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Cosa succede in Polonia: la crisi del Tribunale e la pista euro

Nawrocki rientra dal volo per il Senegal, Tusk parla di legalità ripristinata. L’opposizione: in gioco c’è lo złoty. Fatti, date e documenti.
Byoblu·02 novembre 2026
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Cosa succede in Polonia? Venerdì scorso, 30 ottobre, il presidente della Repubblica Karol Nawrocki era in volo verso il Senegal per una visita ufficiale. Intanto a Varsavia esplodeva lo scontro sulla guida del Tribunale costituzionale. Sette giudici eletti dal Sejm (la camera bassa del Parlamento polacco), la cui legittimazione è contestata dalla Presidenza, sono entrati nella sede della Corte. Una di loro, Anna Korwin-Piotrowska, ha annunciato la sospensione per un mese del presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski, e del vice, Bartłomiej Sochański, e ha rivendicato per sé la guida dell’organo che vigila sulla Costituzione. Su sua segnalazione di possibili rischi per i giudici e per l’ordine pubblico, la polizia ha schierato i reparti antisommossa davanti all’edificio, dove si radunavano i sostenitori del PiS (Prawo i Sprawiedliwość, cioè “Diritto e Giustizia”: il partito conservatore guidato da Jarosław Kaczyński). Il presidente della Repubblica Nawrocki ha fatto invertire la rotta all’aereo ed è rientrato nella capitale.

Da settimane, una parte dell’opposizione e dei media indipendenti polacchi sostiene che la posta in gioco sia più ampia: la banca centrale e la sostituzione dello złoty, la valuta di Varsavia, con l’euro.

Cosa è successo in Polonia

Rientrato a Varsavia, Nawrocki ha incontrato il primo presidente della Corte suprema, Zbigniew Kapiński, e con lui si è recato in piena notte al Tribunale. All’ingresso ci sono stati spintoni con un gruppo di giudici, tra cui la stessa Korwin-Piotrowska, ma alla fine il presidente è entrato. All’alba il suo capo di gabinetto ha letto davanti alla sede una dichiarazione: denunciava una «presa di controllo con la forza di un organo costituzionale dello Stato» e chiedeva che le «forze coercitive inviate dal governo» lasciassero l’edificio. Secondo la Presidenza, Święczkowski e Sochański (Presidente e vice-presidente del Tribunale) erano stati tenuti fuori dalla loro sede. Sulla stessa linea l’istituto giuridico conservatore Ordo Iuris, che con altre dieci organizzazioni ha firmato un appello sulla violazione della separazione dei poteri.

Il governo racconta un’altra storia. Il ministro della Giustizia Waldemar Żurek ha accusato Nawrocki di essersi aperto la strada con la forza. Il primo ministro Donald Tusk, in un discorso ufficiale, ha sostenuto che i giudici sono stati eletti legalmente e che la vecchia dirigenza ne bloccava il lavoro in modo arbitrario. Quanto alla polizia, ha detto che si sarebbe limitata a proteggere persone e istituzione. Gli agenti stessi ripetono di non essere mai entrati nell’edificio e di aver presidiato solo l’esterno. Ma secondo cronache di EuroNews, invece, la polizia sarebbe entrata anche nella sede del Tribunale.

La Commissione europea ha ricordato che spetta al Parlamento eleggere i giudici costituzionali.

Una guerra sui giudici che dura da anni

La contesa non nasce adesso. Comincia con le nomine al Tribunale fatte durante i governi di Diritto e Giustizia (PiS), il partito conservatore che ha guidato il Paese fino alla fine del 2023, nomine criticate dagli organismi europei. Con l’arrivo della coalizione di Tusk, il conflitto si è rovesciato.

Il 13 marzo il Sejm (ripetiamolo per agevolare la comprensione: il Sejm è la Camera bassa del Parlamento) ha eletto sei nuovi giudici, tra cui Korwin-Piotrowska, con 236 voti favorevoli e 185 contrari. Il 1° aprile Nawrocki ha ricevuto il giuramento di due soli eletti. Il 9 aprile gli altri hanno giurato in Parlamento: per la maggioranza vale, per la Presidenza no. Il 6 maggio la Corte europea dei diritti dell’uomo ha disposto una misura provvisoria a favore di quattro di loro. Il 13 ottobre la Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa in materia costituzionale, ha stabilito che il presidente non ha margine politico per rimettere in discussione la scelta del Sejm. Fra i giudici eletti in seguito figura anche Maciej Berek, già esponente dell’apparato di governo.

Il complotto per abbandonare lo Zloty a favore dell’euro

Iniziamo dal nodo giuridico. L’articolo 227 della Costituzione assegna alla Narodowy Bank Polski (NBP), la banca centrale, il diritto esclusivo di emettere moneta e decidere la politica monetaria. Il testo non nomina lo złoty. Ma il 24 giugno la Commissione europea, nel suo rapporto annuale sulla convergenza, ha certificato che la Polonia non è pronta per l’euro. Tra i motivi c’è proprio la Costituzione: l’allegato tecnico indica i commi 1 e 6 dell’articolo 227 fra le norme incompatibili con l’Eurosistema, cioè la rete formata dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali dei Paesi dell’euro.

Sul fronte della banca centrale il Tribunale ha già preso posizione. Con la sentenza K 23/23 dell’11 gennaio 2024 ha bocciato il meccanismo che sospendeva in automatico il governatore della NBP (Narodowy Bank Polski, la banca nazionale polacca) se il Sejm lo avesse deferito al Tribunale di Stato, l’organo che giudica la responsabilità costituzionale delle alte cariche. La sentenza tutela l’indipendenza della banca; non concede un’immunità generale.

Il governatore è Adam Glapiński. Dal 2024 una commissione parlamentare istruisce un procedimento contro di lui. Le accuse riguardano il presunto finanziamento indiretto del deficit tramite acquisti di titoli, operazioni ritenute non autorizzate e violazioni del principio di apoliticità. La Costituzione polacca, come i trattati europei, vieta alla banca centrale di finanziare lo Stato. Nel 2020-2021, durante il Covid, la NBP ha acquistato sul mercato secondario titoli di Stato e obbligazioni garantite dallo Stato, emesse da enti pubblici per pagare gli aiuti. Lo Stato emetteva debito e la banca centrale lo comprava, sia pure passando per il mercato. Insomma, si vieta a uno Stato di finanziarsi battendo moneta, sostanzialmente. Cosa che piace tanto ai neoliberisti e alle banche, che in questo modo possono controllare gli stati.

La maggioranza parla di otto contestazioni. Glapiński le respinge. Il 9 ottobre la commissione ha approvato la relazione che propone di portarlo davanti al Tribunale di Stato.

Intanto il governo si era mosso sulla giurisprudenza. Con l’ordinanza n. 57, firmata il 22 settembre e pubblicata il 2 ottobre, Tusk aveva creato un gruppo che studia gli effetti delle sentenze dei tribunali, anche sulle competenze degli organi dello Stato e sugli obblighi internazionali della Polonia. Può preparare raccomandazioni, pareri e bozze di ricorso. Il testo non cita l’euro e non dà al gruppo poteri sul Tribunale, ma certamente rappresenta una mossa importante da valutare per chiarire l’esistenza di una strategia complessiva di Tusk.

Il 15 ottobre un’inchiesta giornalistica polacca, basata su fonti governative, ha rivelato l’esistenza di circa 50 questioni, divise in tre elenchi, pronte per il Tribunale rinnovato: leggi da impugnare, vecchie sentenze da riesaminare, ricorsi già presentati dal presidente. Joanna Knapińska ha confermato il lavoro del gruppo. Gli elenchi completi non sono stati pubblicati. Qual è lo scopo di Tusk?

Introdurre l’euro in Polonia

L’ipotesi monetaria circolava prima del 30 ottobre. Il 6 ottobre il deputato del PiS Sebastian Kaleta, ai microfoni di Radio Wnet, ha sostenuto che il governo volesse prendere il Tribunale per aggirare il presidente. La sua conclusione: «In ultima analisi, ritengo che si tratti di introdurre l’euro in Polonia, semplicemente».

Nei giorni successivi la tesi si è allargata. Il 9 ottobre la deputata Iwona Arent, stando a quanto riportato da Niezależna, ha letto il procedimento contro Glapiński come una pressione sulla sovranità monetaria. Lo stesso periodo l’avvocato Bartosz Lewandowski, su TV Republika, ha ipotizzato una «via veloce» verso l’eurozona. Il 10 ottobre la giornalista Katarzyna Gójska ha prospettato una paralisi del vertice della NBP a novembre, alla scadenza di un mandato. Il 17 ottobre il blogger Romuald Kałwa, su Salon24, ha messo in fila la catena: Tribunale, banca centrale, sovranità monetaria, euro. Il deputato Andrzej Śliwka, su wPolityce, ha indicato il Tribunale come primo fronte e la banca centrale come il successivo. Il 19 ottobre, alla radio pubblica, Karol Karski del PiS ha collegato il nuovo Tribunale al superamento dello złoty. Si è spinto anche oltre: con l’ingresso nell’euro, ha sostenuto, le riserve auree polacche finirebbero trasferite in Germania. È un argomento che fa presa, perché negli ultimi anni la NBP ha accumulato oro in grandi quantità, oltre 600 tonnellate secondo lo stesso Glapiński, e ne ha fatto un simbolo di sovranità. Sempre il 19 ottobre il commentatore Olaf Swolkień ha inserito la crisi in una critica più ampia alla perdita di sovranità.

Il 1° novembre, sul portale Fronda, Lewandowski ha individuato come obiettivo la revisione della sentenza K 3/21 del 7 ottobre 2021, con cui il Tribunale aveva contestato alcune interpretazioni del primato del diritto europeo. Un Tribunale con una nuova maggioranza potrebbe cambiare orientamento sulla K 23/23 e sulla K 3/21, indebolire le difese della banca centrale e preparare, nel medio periodo, il terreno istituzionale per la moneta unica.

Precisazioni utili

Un Tribunale, da solo, non cambia la Costituzione. L’articolo 235 richiede almeno due terzi dei voti al Sejm e la maggioranza assoluta al Senato. Per adottare l’euro servono poi i criteri economici di convergenza su prezzi, conti pubblici, tassi e cambio, oltre all’ingresso nell’ERM II, il meccanismo di cambio che fa da anticamera alla moneta unica. Oggi la Polonia non ne fa parte. Il Paese, entrato nell’Unione senza un’esenzione come quella danese, è comunque obbligato ad adottare l’euro quando le condizioni saranno soddisfatte. Per Tusk, ex presidente del Consiglio europeo ed europeista convinto, si tratterebbe dunque di creare un percorso che gradualmente porti a rimuovere gli ostacoli.

Lo stesso governo Tusk, tuttavia, formalmente non avrebbe in agenda l’adozione dell’euro. Nel rapporto annuale sulla convergenza pubblicato a dicembre 2025, il ministero delle Finanze polacco scrive che, al livello attuale di sviluppo, l’ingresso nell’eurozona «potrebbe costituire una fonte di squilibri per l’economia». E rileva che la Polonia non soddisfa oggi nessuno dei quattro criteri di adesione: inflazione, tassi d’interesse, deficit pubblico e stabilità del cambio. Anche volendo, i tempi non sarebbero brevi: prima di adottare l’euro, lo złoty dovrebbe restare agganciato alla moneta unica per almeno due anni, con un cambio stabile. È una sorta di anticamera dell’eurozona in cui la Polonia non è mai entrata. Ma certo: si comincia sempre abbattendo il primo ostacolo, e poi si passa al secondo.

Quanto all’ipotesi di Karski sul trasferimento delle riserve auree, l’Eurosistema non prevede la cessione di tutto l’oro nazionale. Le banche centrali che entrano nell’euro conferiscono alla Banca centrale europea solo una quota delle proprie riserve, in proporzione al loro peso nel capitale della BCE, e l’oro ne è una parte minoritaria. Il resto rimane alla banca nazionale. Tuttavia la cessione anche di una parte delle riserve auree di un paese non è certamente un elemento trascurabile quando si parla di sovranità. Va da sé che si è sovrani quando si hanno risorse per difendere la propria sovranità in piena autonomia e indipendenza.

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