Stufe e camini, multe fino a 5mila euro: chi rischia e perché

Da oggi, 15 ottobre, in Lombardia si applicano nuovi requisiti per stufe, camini e caldaie alimentati a biomassa, cioè a legna, pellet o cippato. La novità riguarda solo gli impianti con potenza termica al focolare superiore a 35 kW. Chi non rispetta le regole regionali rischia una multa da 500 a 5.000 euro. Nel resto della Pianura Padana, in Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, restano in vigore i divieti già esistenti per gli apparecchi più inquinanti. In Italia non esiste un divieto nazionale. Decidono le Regioni, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le polveri sottili.
Il metro di misura: le stelle della classe ambientale
Per capire chi rischia bisogna partire da un numero di stelle. Un decreto del ministero dell’Ambiente del 2017, il D.M. 186, ha introdotto la «classe ambientale» per i generatori di calore a biomassa. La scala va da una a cinque stelle e misura rendimento ed emissioni inquinanti:
- una stella: apparecchi molto inquinanti;
- due stelle: emissioni molto alte;
- tre stelle: emissioni di livello medio;
- quattro stelle: emissioni basse;
- cinque stelle: alta efficienza, impatto ridotto al minimo.
La classe è certificata dal produttore e riportata nel libretto dell’apparecchio. Le leggi regionali si basano su questa scala per stabilire cosa si può accendere e cosa si può installare.
Nel 2017 Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno firmato un accordo per misure comuni contro lo smog nel bacino padano. Ogni Regione, poi, lo ha tradotto in regole proprie.
Stufe e camini in Lombardia: cosa cambia dal 15 ottobre
Le nuove norme lombarde sono state approvate dalla Giunta regionale nel 2024 e diventano applicabili oggi. Riguardano gli impianti sopra i 35 kW. È una soglia che interessa soprattutto caldaie e generatori più grandi di una comune stufa da soggiorno.
Per questi impianti scattano tre ordini di requisiti.
Emissioni. I limiti per il particolato, cioè le polveri sottili, e per il carbonio organico totale variano secondo l’altitudine del Comune e il combustibile usato dall’apparecchio che viene sostituito. A seconda dei casi possono essere richiesti sistemi di abbattimento delle polveri, cioè filtri, e sistemi di accumulo inerziale: serbatoi che immagazzinano il calore prodotto e lo rilasciano gradualmente, così il generatore lavora in modo più regolare. La classe minima è quattro stelle.
Manutenzione. La canna fumaria va pulita almeno una volta l’anno, oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata. Il manutentore deve firmare un rapporto dell’intervento e registrarlo nel Curit, il Catasto unico regionale degli impianti termici: l’archivio in cui la Regione censisce gli impianti di riscaldamento. Anche la mancata registrazione è sanzionata.
Tempi. Per stufe e camini fino a 35 kW le condizioni di uso e installazione restano quelle attuali fino al 15 ottobre 2027. Da quella data è previsto un ulteriore inasprimento. Le fonti disponibili non ne dettagliano ancora i contenuti.
Alcune regole erano già in vigore. Da gennaio 2020 in Lombardia è vietato usare generatori a biomassa sotto le tre stelle. Chi installa un apparecchio nuovo deve sceglierne uno da almeno quattro stelle. I caminetti a legna fino a 10 kW di potenza al focolare possono essere accesi saltuariamente, a scopo ricreativo.
Chi rischia la multa e quanto
In Lombardia la sanzione va da 500 a 5.000 euro. Rischia chi:
- possiede un impianto sopra i 35 kW che non rispetta i nuovi requisiti emissivi e impiantistici;
- usa un apparecchio sotto le tre stelle, divieto in vigore dal 2020;
- installa un apparecchio nuovo sotto le quattro stelle;
- non effettua la manutenzione obbligatoria o non ne registra il rapporto nel Curit;
- accende la stufa quando la Regione dispone stop temporanei sulla base dei bollettini sulla qualità dell’aria.
Chi in Lombardia ha una stufa sotto i 35 kW con almeno tre stelle e in regola con la manutenzione, da oggi non deve cambiare nulla. La cifra di 5.000 euro è il massimo previsto. Non riguarda chiunque accenda un fuoco in casa e non è una multa uniforme in tutta Italia.
Per le altre Regioni le fonti consultate non indicano con precisione gli importi. Alcune ricostruzioni estendono la stessa forbice da 500 a 5.000 euro a tutto il bacino padano. Altre precisano che la sanzione dipende dalla norma violata e dal territorio. Il dato va verificato sui testi regionali.
Chi ha un apparecchio vecchio e non conosce la classe deve recuperare il libretto, oppure la documentazione del produttore con marca, modello e potenza. In mancanza di questi documenti serve un tecnico o il produttore stesso. A colpo d’occhio la classe non si stabilisce.
Divieti regione per regione: Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e il resto d’Italia
Sulle altre Regioni padane le ricostruzioni non coincidono. Riportiamo le diverse versioni.
Veneto. Secondo alcune fonti sono limitati gli apparecchi sotto le due o tre stelle. Secondo altre il divieto riguarda tutti quelli sotto le tre stelle. Una terza lettura indica le classi da una e due stelle, con estensione a quelle superiori nei livelli di allerta smog.
Emilia-Romagna. Il Piano aria integrato regionale, lo strumento con cui la Regione programma le misure antinquinamento, vieta gli apparecchi da una e due stelle. In caso di episodi acuti di inquinamento possono scattare misure temporanee più severe.
Piemonte. È vietato installare generatori a biomassa legnosa sotto i 35 kW che non raggiungono le tre o quattro stelle, a seconda della tipologia.
Fuori dalla Pianura Padana, stando a una ricostruzione non confermata dalle altre fonti, in Trentino non ci sono limiti per i vecchi impianti ma le nuove installazioni devono avere almeno quattro stelle. Lo stesso varrebbe per Toscana, Umbria e Campania. In Lazio, Friuli Venezia Giulia e Marche i divieti scatterebbero quando nell’abitazione è presente e funzionante un altro impianto di riscaldamento, autonomo o centralizzato. In alcune zone le restrizioni arrivano solo con ordinanze dei sindaci, in presenza di picchi di inquinamento.
Per gli impianti fino a 35 kW esiste anche una norma tecnica nazionale, la UNI 10683, aggiornata nel 2022. Fissa le regole per verifica, installazione, controllo, pulizia e manutenzione. Non stabilisce divieti d’uso.
Le ragioni delle Regioni e i nodi aperti
Le Regioni motivano le restrizioni con la qualità dell’aria nella Pianura Padana. Clima e conformazione del territorio favoriscono il ristagno degli inquinanti. La combustione della biomassa è indicata come una delle fonti di particolato. La Regione Lombardia ha ricordato che una canna fumaria sporca o una combustione scorretta aumentano emissioni e consumi e creano problemi di sicurezza.
Restano alcuni punti da considerare. I costi di adeguamento o sostituzione degli apparecchi sono a carico dei proprietari. Le regole cambiano da Regione a Regione e, a volte, da Comune a Comune. Possono inoltre variare di giorno in giorno con i bollettini sull’aria. Un apparecchio in regola in condizioni normali può dover restare spento durante un’allerta smog. Per chi si scalda a legna o a pellet la verifica passa quindi da tre documenti: il libretto della stufa, il sito della propria Regione e quello del Comune.