‘Ndrangheta stragista: Appello bis, attentati per cambiare leggi su carcere
La Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria deposita le motivazioni della sentenza bis che conferma gli ergastoli per Giuseppe Graviano, boss di Cosa Nostra, e Rocco Santo Filippone, esponente della ‘ndrangheta legato ai Piromalli. Secondo i giudici, la strategia stragista mirava a ottenere “una revisione degli equilibri politici e legislativi”, in particolare su ergastolo, 41-bis e normativa sui collaboratori di giustizia. La sentenza attribuisce a Filippone il ruolo di mandante degli agguati ai carabinieri dello Stretto nei primi anni ’90, incluso il duplice omicidio del 18 gennaio 1994 di Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, agendo da “snodo di raccordo” tra gli esecutori calabresi e la componente siciliana. Per i giudici Graviano non fu un “mero partecipe periferico” ma un esponente del gruppo dirigente che, insieme a Bagarella e Messina Denaro, usò le stragi come “strumento di pressione” sulle istituzioni. Il verdetto arriva dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione, che aveva chiesto di superare le contraddizioni nelle dichiarazioni dei pentiti Antonino Lo Giudice e Consolato Villani, superate grazie all’istruttoria riaperta su richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, nel frattempo nominato dal Csm procuratore aggiunto della Dna.