A cosa serve la sceneggiata Meloni – Trump

Non serve essere raffinati spin doctor per leggere la strategia sottostante a quello che a prima vista sembra un intollerabile sfregio alle nostre istituzioni.
Per fortuna o per iattura, mi ė capitato di abitare i luoghi della politica sufficientemente a lungo – dal Parlamento italiano fino a quello europeo – per vedere come agiscono, quali criteri informano le loro decisioni e con quali metodi amministrano l’opinione pubblica.
Dai tempi dei grandi primi sociologi delle masse, Gustave Le Bon ma anche lo stesso Freud, senza dimenticare Edward Bernays, non ė cambiato poi granché. Le masse sono ancora considerate entità irrazionali, guidate da impulsi inconsci ed emotivi. Ognuno di noi ha una sua dimensione razionale, logica – chi più chi meno -, ma quando ci riuniamo in una folla, perdiamo la nostra dinamica intellettiva individuale e iniziamo a comportarci secondo una psicologia di gruppo, completamente diversa e perfettamente ingegnerizzabile. Pensate ad esempio a come agisce il branco: persone che prese isolatamente magari sono tranquille e ragionevoli, insieme diventano preda di incontrollabili istinti collettivi. Se vediamo un linciaggio all’opera, ad esempio, portato avanti da un numero sufficiente di persone, smettiamo di chiederci se sia giusto o sbagliato e siamo portati a metterci dalla parte del gruppo. Magari commettiamo un imperdonabile errore, ma in quel momento nessuno si ferma a pensare.
Se dovessi cercare una spiegazione naturale a questo fenomeno, potrei pensare che la biologia predisponga meccanismi grossolani per isolare elementi ritenuti non conformi, devianti e quindi nocivi alla salute dell’organismo (e noi come specie siamo un gigantesco organismo). Come gli anticorpi si scatenano contro un ospite indesiderato che penetra nel nostro corpo, ma a volte sbagliano e provocano gravi malattie autoimmuni, così noi in quanto individui appartenenti a una specie, siamo biologicamente portati ad aggredire le cellule che riteniamo una minaccia alla nostra sopravvivenza.
Oggi, questa caratteristica ė perfettamente utilizzabile a vantaggio di chi l’ha studiata e sa come trarne profitto. E se ai tempi di Berneys per applicarla c’era bisogno di sfruttare azioni di propaganda grazie a messaggeri umani selezionati (pensate ai preti che andavano nelle trincee e davano conforto ai soldati, ma riportavano anche le notizie che gli apparati volevano fossero diffuse, idonee ad alimentare l’odio nei confronti del nemico, nel timore che la prolungata vicinanza lo attenuasse), oggi esiste una freccia formidabile all’arco degli spin doctor: i social network, con la loro capacità di materializzare branchi enormi che si muovono a colpi di like, e possono essere indirizzati verso obiettivi di volta in volta diversi, ma anche come efficacissime attività distrattive, cioè per realizzare quello che una volta gli antichi romani chiamavano panem et circenses: distrarre il popolo con giochi e spettacoli, indirizzando la sua rabbia verso i gladiatori o verso gli schiavi, di modo che non si occupasse di quello che facevano gli imperatori.
Ma torniamo a noi.
Sta per incominciare un vertice NATO dove saranno discussi i destini del mondo, in uno scenario dove gli incendi si stanno propagando a velocità impressionante e assistiamo a una corsa al riarmo che rievoca la frenesia dei secoli bui del secolo scorso.
Mentre i cittadini italiani assistono alla distruzione progressiva dei servizi connessi alla salute pubblica – che pure pagano profumatamente -, con esami e visite mediche rimandati di mesi o anni; al degrado delle infrastrutture (ponti che crollano, blackout diffusi e persistenti causati dallo stato di fatiscenza in cui versa la rete delle linee che portano l’energia); al costo esorbitante delle bollette, dovuto a una politica energetica contraria ai nostri stessi interessi; al degrado degli acquedotti, che lasciano senz’acqua intere fasce della popolazione a lungo, e proprio quando ne hanno più bisogno, con le temperature che sfiorano i 50 gradi; proprio mentre il paese versa in queste condizioni (e chiunque tra i lettori potrebbe continuare con altri esempi calzanti), ad Ankara si riuniscono i vertici dei paesi dell’Alleanza Atlantica, per deliberare nuovi investimenti miliardari in armamenti. Investimenti che apparentemente servono a difendersi da una fantomatica minaccia russa che ancora qui nessuno ha capito a cosa si riferisca, posto che Putin ė in guerra con Zelensky e non ha mai manifestato l’intenzione (anzi l’ha negata esplicitamente) di attaccare l’Unione Europea (chiunque capirebbe che non ha nessun senso: con l’Unione Europea la Russia vorrebbe casomai fare affari, non impegnarsi in una operazione di conquista senza fine).
L’Italia, in particolar modo, sta portando sul tavolo della trattativa ben 17 miliardi di nuovo debito entro il 2028, per contribuire militarmente alle operazioni della NATO. 17 miliardi che stiamo per pagare di tasca nostra, perché comunque vengano finanziati, si tratta sempre e comunque di debito pubblico che significa fiscalità per tutti e una diminuita possibilità di investire in spesa sociale.
Diciassette miliardi quando ci sono pensioni minime da fame, se hai bisogno di fare un’esame o di consultare uno specialista te lo devi pagare perché la sanità pubblica ė stata smantellata a favore di un sistema privatistico, nessuno riesce più a vivere nelle grandi città (specialmente a Milano) e le forze dell’ordine sono insufficienti a garantire legalità e sicurezza sul territorio.
Come far accettare dunque alla gente una ulteriore spesa in ambito militare di questa rilevanza, quando una minima percentuale di questi soldi (che per tutto il resto “non si trovano”), sarebbe bastata a risolvere montagne di problemi legati alla stessa sopravvivenza quotidiana dei cittadini, in una dimensione perlomeno dignitosa e decorosa?
Non ė possibile, evidentemente, ma se da un lato si può sempre contare sulla cara vecchia propaganda (con la complicità di media compiacenti, che vivono in larga maggioranza di pubblici sussidi), volta a dipingere l’ineluttabilità del nemico alle porte (e dunque dobbiamo difenderci dalla classica minaccia fantasma), dall’altro si può molto più semplicemente sviare l’attenzione del popolo su una trama evergreen da rotocalco rosa, che piace tanto e non passa mai di moda.
Cosa c’ė di meglio, dunque, che una bel “dissing” tra i due principali protagonisti, da un lato chi i soldi li chiede (Trump) e dall’altro chi i soldi deve darli, Meloni, alternativamente interpretabile dai più romantici come una love story un po’ litigiosa?
Che uno si indigni per l’insolenza del cowboy, che non rispetta le nostre istituzioni, o che si intenerisca per il modo in cui Giorgia guarda Trump, in uno scatto che evidentemente fotografa l’espressione di un istante (che quasi certamente non accompagnava dichiarazioni d’amore, ma – magari – una richiesta di pressa d’atto su fatti talmente incontrovertibili da provocare sbigottimento), il risultato non cambia: il popolo si indigna o sorride, i media rincarano la dose, e l’agenda del dibattito pubblico si sposta dai 17 miliardi alle cronache rosa. Tutti vogliono sapere come va a finire tra Ridge e Brook: riuscirà la bionda principessa a farsi rispettare dal rozzo sceriffo yankee?
Ė solo story-telling, ovviamente: Trump non si sogna minimamente di mancare di rispetto a Giorgia Meloni, né Giorgia teme di non essere rispettata. Ė l’equivalente di un gustoso siparietto che i convenuti si accordano di concedere alla morbosa curiosità delle folle, tra una discussione seria e l’altra, queste ultime rigorosamente condotte a porte chiuse. Ed in quelle conversazioni prendono decisioni di cui voi dovreste seriamente occuparvi e preoccuparvi, non fosse che purtroppo siamo tutti qui a guardare l’ennesima puntata di Beutiful, proiettata sui nostri schermi generosamente, per esentarci dal dovere di occuparci delle cose serie. Che poi sono quelle che alla fine presentano sempre, invariabilmente, il conto. E quando il popolo chiederà spiegazioni, gli verrà risposto – giustamente – che aveva tutti gli elementi per conoscere e intervenire, e che se non l’ha fatto, beh… la colpa ė solo sua.
Vagli a dare torto.