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Cronaca

Rivolta trattori e agricoltori al Sud contro il caro gasolio: Vogliamo solo vivere del nostro lavoro. Ma nessun tg ne parla.

Nata il 28 settembre in Calabria, la protesta di agricoltori e camionisti tocca Sicilia, Puglia e Lazio. Da domani il fermo Fedralog.
Byoblu·15 ottobre 2026

La rivolta dei trattori contro il caro gasolio è partita dalla Calabria il 28 settembre. In poco più di due settimane è diventata una mobilitazione dell’intero Mezzogiorno. Agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori presidiano svincoli, caselli e depositi di carburante in Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata, con iniziative anche nel Lazio. La causa comune è il prezzo del gasolio, che costringe molte aziende a lavorare in perdita. Per oggi il Movimento Territorio e Agricoltura (MTA) aveva annunciato il blocco completo della Calabria insieme agli autotrasportatori. Da domani al 20 ottobre si fermeranno i camionisti aderenti a Fedralog.

Rivolta trattori in Calabria, l’assedio ai depositi di Vibo Marina

Il punto più sensibile della protesta calabrese è Vibo Marina. All’alba di lunedì 5 ottobre decine di aderenti all’MTA hanno chiuso con i trattori gli accessi ai depositi di Eni e Meridionale Petroli. Secondo quanto riferito, da quell’impianto passa oltre il 60% dei rifornimenti della rete regionale. Il blocco è stato ripetuto lunedì scorso.

Nel frattempo i presidi si sono moltiplicati: Spezzano Albanese, San Marco Argentano, Tarsia, lo svincolo di Falerna e l’accesso all’A2 dalla Statale 18, l’area di Sibari. A Castrovillari camion e trattori occupano lo snodo di contrada Bianchino. Ci sono stati cortei a Cosenza e a Lamezia Terme, dove gli agricoltori hanno bloccato anche l’aeroporto internazionale.

Matteo Talarico, presidente dell’MTA, ricorda che il movimento è nato con i rincari del 2022 e dice che i presidi resteranno finché non arriveranno «risposte concrete e carte scritte». Le richieste sono quattro:

  • un ristoro immediato a fondo perduto, cioè un contributo diretto che non va restituito;
  • un tetto massimo al prezzo del gasolio e ai costi di produzione;
  • la modifica del decreto-legge 198;
  • interventi contro i danni della fauna selvatica, a partire dai cinghiali.

«Vogliamo solo vivere del nostro lavoro», sintetizza Talarico.

Caro gasolio, gli agricoltori calabresi contro la Regione

Il rapporto con le istituzioni regionali è il nodo più teso. Maurizio Mazzotta, vicepresidente dell’MTA, lo riassume così: «Dalla Regione ci aspettavamo tanto, ma abbiamo ricevuto zero». Il movimento dice di non aver mai incontrato il presidente Roberto Occhiuto. Un contatto con l’assessore all’Agricoltura Gallo, all’uscita di Pizzo, si è chiuso secondo Mazzotta senza alcun esito. Il vicepresidente ha minacciato anche di bloccare le elezioni nei comuni della provincia di Catanzaro, se non arriveranno soluzioni.

Un solo amministratore ha rotto il silenzio delle istituzioni locali. Domenico Giampà, sindaco di San Pietro a Maida, è andato al presidio di Lamezia Terme. Secondo Giampà i territori «più marginali» e «più interni» saranno «i primi a soffrire», e il rincaro del carburante «è alla base del rincaro di tutto». Il sindaco ha detto di parlare a nome di altri primi cittadini del Lametino e della provincia di Catanzaro.

Il 9 ottobre la protesta si è allargata oltre le campagne. Il Collettivo Addunati ha unito le istanze degli agricoltori a quelle di famiglie, lavoratori e precari colpiti da bollette e affitti. Santino Piccoli, esponente del collettivo, attribuisce questi rincari a uno «stato di guerra permanente causato da Stati Uniti e Israele».

Autotrasportatori e caro carburante, i conti dei camionisti

In Puglia i Tir sono fermi dall’11 ottobre nel Foggiano: ai caselli di Poggio Imperiale e Cerignola, sulla Statale 17 e nelle aree di servizio della Statale 16. Lunedì 12 la Prefettura di Campobasso ha chiuso per precauzione l’A14 tra Termoli e Poggio Imperiale. Sulla carreggiata c’erano mezzi pesanti in sosta e materiali.

I numeri forniti dagli autotrasportatori spiegano la tensione. Nel Brindisino si parla di mille euro di costi in più ogni quattro giorni di lavoro. In Sicilia le perdite sono stimate tra 700 e 900 euro al giorno per ogni mezzo. La categoria chiede un prezzo massimo del gasolio riservato ai trasporti oppure pedaggi più bassi.

C’è anche una questione di equità tra settori. Eni ha esteso uno sconto del 20% al gasolio agricolo e a quello per la pesca venduto all’ingrosso. I camionisti però ne restano esclusi. Si avvicina inoltre la scadenza del taglio delle accise, le imposte fisse che pesano su ogni litro di carburante. Se il taglio non verrà rinnovato, il prezzo alla pompa salirà ancora. I blocchi intanto rallentano le forniture verso il resto del Paese, soprattutto quelle di frutta e verdura.

Crisi dell’olio in Puglia, olivicoltori e Coldiretti in piazza a Bari

In Puglia al caro carburante si somma la crisi dell’olio. Lunedì scorso migliaia di produttori, frantoiani e cooperative hanno manifestato davanti alla Prefettura di Bari. La protesta era promossa dal comitato Orgoglio Olivicolo con il sostegno di Confagricoltura Bari-Bat. Secondo il comitato, il comparto conta oltre 16mila imprese olivicole e 720 frantoi. Gli occupati diretti sono più di 20mila, a cui si aggiungono 10-12mila persone nell’indotto.

Le richieste principali sono quattro:

  • il riconoscimento dello stato di crisi;
  • l’attuazione piena del Documento di accompagnamento olivicolo, il Dao;
  • un piano nazionale di controlli antifrode;
  • il ritiro e lo stoccaggio dell’olio invenduto per sostenere i prezzi.

Il Dao è il sistema elettronico di tracciabilità annunciato il 9 ottobre dal ministro Francesco Lollobrigida. Gli olivicoltori lo hanno accolto con favore, ma hanno confermato la mobilitazione. A settembre il ministero aveva stanziato 40 milioni per la «Cambiale Frantoi Oleari», gestita da Ismea: prestiti a tasso zero fino a 50mila euro. Per Confagricoltura la misura non basta, perché un prestito non svuota i silos pieni di olio invenduto. «Il tempo degli interventi spot è finito: serve un piano organico», sostiene l’associazione.

Ieri sono scesi in piazza anche gli agricoltori di Coldiretti. Circa cinquemila, in gran parte olivicoltori, hanno sfilato in trattore sul lungomare di Bari. Oggi il capoluogo pugliese ospita un’altra vertenza. Circa un migliaio di lavoratori dell’ex Ilva di Taranto protesta sotto la sede della Regione e chiede chiarezza sul futuro dello stabilimento. Martedì prossimo, 20 ottobre, la Cassazione si pronuncerà sulla sospensione dell’area a caldo, ordinata a luglio dalla Corte d’Appello di Milano.

Proteste al Sud, le prossime tappe della mobilitazione

Il calendario dei prossimi giorni è fitto. Con il fermo Fedralog i camion siciliani resteranno nei piazzali, mentre in Calabria è previsto un blocco parziale della Statale 18. Secondo l’MTA, anche Livorno e la Sardegna si stanno organizzando. Orgoglio Olivicolo ha prospettato altri presidi nel Sud e una manifestazione a Roma, in mancanza di risposte.

I diversi fronti hanno un tratto comune: l’energia costa sempre di più, mentre il reddito di chi produce e trasporta si riduce. Le misure adottate finora sono prestiti agevolati, sconti limitati ad alcune categorie e strumenti di controllo. Agricoltori e camionisti chiedono invece un prezzo massimo del carburante e ristori diretti. Su queste due richieste, a oggi, non risultano impegni né della Regione Calabria né del governo.

Byoblu si impegna a seguire da vicino le proteste al Sud.

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