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Esteri

Lecornu sulle proteste degli studenti: decisioni a fine ottobre

Il premier francese apre al dialogo con i liceali e difende la polizia. Nuñez sospende le granate assordanti. Domani nuova giornata di piazza.
Byoblu·07 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha parlato oggi in serata da Palazzo Matignon, la sede del governo, alla vigilia di una nuova giornata di mobilitazione dei liceali. «La rabbia dei giovani non nasce dal nulla. Nessuno può restare indifferente alle angosce che esprimono», ha detto. Il premier ha annunciato che il confronto con gli studenti proseguirà da domani in ogni liceo, fino alla prossima settimana. Le prime decisioni del governo, ha aggiunto, saranno presentate a fine ottobre.

Cosa ha promesso Lecornu ai liceali

Secondo il premier, la piattaforma di consultazione aperta dal ministero dell’Istruzione ha già raccolto più di 40mila contributi. Lecornu ha chiesto ai ragazzi di «guardare al futuro con fiducia» nonostante le loro ansie. Ha poi aggiunto che è responsabilità del governo ricostruire quella fiducia.

Nella stessa allocuzione ha difeso le forze dell’ordine. «Contrariamente a quanto alcuni raccontano e ripetono, le forze dell’ordine non hanno istruzione di affrontare i liceali», ha dichiarato. Il loro compito, ha spiegato, è proteggere i beni e soprattutto le persone, far rispettare la legge e garantire l’accesso alle scuole.

Il premier ha anche accusato alcuni esponenti politici di usare la rabbia degli studenti «per condurre le loro battaglie elettorali». «Non si può giocare con la sicurezza dei giovani di Francia», ha detto. Il riferimento, secondo quanto riportato dalla stampa italiana, è alla sinistra radicale.

Un movimento iniziato il 28 settembre

La protesta dei liceali va avanti dal 28 settembre. Ha toccato Parigi, Lione, Marsiglia e molte altre città. Ieri, stando alle cifre circolate, in piazza c’era quasi mezzo milione di persone. Le lezioni nei licei sono state sospese fino a venerdì e il presidente Emmanuel Macron ha riunito i ministri per fare il punto.

Le richieste ruotano attorno alle condizioni della scuola pubblica e a maggiori risorse. Le fonti disponibili non riportano però una piattaforma rivendicativa dettagliata e unitaria.

Il ministro dell’Istruzione ha diffuso un bilancio dei danni: 24 istituti incendiati o saccheggiati non possono riaprire a breve, e quasi 30mila studenti restano senza lezioni in presenza. Tra il personale scolastico ferito, quasi la metà sono presidi o vicepresidi.

Nuñez davanti ai deputati: «Eccessivo parlare di repressione»

In giornata il ministro dell’Interno Laurent Nuñez è stato ascoltato per quasi due ore dalla commissione Leggi dell’Assemblea nazionale, l’organo parlamentare che si occupa anche di ordine pubblico e libertà fondamentali. Il ministro ha respinto ogni accusa: parlare di «repressione poliziesca» è a suo giudizio «eccessivo». «Non c’è alcun intervento delle forze di sicurezza davanti a liceali che manifestano pacificamente», ha detto.

Nuñez ha fornito i numeri: 6.629 fermi, 761 tra poliziotti e gendarmi feriti, 215 studenti e 89 membri del personale scolastico feriti. Per gli studenti, ha sostenuto, le ferite sono nella grande maggioranza accidentali o causate da oggetti e mortaretti lanciati da altri manifestanti.

Il ministro ha negato di aver ordinato di agire «senza ritegno». «Ho detto che non c’era ritegno nel principio di un intervento; invece, quando c’è intervento, si applica la proporzionalità», ha precisato. Ha negato anche la presenza di agenti in borghese che spingerebbero alla violenza, come sostenuto da deputati della France Insoumise (LFI), il partito di sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon.

In mattinata Nuñez aveva sospeso, solo per le manifestazioni dei liceali, l’uso delle granate assordanti. La decisione arriva dopo quanto accaduto lunedì a Lens, nel nord del Paese, dove un ragazzo di 15 anni ha perso la mano sinistra. Le circostanze sono ancora da chiarire: un’inchiesta dovrà stabilire se il ragazzo abbia raccolto l’ordigno o se gli sia caduto addosso, e se il lancio fosse regolamentare.

Restano invece in dotazione i LBD, i lanciatori che sparano proiettili di gomma, che il ministro considera «indispensabili» davanti a «una violenza estrema». L’IGPN, l’ispettorato che indaga sulla condotta della polizia nazionale, ha aperto 18 inchieste.

Un’indagine disciplinare riguarda anche un video girato a Dunkerque, in cui un fuoristrada della polizia accelera verso un gruppo di manifestanti. Nuñez ha parlato di un «fatto eccezionale». La Lega per i diritti dell’uomo ha annunciato che raccoglierà testimonianze da sottoporre ai relatori speciali delle Nazioni Unite.

Il ministro ha smentito che Macron, in una riunione all’Eliseo di ieri sera, abbia criticato le forze dell’ordine chiedendo loro «empatia», come riferito da alcuni organi di stampa. Al deputato ecologista Benjamin Lucas-Lundy, che ne chiedeva le dimissioni, ha risposto: «Io non lascio la nave».

Le posizioni in campo

A sinistra, il coordinatore di LFI Manuel Bompard ha chiesto di «bandire tutte le armi da guerra dalle manifestazioni». Il capogruppo socialista Boris Vallaud ha annunciato una proposta di legge per vietare armi «mutilanti» e «pratiche brutali» nelle manifestazioni con minori.

A destra, in commissione, i deputati hanno puntato il dito contro il ruolo, reale o presunto, di LFI nel movimento. Sylvain Berrios (Horizons) ha parlato di «mélenchonizzazione» della protesta. Yoann Gillet, del Rassemblement National, ha definito «terroristi» i deputati di LFI.

I rappresentanti dei liceali lamentano l’assenza di misure concrete. Ryad Rani, presidente dell’Union syndicale lycéenne, ha chiesto un incontro con Lecornu già la prossima settimana per presentare «proposte con cifre». I sindacati dell’università hanno abbandonato una riunione con il ministro Philippe Baptiste, contestando il bilancio 2027.

Sul fronte giudiziario, il tribunale amministrativo di Tolosa ha sospeso il divieto di assembramento davanti a 45 scuole dell’Alta Garonna, giudicandolo una violazione «grave e manifestamente illegale» della libertà di manifestare. A Belfort tre minorenni sono stati fermati per il pestaggio di un commissario di polizia avvenuto venerdì. Il prefetto di polizia di Parigi, Patrice Faure, ha smentito frasi minacciose attribuitegli in video diffusi su TikTok.

Lo sguardo dall’estero

La vicenda ha assunto una dimensione internazionale. Parigi ha convocato l’ambasciatore iraniano per protestare contro quella che definisce una «campagna di disinformazione» di Teheran sul movimento. Il 6 ottobre l’Iran aveva convocato l’ambasciatore francese. Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha attribuito le proteste a «Islam e immigrazione di massa fuori controllo».

Proteste studentesche sono in corso anche in Belgio, a Bruxelles e Liegi, contro classi sovraffollate e costi elevati dello studio. A Parigi è presente una delegazione della Rete degli Studenti Medi del Lazio, che annuncia mobilitazioni a Roma il 17 ottobre e il 20 novembre.

Secondo un sondaggio Elabe, il 26% dei francesi sostiene la mobilitazione e il 29% dichiara simpatia nei suoi confronti.

I prossimi passaggi

Domani l’Union étudiante ha convocato blocchi di licei e università e presìdi davanti alle prefetture di Bobigny, Nanterre, Cergy e Créteil, con appuntamento alle 15 in place de la Bastille. Cinque sindacati della scuola, tra cui Snes-FSU, CGT, Force Ouvrière e SUD, sostengono la giornata con uno sciopero. Le prime risposte del governo sono attese per fine ottobre.

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