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Studenti italiani a Cracovia, in piazza mentre sparavano «a caso» sulla folla: 5 morti, salvi 37 di Albano

Erano in piazza durante l’attacco che ha fatto cinque morti: 34 liceali di Albano Laziale e tre accompagnatori, evacuati dall’ambasciata
Byoblu·07 novembre 2026
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Erano in piazza a Cracovia quando sono partiti gli spari. Trentaquattro studenti di un liceo di Albano Laziale e tre accompagnatori si sono trovati nel mezzo dell’attacco armato che ha colpito la città polacca. L’ambasciata italiana in Polonia li ha messi in sicurezza. Il gruppo è illeso e nessuno ha avuto bisogno di cure mediche.

La notizia aggiunge un elemento italiano a una vicenda che ha già un bilancio pesante. Mostra anche quanto sia sottile il margine che separa una gita scolastica da un’emergenza internazionale.

Sparatoria a Cracovia, cinque morti tra la folla

L’attacco ha provocato cinque morti. Secondo le prime ricostruzioni, i colpi sono stati esplosi «a caso» sulla folla, senza un bersaglio preciso. Adnkronos lo definisce un attentato. Sul movente e sul profilo di chi ha sparato, le informazioni disponibili restano frammentarie. Per questo ogni lettura politica o ideologica dell’episodio sarebbe, a questo stadio, una supposizione.

La Polonia è un Paese dell’Unione europea e della NATO. Negli ultimi anni ha rafforzato in modo massiccio il proprio apparato di difesa e sicurezza. Cracovia, ex capitale e principale centro turistico del Paese, è una città percepita come tranquilla. È proprio questa percezione a rendere l’accaduto rilevante anche per chi organizza viaggi dall’Italia.

Liceali di Albano Laziale in piazza, come è andata l’evacuazione

La scolaresca si trovava nella piazza al momento degli spari. I ragazzi e i loro accompagnatori sono stati raggiunti e messi al riparo con l’intervento della rappresentanza diplomatica italiana. Trentasette persone in tutto, nessuna ferita. Il dettaglio delle cure mediche è significativo: significa che il gruppo non ha riportato danni fisici, neppure lievi, in una situazione in cui il panico della folla è spesso pericoloso quanto le armi.

Restano le conseguenze meno visibili. Adolescenti che hanno assistito a una sparatoria con vittime hanno vissuto un trauma, al di là dell’assenza di ferite. Nelle famiglie di Albano Laziale le ore successive sono trascorse nell’attesa di notizie dirette dai figli.

Viaggi d’istruzione all’estero, i protocolli di sicurezza

Cracovia è una delle mete più frequentate dalle scuole superiori italiane. È spesso inserita nei percorsi della memoria legati alla visita di Auschwitz-Birkenau, a poche decine di chilometri dalla città. Un viaggio di questo tipo difficilmente viene considerato a rischio. La Polonia figura tra le destinazioni europee ordinarie.

Gli strumenti di prevenzione esistono, ma sono affidati in larga parte all’iniziativa individuale. Il ministero degli Esteri pubblica schede aggiornate sui singoli Paesi nel portale Viaggiare Sicuri. Gestisce inoltre il servizio Dove siamo nel mondo, che consente di segnalare la propria presenza all’estero, così da essere rintracciati dalla Farnesina in caso di emergenza. La registrazione è facoltativa, anche per i gruppi scolastici.

Sul versante dell’istruzione, l’organizzazione delle gite poggia su circolari ministeriali risalenti agli anni Novanta e, soprattutto, sui regolamenti dei singoli istituti, in base all’autonomia scolastica. Ogni scuola stabilisce in proprio criteri, autorizzazioni e responsabilità. Il peso della valutazione del rischio ricade quindi sui dirigenti e sui docenti accompagnatori. Questi ultimi assumono una responsabilità di vigilanza rilevante, spesso con una formazione specifica limitata sulla gestione delle emergenze.

Sicurezza dei viaggi scolastici, le domande aperte

Il caso di Cracovia riporta l’attenzione su un aspetto poco discusso. Il punto riguarda meno le destinazioni da evitare e più la capacità di reagire a un evento imprevedibile in una città considerata sicura. Rientrano in questo quadro i canali di contatto predisposti prima della partenza e il collegamento fra istituti scolastici e rappresentanze diplomatiche.

L’intervento dell’ambasciata appartiene alla fase della risposta all’emergenza, ed è il compito per cui la rete diplomatica esiste. La prevenzione si gioca prima, nella fase in cui la scuola pianifica il viaggio. Oggi non esiste un obbligo generale di coordinamento preventivo fra gli istituti che portano minorenni all’estero e la Farnesina. Ogni dirigente decide se registrare il gruppo, quali recapiti condividere e quali istruzioni dare agli studenti in caso di pericolo.

È un modello che funziona finché non accade nulla. Quando accade, l’esito dipende dalla prontezza dei singoli e dalla rapidità della rete diplomatica. Il viaggio dei 37 di Albano Laziale si è chiuso senza feriti. Il sistema che lo ha reso possibile è rimasto quello di prima: affidato alla buona volontà dei singoli istituti, senza un protocollo nazionale che stabilisca chi debba sapere, prima della partenza, dove si trovano i ragazzi.

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