Export Cina +36% a settembre, spinta dai chip per l’IA

Le esportazioni cinesi sono cresciute del 36,3% a settembre rispetto allo stesso mese del 2025. È il ritmo più rapido da febbraio. Lo indicano i dati diffusi oggi dall’Amministrazione generale delle dogane di Pechino.
A trainare l’export della Cina è soprattutto la domanda globale di componenti elettronici per i data center dell’intelligenza artificiale. Contribuisce anche la relativa distensione con gli Stati Uniti. Il risultato è un surplus commerciale di 133,5 miliardi di dollari, il più alto mai registrato su base mensile.
Il dato ha superato con ampio margine le previsioni degli analisti, che si fermavano intorno al 25,5%. Ad agosto la crescita era stata del 25%. Anche le importazioni hanno sorpreso: +31% su base annua, contro il 28,2% del mese precedente e attese ferme al 24,5%. È l’aumento più forte da giugno.
Export Cina, i chip per l’IA valgono 13 punti di crescita
Secondo elaborazioni sui dati ufficiali, due sole categorie di prodotti legati all’intelligenza artificiale hanno rappresentato il 17,9% dell’export totale di settembre: i semiconduttori e le macchine per l’elaborazione automatica dei dati, con i relativi componenti. Il loro contributo alla crescita complessiva è stato di 13 punti percentuali, contro gli 11,3 di agosto.
Il dettaglio dei chip mostra una dinamica precisa. Il valore delle esportazioni di circuiti integrati è salito del 136% in un anno, mentre le quantità spedite sono aumentate appena dell’1%. Per Goldman Sachs la differenza riflette l’impennata dei prezzi dei semiconduttori. Nei primi nove mesi dell’anno l’export di chip è cresciuto del 108,1% in valore.
Lo stesso effetto prezzo emerge sul fronte delle importazioni. Gli acquisti di greggio sono calati in volume del 21,5% su base annua, sesto mese consecutivo di contrazione a doppia cifra. Il loro valore, però, è aumentato per la prima volta da maggio, spinto dal rincaro del petrolio. In calo anche le importazioni di soia, del 7,7%.
Surplus commerciale Cina verso un nuovo record annuo
Il surplus commerciale misura la differenza tra il valore delle merci esportate e quello delle merci importate. Ad agosto era stato di 119,1 miliardi di dollari. Tra gennaio e settembre ha raggiunto 938,1 miliardi, contro gli 875,1 dello stesso periodo del 2025.
Lo scorso anno la Cina aveva chiuso con un attivo record di 1.189 miliardi, superando la soglia dei mille miliardi a novembre. Salvo una brusca frenata nell’ultimo trimestre, quest’anno il traguardo sarà raggiunto prima.
«Il surplus commerciale di 133,5 miliardi di dollari, un massimo mensile record, conferma la solidità del settore estero cinese nonostante le persistenti preoccupazioni sulla domanda interna», ha scritto in una nota Hao Zhou, capo economista di Guotai Junan International.
Export cinese verso Stati Uniti ed Europa
Le vendite verso gli Stati Uniti sono cresciute del 39,6%, più della media, dopo il +34,4% di agosto. L’attivo con Washington ha toccato 34,01 miliardi di dollari, il livello più alto degli ultimi venti mesi.
Il vertice di settembre a Washington tra Xi Jinping e Donald Trump ha prodotto due risultati: un’estensione di due mesi della tregua sui dazi, fino a gennaio, e un accordo per ridurre le tariffe su 30 miliardi di dollari di merci per ciascuna parte. I due leader dovrebbero incontrarsi di nuovo il mese prossimo a Shenzhen. Sarebbe il terzo vertice bilaterale in meno di un anno.
Verso l’Unione europea l’export è salito del 25,3%, mentre le importazioni dal blocco sono aumentate solo dello 0,7%. Il saldo positivo per Pechino è stato di 34,8 miliardi di dollari. Nei primi tre trimestri l’export è cresciuto verso tutti i principali partner monitorati dalle dogane, mentre sono diminuiti gli acquisti da Malaysia, Germania e Regno Unito.
Auto cinesi, export +56% e l’intesa con Bruxelles sugli ibridi
Le esportazioni di automobili sono aumentate del 56,3%, a 1,18 milioni di veicoli, con un valore in crescita del 62%.
La settimana scorsa l’Unione europea ha annunciato che Pechino ha accettato di dimezzare le esportazioni di auto ibride verso il continente attraverso un sistema di quote. Le misure dovrebbero essere definite a dicembre. Alcuni analisti ritengono che nel frattempo gli esportatori possano accelerare le spedizioni per anticipare la scadenza.
Per Nguyen Hoang Nam, economista di Capital Economics, «l’allargamento del surplus con l’Europa potrebbe spingere l’Ue a restrizioni più ampie rispetto all’accordo limitato della scorsa settimana». Le ricadute economiche per la Cina sarebbero comunque, a suo giudizio, contenute.
Washington e Bruxelles attribuiscono l’entità dell’attivo cinese alle politiche industriali e monetarie di Pechino. La Banca popolare cinese ha respinto le critiche la settimana scorsa con un lungo comunicato, negando di aver mai perseguito svalutazioni competitive dello yuan per ottenere vantaggi commerciali.
Economia cinese, la domanda interna resta debole
Il quadro interno appare meno dinamico. I prezzi al consumo sono saliti dello 0,9% a settembre, dallo 0,8% di agosto, sotto le attese. I prezzi alla produzione, cioè quelli praticati dalle fabbriche all’uscita degli stabilimenti, sono aumentati del 5%, il ritmo più veloce da oltre quattro anni.
Secondo diversi analisti, la spinta arriva dai costi energetici legati alla crisi in Medio Oriente più che da una ripresa dei consumi. Gli economisti di Citigroup segnalano il rischio di una «inflazione cattiva», con i settori a valle esposti contemporaneamente a costi crescenti e domanda debole.
Nel secondo trimestre il Pil cinese è cresciuto del 4,3%, uno dei risultati più bassi degli ultimi decenni e sotto la fascia obiettivo del 4,5-5% fissata per l’anno. Il dato del terzo trimestre sarà pubblicato lunedì prossimo.
Export Cina, le prospettive per l’ultimo trimestre
Il vicecommissario delle dogane Wang Jun ha sostenuto che nei primi nove mesi il commercio cinese ha fornito «un forte impulso al commercio e alla crescita economica globali». Ha però riconosciuto che «i conflitti geopolitici continuano a perturbare l’ordine economico e commerciale mondiale». Secondo Wang esistono comunque le basi per un’ulteriore crescita di import ed export nel quarto trimestre.
Lynn Song, capo economista per la Grande Cina di ING, prevede che i principali rapporti commerciali restino stabili fino a fine anno. In questo modo l’export continuerebbe a sostenere quello che considera il principale motore di crescita di quest’anno.
Oggi lo yuan è rimasto stabile sul dollaro, mentre i listini azionari cinesi hanno perso terreno. Domani si apre la Fiera di Canton, la principale esposizione commerciale del Paese, dove i produttori presentano le proprie merci agli acquirenti esteri.
La forza delle esportazioni consente per ora a Pechino di puntare all’obiettivo di crescita con un sostegno pubblico moderato. Secondo gli analisti, un colpo serio all’export costringerebbe invece il governo a rafforzare gli stimoli alla domanda interna, frenata da anni di crisi del mercato immobiliare.