Sciopero generale, studente agli agenti: «Siamo fratelli». La GdF a Torino abbassa gli scudi.
«Non ce la facciamo ad arrivare a fine mese e la vostra situazione non è così diversa». Con queste parole uno studente universitario si è rivolto oggi a Milano ai poliziotti e ai finanzieri in tenuta antisommossa schierati lungo il percorso del corteo per lo sciopero generale. La protesta è stata proclamata dall’Unione sindacale di base (Usb) contro carovita, riarmo ed economia di guerra. «Il governo ci affama, devo fare cinquanta chilometri al giorno per andare in aula», ha detto il giovane, chiedendo agli agenti che cosa servisse per convincerli a scendere in piazza con i manifestanti. Poi ha aggiunto: «Non vi chiedo una rivolta violenta, ma pacifica».
L’appello riassume il tono prevalente di una giornata che ha portato cortei in oltre cinquanta città italiane. Poche ore dopo, a Torino, la stessa richiesta ha prodotto un gesto concreto: davanti all’imbocco dell’autostrada A4 la Guardia di finanza ha abbassato gli scudi su invito della folla. Nella stessa città, però, uno spezzone staccatosi dal corteo principale è arrivato al contatto con le forze dell’ordine davanti alla Prefettura, con cariche di alleggerimento e uso dell’idrante.
Sciopero generale a Milano, il corteo blocca la tangenziale Est

Sui numeri milanesi le stime divergono. Nel corso della mattinata si è parlato di 25mila persone, poi di circa 30mila; secondo altri resoconti i partecipanti avrebbero superato i 50mila. I cortei di partenza erano due: circa 15mila lavoratori dei sindacati di base mossi da piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale, e circa 10mila studenti partiti da piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico. I due spezzoni si sono uniti in piazzale Loreto.
L’obiettivo dichiarato alla vigilia era raggiungere la tangenziale Est e bloccarla «pacificamente». Così è stato. La carreggiata, chiusa preventivamente al traffico, è stata percorsa per oltre due chilometri e rimasta bloccata per circa un’ora e mezza, prima che il corteo rientrasse in città all’altezza dello svincolo di Lambrate. Non si sono registrati scontri.
La città era presidiata fin dal mattino, dopo i disordini del 17 e 18 ottobre. In via Vitruvio alcuni commercianti hanno abbassato le serrande al passaggio del corteo: «Abbiamo paura che distruggano il negozio come è successo ai colleghi il 17 ottobre». In piazza anche l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, secondo cui «i problemi sociali non si risolvono a colpi di decreto Sicurezza».
Sciopero generale a Torino, la Guardia di finanza abbassa gli scudi davanti all’A4
Il corteo torinese è partito da piazza Palazzo di Città dietro lo striscione «Stop carovita no alla guerra no al riarmo noi produciamo ricchezza voi ladri di futuro». Prima della partenza due bidoni di letame sono stati rovesciati davanti al municipio. Il percorso, concordato con la Questura, ha portato migliaia di persone verso Torino Nord, lungo via Milano e corso Giulio Cesare, fino a piazzale Romolo e Remo, dove si trova l’ingresso del tratto Torino-Milano dell’A4. L’accesso, presidiato e chiuso al traffico, è rimasto interdetto per circa un’ora.
Dal camion dell’Usb una voce si è rivolta al cordone: «Questa è una dimostrazione che noi non siamo violenti. Qui il conflitto non lo vogliamo. Noi non siamo contro nessuno. Noi siamo solo contro la miseria». E ancora: «Cara Guardia di finanza, fate i bravi. Siete i nostri fratelli». La folla ha scandito «Giù gli scudi» e i finanzieri li hanno abbassati, tra gli applausi. Dalla piazza qualcuno ha gridato: «Abbiamo bloccato la tangenziale». Dal furgone di testa gli organizzatori hanno rivendicato oltre 50mila presenze.

L’appello milanese e il coro torinese poggiano sulla stessa premessa: il carovita colpisce anche chi indossa una divisa. È un argomento che sposta il confronto dal piano dell’ordine pubblico a quello delle condizioni materiali, e che a piazzale Romolo e Remo ha trovato un interlocutore disposto a raccoglierlo senza perdere il controllo dell’autostrada.
Torino, cariche e idranti in piazza Castello
Diverso l’andamento dello spezzone formato da studenti universitari e medi, collettivi, militanti dei Cobas e autonomi del centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre dello scorso anno. In mattinata il gruppo aveva lasciato il corteo principale imboccando via Cernaia: «Non facciamoci confinare in periferia, noi siamo Torino e ce la prendiamo», hanno detto al megafono. All’altezza di Porta Susa la prima fila ha esibito pannelli di compensato usati come scudi, con scritte contro la polizia.
Intorno alle 14 i manifestanti sono arrivati in piazza Castello da via Po, fino ai cordoni schierati a protezione della Prefettura. Dopo una fase di stallo, con la testa del corteo seduta a terra e alcuni lanci di uova, lo striscione è stato riportato in prima fila ed è cominciata una lenta avanzata. Al contatto sono scattate due cariche di alleggerimento, accompagnate dall’idrante. I manifestanti hanno risposto con uova piene di vernice rossa e bottiglie di vetro. Le ricostruzioni sulla durata variano da pochi secondi a una decina di minuti.
Due persone sono state trattenute per accertamenti. I feriti sono due, una ragazza e un uomo che risulterebbe tra i fermati, entrambi trasportati in ospedale in ambulanza. Tornata la calma, molti studenti sono rimasti in piazza, hanno cantato Bella ciao e l’inno di Mameli e hanno chiesto anche qui agli agenti di abbassare gli scudi. Per le 18 è stato convocato un nuovo presidio in piazza Castello.
Sciopero generale, agenti feriti a Mestre e Vicenza
Il bilancio più pesante per le forze dell’ordine arriva dal Veneto. Secondo Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, almeno dieci agenti del Reparto mobile di Padova sono rimasti feriti: sei a Mestre, tra cui il capo contingente con una sospetta frattura a un dito, e quattro a Vicenza, ustionati da fuochi d’artificio. «Il diritto di manifestare non può mai diventare un alibi per colpire chi indossa una divisa», ha dichiarato Pianese.
A Roma il corteo è partito da piazza dei Cinquecento verso il Colosseo, con due trattori in testa. Secondo alcune ricostruzioni, un gruppo di circa trecento persone si sarebbe staccato lanciando oggetti contro la polizia in via Claudia. A Padova, dove hanno sfilato circa 10mila persone, la Questura non ha segnalato criticità. Ad Ancona uova e vernice sono state lanciate contro la sede della Banca d’Italia.
Sciopero dei trasporti, la precettazione di Salvini e lo scontro con l’Usb
Il settore dei trasporti è rimasto formalmente escluso dalla protesta. La Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali aveva giudicato illegittima l’astensione di 24 ore, e martedì il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato l’ordinanza di precettazione, richiamando la franchigia legata alle festività di Ognissanti e alla commemorazione dei defunti. L’Usb ha confermato lo sciopero definendo l’ordinanza illegittima, «a cui come Usb non intendiamo sottostare», e ha dichiarato di farsi carico delle eventuali sanzioni. Nei fatti i disagi sono stati limitati: a Milano metropolitane regolari, a Napoli l’Ente autonomo Volturno ha rinviato lo stop.
La critica più diretta al ministro è arrivata da Genova. José Nivoi, portavoce del Collettivo autonomo lavoratori portuali, ha invitato Salvini a occuparsi «dei trasporti invece della propaganda politica con i militari a Milano: prendo i treni tutti i giorni e non ce n’è uno in orario». La precettazione ha garantito il servizio per un giorno. La qualità ordinaria di quel servizio, che i pendolari misurano ogni mattina, resta una questione che nessuna ordinanza può risolvere.
Blocchi stradali e decreto Sicurezza, la norma attende la Consulta
I blocchi della tangenziale Est di Milano e dell’A4 a Torino, pacifici e di fatto gestiti dalle forze dell’ordine, ricadono formalmente nel decreto-legge Sicurezza dell’aprile 2025. La norma ha trasformato in reato il blocco stradale compiuto con il proprio corpo: reclusione fino a un mese o multa fino a 300 euro, che diventano da sei mesi a due anni di carcere se il fatto è commesso da più persone riunite. In precedenza era previsto un illecito amministrativo, con sanzioni da mille a quattromila euro.
A inizio giugno la Procura di Torino ha chiesto di sottoporre la disposizione alla Corte costituzionale, nel caso di circa duecento persone che avevano occupato per una decina di minuti il raccordo Torino-Caselle. Le violazioni accertate oggi, dai blocchi stradali agli scontri di piazza Castello, confluiranno nelle informative delle forze dell’ordine alla Procura. Sul mancato rispetto della precettazione nei trasporti dovrà pronunciarsi la Commissione di garanzia, che in base alla legge 146 del 1990 può sanzionare il sindacato.