Scuole occupate a Torino e Roma: «Fare come in Francia»

In Italia sono partite le prime occupazioni studentesche ispirate alla mobilitazione francese. Stamattina, dopo le scuole occupate a Torino, è toccato al liceo scientifico Cavour di Roma. La parola d’ordine è «fare come in Francia», dove da giorni gli studenti sono in piazza. Una delegazione di ragazzi italiani è andata a Parigi per incontrarli: dicono di essere lì «per dare forza alla protesta». Le richieste ruotano attorno a una scelta di spesa: meno soldi per gli armamenti, più soldi per l’istruzione e per edifici scolastici sicuri.
Torino apre, Roma segue
La scintilla è scoccata a Torino. Qui un collettivo studentesco autonomo, cioè non legato a partiti né a sigle sindacali, ha occupato alcuni istituti. L’obiettivo dichiarato va oltre il singolo edificio: «Espandere la lotta e prendersi lo spazio politico». Il numero preciso delle scuole coinvolte e i loro nomi non sono stati ancora resi noti in modo completo.
Il richiamo alla Francia è esplicito. Gli studenti italiani guardano oltralpe come a un modello di mobilitazione capace di unire scuole e piazze. Il viaggio a Parigi serve a costruire un collegamento diretto con chi protesta laggiù.
L’occupazione del liceo Cavour a Roma
Nella Capitale l’occupazione è scattata in mattinata al liceo Cavour, in via delle Carine, a pochi passi dal Colosseo. A raccontarne l’origine è Laura Teresi, rappresentante d’istituto e militante di Osa, un movimento studentesco della sinistra radicale.
Secondo la sua ricostruzione, la scintilla è stata disciplinare. «Dopo un’azione contro il ddl Antisemitismo, in cui abbiamo bruciato una bandiera israeliana, sono arrivati i primi provvedimenti e sanzioni da parte della presidenza», spiega Teresi. «Così in risposta a questo abbiamo deciso di occupare la scuola».
Il ddl Antisemitismo è un disegno di legge in discussione in Parlamento. Il pericolo chiaro è che finisca per assimilare la critica alle politiche di Israele all’antisemitismo. Il gesto degli studenti, il rogo di una bandiera, ha portato la dirigenza scolastica a sanzionarli. Quali provvedimenti siano stati presi, e con quali motivazioni, non è stato precisato. Al momento manca anche la versione della presidenza del liceo.
Armi o scuole: il filo che lega le proteste
Al Cavour l’elenco delle richieste va oltre le sanzioni. Gli studenti chiedono di bloccare i finanziamenti agli armamenti e alla guerra e di spostare quei fondi sull’istruzione e sugli edifici scolastici che «cadono a pezzi». Chiedono anche lo stop al decreto Scuola voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
Tra i temi contestati c’è l’idea di un tetto alla presenza di alunni stranieri nelle classi. Teresi la liquida con un gioco di parole: «I tetti che vogliamo non sono quelli per gli studenti stranieri, ma sono quelli sicuri che non ci crollano in testa, mentre siamo a scuola».
La questione della spesa militare ha un contesto preciso. Al vertice dell’Aia, a giugno 2025, i Paesi della Nato hanno fissato l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del Prodotto interno lordo entro il 2035. Nello stesso anno Bruxelles ha lanciato il piano di riarmo europeo, pensato per mobilitare centinaia di miliardi per la difesa. L’Italia ha sottoscritto quegli impegni. Il governo li presenta come necessari alla sicurezza del Paese in un quadro internazionale instabile.
Gli studenti mettono quelle cifre a confronto con le loro aule.Ogni euro destinato a carri armati e missili è un euro sottratto a soffitti, impianti e laboratori. È un argomento che parla anche a chi non condivide le bandiere bruciate o lo stile delle occupazioni. Riguarda chi sostiene il conto delle scelte prese tra Bruxelles e il quartier generale dell’Alleanza atlantica: i cittadini e, per la scuola, le famiglie.
Le richieste sono molte e di natura diversa: spesa militare, politica estera, legge sull’antisemitismo, riforma della scuola, sanzioni disciplinari. Tenerle insieme è difficile. Più cresce la lista, più è facile per le istituzioni rispondere solo sul piano dell’ordine pubblico e delle regole scolastiche.
Delegazioni studentesche italiane a Parigi
Non è chiaro quanto la mobilitazione si estenderà. Il collettivo torinese punta apertamente ad allargarla. A Roma l’occupazione del Cavour si presenta come la prima di una serie. Mancano per ora reazioni ufficiali del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici regionali.
Intanto la delegazione partita per Parigi prova a trasformare le due proteste, quella francese e quella italiana, in un fronte unico. Il prossimo banco di prova sarà il numero di scuole che, nei prossimi giorni, sceglieranno di seguire Torino e Roma.