Dopo le proteste, la Spagna sospende sfratti per i vulnerabili. Stop ai fondi speculativi e agli aumenti sulle case. E in Italia?

Il governo spagnolo sospende gli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030 e proroga i contratti d’affitto fino alla fine del 2028. Il via libera è arrivato stamattina dal Consiglio dei ministri, con due decreti legge nati da una trattativa durata fino all’ultimo minuto. Al tavolo c’erano i socialisti del premier Pedro Sánchez e Sumar, il partner di coalizione alla loro sinistra. La spinta è arrivata dalla piazza. Da sabato centinaia di persone sono accampate a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, portata via in barella dalla casa in cui viveva da settant’anni. Il pacchetto, già ribattezzato «decreto Maricarmen», passa ora al Congresso dei deputati, convocato in seduta straordinaria per venerdì.
Cosa prevede il decreto Maricarmen
In Spagna il decreto legge è uno strumento d’urgenza. Il governo lo approva e il testo entra subito in vigore, ma la camera bassa deve convalidarlo entro un termine breve, altrimenti decade. Per questo l’esecutivo ha chiesto di votare già venerdì.
A elencare le misure è stata Mónica García, ministra della Sanità ed esponente di Sumar, in un messaggio sui social:
- proroga dei contratti d’affitto fino al 31 dicembre 2028: i contratti in vigore che scadono prima di quella data si allungano di due anni;
- aumento zero per i contratti con canoni superiori all’indice di riferimento degli affitti, cioè il prezzo medio fissato per zona dalla legge sulla casa del 2023;
- regole per gli affitti stagionali e per le stanze, due formule usate spesso per aggirare i vincoli previsti per le locazioni ordinarie;
- sfratti sospesi fino al 2030 per chi si trova in condizione di vulnerabilità;
- divieto per i fondi speculativi di acquistare abitazioni, fino al 2028 secondo alcune ricostruzioni, mentre altre parlano di semplici limiti;
- rinnovo automatico dei contratti, inserito nel secondo decreto.
Secondo García, le misure «daranno sollievo a oltre 5 milioni di persone». La ministra ha rivendicato il risultato: «Quello che un mese fa era inimmaginabile, oggi lo abbiamo ottenuto». E ha indicato l’obiettivo politico: «È il momento di intervenire sul mercato speculativo della casa e iniziare a riequilibrare la bilancia tra cittadini e fondi speculativi». In chiusura ha ringraziato i manifestanti: «Grazie alle mobilitazioni e agli accampamenti. Senza di voi questo non sarebbe stato possibile».
Il nodo del rinnovo automatico
Il rinnovo automatico dei contratti è stato il punto più conteso. Il negoziato tra socialisti e Sumar è andato avanti per tutta la notte e ha fatto slittare di oltre un’ora l’inizio del Consiglio dei ministri. Alla fine il pacchetto è stato diviso in due testi.
È proprio la soluzione che il movimento degli inquilini voleva evitare. Valeria Racu, portavoce del Sindacato degli inquilini di Madrid, aveva chiesto di approvare il decreto per intero e in un unico testo, avvertendo che ogni altra versione sarebbe stata «un decreto fasullo». E aveva aggiunto: «Scendiamo in piazza per sfidare il governo in modo storico e diciamo ai politici che è il popolo a governare». Il sindacato non ha ancora fatto sapere come giudica il testo diviso in due.
Il caso Maricarmen
Maricarmen Abascal ha 87 anni e una disabilità riconosciuta al 50%. Viveva nello stesso appartamento del quartiere Retiro da quando aveva 17 anni. Mercoledì scorso è stata sfrattata in barella, in diretta televisiva, al termine di una vertenza durata sette anni e dopo quattro tentativi di sgombero. La società proprietaria, Urbangestion, aveva portato il canone da 500 a 2.650 euro al mese, più di cinque volte tanto.
Oggi è arrivato un accordo. Secondo quanto riportato dalla tv pubblica spagnola, dopo diverse ore di incontro tra la società, il Comune di Madrid e la legale dell’anziana, Beatriz Duro, è stato concordato il suo rientro in casa. Il nuovo contratto durerà otto anni e l’affitto non potrà superare il 40% della sua pensione. Manca ancora il sì della diretta interessata. Le cifre precise non sono state rese note.
La piazza e le istituzioni locali
Lo scontro sulla casa è anche uno scontro tra livelli di governo. La Comunità di Madrid, cioè la regione, è guidata da Isabel Díaz Ayuso, esponente dell’ala più dura del Partito popolare, all’opposizione a livello nazionale. Ayuso ha dato 48 ore alla Delegazione del governo, l’ufficio che rappresenta l’esecutivo centrale sul territorio e svolge funzioni simili a una prefettura, per sgomberare quello che definisce un accampamento «illegale». In caso contrario, la regione andrà in tribunale per chiedere misure cautelari. Anche il Comune di Madrid, governato dal Partito popolare, chiede di riportare al più presto la normalità a Puerta del Sol.
Le obiezioni e il voto di venerdì
La convalida non è scontata. Il governo Sánchez non ha una maggioranza solida e dipende dai voti di formazioni regionali e indipendentiste, che in passato hanno già fatto cadere provvedimenti contenenti proroghe dello stop agli sfratti.
Le misure sulla casa hanno anche critici di merito. Associazioni di proprietari e settori dell’opposizione sostengono da tempo che blocchi degli sfratti e tetti ai canoni scarichino sui privati, spesso piccoli proprietari, un onere che toccherebbe allo Stato, e che finiscano per ridurre il numero di case messe in affitto. Dalle informazioni disponibili non risulta se i decreti prevedano compensazioni per i proprietari coinvolti.
I fondi speculativi e gli affitti a Milano: qui non si interviene?
La situazione degli affitti e dei fondi speculativi ricorda molto da vicino quella di Milano. Anche qui, i cittadini sono implicitamente invitati ad andarsene dalla città dove vivono e lavorano, perché i prezzi degli affitti sono insostenibili, e le case vengono ormai costruite solo per soddisfare gli appetiti dei fondi speculativi, che poi le riassegnano ai supe ricchi. Fuori la gente da Milano, e dentro le società quotate e i paperoni. Sono queste le politiche abitative che l’Italia vuole per i suoi cittadini?
Forse, ci vorrebbe una Maricarmen anche qui. Ma avremmo la stessa capacità di creare ondate di protesta popolare in grado di incidere?