Questa dovrebbe far saltare sulla sedia: “Agirono per conto dello stato Ucraino”, il processo per il sabotaggio del Nord Stream in Germania

La procura tedesca accusa l’Ucraina del sabotaggio Nord Stream. Lo ha fatto oggi ad Amburgo, davanti al Tribunale regionale superiore anseatico, aprendo il processo contro Serhii Kuznietsov, 50 anni, ex ufficiale dell’intelligence ed ex capitano dell’esercito ucraino. Secondo l’accusa, fu lui a guidare la squadra che nel settembre 2022 fece saltare tre delle quattro condotte dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, sul fondo del Mar Baltico. Il commando, sostengono i magistrati, avrebbe agito su istruzione di «autorità statali ucraine».
È l’accusa più pesante mai formulata in sede ufficiale dalla Germania contro Kiev. Kuznietsov, il cui cognome compare anche nella grafia Kuznetsov, è stato arrestato l’anno scorso nel Riminese, dove era in vacanza con la famiglia. A novembre dello stesso anno è stato estradato in Germania.
L’accusa della procura tedesca: «Agirono per conto dello Stato ucraino»
A sostenere l’accusa è la Procura federale, l’ufficio che in Germania persegue terrorismo, reati contro la sicurezza dello Stato e crimini internazionali. Il procuratore Stefan Schmidt ha aperto così: «L’imputato, in quanto ufficiale delle forze armate ucraine, insieme ad altri militari, ha ideato nell’aprile 2022 un piano per distruggere i gasdotti transnazionali Nord Stream 1 e Nord Stream 2 che attraversano il Mar Baltico».
Poi il passaggio politicamente esplosivo: «Era assegnato a un’unità speciale di sabotaggio dell’esercito ucraino. L’imputato e gli altri membri del gruppo hanno agito per conto e secondo le istruzioni di autorità statali ucraine».
La sintesi dell’atto d’accusa diffusa dalla procura colloca invece la nascita del piano alla fine di febbraio 2022, cioè a pochi giorni dall’invasione russa. L’obiettivo, secondo i magistrati, era fermare per sempre le forniture di gas e impedire a Mosca di usare quei ricavi per finanziare la guerra.
I pubblici ministeri non hanno indicato quali autorità avrebbero dato l’ordine. E non hanno sostenuto che il presidente Volodymyr Zelensky fosse al corrente del piano.
I capi d’imputazione sono quattro: aver provocato un’esplosione, danneggiamento, interruzione di servizi pubblici e complicità in crimini di guerra, per l’attacco a un’infrastruttura civile.
La ricostruzione: uno yacht, cento chili di esplosivo
Secondo la procura, Kuznietsov entrò in Germania dalla Polonia circa tre settimane prima dell’attacco, con un passaporto ucraino falso. Il gruppo noleggiò da una società tedesca una barca a vela, l’Andromeda, tramite intermediari e documenti contraffatti. Partì dal porto di Rostock. Secondo inchieste giornalistiche tedesche, a bordo c’erano cinque uomini e una donna: lo yacht sarebbe salpato il 6 settembre 2022 e rientrato il 23.
Vicino all’isola danese di Bornholm, a 70-80 metri di profondità, i sub avrebbero fissato almeno quattro cariche da 14 a 27 chili ciascuna, quasi cento chili in tutto di esplosivo militare resistente alla pressione, dotato di timer.
Il 26 settembre 2022 i sismologi svedesi registrarono le esplosioni nell’arco di 17 ore. Secondo le stime degli scienziati, il gas fuoriuscito ha avuto sul clima un impatto pari a 15 milioni di tonnellate di anidride carbonica, circa un terzo delle emissioni annue della Danimarca. Gli animali marini entro 4 chilometri dal punto delle esplosioni sarebbero probabilmente morti.
La telefonata intercettata
Secondo diversi media tedeschi che hanno letto l’atto d’accusa integrale, dal carcere in Italia Kuznietsov avrebbe telefonato alla moglie a Kiev mentre gli investigatori ascoltavano. Le avrebbe detto che un avvocato gli aveva consigliato di ammettere che si era trattato di «un’operazione militare ufficiale». Il suo comandante, avrebbe aggiunto, doveva dichiarare che non erano «due militari pazzi».
Quel comandante, secondo le stesse fonti, sarebbe Roman Chervinskiy, nome già emerso in precedenti ricostruzioni basate su fonti d’intelligence. A luglio Chervinskiy ha dichiarato: «I tedeschi non hanno alcuna prova che Serhii abbia preso parte a questa operazione, ammesso che sia mai avvenuta». L’avvocato italiano di Kuznietsov, Nicola Canestrini, sostiene che nel fascicolo non ci sia alcuna «pistola fumante».
La difesa: «Nord Stream era un’arma russa»
In aula Kuznietsov ha parlato solo per confermare nome, data e luogo di nascita. Si dichiara innocente. I suoi legali, Canestrini e il tedesco Jes Meyer-Lohkamp, hanno chiesto l’archiviazione di tutte le accuse.
Il primo argomento riguarda la natura del bersaglio. «Nord Stream era un’arma della Russia: un’arma finanziaria, un’arma militare e un’arma politica», ha detto Canestrini. E ha chiesto alla corte: «È illegale distruggere l’infrastruttura di un aggressore senza fare del male ad alcun essere umano?».
Il secondo riguarda il crimine di guerra. «Dopo Bucha, dopo Mariupol, dopo la morte di migliaia di civili e il rapimento di bambini», il primo portato dalla Procura federale davanti a un giudice tedesco con questa accusa è «non un russo, ma un ucraino. Un cittadino del Paese invaso». Canestrini sostiene inoltre che la procura abbia ingannato i giudici italiani: l’estradizione era stata concessa per il solo sabotaggio.
Il terzo argomento è il segreto militare. «Non gli è permesso parlare. I suoi due superiori diretti gli hanno detto che non ha l’autorizzazione a rilasciare alcuna dichiarazione, nemmeno ai suoi avvocati», ha spiegato Meyer-Lohkamp. E ha aggiunto che per la legge tedesca «chi non può parlare non può essere condannato».
Sul piano delle prove, la difesa parla di indizi solo circostanziali: sullo yacht non ci sono le sue impronte e nessun testimone lo ha visto a bordo. I legali denunciano anche le condizioni di detenzione: 23 ore al giorno in cella. Kuznietsov è sotto protezione speciale perché lo si teme un possibile bersaglio di un attentato russo.
L’imputato nega. La sua difesa, però, si regge su un bersaglio militare legittimo e su un vincolo di segretezza imposto dai superiori per ragioni di sicurezza nazionale. Sono argomenti che collocano la vicenda dentro la catena di comando delle forze armate ucraine. Ad agosto Zelensky aveva detto: «L’Ucraina non ha mai partecipato ufficialmente ad alcuna operazione legata all’esplosione del Nord Stream». Quell’avverbio lascia aperta la porta a operazioni non ufficiali.
Il contesto: dai sospetti su Mosca al processo a un ucraino
Nord Stream 1 funzionava dal 2011. Era controllato da Gazprom, il colosso statale russo del gas, con quattro società energetiche europee come soci di minoranza. Nel 2022 copriva oltre il 15% delle importazioni di gas dell’Europa e circa la metà di quelle tedesche. Nord Stream 2, interamente di Gazprom, era pronto da settembre 2021 ma non è mai entrato in funzione: Berlino ne aveva sospeso l’autorizzazione poco prima dell’invasione. Ad agosto 2022 Mosca aveva già interrotto i flussi sul primo gasdotto.
Nei mesi successivi alle esplosioni, i governi occidentali puntarono il dito contro il Cremlino, anche se Gazprom era proprietaria e principale beneficiaria delle condotte. Mosca ha sempre definito assurda l’ipotesi di aver distrutto le proprie infrastrutture, e ha accusato i servizi americani e britannici e la NATO. Svezia e Danimarca hanno chiuso le loro indagini nel 2024. È rimasta solo la Germania. Lunedì il Cremlino ha detto di attendersi un «verdetto giusto» che riveli i nomi degli esecutori e dei mandanti.
In Polonia l’aria è diversa. Un tribunale polacco ha negato l’estradizione di un altro sospettato, sostenendo che, se anche fosse stata l’Ucraina, avrebbe avuto il diritto di colpire. Il premier Donald Tusk ha detto che il problema dell’Europa non è che Nord Stream 2 sia stato fatto saltare, ma che sia stato costruito. A Kiev l’analista Mykhaylo Honchar definisce «assurdo» il processo e richiama l’ipotesi di un’operazione russa sotto falsa bandiera. Aggiunge però: «Molti diranno: se sono stati i nostri, sono eroi».
Chi paga il conto
La Germania è il primo fornitore europeo di aiuti militari a Kiev. Il cancelliere Friedrich Merz era nella capitale ucraina il 4 ottobre con un nuovo pacchetto, che include la produzione congiunta di intercettori contro i droni russi. Il governo non commenta il processo e si appella all’indipendenza della magistratura.
Il risultato è che un organo dello Stato tedesco accusa uno Stato alleato di aver distrutto un’infrastruttura vitale per l’energia della Germania, nelle acque di Paesi dell’Unione che non erano in guerra. Dopo la rinuncia al gas russo, Berlino è rimasta dipendente da alternative più costose: un conto che ricade su famiglie e imprese. Il processo riguarda un solo uomo e la responsabilità penale. La questione di chi debba rispondere dei danni resta fuori dall’aula.
Stefan Meister, esperto di Russia del Consiglio tedesco per le relazioni estere, indica la domanda decisiva: quanto sia arrivato dal vertice politico ucraino e quanto sia stato preparato da ambienti interni ai servizi. «Non abbiamo ancora prove che Zelensky e l’amministrazione presidenziale fossero davvero coinvolti», osserva. Le prove di un coinvolgimento ucraino, secondo lui, rafforzerebbero Alternative für Deutschland (AfD), il partito di destra primo nei sondaggi da oltre un anno, che chiede di fermare gli aiuti militari a Kiev e di ripristinare i rapporti energetici con Mosca.
Le prossime udienze
Sono fissate 16 udienze fino al 17 dicembre, altre a gennaio. Il processo dovrebbe proseguire almeno fino a febbraio 2027. La data della sentenza non è nota.
I sospettati individuati dagli inquirenti tedeschi sono sette. Il secondo, il sub Volodymyr Zhuravlyov, è stato arrestato ad agosto a Pola, in Croazia, dove lavorava come consulente per un film di Hollywood proprio sul Nord Stream. Un tribunale croato ha approvato la sua estradizione in Germania. Lui ha chiesto asilo per evitarla.