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Salute

Covid, riparte l’allarmismo sui giornali. Ma quel +76% in Francia sono solo 390 visite!

Flahault parla di recrudescenza mondiale. Ma i livelli sono sotto gli anni scorsi, mentre i farmacisti vogliono lo stesso già anticipare le vaccinazioni.
Byoblu·30 settembre 2026
Salute — Byoblu

Covid, casi in aumento. Il ritornello d’autunno è partito puntuale, come le castagne e il cambio dell’armadio. Dalla Francia arriva il numero che fa titolo: +76% di visite per sospetto Covid in una sola settimana. Un epidemiologo di peso, Antoine Flahault dell’Università Paris-Cité, parla di un «fenomeno molto globale di ripresa dell’epidemia», dall’Europa agli Stati Uniti fino all’Asia. Detta così, fa tornare alla memoria scenari catastrofici. Letta per intero, molto meno.

Il +76% che fa titolo, e i 390 che nessuno dice

Il dato viene dal bollettino di Santé publique France pubblicato mercoledì scorso, 23 settembre, e riguarda la settimana dal 14 al 20. Le chiamate a SOS Médecins per sospetto Covid sono cresciute del 76%. Tradotto in persone: 390 interventi in più. In tutta la Francia, un Paese di quasi settanta milioni di abitanti.

Nei pronto soccorso della rete Oscour gli accessi per sospetto Covid salgono del 16% tra i bambini e del 67% tra gli adulti. E qui arriva la frase che nei titoli non trova mai posto: i livelli restano inferiori a quelli dello stesso periodo nei quattro anni precedenti. Non lo dice un blog di complottisti. Lo scrive l’agenzia sanitaria francese.

È il trucco più vecchio del mondo: una percentuale grande su una base piccola. Se ieri bevevi due caffè e oggi quattro, hai fatto +100%. Nessuno però ti ricovera per overdose di caffeina.

Varianti: migliaia di Omicron, nessuna più cattiva

Cosa c’è dietro la risalita? Flahault ammette che in Francia «non abbiamo una risposta precisa». Si tratterebbe di nuove sottovarianti di Omicron, in circolazione in Europa dal gennaio 2022: «Oggi ne esistono diverse migliaia». Più trasmissibili, più abili a scavalcare le difese immunitarie. La più diffusa sarebbe la NB.1.8.1, che però, stando a quanto riportato, non appare più aggressiva delle precedenti.

Lo stesso epidemiologo lo dice chiaro: «per la maggior parte delle persone questo virus resta una piccola influenza». Poi aggiunge che per chi è vulnerabile «può essere molto più aggressivo». Anziani, immunodepressi, donne incinte, per le quali, secondo Flahault, l’infezione può talvolta causare aborti spontanei.

I fragili esistono, e proteggerli è un dovere. Ma proteggere i fragili è una cosa. Rimettere in allarme un continente per 390 visite è un’altra. Anche in Italia gli indicatori mostrerebbero segnali di risalita. È l’andamento stagionale che vediamo da anni con l’arrivo del freddo, delle scuole e degli uffici pieni. Nessuna emergenza all’orizzonte.

La confessione sul vaccino che passa inosservata

Ma Flahault dice anche un’altra cosa: «Il vaccino per il Covid, a differenza dell’influenza, non viene completamente adattato ogni anno in base alle varianti presenti. È per questo che non è totalmente efficace contro la trasmissione».

Oggi lo si dice con la calma di chi legge le previsioni del tempo. Nel 2021, su quella promessa di bloccare i contagi, si è costruito il green pass. E chi non si adeguava restava a casa senza stipendio. Adesso il vaccino servirebbe «a proteggere dalle forme gravi della malattia», soprattutto nei più vulnerabili. Bene. Allora diciamo ancora quello che qui si è ripetuto per anni e in tempi non sospetti: se non ferma la trasmissione, è una scelta medica personale da fare con il proprio medico. Non un dovere civico da imporre al vicino di casa.

L’epidemiologo si lamenta anche dei francesi. Tra le persone fragili la copertura antinfluenzale si ferma intorno al 50%, contro il 75% raccomandato dall’OMS e raggiunto nel Regno Unito. Per il Covid va ancora peggio: il richiamo, dice, «non suscita particolare interesse». Lui la chiama mancanza di cultura vaccinale. Qualcun altro potrebbe chiamarla fiducia perduta. E la fiducia non si riconquista con una percentuale in prima pagina.

I farmacisti hanno fretta

In Francia la campagna vaccinale contro Covid e influenza parte il 13 ottobre. Ma l’Uspo, uno dei sindacati dei farmacisti titolari, vorrebbe cominciare prima: dal 1° ottobre, cioè da domani. E non solo per i fragili, ma per chiunque lo chieda spontaneamente, anche fuori dalle raccomandazioni dell’Haute Autorité de santé. Per sostenere la richiesta ha lanciato un’indagine lampo tra le farmacie: «Numerosi casi positivi sono già segnalati nelle farmacie».

Eppure, per il Covid, i dati ufficiali dicono che siamo sotto gli anni scorsi. Una domanda è lecito farsela: parliamo di interessi commerciali o di salute?

Il vero virus da tenere d’occhio

Nelle stesse ore, in Italia, il generale Francesco Figliuolo, audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia, avvertiva: «Ci saranno in futuro altre pandemie». Parlava di antimicrobico-resistenza, di salti di specie, di autonomia europea su farmaci e dispositivi. La macchina dell’emergenza, insomma, resta accesa e ben oliata.

Il vero virus sociale sono le percentuali senza denominatore, i bollettini che rimbalzano, le parole come «globale» e «recrudescenza». È così che si ricomincia. Prima i titoli, poi le raccomandazioni, poi le «misure di buon senso» che di buon senso non hanno niente.

E il vero vaccino è avere i dati completi, con ricoveri e terapie intensive, non solo le visite. Libertà di scelta informata per chi è fragile, insieme al proprio medico. Finestre aperte, casa se si sta male, attenzione a nonni e malati. Buon senso, non decreti.

Per fortuna (forse) contro la paura siamo già immunizzati.

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