Il Regno Unito si prepara all’apocalisse: cibo per 3 giorni, contanti, istruzioni su come scaldarsi: il piano “State pronti”

Il governo britannico chiede a tutte le famiglie del Paese di tenere in casa cibo e acqua per tre giorni, una scorta di contanti, una torcia e una radio a manovella o a batterie. Lo scopo è affrontare blackout, alluvioni, incendi, attacchi informatici o sabotaggi alle infrastrutture. La campagna si chiama “Be Ready” ed è comparsa ieri sul portale governativo, corredata da una lista stampabile da tenere a portata di mano. Oggi il primo ministro Andy Burnham l’ha rilanciata a Liverpool, durante un vertice sulla preparazione alle emergenze. L’iniziativa durerà tre anni e nelle prossime settimane sarà accompagnata da spot radiofonici e da una campagna sui social.
«Stiamo parlando con le persone di come essere meglio preparate, perché viviamo in un mondo in cui gli eventi imprevisti sembrano diventare sempre più frequenti», ha spiegato Burnham. «Si tratta semplicemente di avere in casa quelle scorte che consentano di superare quei momenti».
Cibo per 3 giorni, acqua e contanti: la lista del governo britannico
Il principio guida è l’autosufficienza per 72 ore, il tempo necessario, secondo il sito ufficiale, a «cavarsela mentre i soccorsi raggiungono chi ha più bisogno».
Le indicazioni sono dettagliate. Per l’acqua si parla di tre litri a persona al giorno solo da bere, più una quantità aggiuntiva per cucinare e lavarsi. Il cibo deve essere a lunga conservazione e non deve richiedere né frigorifero né cottura: carne, pesce e verdure in scatola, frutta secca e disidratata. Il governo consiglia di comprare alimenti che si mangiano abitualmente, così da poterli consumare e rinnovare senza sprechi.
Nella lista figurano coperte, sacchi a pelo e abiti pesanti, perché una casa senza riscaldamento si raffredda in fretta. Le torce sono preferite alle candele, considerate un rischio d’incendio. Serve un power bank per ricaricare telefoni e dispositivi durante le interruzioni di corrente. Il denaro va tenuto in un mix di monete e banconote, nel caso in cui i pagamenti elettronici o i bancomat smettano di funzionare. L’importo dipende dalle esigenze di ogni nucleo familiare.
Il documento raccomanda poi di conservare copie stampate di passaporti, certificati di nascita, polizze assicurative e istruzioni dei dispositivi medici da cui si dipende. Va annotata su carta la frequenza delle stazioni radio nazionali e locali, l’unico canale affidabile se la rete cade. Per i neonati è preferibile il latte artificiale già pronto, perché potrebbe non essere possibile far bollire l’acqua per quello in polvere.
Le famiglie sono invitate a verificare ciò che hanno già, individuare le lacune, compresi farmaci, alimenti per l’infanzia e cibo per animali, e completare la scorta gradualmente durante la spesa ordinaria, così da distribuire i costi ed evitare corse agli acquisti. Il kit va controllato ogni sei mesi per sostituire i prodotti scaduti. Il governo suggerisce anche di parlare con i vicini e scambiarsi i contatti, per sapere chi può aiutare chi durante un’interruzione.
Completano l’elenco una borsa d’emergenza con l’essenziale per un’evacuazione rapida e una dotazione per l’auto: torcia, caricatore, abiti caldi, coperte, giubbotto ad alta visibilità, cavi per la batteria, cibo, bevande e una pala per la neve.
Streeting e la minaccia degli “attori statali ostili”
A spiegare le ragioni della campagna è stato il ministro della Difesa Wes Streeting, intervenuto all’inaugurazione di un impianto per la produzione di armamenti a Telford. Streeting ha citato incendi, alluvioni e attacchi informatici, ma il suo discorso è andato oltre il maltempo. «Siamo preparati all’eventualità che le catene di approvvigionamento essenziali vengano interrotte da attori statali ostili o da terroristi? Come ce la caveremmo se i sistemi di pagamento del supermercato sotto casa smettessero di funzionare?», ha chiesto. «Sono il genere di sfide e minacce quotidiane che potremmo trovarci ad affrontare, ed è giusto chiedere al Paese di essere pronto e a ciascuno di fare la propria parte».
Ai microfoni della BBC, lo stesso Streeting ha sintetizzato l’obiettivo del governo: cittadini «vigili, ma non allarmati».
Il contesto, però, è quello di una crescente retorica bellica. La settimana scorsa il capo dell’Esercito, il generale Sir Roly Walker, aveva sollecitato una «conversazione franca» con l’opinione pubblica sulla preparazione alla guerra. Alti funzionari e vertici militari hanno indicato apertamente il rischio di sabotaggi e perfino di un attacco russo.
Il ministro per la Sicurezza Dan Jarvis ha scelto toni più domestici: «Adottando semplici accorgimenti per essere pronte a emergenze quotidiane come le tempeste violente, le persone possono ridurre la pressione sui servizi di soccorso, aiutandoli a concentrarsi su chi ha più bisogno». Secondo Jarvis, la campagna allinea il Regno Unito agli altri Paesi europei, «dove consigli di questo tipo fanno parte della vita di tutti i giorni».
Cyberattacchi, la falla PHP e i siti governativi offline
La campagna coincide con un’emergenza informatica concreta. Stando a quanto riportato da alcune fonti indipendenti, organizzazioni di tutto il mondo sarebbero alle prese con una grave vulnerabilità di PHP, il linguaggio di programmazione su cui gira la maggior parte dei siti web. Downing Street avrebbe confermato che nessun grande servizio critico rivolto al pubblico è stato colpito, ma 32 siti governativi sarebbero stati messi offline in attesa della soluzione. Il National Cyber Security Centre, l’agenzia britannica per la sicurezza informatica, lavorerebbe al problema insieme a OpenAI e a partner internazionali. Sono dettagli che attendono ulteriori conferme, ma descrivono con precisione il tipo di fragilità che la campagna chiede di mettere in conto.
Prepararsi alle emergenze in Europa: Francia, Irlanda, Paesi Bassi
L’iniziativa era attesa da mesi. Era stata annunciata dal precedente governo di Keir Starmer ed è arrivata con l’esecutivo guidato da Burnham, già sindaco della Greater Manchester, senza particolare clamore. Londra si allinea a Francia, Irlanda e Paesi Bassi, che hanno già diffuso indicazioni analoghe. L’Unione europea, nella sua strategia sulla preparazione presentata nel 2025, aveva raccomandato ai cittadini di dotarsi di scorte per 72 ore, mentre la Svezia ha distribuito a tutte le famiglie un opuscolo dal titolo esplicito: «Se arriva la crisi o la guerra».
Nel Regno Unito diverse amministrazioni locali seguivano già questa strada. In Scozia il portale Ready Scotland indica da tempo l’obiettivo delle 72 ore e suggerisce di condividere con i vicini risorse come il gas per i fornelli da campeggio. Le linee guida scozzesi riportano anche le indicazioni della Food Standards Agency, l’ente britannico per la sicurezza alimentare: in caso di blackout si consumano prima i cibi refrigerati, poi i surgelati, infine quelli in dispensa. Se manca il riscaldamento, si consiglia di riunire tutta la famiglia in una sola stanza e di coprire le finestre con le coperte. Nel Warwickshire la regola per chi si trova vicino a un incidente è sintetizzata in tre verbi: entrare, restare in casa, sintonizzarsi sulla radio. Alcune vecchie indicazioni comunali, come quelle del distretto di Stafford, parlavano di scorte per «almeno due giorni». L’asticella si è alzata.
Russia e sabotaggi, il peso della retorica di guerra
Il governo presenta la campagna come una misura di buon senso civico, ma i suoi stessi esponenti la inseriscono in una cornice esplicitamente geopolitica. Mosca ha sempre respinto le accuse di voler aggredire Paesi della Nato e di essere dietro ai sabotaggi attribuiti al Cremlino in Europa. Nelle fonti disponibili non compaiono elementi specifici su minacce imminenti contro il territorio britannico.
Preparare le famiglie a tempeste e blackout è una politica di protezione civile, con benefici verificabili per i cittadini. Evocare il nemico esterno senza prove puntuali produce invece un clima di mobilitazione permanente che rischia di orientare il dibattito pubblico, a partire dalla spesa militare, più che proteggere le persone.
Contanti e pagamenti digitali, l’ammissione del governo
L’aspetto più significativo della lista riguarda il denaro. Un governo occidentale raccomanda ufficialmente di tenere banconote e monete in casa perché i pagamenti elettronici e i bancomat possono fermarsi. È il riconoscimento esplicito che un sistema interamente digitale è vulnerabile, e che il contante resta l’ultima garanzia per comprare pane e medicine quando la rete cade. In una fase in cui molti governi spingono verso l’abbandono della moneta fisica, gli europei si preparano a subire dall’anno prossimo l’euro digitale (leggere qui con attenzione l’approfondimento di Byoblu e qui l’avvertimento di Hoskinson) la scelta di Londra mette al centro la capacità delle famiglie di cavarsela da sole.
Il primo banco di prova potrebbe arrivare presto: secondo i media britannici, il Met Office ha diramato allerte per le tempeste Austen e Boelo, attese sul Paese nei prossimi giorni. Sempre che il problema siano i fenomeni meteorologici. Possibile, ma non plausibile.