Allarme salmonella: attenzione ai pomodorini e ciliegini. Per ora, non consumateli crudi.

La salmonella nei pomodorini crudi ha portato a nuovi divieti nelle mense italiane. Già in Lombardia, molte scuole avevano avvisato le famiglie sul fatto che per il rischio salmonella non avrebbero più dato verdura cruda ai bambini. Da ieri l’Emilia-Romagna vieta di servire ciliegini e datterini non cotti nelle mense scolastiche, negli ospedali, nelle Rsa e nelle case di cura. La Toscana ha sospeso nelle stesse strutture i pomodorini crudi provenienti dalle province di Ragusa e Caltanissetta. Proprio nel Nisseno, a Gela, il sequestro di un lotto prodotto in zona ha portato all’apertura di un fascicolo da parte della procura di Brescia. Secondo esponenti politici locali, il comparto serricolo registra già difficoltà nelle vendite e chiede che gli esiti delle analisi vengano resi pubblici al più presto.
Salmonella e pomodorino di Gela, l’inchiesta e la richiesta di trasparenza
Nei giorni scorsi il segretario cittadino di Forza Italia, Vincenzo Cirignotta, si è rivolto al sindaco Terenziano Di Stefano. Il primo cittadino aveva partecipato a un vertice sulla vicenda presso il dipartimento dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp). Cirignotta gli chiede, nella sua veste di massima autorità sanitaria locale, di acquisire i rapporti sulle analisi dei campioni di acqua e di pomodoro prelevati sul territorio.
La preoccupazione è di natura economica. «Le notizie diffuse in questi giorni stanno già determinando ripercussioni negative sulla commercializzazione del pomodoro coltivato nel comprensorio di Gela», scrive l’esponente azzurro. Alcune organizzazioni di produttori, aggiunge, faticano a vendere il prodotto. Il comparto delle serre, ricorda, è una delle principali attività economiche di Gela e Niscemi e dà lavoro a molte famiglie.
Cirignotta non contesta i controlli. Precisa che tutte le aziende devono rispettare le buone pratiche colturali e i protocolli igienico-sanitari previsti dalla legge. Chiede però di evitare «conclusioni premature» e di fondare ogni valutazione su «dati oggettivi», verificando «se e in quale misura le produzioni della Piana di Gela siano eventualmente interessate dalle problematiche segnalate».
Allo stato attuale, dalle informazioni pubbliche non risulta che il lotto sequestrato a Gela sia stato collegato con certezza ai ceppi responsabili dei focolai.
Pomodorini crudi vietati in Emilia-Romagna: cosa prevede l’ordinanza
L’ordinanza è stata firmata ieri dal presidente della Regione, Michele de Pascale. Riguarda tutti gli operatori pubblici e privati della ristorazione collettiva scolastica, socioassistenziale, ospedaliera e delle case di cura. Ciliegini e datterini potranno essere serviti solo dopo cottura, fino a nuova disposizione.
Il provvedimento richiama i casi di salmonellosi registrati tra il 2024 e quest’anno in diversi Paesi europei e in varie regioni italiane. I ceppi indicati sono due: Salmonella Strathcona ST2559 e Salmonella Typhimurium variante monofasica ST34. Secondo la Regione, i casi sono stati collegati al consumo di pomodorini crudi attraverso indagini epidemiologiche, microbiologiche e genomiche. A queste si aggiungono le valutazioni congiunte del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa).
In regione, il Centro di epidemiologia genomica dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (Izsler) ha individuato 112 casi riconducibili a S. Strathcona e 5 a S. Typhimurium monofasica. Il totale è quindi di 117 casi nell’arco di circa tre anni.
L’ordinanza ricorda inoltre che i sindaci possono estendere i divieti di vendita e somministrazione agli esercizi pubblici del proprio territorio. Chi non rispetta il provvedimento rischia una denuncia per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, prevista dall’articolo 650 del Codice penale.
Giuseppe Diegoli, responsabile del settore Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Regione, ridimensiona il quadro locale. «Non abbiamo veri focolai», spiega, parlando di «alcuni casi isolati di recente». La misura, precisa, è rivolta alle fasce più sensibili: bambini in età scolare e anziani.
Salmonella nei pomodorini, la Toscana indica Ragusa e Caltanissetta
La Toscana ha scelto un criterio diverso. La Direzione Sanità, welfare e coesione sociale ha sospeso i pomodorini crudi ciliegino e datterino provenienti dalle province di Ragusa e Caltanissetta. Lo stop vale anche per tutti i lotti di cui non sia possibile documentare con certezza la provenienza. Alcuni focolai hanno interessato scuole della provincia di Firenze.
La nota regionale consente l’uso del prodotto dopo una cottura che raggiunga almeno 75 gradi al cuore. Raccomanda inoltre la massima attenzione nella manipolazione degli alimenti, per evitare contaminazioni crociate.
Secondo la comunicazione toscana, da settembre diverse regioni hanno registrato un aumento delle notifiche di salmonellosi legate ai pomodorini crudi. Alcuni lotti sono già stati ritirati dal mercato e richiamati. Il 9 ottobre l’Italia ha notificato al Sistema di allerta rapido europeo per alimenti e mangimi (Rasff) la presenza dei due ceppi in pomodori ciliegino italiani. La segnalazione è classificata a rischio serio e riguarda prodotti distribuiti anche in Croazia e Slovenia.
Rischio salmonella, la valutazione del ministero della Salute
La task force istituita dal ministero della Salute ha collegato tra loro i focolai registrati in Puglia, Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia. A metà ottobre il dicastero ha inviato alle Regioni una nota sul livello di rischio. Il rischio è valutato basso per la popolazione generale e moderato per le persone vulnerabili e per le collettività.
Il principale ostacolo resta la tracciabilità. La filiera del pomodoro fresco è lunga e ramificata. Secondo la Regione Emilia-Romagna, non sempre permette di individuare gli operatori coinvolti né di distinguere tra la fase di produzione e quella di distribuzione.
Nasce da qui la distanza tra le due misure regionali. L’Emilia-Romagna vieta i pomodorini crudi senza distinguere l’origine. La Toscana indica invece due province siciliane. Per i produttori del Nisseno, il secondo approccio ha un effetto immediato sul mercato, anche per le aziende che non hanno alcun legame con i lotti contaminati. Per questo la richiesta di rendere pubblici gli esiti delle analisi riguarda sia la salute dei consumatori sia la tenuta di un intero settore.
Diegoli confida che il ministero individui la fonte della contaminazione nelle prossime settimane. Quando i produttori responsabili saranno identificati con certezza, l’ordinanza emiliano-romagnola verrà revocata. Fino ad allora, l’indicazione pratica delle autorità sanitarie è una breve cottura dei pomodorini prima del consumo, soprattutto quando sono destinati a bambini, anziani e persone fragili.