Giornata del ricordo vittime dei vaccini al Senato: il video con la sintesi di Byoblu
Oggi a Roma, al Senato, si è svolta la XXIII Giornata del ricordo delle persone decedute o rese disabili dai vaccini, promossa su iniziativa del senatore Claudio Borghi Aquilini. Famiglie, associazioni, ricercatori, medici e avvocati hanno raccontato dove l’informazione ufficiale tace: i morti, i disabili permanenti, i ricorsi respinti, i dati che non escono. Byoblu ne ha montato una sintesi di 40 minuti. Ecco cosa troverete, nell’ordine in cui è andato in scena.
L’elenco dei nomi e la ferita della legge 210
Apre Nadia Gatti, presidente del Condav. Nessun discorso, solo nomi. Uno dopo l’altro, quelli delle persone riconosciute in vita come danneggiate da vaccino e poi decedute, dal 1970 a oggi. Il primo: «Marco e Andrea, fratelli, sei e quattro anni, Verona».
L’elenco è parziale. Contiene solo chi ha contattato l’associazione e ha acconsentito a farsi nominare. Fuori restano gli altri. Chi è stato dichiarato «fuori termine dalla legge 210 del ’92». Chi si è visto negare il nesso causale perché la sua patologia è troppo recente per comparire nelle tabelle. E le famiglie troppo impegnate a curare i figli per trovare la forza di presentare una domanda.
Poi arriva la parolina magica: no vax. Ricorda, Nadia, che lì di “No Vax” non ce ne sono. «Un no vax sarebbe sano, per fortuna sua. Noi purtroppo non lo siamo», ricorda dal palco. La platea è fatta di persone vaccinate. Alcune sono in sedia a rotelle.
Le famiglie
Viene ricordata Maria Santa Luca, vedova Pelleriti. Ha dedicato la vita al figlio Ivano, danneggiato da vaccino, e aveva perso una figlia piccolissima, Lorena, dopo una prima dose. Il commento di chi la ricorda è amaro: «Il destino, forse, è cieco, ma credo che le istituzioni sanitarie e non solo lo siano molto di più».
Giovanna Esposito, con il fratello Alessandro, ricorda il padre Vincenzo. Il suo primogenito, Vittorio, aveva riportato gravi conseguenze dopo una vaccinazione. Lui ha passato anni a battersi per i diritti dei disabili e delle loro famiglie. Era un uomo, dice la figlia, capace di «trasformare la sofferenza in speranza e l’amarezza in impegno».
Buonguerrieri: Speranza e i sanitari sospesi
Alice Buonguerrieri, deputata e membro della Commissione Covid, riferisce sull’audizione dell’ex ministro Roberto Speranza, tenuta in settimana. Nessun dubbio, nessun pentimento, racconta. Speranza avrebbe rivendicato tutto: green pass, super green pass, obbligo vaccinale. Per Buonguerrieri furono «provvedimenti punitivi, provvedimenti coercitivi», anzi «provvedimenti politici». Misure senza basi scientifiche, perché i vaccini non impedivano il contagio. Il loro scopo, sostiene, era costringere tutti a vaccinarsi.
Annuncia anche l’approvazione, tra ieri e oggi, di un articolo e di un ordine del giorno per reintegrare medici, infermieri e operatori sanitari che si erano discostati dalle circolari ministeriali. L’obiettivo dichiarato è porre fine a «una caccia alle streghe».
Simion e la legge Lorenzin
Claudio Simion, del Comilva, consegna alla maggioranza una lettera aperta. Chiede un tavolo tecnico sui vaccini pediatrici obbligatori e il rispetto integrale della legge Lorenzin, che secondo lui viene applicata a macchia di leopardo (ad esempio ci vogliono esami puntuali prima delle vaccinazioni). Ci sono bambini della fascia 0-6 lasciati fuori da scuola pur avendo diritto a entrare. Il suo appello: chi si è battuto per la verità sul Covid deve avere «il coraggio di andare avanti e di battersi per la verità anche per i vaccini obbligatori».
Polykretis: i cuori rianalizzati a Dresda
Panagis Polykretis, ricercatore, presenta il passaggio più duro. Ha fatto rianalizzare i campioni cardiaci di giovani morti dopo la vaccinazione dall’istopatologo Michael Mörz, dell’Istituto di patologia Georg Schmorl di Dresda. Le autopsie italiane parlavano di miociti indenni. A Dresda sono emerse miocarditi, necrosi, infiltrati infiammatori, pericarditi e trombosi coronariche.
Queste lesioni si vedono con le colorazioni di routine. Da qui la sua domanda: è stata incompetenza, oppure la scelta di «scegliere deliberatamente di non vedere»? Riporta poi le parole della madre di Enrico: «non ci hanno dato la possibilità di proteggere i nostri figli». E quelle della madre di Mattia: «Mattia si è fidato delle indicazioni del suo Stato e adesso si trova a tre metri sotto la terra».
Nel mirino finisce l’Istituto Superiore di Sanità, che ancora oggi definisce questi vaccini sicuri ed efficaci. Polykretis chiama quelle parole «nauseabonde». Cita inoltre studi di sorveglianza attiva secondo cui circa una persona su 35 avrebbe sviluppato lesioni al miocardio dopo la vaccinazione.
Bellavite: i conti dell’effetto gregge
Paolo Bellavite smonta l’immunità di gregge con l’aritmetica. Usando dati ISS e Istat, calcola un’efficacia vaccinale intorno al 79%. Con un vaccino così, sostiene, la soglia di protezione collettiva salirebbe al 118,1% della popolazione. Un traguardo impossibile.
La sua presentazione si intitola «Fatti e misfatti e balle dell’effetto gregge». La teoria reggerebbe per Haemophilus B e rosolia. Non per tetano, difterite, pertosse, polio iniettiva, epatite B e parotite. Il misfatto, dice, è aver usato questo argomento per imporre l’obbligo, fino a escludere dalla scuola materna bambini che non mettono a rischio nessuno.
Borghi: Burioni, Speranza e il fondo
Claudio Borghi annuncia di aver querelato penalmente Roberto Burioni. Il virologo lo ha definito mandante morale della morte della bambina di Palermo colpita dalla difterite. Sotto quel post, racconta Borghi, qualcuno rimpiangeva le Brigate Rosse. «Io spero che sia condannato, dal punto di vista penale», dice.
Sull’audizione di lunedì in Commissione Covid: Speranza «non ha risposto a niente». Borghi chiarisce poi un punto che genera confusione. Il fondo da 150 milioni per i danneggiati era nato su sua richiesta, ma l’indennizzo riconosciuto per legge va pagato comunque, anche se il fondo si esaurisce.
Donzelli: il falso placebo
Alberto Donzelli denuncia una prassi a suo dire poco conosciuta. Molti studi registrativi non confrontano il vaccino con un placebo vero, ma con gli altri ingredienti, adiuvanti compresi, privati dell’antigene. Uno schema che, a suo giudizio, sembra «progettato, sembra apposta, per oscurare gli effetti avversi».
Richiama uno studio di sorveglianza attiva pugliese sulla quadrivalente morbillo-parotite-rosolia-varicella: 3,8 eventi avversi gravi ogni 100 bambini. Sarebbero circa mille volte più di quelli registrati dalla sorveglianza passiva. Cita infine uno studio della Henry Ford Health su vaccinati e non vaccinati, illustrato al Senato statunitense. A dieci anni, i vaccinati avrebbero 2,5 volte più malattie croniche.
Mantovani: la lotteria delle commissioni
Mauro Mantovani descrive un sistema che produce verdetti opposti su casi identici. La commissione medica di una città dice una cosa, quella di un’altra il contrario. Spesso il comitato di verifica del Ministero ribalta tutto. «C’è qualcosa che non quadra e non rettangola», ironizza. Nei casi esaminati, 18 giudizi negativi su 20. In 13 dinieghi su 17 la motivazione è l’assenza di un segnale epidemiologico. Ma la legge 210, ricorda, chiede di valutare il singolo caso, non le statistiche.
Poi l’affondo sul consenso informato. Secondo Mantovani, già a dicembre 2020 le aziende avevano segnalato alle agenzie, nel Risk Management Plan, le aree di incertezza: malattie autoimmuni, fragili, gravidanza, sicurezza a lungo termine. Nei moduli di consenso informato, però, non ne è comparsa traccia. «Questo è dolo», accusa.
I legali: la via del tribunale
Gli avvocati Valeriani, Migliorini, Cinquemani e Gaetani portano la testimonianza delle aule. Ricordano almeno dieci sentenze favorevoli ai danneggiati: mielite trasversa ad Asti e Torino, Guillain-Barré ad Agrigento e Firenze, miocardite e alopecia a Venezia, neuropatia delle piccole fibre a Grosseto, neurite ottica a Livorno. Il messaggio ai danneggiati è chiaro: «il rigetto amministrativo non è necessariamente l’ultima parola».
La sentenza più recente arriva da Venezia, la settimana scorsa. Riguarda un decesso dopo AstraZeneca, con nesso riconosciuto ad «elevata probabilità scientifica». L’indennizzo però è andato alla vedova e non alla figlia, per il requisito della vivenza a carico. Con questo criterio, osserva un’avvocata, i genitori di un bambino morto restano esclusi in partenza.
Gli altri interventi riguardano la Lorenzin. La legge stessa prevede l’esonero per chi è già immune e il rinvio in caso di rischio clinico documentato. Eppure chiedere accertamenti preliminari diventa una battaglia. Da qui lo sfogo: «Io penso che sia il momento di superare la legge Lorenzin. Non se ne può più». E un avvertimento a chi crede che ci siano cause già vinte: spesso, dice uno dei legali, sembra di «lanciare la monetina». Un altro intervento va oltre. I produttori avrebbero segnalato alle agenzie, già a dicembre 2020, possibili fattori di predisposizione, senza che questo finisse nei consensi informati. «Questo è dolo».
Norma Gaudio: «I nostri figli non sono cavie»
Chiude Norma Gaudio, madre di un figlio sano prima di una vaccinazione pediatrica e malato dopo. Si rivolge al Presidente Mattarella, che oggi avrebbe definito sconcertante l’opposizione ai vaccini. «Il pensiero unico non è democrazia», gli risponde. E al governo dice: «I vaccini non possono essere un TSO, i nostri figli non sono cavie». Il Comitato 2CS denuncia infine il silenzio sui dati di farmacovigilanza 2024-2025: richiesti con istanze FOIA e diffide a Ministero e AIFA, sarebbero stati rinviati al 2027