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Esteri

Mosca alla Nato: «Difenderemo Kaliningrad con l’intero arsenale». Il che significa missili Iskander che possono montare testate nucleari.

Una nota russa accusa l’Alleanza di esercitarsi a isolare l’exclave baltica e di alimentare “il mito della minaccia Russa”. La Nato replica di organizzarsi solo a scopo difensivo. Ma la Trappola di Tucidide è ormai innescata.
Byoblu·29 settembre 2026
Esteri — Byoblu

Mosca ha scritto alla Nato che difenderà Kaliningrad con l’intero arsenale. Ieri l’ambasciata russa in Belgio ha consegnato una nota al Segretariato internazionale dell’Alleanza Atlantica e al ministero degli Esteri belga. Il testo è netto: la Russia è pronta a usare «l’intero arsenale di armi a disposizione» se i Paesi Nato tentassero di isolare l’exclave baltica dal resto della Federazione. Oggi la Nato ha confermato di aver ricevuto il documento e di aver già risposto. A oggi nessuna capitale occidentale ha annunciato un piano per isolare Kaliningrad. La nota russa prende di mira ciò che Mosca vede crescere lungo i suoi confini occidentali: esercitazioni, pattugliamenti, piani di evacuazione. Viene alla mente la strumentalizzazione della notizia sullo sconfinamento dell’elicottero, proprio da Kaliningrad.

Cosa dice la nota russa su Kaliningrad

L’ambasciata di Mosca in Belgio è il canale che tiene i rapporti con l’Alleanza, da quando la missione russa presso la Nato ha chiuso nel 2021. Il testo è stato diffuso dall’agenzia di Stato russa Tass.

I diplomatici russi si dicono «profondamente allarmati dalle dichiarazioni e dalle azioni provocatorie» dei vertici atlantici su Kaliningrad, definita «parte integrante della Federazione russa». Denunciano un «aumento senza precedenti» dell’attività militare vicino ai confini occidentali della Russia e grandi esercitazioni in cui, scrivono, «vengono provate operazioni offensive».

La nota accusa poi l’Alleanza di alimentare il «mito della minaccia russa» e di diffondere informazioni false sulle presunte intenzioni di Mosca di attaccare uno Stato baltico entro il 2029, o anche prima. Cita i piani di evacuazione transfrontaliera della popolazione «in caso di grave crisi». E lamenta che siano state ignorate due cose: le dichiarazioni del Cremlino sull’assenza di intenzioni aggressive e la proposta di mettere per iscritto garanzie di sicurezza reciproche.

La conclusione definisce l’approccio atlantico «sconsiderato e irresponsabile», perché aumenta i rischi di «un confronto militare diretto». Mosca chiede ai Paesi membri di astenersi da parole e azioni che alimentino l’escalation.

L’espressione «intero arsenale» va letta sapendo cosa c’è a Kaliningrad: i missili Iskander, che possono montare testate nucleari.

La risposta della Nato

La portavoce dell’Alleanza, Allison Hart, ha confermato che la Russia ha inviato «un documento informale» e che la Nato ha risposto, sottolineando di essere «un’Alleanza difensiva» e che «nessuna delle nostre attività o esercitazioni rappresenta un rischio per alcuna parte del territorio russo».

Poi l’affondo: «Condanniamo con forza la minaccia dell’uso della forza, compresa qualsiasi retorica nucleare irresponsabile». Hart ha chiesto alla Russia di chiudere la sua «guerra non provocata in Ucraina», ha definito le «tattiche ibride» di Mosca «un segno di disperazione» e ha ribadito che il sostegno a Kiev non cambierà.

Nelle stesse ore il segretario generale Mark Rutte, a Bruxelles con il premier lituano, ha ripetuto che la Nato difende «ogni centimetro del territorio alleato». Ha citato come esempio i caccia italiani di stanza in Lituania, che il 15 settembre hanno abbattuto un drone entrato nello spazio aereo lituano.

Perché Kaliningrad è un nervo scoperto

Kaliningrad è l’antica Königsberg prussiana, passata all’Unione Sovietica dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi è un lembo di Russia sul Baltico, incastrato fra Polonia e Lituania, entrambe nella Nato. Non ha continuità territoriale con il resto del Paese. Ospita il comando della Flotta del Baltico.

A separarla dalla Bielorussia, alleata di Mosca, c’è il corridoio di Suwałki: circa 65 chilometri di confine polacco-lituano. Per gli strateghi occidentali è il punto più fragile dell’Alleanza, perché se venisse tagliato i Paesi baltici resterebbero isolati. Per Mosca lo stesso corridoio è il cappio che potrebbe stringersi attorno all’exclave.

Un precedente esiste. Nel 2022 la Lituania applicò per alcune settimane le sanzioni europee al transito ferroviario di merci verso Kaliningrad. Mosca minacciò ritorsioni, Bruxelles intervenne con un chiarimento e i treni ripartirono.

Esercitazioni, droni e voli senza piano

La nota arriva circa un mese dopo la grande esercitazione aerea del 18 agosto nel nord-est della Polonia, a ridosso dell’exclave. Vi hanno preso parte caccia statunitensi e norvegesi, un aereo radar Awacs, aerei cisterna e un velivolo americano per la guerra elettronica EA-37B, in volo sul lato baltico di Kaliningrad. In tutto fra 25 e 50 velivoli. Il Comando operativo polacco ha precisato che l’esercitazione non era collegata ad attività dell’aviazione russa.

Il fianco orientale è presidiato dal 12 settembre 2025 dall’operazione Eastern Sentry. Rutte la lanciò dopo l’ingresso di una ventina di droni russi nello spazio aereo polacco, episodio che spinse Varsavia a chiedere consultazioni fra alleati in base all’articolo 4 del Trattato atlantico.

La Lituania segnala l’altra faccia della medaglia. Fra il 21 e il 27 settembre, secondo il ministero della Difesa di Vilnius, i caccia alleati sono decollati sei volte per intercettare aerei russi diretti a Kaliningrad o in partenza dall’exclave senza piano di volo concordato, in alcuni casi con i transponder spenti. E ieri a Bruxelles l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha sostenuto che l’intelligence segnala nuovi sabotaggi russi in preparazione contro i Paesi europei. Comunicazioni che alimentano proprio quel «mito della minaccia russa» che Mosca denuncia (va ricordato in questo copione anche l’allarme di El Mundo, ripreso da tutti i quotidiani e senza nessun elemento concreto a supporto).

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, a margine del forum Valdai, ha detto che l’Europa «sta conducendo una guerra contro la Russia» e che su questo «non c’è dubbio». Il riferimento è ai droni e ai missili forniti a Kiev da Londra e dalle capitali europee, che Mosca abbatte. Sulle infrastrutture ucraine colpite, Lavrov ha parlato di «forza bruta» contro quello che ha chiamato il «regime nazista» di Kiev.

Una spirale che si alimenta da sola

Il quadro che emerge è quello di due paure speculari. Mosca legge le esercitazioni sul Baltico come prove generali di un assedio. L’Alleanza legge i droni, i voli con transponder spenti e i sabotaggi come prove di un’aggressione in arrivo. Ciascuna mossa difensiva di una parte diventa, per l’altra, la conferma della minaccia. È la Trappola di Tucidide, citata anche da Xi Jinping nella sua recente visita alla Casa Bianca: fu l’ascesa di Atene e la paura che instillò in Sparta che rese la guerra inevitabile. Sembra lo stesso copione che sti sta verificando oggi in Europa.

In questo schema gli spazi diplomatici si restringono. La proposta russa di garanzie di sicurezza scritte non è nuova: bozze di trattato furono inviate a Washington e alla Nato nel dicembre 2021 e respinte nei punti centrali, a partire dallo stop all’allargamento. Cinque anni dopo, il dialogo fra la Russia e la più grande alleanza militare del mondo passa per un «documento informale» e una nota stampa.

Intanto la spesa corre. Rutte ha rilanciato il progetto Drone Edge, con oltre 40 miliardi di dollari di investimenti alleati in cinque anni per le difese antidrone. La Lituania, lodata dal segretario generale, spenderà quest’anno per la difesa il 5,38% del Pil, la quota più alta della Nato. Ogni allarme sul Baltico si traduce in commesse per l’industria degli armamenti, e ogni nuova esercitazione offre a Mosca un argomento in più per alzare i toni. E dove vanno questi soldi? Ve l’ho raccontato qui: “Ecco dove vanno i soldi del riarmo europeo. Altro che “indotto”. Lo scrivono nero su bianco“.

Il testo integrale della risposta atlantica non è stato reso pubblico. Sul tavolo dei ministri della Difesa europei resta un «protocollo di emergenza» da attivare in caso di minacce ibride contro uno Stato membro. La trappola di Tucidide è piazzata e ben innescata.

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