Proteste Sud, camionista: la ‘ndrangheta sono i colletti bianchi. Dobbiamo avere il coraggio di farci arrestare.

Un autotrasportatore del Sud, presumibilmente calabrese, di cui non conosco il nome, parla ai colleghi in mobilitazione. Chiede di proseguire il fermo a oltranza, di non avere paura delle forze dell’ordine e di pretendere la restituzione delle accise sul gasolio. Alle voci di infiltrazioni mafiose nelle proteste risponde così: la vera ‘ndrangheta sono i colletti bianchi.
«Ci hanno preso per il culo, destra e sinistra»
Il primo bersaglio è la politica, senza distinzioni di schieramento. «Ci hanno preso per il culo, bello e buono», dice. «Sono politici, prendono per il culo a tutti, destra e sinistra. Hanno fatto schifo fino ad ora».
Poi arriva la richiesta: «A noi ci devono ridare le accise, perché ne stanno guadagnando troppi soldi su di noi. E basta, è finita sta storia».
Le accise sono imposte fisse per ogni litro di carburante. Sopra di esse si applica l’IVA, che viene calcolata anche sulla parte di accisa. Per chi vive di gasolio, come un autotrasportatore, sono una voce di costo pesante e costante.
«Se avete paura della Digos, restatevene a casa»
Il passaggio più duro riguarda il metodo. La protesta educata non porta risultati: «Se c’è chi non ce la fa ad avere la forza di stare sulla strada e non vuole farsi arrestare, non facciamo niente. Perché con le buone non si ottiene niente».
E ancora: «Se abbiamo paura della Digos, se abbiamo paura dei carabinieri, se abbiamo paura della polizia, restiamocene a casa!». La Digos è la divisione della Polizia di Stato che si occupa di ordine pubblico e di indagini a sfondo politico. Durante le manifestazioni identifica i partecipanti e raccoglie informazioni. «Non ce l’hanno il coraggio di spararci! Non hanno la forza adesso di prendere una pistola, puntarmela alla testa», aggiunge.
In un passaggio evoca azioni estreme: «Costi quel che costi, la distruzione, gli bruciamo i camion, buttiamo le chiavi sotto i ponti, ci mettiamo a terra sdraiati sulla strada». Dalla registrazione non si capisce se si riferisca ai propri mezzi, come gesto simbolico di chi abbandona il lavoro, o ad altro.
No all’«accontentino»: servono regole certe
Nel discorso compare un riferimento a una cifra. «A me 60 centesimi non servono. A me serve la ristrutturazione del settore. Le regole certe ci devono dare. No l’accontentino».
Lo sconto una tantum non basta. Chiede un intervento sull’intero comparto. Poi rivendica il diritto di decidere: «Loro non possono decidere cosa dobbiamo fare noi e cosa non dobbiamo fare».
L’autotrasportatore ricorda che stanno lottando non per sé stessi, ma per chi verrà dopo. «Non per noi, ragazzi! Per quelli che verranno dopo di noi. Noi gli stiamo togliendo tutto!». Racconta di colleghi che si stanno mangiando le case costruite dai genitori e dai nonni pur di restare sulla strada. «Come si fa ad andare avanti così ancora?».
«’Ndranghetisti sono loro, i colletti bianchi»
In chiusura risponde a chi ha parlato di infiltrazioni criminali nelle proteste. «È inutile che parlano di ‘ndrangheta, infiltrati, associazioni, questo, quello e quell’altro. ‘Ndranghetisti sono loro! I colletti bianchi! Loro sono gli ‘ndranghetisti!».
E spiega cosa intende: «Hanno capito l’ignoranza che noi abbiamo. Loro con le loro scuole, con le loro lauree, hanno fatto sempre così!».
Accise: il nodo è strutturale
Le richieste di fondo, toni esasperati a parte, toccano un problema concreto.
Quando il prezzo del gasolio sale, lo Stato incassa di più, perché l’IVA cresce insieme al prezzo. Spesso una parte di questo extra viene poi restituita con tagli temporanei o rimborsi, presentati come aiuti. Per gli autotrasportatori esiste già un rimborso parziale delle accise sul gasolio usato dai mezzi pesanti. È un meccanismo che va chiesto a ogni scadenza e non cambia il costo strutturale del carburante.
La distinzione fatta nel video tra «accontentino» e «regole certe» coincide con questo punto. Un taglio provvisorio si esaurisce. Un settore che lavora con margini ridotti avrebbe bisogno di sapere quanto pagherà il carburante nei prossimi anni, e con quali regole.
Infine, arriva la previsione: la protesta si allargherà: «Si fermerà la Sicilia, si fermerà la Campania, si fermeranno tutte le regioni dietro di noi».