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Droni sui data center di Yandex, la Google russa. Zelensky: “fermati i bot social”. Ma non era vero.

Colpiti tre dei sei impianti della «Google russa». Kiev rivendica anche un colpo ai troll del Cremlino, ma per gli esperti i dati non lo dimostrano.
Byoblu·13 ottobre 2026
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In cinque giorni i droni ucraini hanno colpito tre dei sei data center di Yandex, il colosso tecnologico chiamato «la Google russa». Tra la notte del 7 ottobre e domenica sono stati messi fuori uso, del tutto o in parte, gli impianti di Sasovo, nella regione di Ryazan, di Kaluga e di Vladimir. In decine di città russe e in diversi Paesi vicini si sono bloccati, a intermittenza, mappe, taxi, pagamenti, posta elettronica e servizi cloud. Kiev parla di rappresaglia per gli attacchi russi ai data center ucraini. Ieri Zelensky ha aggiunto che, con i server di Yandex, sarebbero spariti anche i bot della propaganda russa sui social. Gli specialisti che hanno esaminato i dati sostengono che quel collegamento non esiste.

Tre attacchi ai data center Yandex in cinque giorni

Il primo colpo è arrivato nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi a Sasovo, a sud-est di Mosca. Un incendio ha costretto l’azienda a spegnere l’impianto, aperto nel 2014. Secondo fonti di settore, lì si trovano due dei tre supercomputer che Yandex usa per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale.

Venerdì è toccato a Kaluga, a sud-ovest della capitale: parte dell’infrastruttura è stata disattivata. Domenica è stato il turno di Vladimir, circa 180 chilometri a est di Mosca, dove si trova Galushkin, un altro supercomputer, considerato tra i più potenti del Paese. Yandex non ha detto se le macchine siano state danneggiate.

Nell’impianto di Vladimir l’attività si è fermata del tutto. «La configurazione delle risorse rimanenti è considerata instabile», ha scritto l’azienda, che ha messo la piattaforma in «modalità di emergenza». Nelle stesse regioni, i governatori hanno riferito di nove feriti nell’area di Kaluga e di circa 1.600 utenze senza elettricità in quella di Vladimir, senza citare espressamente gli impianti di Yandex. I tre siti colpiti valgono insieme circa 115 megawatt di capacità.

Perché colpire Yandex paralizza la vita quotidiana

Per capire l’effetto, basta immaginare un blackout improvviso di Google. In Russia, però, la concentrazione è ancora più spinta. Yandex gestisce il motore di ricerca più usato, le mappe, la posta, il portafoglio digitale Yandex Pay, l’assistente vocale Alice e Yandex Go, un’unica app che fa il lavoro di Uber e dei servizi di consegna a domicilio.

C’è poi il cloud, cioè l’affitto di potenza di calcolo e spazio sui server ad altre aziende. Yandex Cloud conta circa 64.000 clienti. Quando i suoi server si sono fermati, sono andati in difficoltà anche i siti di catene come Magnit, Vkusno i Tochka e M.Video, farmacie, palestre, un servizio di psicoterapia online, il segmento russo di TikTok e perfino il sito dell’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo. Disservizi sono stati segnalati in Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Bielorussia e Armenia.

Ai tassisti l’azienda ha consigliato di passare a Google Maps o a Waze, anch’essa di Google, finché i server non fossero stati riparati. Lo stop di Yandex Pay ha richiesto un intervento diretto del vertice della divisione finanziaria, Dima Pirogov: «Tutti i vostri soldi sono al sicuro. Il denaro non è custodito nel data center: lì ci sono i server che fanno funzionare i servizi». Sui tempi di ripristino, nessuna data.

Sabato Yandex ha modificato le condizioni contrattuali per escludere la propria responsabilità in caso di inadempienze dovute ad attacchi con droni. Per i clienti, ottenere un risarcimento diventa più difficile. L’azienda ha anche raggiunto accordi con i concorrenti Selectel, K2Cloud e VK Cloud per trasferire più in fretta dati e servizi dei clienti colpiti. Secondo una fonte citata dalla stampa economica russa, la consegna delle apparecchiature di ricambio potrebbe richiedere fino a sei mesi.

La lezione supera i confini russi. Quando un solo operatore privato regge mappe, pagamenti, trasporti e i server di decine di migliaia di imprese, tre edifici bastano a mettere in crisi la vita quotidiana di un Paese. In Occidente lo stesso ruolo è concentrato in pochissime mani, a partire proprio da Google.

La guerra dei data center

Zelensky ha rivendicato gli attacchi come risposta: «Rispondiamo sempre a specchio. Sapete tutti che hanno colpito e continuano a colpire i nostri data center. Abbiamo risposto». A fine settembre i bombardamenti russi avevano danneggiato almeno sei data center ucraini e impianti degli operatori Kyivstar e Ukrtelecom. Il 23 settembre circa 100.000 famiglie tra Kiev e dintorni sono rimaste senza internet fisso. Mosca sostiene che quelle strutture servissero all’intelligence militare ucraina. Nelle ultime ore le forze russe affermano di aver colpito il data center Tenet a Odessa.

Entrambe le parti giustificano i propri raid con lo stesso argomento: l’infrastruttura civile del nemico lavora per il suo esercito. A rimanere senza connessione, taxi o pagamenti sono intanto i civili, da una parte e dall’altra del fronte.

Putin finora tace. Ieri il ministro dello Sviluppo digitale, Maksut Shadayev, ha detto a una commissione della Duma, la camera bassa del Parlamento russo, che il suo dicastero lavora con il ministero della Difesa per proteggere i data center. «La portata degli attacchi, che abbiamo seguito tutti in tempo reale, è stata senza precedenti», ha dichiarato.

I bot spariti e la tesi di Zelensky sulla propaganda filorussa

Ieri, al Forum sulla sicurezza di Varsavia, Zelensky ha allargato il discorso: «Quando i nostri attacchi hanno raggiunto i data center di Yandex, improvvisamente è diventato un po’ più facile respirare su molte piattaforme di social media». E ancora: «C’era meno odio, meno divisione e meno provocazioni perché c’erano meno bot: ed è abbastanza chiaro da dove provenissero».

La tesi poggia su un grafico di Cloudflare, la società americana che protegge e smista il traffico di milioni di siti. Il traffico automatico proveniente dalla rete di Yandex è crollato: tra il 94 e oltre il 99 per cento, a seconda delle misurazioni riportate. Su X il dato è diventato in poche ore la prova che il consenso online dell’AfD tedesca, di Reform UK e del movimento MAGA di Trump fosse gonfiato da Mosca. L’eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský ha rilanciato un grafico sull’AfD privo di fonte, con la premessa: «Se confermato, è significativo».

I tecnici smontano il ragionamento. I bot misurati da Cloudflare sono in larga parte i crawler di Yandex, cioè i programmi che scandagliano il web per indicizzare le pagine nel motore di ricerca. «Quei bot non c’entrano nulla con la guerra psicologica condotta dal Cremlino», spiega Ernesto Damiani, che dirige il laboratorio di architetture software sicure dell’Università di Milano. «I bot russi per la propaganda sono su server mobili localizzati in regioni diverse da quelle colpite». La sua conclusione: «I raid hanno danneggiato l’economia».

Il giornalista investigativo David Troy, che studia le reti social, ha definito le affermazioni virali «inesatte e non verificabili» e ha aperto una pagina per raccogliere eventuali riscontri. Il risultato, finora: «Nessun dato indica un calo dei bot sui social media». Anche il collettivo di ricercatori @antibot4navalny, che traccia le reti filogovernative russe, osserva che il grafico misura le richieste automatiche verso ogni tipo di sito, dove i social pesano pochissimo. In Italia l’impatto sarebbe comunque all’esame dei servizi di intelligence.

Secondo alcune analisi, l’intelligence militare russa finanzierebbe modelli di intelligenza artificiale ospitati su server propri, indipendenti dai fornitori commerciali, per alcune operazioni di influenza. Nessuno ovviamente si interroga sulle reti di intelligenza artificiale finanziate dall’occidente per le operazioni di influenza che avvantaggiano la Nato, Washington o Bruxelles. Il copione è sempre lo stesso: di là tutti i cattivi, di qua invece siamo tutti buoni.

Propaganda sulla propaganda

Un calo di traffico tecnico è stato trasformato in una vittoria nella guerra dell’informazione e poi in un giudizio politico: chi vota AfD o sostiene Trump sarebbe, in buona parte, un prodotto delle fabbriche di troll russe. La tesi è arrivata da un capo di Stato, davanti a un forum sulla sicurezza, senza un dato che la sostenga. È lo stesso meccanismo che l’Occidente denuncia quando accusa Mosca: una narrazione costruita in fretta, utile a chi la diffonde, smentita dai numeri.

Sul piano militare, Domenica Trump ha annunciato su Truth Social una tregua immediata sugli attacchi energetici tra Russia e Ucraina, ma nessuno dei due governi ne ha confermato i termini. Zelensky ha ribadito che i raid continueranno fino a un cessate il fuoco con «garanzie reali». Per rimettere in piedi i suoi impianti, Yandex potrebbe impiegare fino a sei mesi.

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