ottobre 2021. A Roberto Fiore, fondatore e leader di Forza Nuova, restano 8 anni e 6 mesi di reclusione. A Giuliano Castellino, esponente romano dello stesso movimento di estrema destra, 8 anni e 7 mesi. I giudici hanno accolto integralmente le richieste della Procura generale.

Le pene confermate in appello

Oltre a Fiore e Castellino, che è detenuto nel carcere di Terni, la Corte ha confermato 8 anni e 6 mesi per Luigi Aronica. Aronica è un ex militante dei Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari, organizzazione terroristica neofascista attiva tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Al momento della lettura della sentenza non era in aula.

Otto anni e 2 mesi ciascuno, infine, per Salvatore Lubrano, Luca Castellini, Lorenzo Franceschi e Pamela Testa. In totale, oltre 57 anni di carcere.

Le accuse variano a seconda delle posizioni. A tutti sono contestate la devastazione aggravata in concorso e la resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata in concorso. Per Fiore, Castellino e Aronica si aggiunge l’istigazione a delinquere.

La sentenza ricalca quella pronunciata dal Tribunale di Roma il 20 dicembre 2023. A febbraio il procuratore generale Francesco Scavo, il magistrato che rappresenta l’accusa nel giudizio d’appello, aveva chiesto di confermare il primo grado senza modifiche. Così è stato.

Cosa accadde il 9 ottobre 2021

Quel sabato circa diecimila persone si radunarono in piazza del Popolo per protestare contro il green pass, il certificato che attestava vaccinazione, guarigione o tampone negativo. Il governo Draghi ne aveva appena esteso l’obbligo con un decreto-legge.

Nel corso della giornata una parte dei manifestanti si spostò verso il centro. In diverse zone della Capitale ci furono scontri con le forze dell’ordine e decine di agenti rimasero feriti. Un gruppo, secondo l’accusa guidato da esponenti di Forza Nuova, raggiunse la sede nazionale della Cgil in corso d’Italia. La Cgil è la più grande confederazione sindacale italiana. Le porte vennero sfondate, alcuni manifestanti entrarono negli uffici e danneggiarono locali, arredi e computer.

Secondo la Procura, prima dell’irruzione la polizia tentò una mediazione con Aronica, Fiore e Castellino, indicati tra chi si trovava alla testa del corteo. Il gruppo proseguì comunque verso la sede sindacale.

Quel giorno furono arrestate 12 persone, tra cui Fiore, Castellino, Aronica e Testa. Altre 57 furono denunciate per reati come saccheggio, istigazione a delinquere, violazione di domicilio e resistenza. La vicenda ha prodotto più procedimenti, con le prime condanne già nel 2022. Quello deciso oggi è il filone principale.

All’indomani dei fatti il caso entrò nel dibattito politico nazionale. Quasi tutti i partiti in Parlamento espressero solidarietà al sindacato, che chiese lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste.

Le parole di Fiore prima e dopo la sentenza

Prima che la Corte si ritirasse, Fiore ha reso dichiarazioni spontanee, cioè ha preso la parola davanti ai giudici senza essere interrogato. «Su questo processo c’è stata una incredibile campagna stampa a cui non è stato possibile replicare», ha detto, denunciando «un’atmosfera carica di condizionamento mediatico, di chi vuole dare una determinata lettura alla vicenda».

Nello stesso intervento ha citato un altro procedimento: «Tra qualche giorno ci sarà il rinvio a giudizio di Striano e Laudati accusati di aver passato informazioni riservate anche su di me a un quotidiano». Il riferimento è all’inchiesta sui presunti accessi abusivi a banche dati riservate, che vede indagati il finanziere Pasquale Striano e il magistrato Antonio Laudati. L’eventuale collegamento tra quella vicenda e il processo sull’assalto alla Cgil è una tesi di Fiore e non è stato oggetto della decisione di oggi.

Uscito dall’aula, accompagnato dai figli, Fiore non ha commentato a caldo. Successivamente ha annunciato il ricorso: «Ovviamente ricorreremo in Cassazione ma più che altro faremo di questo processo una grande battaglia politica per smantellare quel Deep State che ha voluto a tutti i costi una condanna che non sta né in cielo né in terra, in un processo dove tutti gli imputati sono assolutamente innocenti».

Ha poi aggiunto che dall’altra parte ci sarebbe «il popolo del 9 ottobre, i milioni di italiani che decisero di non seguire la narrativa del Covid, di non sottostare all’obbligo del green pass e che furono protagonisti in quella gloriosa giornata al fianco di Forza Nuova».

La reazione della Cgil

Di segno opposto il commento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha espresso «grande soddisfazione» per la conferma delle condanne. «Una sentenza di grande importanza a difesa della democrazia e dei valori della nostra Costituzione a distanza di quasi cinque anni dal vile attacco di matrice neofascista», ha dichiarato. Landini ha inoltre espresso «sincero apprezzamento per il grande lavoro svolto dalla magistratura requirente e il massimo rispetto delle decisioni di quella giudicante».

Nel dicembre 2023, alla lettura del primo verdetto, dal pubblico erano partite grida di «vergogna», cori e alcuni saluti romani rivolti alla Corte.

Il prossimo passaggio: la Cassazione

La sentenza non è definitiva. Le difese potranno ricorrere alla Corte di Cassazione, il terzo e ultimo grado di giudizio. La Cassazione non riesamina i fatti: valuta se i giudici di merito abbiano applicato correttamente la legge e rispettato le regole del processo. Fino a quella pronuncia, per gli imputati vale la presunzione di non colpevolezza prevista dalla Costituzione.

Il verdetto arriva a due giorni dal quinto anniversario dell’assalto.

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