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Khamenei agli Usa: risponderemo a ogni minaccia, senza confini

La Guida Suprema ordina di aggiornare la lista degli obiettivi a tutti i beni americani e israeliani. Le basi Usa in Italia restano fuori dalla gittata dichiarata.
Byoblu·31 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

L’ayatollah Mojtaba Khamenei ha avvertito gli Stati Uniti che l’Iran risponderà a ogni minaccia con una reazione “immediata, incisiva e senza restrizioni geografiche”. La Guida Suprema iraniana ha impartito la direttiva oggi ai vertici delle forze armate, durante un incontro reso noto con una dichiarazione scritta pubblicata sul suo sito ufficiale. Il messaggio arriva in una fase in cui Washington e Teheran sono sospese tra la mediazione del Qatar e il timore che riprenda la guerra cominciata il 28 febbraio.

Khamenei e la nuova lista degli obiettivi

“Qualsiasi livello o tipo di minaccia deve ricevere una risposta immediata, incisiva e senza restrizioni geografiche”, si legge nel testo diffuso dall’ufficio della Guida Suprema. In un secondo messaggio, pubblicato sul suo canale Telegram, Khamenei ha aggiunto che, se i nemici dovessero lanciare di nuovo attacchi “militari o terroristici”, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a stabilire “il momento e le condizioni” per porvi fine.

La parte operativa delle direttive riguarda la cosiddetta banca degli obiettivi. Khamenei ha ordinato di aggiornarla per portare “tutti i beni americani e israeliani, materiali e immateriali” entro il raggio d’azione delle forze iraniane. Ha chiesto inoltre di rafforzare l’intelligence militare, adeguare dottrina e tattiche alle nuove minacce e aumentare la produzione di munizioni e armamenti per ricognizione, supporto logistico e combattimento.

All’incontro erano presenti il generale Abdollahi, capo di Stato maggiore delle forze armate, il generale Hatami, comandante dell’esercito, e il generale Vahidi, comandante dei Pasdaran, le Guardie della rivoluzione islamica. I tre hanno illustrato lo stato di prontezza lungo la costa del Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz, nel Golfo di Oman e ai confini nord-occidentali e sud-orientali del Paese. Hanno riferito anche di un aumento di più volte della produzione di munizioni. L’ufficio della Guida Suprema ha annunciato che ulteriori dettagli saranno resi pubblici nelle prossime ore.

Risposta senza restrizioni geografiche, cosa può significare

La formula segna un cambio di registro. Secondo quanto riportato dal quotidiano turco Daily Sabah, i precedenti avvertimenti di Mojtaba Khamenei si concentravano sulle basi militari statunitensi nella regione e sullo Stretto di Hormuz. Il testo di oggi elimina invece ogni riferimento a un perimetro.

Nella stessa direzione va il portavoce dell’esercito, il generale Mohammad Akraminia, che su X ha scritto che, se il presidente americano si lanciasse in una nuova “avventura militare” spinto da Israele, “le fiamme della guerra avvolgeranno senza dubbio un’area geografica molto più ampia”, e che “la fine del conflitto non sarà nelle sue mani”. Nessuno dei due ha indicato quali aree o quali tipi di obiettivi siano compresi.

Il riferimento ai beni “immateriali” è il passaggio meno definito. Il testo non lo spiega. In astratto può comprendere infrastrutture digitali, reti di comunicazione o interessi economici e finanziari, ma si tratta di un’interpretazione che le fonti ufficiali iraniane non hanno confermato.

Basi Usa in Italia e sedi diplomatiche, i limiti dell’ipotesi

La formula “tutti i beni americani” senza vincoli geografici include anche la presenza statunitense fuori dal Medio Oriente. L’Italia ne ospita una delle quote più consistenti in Europa: la base aerea di Aviano, la stazione aeronavale di Sigonella, i comandi di Vicenza e di Napoli, dove ha sede la Sesta Flotta, il deposito logistico di Camp Darby tra Pisa e Livorno, oltre all’ambasciata a Roma e ai consolati. Sigonella e Napoli hanno un ruolo di primo piano nelle operazioni statunitensi nel Mediterraneo. Il testo iraniano non fa alcun riferimento a obiettivi diplomatici.

Sul piano militare l’ipotesi incontra un limite concreto. In passato i vertici iraniani hanno dichiarato di attenersi a un tetto volontario di circa 2.000 chilometri per la gittata dei missili balistici, mentre la distanza tra il territorio iraniano e la Sicilia supera i 2.500 chilometri. Oggi il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, replicando al cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha affermato che la Repubblica islamica non si atterrà più ad alcuna “linea rossa”, senza però specificare a cosa si riferisse.

Più diretta è l’esposizione dei militari italiani schierati in Medio Oriente, in particolare in Kuwait e in Iraq, in basi che ospitano anche forze statunitensi. Nella prima fase del conflitto la rappresaglia iraniana ha colpito proprio le installazioni americane nella regione.

Per l’Europa c’è poi il fronte economico. Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei, ha accusato i governi europei di aver applaudito le operazioni israeliane e di lamentarsi ora dei costi della guerra: “La guerra e il terrorismo hanno un prezzo, e ora tocca a voi pagarlo”. Merz ha stimato in oltre 100 miliardi di euro il costo sostenuto dall’Europa per il rincaro dell’energia negli ultimi otto mesi. Secondo la Commissione europea, il prezzo del gas è salito di circa il 140 per cento e quello del gasolio è raddoppiato.

Non va poi dimenticato che il quotidiano di Teheran Hamshari aveva pubblicato la foto di Giorgia Meloni in tuta arancione da detenuti e col mirino rosso sulla fronte, come ad annunciare la vendetta.

Guerra Iran-Usa, le tappe della crisi

Il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato una campagna militare contro l’Iran, nella quale sono rimasti uccisi l’allora Guida Suprema Ali Khamenei, padre di Mojtaba, e diversi alti comandanti. Teheran ha risposto colpendo Israele e le posizioni americane nella regione. Ad aprile un cessate il fuoco ha chiuso la prima fase dei combattimenti.

Il 18 giugno Washington e Teheran hanno firmato un memorandum d’intesa sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, da cui in condizioni normali transita circa un quinto del petrolio consumato nel mondo. L’attuazione si è arenata per i disaccordi sulla sicurezza dello stretto, mentre gli Stati Uniti mantengono la loro presenza militare e misure di blocco che colpiscono i porti iraniani.

La tensione resta alta anche sul terreno. Oggi la televisione di Stato iraniana ha attribuito agli Stati Uniti un attacco contro due pescherecci vicino all’isola di Qeshm; due pescatori dispersi sono stati poi ritrovati. Da Washington non è arrivata alcuna conferma. L’Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato droni sopra Riad e in altre regioni.

Mediazione del Qatar e incognita delle elezioni di metà mandato

Sul piano diplomatico, secondo il sito americano Axios, ieri i mediatori del Qatar hanno discusso a Teheran per oltre dodici ore nel tentativo di rilanciare il negoziato diretto, con colloqui destinati a proseguire a Doha. Fonti di stampa statunitensi riferiscono che una delegazione americana sarebbe pronta a partire per la capitale qatariota, ma solo se emergerà un’intesa su una tabella di marcia. Teheran chiede la fine completa della guerra prima di qualsiasi trattativa. Il vicepresidente JD Vance avrebbe inviato una lettera a Rezaei.

In parallelo, alcuni media riportano che l’amministrazione Trump avrebbe avvertito gli alleati del Golfo di prepararsi a una possibile ondata di raid contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato di martedì prossimo.

Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha espresso “profonda preoccupazione” per le conseguenze di una nuova escalation. Merz ha rivolto un appello a tutte le parti, Israele compreso: il conflitto, ha detto, “non può essere risolto militarmente”. Il Consiglio europeo ha chiesto una de-escalation e il ritorno alla diplomazia, condannando al tempo stesso gli attacchi iraniani contro i Paesi della regione.

Le direttive di Khamenei attribuiscono agli avversari la responsabilità di un’eventuale ripresa delle ostilità e rivendicano a Teheran la decisione su come e quando chiuderle. Il primo banco di prova sarà la settimana del voto americano, con la delegazione statunitense ancora in attesa di un segnale da Doha.

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