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Esteri

Trump: è ora di un nuovo presidente in Ucraina. Mosca applaude

Il presidente Usa scarica Zelensky dopo lo scontro sull’accordo per il diesel russo. Dal Cremlino: «Iconico e storico»
Byoblu·10 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

Donald Trump chiede apertamente un cambio al vertice di Kiev. «Penso sia arrivato il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha detto oggi ai giornalisti davanti alla Casa Bianca, prima di partire per un comizio elettorale in Tennessee. Il bersaglio è Volodymyr Zelensky. Trump gli rimprovera di continuare a colpire le raffinerie russe e di aver bocciato l’accordo sul diesel appena siglato tra Washington e Mosca. Il Cremlino ha applaudito nel giro di poche ore.

Le parole di Trump su Zelensky

«Gli abbiamo detto: puoi fare quello che vuoi con la Russia, ma non colpire le raffinerie, perché è un problema mondiale che sta causando», ha spiegato il presidente americano. Secondo Trump, Zelensky «vuole creare problemi al mondo», e in particolare «ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori». La Russia, ha ricordato, fornisce una parte importante del gasolio mondiale. «Farebbe meglio a smetterla».

Poi l’affondo politico. A chi gli chiedeva cosa dovrebbero fare gli ucraini, ha risposto: «Suggerisco che trovino un nuovo leader capace di fare un accordo, perché lui avrebbe potuto farne molti e, per qualche ragione, non lo fa mai».

Trump ha aggiunto che la guerra «è cominciata per incompetenza» e che «non sarebbe mai dovuta cominciare». Senza quella guerra, ha detto rivolto agli ucraini, «non avreste perso il 30% del vostro Paese». Ha parlato di oltre un milione di morti ucraini e di più di due milioni di vittime complessive tra i due fronti. Sono cifre sue, senza riscontri indipendenti. Le stime più diffuse attribuiscono alla Russia il controllo di circa un quinto del territorio ucraino.

Il plauso di Mosca e la linea di Putin

Kirill Dmitriev, inviato di Vladimir Putin per la cooperazione economica internazionale e uno dei principali canali tra Cremlino e amministrazione americana, ha commentato su X: «Il presidente Trump si unisce ai molti che credono che l’Ucraina abbia bisogno di una leadership realmente concentrata sulla pace, e non sull’avventurismo bellico di Zelensky». E poi: «Iconico e storico».

In un secondo messaggio Dmitriev ha legato i due fili della giornata: «La diplomazia del diesel ha tolto la maschera a Zelensky». Nelle scorse settimane era stato a Washington per incontrare uomini dell’amministrazione Trump. L’intesa sul gasolio potrebbe aver preso forma proprio in quei colloqui, ma non ci sono conferme.

Putin non ha commentato direttamente la sortita su Zelensky. Il suo portavoce, Dmitrij Peskov, ha riferito che nella telefonata di ieri con Trump il presidente russo ha accolto «con comprensione» alcune proposte americane di «de-escalation». Gran parte del colloquio, ha precisato, ha riguardato la soluzione del conflitto. Una fonte citata dall’agenzia russa Tass sostiene che gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, potrebbero andare a Mosca entro due settimane.

L’accordo sul diesel russo

Il terreno dello scontro è l’intesa annunciata ieri da Trump. Washington sospende fino ad aprile 2027 le sanzioni sul diesel russo. In cambio, Mosca mette subito a disposizione del mercato americano e internazionale oltre 300 mila tonnellate di gasolio, cui dovrebbero aggiungersene altre 500 mila a novembre. Lo scopo dichiarato è frenare la corsa dei prezzi.

Quella corsa ha un’origine precisa. Petrolio e diesel sono schizzati verso l’alto dopo la guerra all’Iran avviata da Stati Uniti e Israele lo scorso febbraio. Trump accusa quindi Kiev di aggravare una crisi energetica innescata in larga parte da Washington. Il tutto a poche settimane dalle elezioni di metà mandato di novembre, in cui i repubblicani rischiano di perdere la maggioranza al Congresso. Diversi osservatori notano che le quantità promesse sono troppo modeste per spostare davvero i prezzi americani, e che il carburante difficilmente arriverà prima del voto. A pesare, dunque, sarebbe soprattutto l’annuncio.

Zelensky ieri aveva definito l’intesa «ingiusta» e «indegna di un alleato», paragonandola a «un regalo di buon compleanno per Putin», che ha compiuto gli anni questa settimana. Oggi ha rincarato: «La Russia ha espresso la sua gratitudine per la revoca delle sanzioni sull’export di diesel sganciando cinque bombe su edifici residenziali a Zaporizhzhia». Il bilancio del raid all’alba è salito a 20 morti, tra cui tre bambini, e 18 feriti, secondo il servizio di emergenza ucraino. A Kiev nuovi blackout hanno fermato temporaneamente la metropolitana.

Miami, la trattativa saltata

La rottura si era già consumata a Miami, dove una delegazione ucraina incontrava Witkoff e Kushner. Il colloquio si è interrotto quando è arrivata la notizia dell’accordo Trump-Putin. Gli ucraini hanno anticipato il rientro e annullato il secondo round. Secondo quanto trapelato, gli inviati americani avrebbero avvertito Kiev: se gli attacchi alle raffinerie fossero proseguiti, l’intelligence statunitense avrebbe smesso di condividere le informazioni indispensabili a quelle operazioni. Un funzionario ucraino avrebbe risposto che «gli attacchi continueranno». Poche ore dopo Mosca ha denunciato un nuovo raid su un terminal petrolifero.

Le reazioni a Kiev, in Europa e a Washington

Zelensky, per ora, non risponde a Trump. Lo fa il ministro degli Esteri Andrij Sybiha: «Il presidente Zelensky guida la nostra nazione in un momento di guerra. Ha il sostegno del popolo ucraino, e il popolo ha il diritto di decidere». Resta un dato istituzionale. La Costituzione ucraina esclude elezioni finché vige la legge marziale, e il mandato quinquennale di Zelensky sarebbe scaduto nel maggio 2024. Su questo punto Mosca contesta da tempo la legittimità del presidente ucraino. Ora un argomento simile arriva dalla Casa Bianca.

Bruxelles va in direzione opposta. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha scritto che la sospensione «garantisce a Mosca maggiori entrate per finanziare la guerra» e che l’Europa non allenterà la pressione. Lunedì i ministri degli Esteri dei Ventisette dovrebbero approvare il più ampio pacchetto di nuove iscrizioni nelle liste delle sanzioni dall’inizio del conflitto. Berlino si limita a «prendere atto» della scelta americana. Il premier estone Kristen Michal parla di «grave errore di calcolo», perché «gli accordi con i dittatori sono la strada per l’inferno». In Italia la Lega legge le parole di Trump come «un’ultima sveglia per i burocrati di Bruxelles» e ricorda che diversi Paesi europei e gli stessi Stati Uniti continuano ad acquistare energia russa.

A Washington i democratici annunciano battaglia. «Il Congresso ha vietato le importazioni di energia russa nel 2022. Il presidente non può semplicemente ignorare quella legge per comprare diesel da Putin», ha dichiarato la senatrice Jeanne Shaheen, membro della commissione Esteri. Secondo Shaheen, la legge impone di consultare il Parlamento e una revisione formale, passaggi che l’amministrazione avrebbe saltato.

Sanzioni per gli altri, deroghe per sé

La giornata mostra con chiarezza come funzionano le sanzioni. Per quattro anni Washington ha spinto gli alleati a tagliare l’energia russa e ha minacciato sanzioni secondarie contro Paesi e aziende terze. Quando il gasolio è diventato un problema per gli agricoltori americani in campagna elettorale, la Casa Bianca si è concessa una deroga. Nel frattempo l’Europa prepara un nuovo pacchetto e continua a pagare l’energia più cara.

La guerra è cominciata nel febbraio 2022 con l’invasione russa. Le sue radici risalgono al 2014: la crisi del Donbass, gli accordi di Minsk mai applicati, l’avanzata della NATO verso est che Mosca considera una minaccia diretta. I governi occidentali ricordano che Putin ha respinto più volte le proposte di cessate il fuoco incondizionato. Mosca ribadisce di volere l’intero Donbass e che i suoi obiettivi non sono cambiati.

Trump non si presenta con un piano di pace. Si muove come un presidente pragmatico, che usa la leva economica e quella dell’intelligence per piegare un alleato ai propri interessi immediati. Per il Cremlino il guadagno è doppio: una breccia nel regime sanzionatorio e un argomento contro la legittimità di Zelensky pronunciato dalla Casa Bianca. Lunedì parlano i ministri europei. Entro due settimane potrebbe arrivare a Mosca la missione di Witkoff e Kushner.

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