Elon Musk, 276 milioni ai repubblicani per salvare le midterm

Elon Musk ha versato oltre 276 milioni di dollari a gruppi repubblicani e al suo super PAC, America PAC, tra luglio e settembre. Lo scopo è difendere la maggioranza repubblicana al Senato nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnovano tutta la Camera dei rappresentanti e circa un terzo del Senato. Le cifre le hanno fornite al New York Times gli stessi rappresentanti di Musk, in vista della scadenza di giovedì per i rendiconti alla Commissione elettorale federale (FEC), l’agenzia che registra i finanziamenti politici. Con questa somma l’uomo più ricco del mondo diventa, con largo distacco, il primo finanziatore noto delle midterm.
Il copione è già visto. Nel dicembre 2024 i documenti depositati alla FEC certificavano che Musk aveva speso almeno 277 milioni per riportare Donald Trump alla Casa Bianca e sostenere i candidati repubblicani. Fu il donatore più generoso di quel ciclo elettorale, per entrambi i partiti. Nel ciclo 2025-2026 il conto è già arrivato a circa 366 milioni: più di due anni fa.
Dove finiscono i milioni di Musk
La fetta più grossa, 158 milioni, è andata al Senate Leadership Fund, il principale super PAC dei candidati repubblicani al Senato, guidato da alleati del capogruppo della maggioranza John Thune. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere cifre illimitate, a patto di non coordinarsi formalmente con i candidati. Quella di Musk è una delle donazioni politiche più alte della storia americana. Supera quanto il gruppo democratico rivale ha raccolto da tutti i suoi donatori nello stesso trimestre.
Altri 76 milioni sono andati ad America PAC. Il resto è ripartito così:
- 20 milioni al Congressional Leadership Fund, il super PAC dei repubblicani alla Camera;
- 10 milioni a Lone Star Liberty PAC, che sostiene Ken Paxton per il Senato in Texas;
- 10 milioni alla Republican Governors Association, l’associazione dei governatori repubblicani;
- 2 milioni all’associazione dei procuratori generali repubblicani.
Musk ha versato anche 5 milioni a un super PAC che sostiene Vivek Ramaswamy, candidato governatore in Ohio ed ex compagno di viaggio nel dipartimento per l’efficienza governativa.
Il totale resta parziale. Secondo una persona informata, Musk ha fatto anche donazioni a sette cifre attraverso organizzazioni che non sono tenute a rivelare i propri finanziatori.
La macchina porta a porta di America PAC
America PAC punta poco sugli elettori indecisi. Va a cercare i conservatori che di solito restano a casa, quelli che i sondaggisti chiamano a «bassa propensione» al voto. In un’elezione di metà mandato, senza Trump in scheda, è un lavoro più difficile. In primavera, secondo una fonte vicina alla conversazione, sono stati proprio i consiglieri politici di Trump a chiedere a Musk di replicare l’operazione del 2024.
La scorsa settimana il gruppo ha schierato quasi 3.000 attivisti pagati in tutto il Paese. Dichiara di aver bussato a circa 6,5 milioni di porte. Un ex addetto ha raccontato di aver ricevuto tra 1,5 e 3 dollari per ogni porta, sotto il caldo del Texas.
I dati FEC aggiornati al 6 ottobre mostrano una strategia mirata. Delle spese dichiarate per sostenere o colpire singoli candidati, 24,8 milioni su 31 sono concentrati in sette corse decisive per il Senato. Tra queste l’Ohio, con 3,7 milioni nella sfida tra il democratico Sherrod Brown e il repubblicano Jon Husted, e il Michigan, con 3,4 milioni tra Abdul El-Sayed e Mike Rogers. Il registro è soprattutto negativo: per ogni dollaro speso a favore di un repubblicano, più di due servono ad attaccare un democratico. Nelle corse più tirate si arriva a tre.
Il Texas, il fronte di casa
Il Texas è il fronte su cui Musk spende di più: oltre un terzo delle spese dichiarate da America PAC, 6,3 milioni per sostenere Paxton e attaccare il democratico James Talarico. Musk vive ad Austin dal 2020 e nello Stato ha interessi e proprietà enormi. Paxton, oggi procuratore generale del Texas, ha indagato su avversari di Musk come Media Matters, un’organizzazione progressista di monitoraggio dei media.
I 10 milioni a Lone Star Liberty PAC sono arrivati quando Paxton era nettamente surclassato negli investimenti. C’è poi una sequenza temporale. Le donazioni di Musk al Senate Leadership Fund hanno preceduto la decisione, presa a fine agosto dal super PAC dopo mesi di esitazione, di lanciare una campagna pubblicitaria pro-Paxton che ha raggiunto i 149 milioni. Quei soldi potrebbero aver reso possibile la svolta. Un legame diretto, però, non è documentato.
Guerra culturale e socialismo
I messaggi battono su due temi: le questioni transgender e lo spettro del socialismo. Agli attivisti in Texas viene chiesto di attaccare Gina Hinojosa, candidata democratica a governatore, sul suo operato in materia. Sulle porte compaiono volantini che attribuiscono a Talarico una «agenda trans radicale». In Iowa il bersaglio è Josh Turek. I democratici vengono accostati al sindaco di New York Zohran Mamdani e ad Alexandria Ocasio-Cortez. Online arrivano messaggi personalizzati con il nome di battesimo dell’elettore.
Musk ha una figlia transgender, con cui ha avuto scontri pubblici. Lui stesso ha lasciato intendere che quella vicenda abbia alimentato il suo impegno politico.
«Se i democratici prendono il controllo di Washington e vincono le corse chiave per governatori e procuratori generali a novembre, l’America rischia di diventare un Paese socialista, woke e senza confini», ha dichiarato Andrew Romeo, portavoce di America PAC. Dal campo di Talarico ha risposto il responsabile della campagna, Seth Krasne: «Mentre la Corte Suprema crea nuove scappatoie per miliardari e interessi particolari che sostengono i loro burattini, continueremo a costruire un movimento per restituire il potere ai lavoratori».
Il precedente del 2024
Due anni fa America PAC aveva ricevuto da Musk 239 milioni. Musk era stato l’unico finanziatore di un comitato intitolato alla giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, l’«RBG PAC», con 20,5 milioni. Quel comitato diffuse spot che accostavano le posizioni di Ginsburg sull’aborto a quelle di Trump. La nipote, Clara Spera, lo definì un affronto all’eredità della nonna. America PAC aveva inoltre pagato 40,5 milioni a una società, la United States of America Inc, registrata a un indirizzo riconducibile a Musk, senza che fosse chiaro l’uso di quei fondi. Poi c’era la lotteria da un milione al giorno in Pennsylvania: un giudice la lasciò proseguire, ma Musk è stato citato in giudizio da partecipanti che si sono sentiti ingannati.
Le stime aggiornate collocano oggi la spesa complessiva del 2024 intorno ai 290 milioni. Non tutti gli investimenti successivi sono andati a segno. Ad aprile 2025, in Wisconsin, il candidato sostenuto da Musk alla Corte Suprema statale, Brad Schimel, perse contro la giudice Susan Crawford, appoggiata dai democratici. Anche i 10 milioni puntati su un outsider repubblicano al Senato in Kentucky non hanno dato i risultati sperati.
La riconciliazione e il conflitto d’interessi
A maggio 2025 Musk aveva annunciato: «In termini di spesa politica, in futuro farò molto meno». Poco dopo è arrivata la rottura con Trump, con gli attacchi alla grande legge di politica interna del presidente e la minaccia di fondare un terzo partito. Oggi i due si sono ricuciti: tre apparizioni insieme nelle ultime due settimane. Giovedì scorso Trump lo ha chiamato «il nostro Thomas Edison dei tempi moderni».
Il coinvolgimento personale, però, è cambiato. Niente comizi, niente assegni giganti. Su X Musk ha scritto quest’anno appena sette post diretti sui candidati in bilico, cinque dei quali contro Talarico. Le decisioni operative sono affidate al suo consigliere Chris Young. Per la prima volta America PAC ha confermato che resterà attivo anche per le presidenziali del 2028.
Resta il nodo di fondo. L’impero di Musk vive anche di enormi contratti federali: SpaceX lavora con il Pentagono e la NASA per miliardi. Il Senato che Musk finanzia approva i bilanci e vigila sulle agenzie che quei contratti li assegnano. Il fornitore paga la campagna di chi controlla la spesa. È un conflitto d’interessi strutturale, che nessuna norma sui super PAC impedisce. Per Trump, che ha bisogno di soldi in un clima elettorale sfavorevole, la ritrovata intesa ha tutta l’aria di una convenienza reciproca.
Sul fronte opposto, nessun miliardario democratico si avvicina a queste cifre. I democratici usano il nome di Musk per raccogliere piccole donazioni. Il loro comitato per le assemblee statali denuncia che America PAC ha già speso oltre 800.000 dollari anche nelle elezioni locali. Ad agosto, prima dei nuovi dati, in testa alla classifica dei finanziatori delle midterm c’erano Marc Andreessen e Ben Horowitz, i due investitori della Silicon Valley.
Giovedì i rendiconti ufficiali arriveranno alla FEC. Il voto è fissato per il 3 novembre.