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Gas sopra i 100 euro, il dl sul tetto rinviato al prossimo Cdm

Il TTF torna ai livelli di dicembre 2022: pesano il Gnl bloccato in Medio Oriente e gli stoccaggi più bassi da oltre un decennio
Byoblu·29 ottobre 2026
Economia — Byoblu

Il prezzo del gas in Europa ha superato oggi i 100 euro per megawattora, un livello che non si registrava da dicembre 2022. Il contratto TTF con consegna a un mese, il riferimento per tutto il continente, ha toccato quota 100 nel primo pomeriggio, in rialzo di circa il 4% rispetto a ieri. A spingere le quotazioni sono le interruzioni delle forniture di gas naturale liquefatto (Gnl) dal Medio Oriente, stoccaggi insolitamente bassi e l’avvio della stagione fredda. In Italia, intanto, il decreto legge che prevede un tetto è stato rinviato al prossimo Consiglio dei ministri, mentre arriva un nuovo sconto di 4,9 centesimi al litro sul diesel, valido fino al 7 novembre.

Gas a 100 euro, il TTF ai massimi da dicembre 2022

Il TTF, acronimo di Title Transfer Facility, è il mercato virtuale olandese su cui si forma il prezzo all’ingrosso del gas europeo. Secondo i dati di Intercontinental Exchange, il contratto ha toccato i 100 euro nel primo pomeriggio. Alcune rilevazioni indicano un’ultima quotazione di 100,3 euro, con un rialzo del 4,12% sulla seduta precedente.

La salita era cominciata da metà settembre. Lunedì il contratto aveva già superato i 97 euro e, stando all’analisi pubblicata dal portale cinese Cls.cn, dall’inizio dell’anno il rincaro è di circa il 234%. Le quotazioni sono oggi intorno al triplo dei livelli precedenti alla guerra contro l’Iran. Il record resta lontano: ad agosto 2022 il TTF arrivò intorno ai 340 euro. La soglia dei 100 euro basta comunque a mettere sotto pressione industria e famiglie.

Il rincaro si trasmette subito all’elettricità, perché nelle ore di maggiore domanda sono le centrali a gas a fissare il prezzo dell’energia. Il contratto tedesco per la fornitura di elettricità nel 2027 è salito dell’1,7% a 159,30 euro per megawattora, il valore più alto da giugno 2023. L’equivalente francese si è attestato a 122,50 euro, vicino ai massimi di due anni.

Prezzo del gas e guerra all’Iran: lo Stretto di Hormuz e il Gnl dal Golfo

Prima dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, a fine febbraio, i Paesi del Golfo Persico garantivano circa un quinto dell’offerta mondiale di gas. Da allora il traffico nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui passa gran parte del Gnl della regione, resta irregolare. La guerra ha fatto salire i costi di petrolio, carburanti, gas, elettricità e generi alimentari.

Alla pressione geopolitica si sono sommati fattori contingenti: interruzioni non programmate della produzione in Norvegia, scarsa produzione eolica e previsioni meteo che indicano, da questo fine settimana, temperature di 2-3 gradi inferiori alla media in parte del continente. Ondate di freddo sono attese anche in Cina nord-orientale, Giappone e Corea del Sud. L’Europa si trova così a competere con gli acquirenti asiatici per le stesse forniture disponibili.

L’amministratore delegato della norvegese Equinor ha avvertito oggi che i prezzi potrebbero subire un nuovo picco se il freddo farà salire la domanda nel corso dell’inverno.

Stoccaggi di gas ai minimi, l’Europa entra nell’inverno senza cuscinetto

La debolezza principale riguarda le riserve. Secondo il centro studi Bruegel, al 24 ottobre i depositi dell’Unione europea erano pieni al 74,6%, contro l’82,9% dello stesso periodo del 2025 e il 98,5% del 2023. La media degli ultimi dieci anni, in questa fase della stagione, è intorno al 90%. In Germania il riempimento si ferma a circa il 60%.

L’istituto IEEFA parla del livello più basso da quando sono iniziate le rilevazioni, nel 2011. L’agenzia svedese TT colloca invece il minimo al 2009: le fonti divergono sul termine di confronto, mentre concordano sull’eccezionalità del dato. Secondo Gas Infrastructure Europe, la scorsa settimana le riserve hanno cominciato a calare: è la fase stagionale dei prelievi, iniziata da un punto di partenza molto più basso del consueto.

«Con l’avvicinarsi dell’inverno, l’Europa ha un cuscinetto di stoccaggio inferiore al necessario e meno opzioni per sostituire rapidamente le forniture interrotte», ha osservato Mathieu Utting, analista di Rystad Energy. Nella settimana conclusa il 9 ottobre le importazioni europee di Gnl sono state inferiori del 30% rispetto a un anno prima. Il clima mite ha finora contenuto la domanda per il riscaldamento, ma secondo Utting le temperature da sole non possono rimediare alla vulnerabilità del continente.

Bollette e industria, l’impatto dei 100 euro arriverà nel 2027

Chimica, fertilizzanti e siderurgia usano il gas come combustibile o come materia prima. Molte imprese di questi settori acquistano a prezzi vicini a quelli all’ingrosso e subiscono l’aumento immediatamente: alcune hanno già ridotto la produzione.

Per le famiglie l’effetto è differito, perché i contratti al dettaglio seguono l’ingrosso con alcuni mesi di ritardo. Il grosso dell’impatto sulle bollette è atteso nel 2027. Nel Regno Unito le tariffe saliranno di nuovo a gennaio. In Germania le tariffe del gas per i nuovi clienti sono già aumentate del 55% quest’anno. Secondo una nota della Commissione europea, dall’inizio dell’anno i governi dell’Unione hanno speso 17,9 miliardi di euro per attenuare il caro petrolio e gas su famiglie e imprese.

Decreto sul tetto rinviato al Cdm, sconto sul diesel fino al 7 novembre

Anche l’Italia si muove sul fronte degli aiuti. Il decreto legge che introduce un tetto è slittato al prossimo Consiglio dei ministri, e i dettagli del provvedimento non sono ancora noti. Nel frattempo è stato disposto un nuovo taglio di 4,9 centesimi sul prezzo del gasolio, in vigore fino al 7 novembre. Si tratta di misure di breve respiro, che intervengono sul prezzo finale e lasciano invariato il nodo delle forniture.

Crisi energetica in Europa, la risposta di Bruxelles e il nodo del Gnl russo

Poche ore prima che il TTF superasse i 100 euro, il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen aveva dichiarato che l’Europa si trova davanti a «un’altra crisi energetica» e a un inverno difficile. La Commissione ha chiesto agli Stati membri di valutare misure per ridurre la domanda. Una diagnosi esplicita, dunque, accompagnata da strumenti affidati alla buona volontà dei governi nazionali.

Sul quadro pesa anche una scelta politica già assunta. Nel secondo trimestre il Gnl russo copriva ancora circa un quinto delle importazioni europee di gas liquefatto, e l’Unione ne ha deciso lo stop completo da gennaio 2027. Secondo le stime di IEEFA, anche per effetto di quel divieto i consumi europei potrebbero dover scendere di circa il 7% rispetto all’inverno scorso. Dopo aver sostituito il gas russo con il Gnl del Golfo e degli Stati Uniti, l’Europa si ritrova esposta a una nuova crisi geopolitica, con margini ridotti per assorbirla.

Le prospettive restano tese. Analisti e operatori prevedono almeno un altro anno di prezzi elevati, anche se la guerra dovesse finire e l’inverno si rivelasse mite, perché i depositi andranno ricostituiti partendo da livelli minimi. Le stime riportate da Cls.cn indicano prezzi alti per tutto l’inverno, con possibili effetti fino al 2028. Anche nello scenario più favorevole, con temperature nella norma, conflitto chiuso entro l’anno e ripresa della produzione di Qatar ed Emirati a inizio 2027, gli stoccaggi europei scenderebbero al 17-20% a fine marzo.

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